Sono seduta al tavolino di una guest house di Delhi, l’Ajay Guest House. Ci sono già stata altre volte qui, conosco chi ci lavora e mi sento un po’ a casa. È un posto accogliente, si mangia bene, le stanze sono abbastanza pulite, e poi la verità è che in India, una volta che scegli una guest house, inevitabilmente ci torni sempre.
Trenta consigli, trenta cose fa fare - e da non fare - in India.
Sono stanca di leggere gli odori, la povertà, la ricchezza, la polvere, la sporcizia, le latrine, la pioggia, il sudore, i mendicanti, gli sciancati, i ciechi, i senzatetto, le puttane, gli slum, Bollywood, il curry, le mucche sacre, i cani morti, il traffico, lo smog, i colori, le fregature, gli incantatori di serpenti, i baba, i taxi, i clacson.
Benares, o Varanasi, è la più antica città vivente della Storia. Antica come Babilonia, gli uomini la abitano da oltre quattromila anni. Mark Twain ha scritto che “è più antica della storia, della tradizione, della leggenda, e appare invero antica più di tutte queste cose messe insieme”.
South, Middle e North Andaman sono le tre isole più grandi che formano la spina dorsale dell'arcipelago. Intorno a queste una miriade di altre più piccole, la maggior parte non visitabili. Esistono infatti ancora tribù autoctone che vivono isolate dal resto del mondo, talmente a contatto con la natura che durante lo tsunami del 2004 molte riuscirono a salvarsi seguendo le formiche fino in cima a un monte.
Una mattina di fine luglio di molti anni fa, quasi un’altra vita, sono partito da Roma diretto in Sicilia, sopra uno scooter adorno di specchietti e di altri gadget inutili e vistosi, che appartenevano al precedente proprietario. Sportivamente, indossavo una maglietta blu, che dicevano mi stesse bene, e un paio di calzoni, all’epoca quasi sconosciuti, di fattura inglese, lunghi fino al ginocchio, che suscitavano sempre l’ilarità dei burini romani.
Cinquanta chilometri di terra che separano due oceani. Circa millecinquecento che tengono insieme due Americhe: quella della Coca-Cola e di Martha Stewart e quella di salsa, merengue e narcotraffico. A guardarlo sul planisfero sembra che stia lì lì per spezzarsi, il Panamà.
Voglio andare a Hong Kong prima del 2046. Non sono mai stato in Cina, ma sono molto legato alla cultura cinese, quella che riesce ad arrivare in Italia attraverso la gente comune, i sinologi, la fotografia e soprattutto il cinema.
L’aeroporto è una striscia di asfalto e terra battuta, senza torre di controllo né servizi. C’è un bar con qualche panchina e due banchetti che vendono le solite cianfrusaglie. Non potendo atterrare i grossi aerei, il flusso di turisti non è eccessivo, e conseguentemente non servono grandi strutture ricettive e men che meno strade, auto, ristoranti. Si va a piedi o in barca, in mezzo alla natura.
Ayahuasca. Esperienza mistica eppure di fondamentale importanza per il futuro sociale dell’uomo. Perché fin tanto che non sapremo come guardarci dentro, non saremo in grado di cambiare il mondo fuori.