racconti di viaggio

A trip with my brother Neri accross two cities of Marocco, Fez and Marrakech.


Alla fine degli anni ’70, il visionario architetto Yu Zi progettò un villaggio vacanze “retrofuturista” a Taiwan. Mai completato (a causa di misteriosi incidenti) né abitato, divenne famoso come la “UFO ghost town” di San Zhi. Francesco Zingoni racconta queste rovine (definitivamente demolite nel 2010) con uno spin-off del suo romanzo, "Demian Sideheart", che vede il protagonista vagare nell'isola di Taiwan, alla ricerca di una donna scomparsa.


In molte cartine questo luogo non viene neanche menzionato. Non si tratta di una delimitazione politica in quanto tale, ma piuttosto di una regione storica che comprende porzioni di varie province: la Cappadocia.


Quella stessa notte faccio un sogno che sembra vero. E in questo sogno – che sembra vero come vera è la realtà o anche di più – io sono un’astronave che cavalca veloce lo spazio e addosso mi vengono luci di tutti i colori, anche colori che non esistono, ma che da quel momento per me esistono eccome.


La prima tappa del mio viaggio in Siria è stata la richiesta del visto. Strana sensazione chiedere il permesso per entrare in un paese che non è il tuo. Per chi ama viaggiare, un ostacolo psicologico da superare, il primo segnale che il paese non ti sta dando il benvenuto nel modo più convenzionale del termine. La sensazione di ospite indesiderato dura fino all’arrivo in aeroporto, dove oltre ai documenti devi presentare un modulo accuratamente compilato con le motivazioni del viaggio, il luogo e la durata della permanenza.


Esiste un centro. E di questo una periferia. Esiste una direzione, anzi due, opposte. Una linea sulla terra. Chi sta da una parte e chi sta dall'altra. Poi magari si gioca e le posizioni cambiano, ma l'inizio è chiaro, impossibile non capirlo.


Avanzavamo con l’acqua fino al petto ed il fango alle ginocchia. I monumenti si lasciavano scoprire solo pochi metri alla volta. Inghiottiti da un buio assoluto si svelavano solo quando la luce calda delle lanterne a gas li illuminava. Dei monumenti. Dei veri e propri monumenti. Sotto ad un paesaggio tipico indonesiano: collinare, rivestito di foresta pluviale, fatto di risaie smeraldine a terrazza, di palme, banani e villaggi di contadini - si apre un mondo vasto e completamente oscuro.


La macchina è il mezzo di trasporto per eccellenza, non solo perché i servizi pubblici sono inesistenti o mal funzionanti, ma anche, e soprattutto, perché è il modo più economico per spostarsi. Siamo nella Chavezlandia del petrolio, dove un pieno di benzina costa meno di trenta centesimi e di conseguenza l’ingorgo è parte integrante del paesaggio urbano.


Dicono che in Messico viaggiare di notte sia pericoloso. Me lo ricordano in tanti tra conoscenti e parenti, così io e i miei amici tracciamo l’itinerario cercando di evitare tragitti notturni. Città del Messico, Playa del Carmen, Puerto Escondido, giriamo il Messico in lungo e in largo ma gli unici “cattivi” sembrano essere i poliziotti, che tra minacce di multe e finti controlli trovano sempre il modo di spillarci dei soldi.


Con il pollice faccio girare la fede attorno all’anulare e con un gesto deciso la faccio scivolare via dal dito. Leggo all’interno la data che ho aspettato per quasi un anno e che ora vorrei cancellare per sempre.