Il SOCO si svolge dal 12 al 17 dicembre a Montevideo, capitale dell’Uruguay, la patria del grande poeta Mario Benedetti (se non lo conoscete guardate il film El lado oscuro del corazón, molti dialoghi sono tratti dalle sue poesie). La città è considerata una tra le 30 più sicure al mondo e quella con il tenore di vita più alto dell’America del Sud, inoltre, soprattutto da qualche anno a questa parte, Montevideo offre una movida notturna e una scena underground molto interessante e frizzante.
Copenaghen, Settembre 2010 Avvolti da linee, immersi in vuoti urbani dai limiti mutevoli.
A trip with my brother Neri accross two cities of Marocco, Fez and Marrakech.
La prima volta che incontrai Ivan e il collettivo di Art Kitchen, erano ancora una neonata associazione culturale con un piccolo studio in via Lombardini a Milano. Piccola realtà ma grandi progetti da realizzare. Un gruppo di ventenni svegli, tutti provenienti da background diversi ma accomunati da un grande sogno, quello di “gettare semi al vento per far fiorire il cielo”.
Un villaggio dal ritmo lento e pacifico come il fiume che lo attraversa, nasconde un cuore ferito, fatto di discariche a cielo aperto, baracche e consapevolezza di vivere come rifiuti della società. Sensazioni dell'arrivo a Parque Estevao, comunità carente di Parnaiba.
E tra cielo e terra nacque un’idea rotonda, bianca come una nuvola, ma pesante come una roccia. Era come un punto che segnava la fine dei pensieri del cielo e l’inizio di quelli della terra o viceversa, perché si era in una palindrome, l’idea era rotonda, senza inizio e senza fine.
Segui le indicazioni per l’Imperial War Museum, varca l’enorme cancello di ferro che nel 1815 era l’ingresso dell’ospedale psichiatrico Bethlem Royal Hospital, spalanca gli occhi di fronte al cannone che sovrasta i giardini esterni, e guarda con attenzione quel pezzo originale del Muro più famoso del mondo, sui cui è impresso a vernice spray un paradossale messaggio d’amore e di pace.
Nel Gennaio del 2010 mi sono recato in Kosovo al fianco del contingente italiano (missione EULEX) per documentare i risultati del duro lavoro dei contingenti internazionali impegnati nella missione di pace e ricostruzione sul territorio dopo undici anni dalla fine della guerra. Nel raccontare questa storia intendo rendere il più possibile leggibili le conseguenze della guerra e la costante presenza della morte, che sul territorio kosovaro è ricordata costantemente da un numero elevatissimo di cimiteri.
Se diciamo "Italia" pensiamo alla pizza, alla pasta, al cappuccino. Se invece pensiamo alla Germania ecco materializzarsi un bel boccale di birra. Per la Russia c’è il colbacco, per la Grecia le case intonacate di bianco, per il Canada le foreste secolari, mentre per la Groenlandia gli igloo. Ogni Paese, insomma, ha i suoi elementi caratteristici, elementi che in un attimo ci possono parlare di qualcosa di basilare di quel luogo: della collocazione geografica per esempio, o della storia, del clima, delle tradizioni. Si tratta però di cose che ci raccontano solamente un aspetto di quelle singole culture, uno spaccato della loro quotidianità.
cing a song pliis”. Due occhi neri e intensi quasi m’implorano di cantare una canzone italiana. È Heena a farsi coraggio tra tutte le sue amiche. Il suo corpo smilzo, avvolto in una stoffa fucsia, muove i primi passi appena io, con aria imbarazzata, intono le prime note di “O’ sole mio” che, penso, sia una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo. Evidentemente però a Bandh, in questo villaggio nel distretto di Solan nell’Himachal Pradesh nel nord dell’India, “O sole mio” ancora non è arrivata e chissà se mai arriverà.