Viaggio in Giordania, sesta e ultima tappa

Io lo so che la Giordania è un paese moderno. Lo so perché l’ho visto. Ma quello che ho voluto selezionare del mio ampio sguardo è antico. È tradizione e polvere. È rughe e vapore. È sabbia rossa ma anche acqua trasparente e veli che coprono i lineamenti delle donne. È il sole rosa che all’alba accarezza le montagne, che a mezzogiorno cancella le ombre, che al tramonto corre insieme ai granelli di sabbia infuocati e che la notte illumina la luna che rischiara la notte. È lo stesso sole che il giorno dopo si nasconde dietro un minareto e che regala profondità alla bianca Amman. Ci sono colori che si sentono anche solo descrivendoli.

Sei musulmana o cristiana? Mi chiede mentre mi massaggia. Sono entrata nel bagno turco con il velo in testa. Mi parlano in arabo. L’ambiente è allegro. Finalmente vedo un po’ di donne, spensierate, con le braccia e le gambe scoperte. I don’t speak arab, sorry. Mi denudano e mi portano per mano fin dentro l’idromassaggio. C’è una donna grassa a mollo. L’enorme seno galleggia, ondeggiando insieme alla superficie dell’acqua. Tempo cinque minuti e l’hammam si riempie di ragazze. Alcune, più pudiche delle altre, hanno indosso un due pezzi. Penso che sia l’unica occasione per loro di poterlo indossare. Altre sono a petto nudo e si fanno massaggiare, fare lo scrub, tutto nello stesso posto. Lo trovo bellissimo. Da noi i massaggi si fanno chiuse in cabine, qui è un modo come un altro per passare un pomeriggio insieme. Da quando sono entrata a quando mi sono spogliata è cambiato tutto. Coperta dalla testa ai piedi, inizio a mostrare tutta la mia occidentalità. Piercing e tatuaggi sono sotto gli occhi di tutte, anche qui mi sento gli sguardi addosso, ma mi rendo conto che è pura curiosità. Inizio a guardarmi intorno con discrezione e vedo un piercing su un ombelico e un piccolo tatuaggio sulla natica di un’altra ragazza. Chissà quando e come li hanno fatti, mi chiedo. Chissà cosa pensano i loro genitori, i loro fidanzati, chissà, magari qualche amica è invidiosa della loro libertà. Qui niente è scontato. Niente è già stato fatto. La ragazza che mi conduce durante tutta questa esperienza è dolcissima. Il suo nome significa dream, mi dice. Sei musulmana o cristiana? Sono atea.

Da lontano sembravi un’araba. Perché porti il velo? Hai freddo? Due giovani palestinesi con il capo scoperto sono evidentemente infastidite dal mio abbigliamento. Siamo in un ristorante in una zona ricca. Qui tra i gruppi di donne sedute allo stesso tavolo molte hanno il capo scoperto. Nonostante lo abbia notato appena entrata decido di non togliermi il foulard dalla testa. Vorrei dire alle due ragazze palestinesi che il mio atteggiamento non ha niente a che vedere con la loro giustissima lotta contro un’imposizione. Io qui voglio passare inosservata, non ho intenzione di venire a sbattere in faccia a nessuna la mia libertà. Alla fine sto zitta, ma ora il velo mi sembra troppo stretto. Mi pizzica sulla fronte e mi soffoca sul collo. Capisco il loro fastidio.

Ci riperdiamo tra i vicoli del souk, una strana forza ci attira nuovamente in quelle strade. Sento il muezin che invita alla preghiera. Sono consapevole che se ascoltassi cinque volte al giorno il padre nostro urlato dal campanile delle chiese mi verrebbe da gridare basta!, ma questo invito mi ipnotizza. Mi fermo, ovunque io sia, e ascolto. Provo a immaginare se quell’invito fosse rivolto a me.La mia pelle è liscia e la mia mente piena di immagini, suggestioni, sensazioni e pensieri ancora da analizzare. Cos’era la Giordania prima che arrivassimo qui l’ho imparato sui libri. Cosa vorrebbero che fosse dai giordani stessi. Come l’ho vissuta io ancora non lo so.

Il primo ringraziamento che ci sentiamo di fare è a Foad, nostra guida per tutto il viaggio. Con lui abbiamo scoperto il paese, la popolazione, le tradizioni e la modernità. Abbiamo mangiato benissimo sempre cibo tradizionale e ci siamo sentiti liberi di chiedere qualsiasi cosa ci passasse per la mente. Ha soddisfatto la nostra curiosità e sfatato i nostri miti.
Questi sono i suoi contatti, qualora vi venisse voglia, dopo aver letto il nostro viaggio, di partire anche voi per questo magnifico paese.
Portategli tanto caffè italiano, lo adora.

Foad Tarawneh
foad_t@yahoo.com