testi di Rosalba Grassi – fotografia di Simona Ottolenghi | viaggiofotografico.it

Più che mettere in evidenza il volto, a noi di Viaggio Fotografico, è piaciuto cercarne l’anima. Le Seychelles sono, nell’immaginario di ogni viaggiatore, un Paradiso Terrestre ed è davvero così, sia per la ricca vegetazione tropicale, sia per le acque cristalline e turchesi dell’Oceano Indiano, in cui è emerso questo arcipelago, caratterizzato da bianche spiagge coralline e alti massi granitici che attraggono l’attenzione e assumono un aspetto ancora più maestoso al tramonto.

Mahe, Praslin e La Digue sono le tre isole principali e lasciano di stucco, non vi dico la meraviglia che suscitano, inoltre, le piccole isolette di Cousine e Couriouse, che abbiamo raggiunto in escursione con Angel’s Tour. La prima per la miriade di uccelli marini, la seconda perché sembra di entrare in una macchina del tempo e scoprire il giurassico, a stretto contatto con tartarughe giganti secolari. Ma è l’identità della popolazione, legata ad un passato di deportazioni di schiavi africani e di colonizzazioni che ha attirato la nostra attenzione e che vogliamo raccontare attraverso il nostro Reportage realizzato con l’ausilio di Monette Rose, la manager per l’Italia dell’Ente del Turismo delle Seychelles.

IL FESTIVAL

Quale migliore occasione, se non il Festival Creolo di ottobre? Un evento di particolare importanza per loro, ricorrente tanto che è giunto alla 29° edizione, ma poco conosciuto e per niente diffuso. Un Festival a cui invece l’attuale Ministro al Turismo e alla Cultura, Mr. Alain St. Ange, sta puntando molto.

Il Festival Creolo è un Revival di tutto il retaggio culturale delle popolazioni creole, che dal 24 al 31 ottobre si riuniscono ogni anno a Mahe Island, a Victoria, la più piccola capitale del mondo che però è diventata l’unica capitale del mondo creolo.

Il Festival è un corollario di eventi. Ha il suo start up allo Stadio di Victoria ed è presentato dai vari rappresentanti del governo, per lo più donne, che alle Seychelles riescono ad arrivare alle stanze dei bottoni per meritocrazia e più facilmente degli uomini.

L’esordio è un avvicendarsi di artisti che si esprimono nel canto e nelle danze popolari in lingua creola: un mix tra l’inglese, il francese e lo swaili (linguaggio antico africano). Ed esplodono colori di abiti tradizionali, sgargianti colori di fiori, su gonne svolazzanti.

Si rimarcano le caratteristiche di gente proveniente dalle Antille francesi, da Reunion Island, dalle Mauritius, attraverso vari strumenti musicali. Alle percussioni, si è distinto il gruppo di Johan Leste: Bwa Maron; ed ha attirato l’attenzione del pubblico anche la giovane poetessa-cantante Kaloune, di Reunion.

Tutti  differenti nell’espressione artistica, ma che esprimono all’unisono la forza di un’unica cultura creola che riesce a tenerli uniti.

KASSAV BAND

Per concludere in bellezza, infine, quest’anno una bomba di dinamismo è esplosa allo stadio di Victoria. Il Ministro St. Ange è riuscito a far tornare dopo 25 anni a Mahe una famosissima Band composta da 22 elementi. La Kassav Band, che compie 35 anni di lavoro artistico insieme.  Il loro collante? Sta nei suoi fondatori Jocelyn Beroard e Jacob Desvarieux, tanto attesi da migliaia di fan creoli, per il concerto live al Festival.

Ballerina al concerto dei Kassav

Ballerina al concerto dei Kassav

Un concerto che ha riempito lo stadio ma… di turisti neanche l’ombra! Sicuramente si possono apportare miglioramenti nell’organizzazione e nella diffusione.

A noi vengono in mente semplici idee ma efficaci: già sui voli di linea ad esempio, potrebbero essere distribuite brochure illustrative e in aeroporto si potrebbero allestire totem e gigantografie pubblicitarie che descrivano il Festival Creolo, in modo che i turisti già abbiano un primo assaggio e possano essere invogliati a partecipare. Anche le strutture ricettive dovrebbero puntarci di più, offrendo brochure pubblicitarie o articoli su riviste specializzate.

Ecco noi vogliamo credere di dare il nostro apporto, rivolgendoci a veri viaggiatori, quelli che alle attività di diving, alla scoperta dell’affascinante mondo marino, sappiano coniugare attività di fotoreportage ed immergersi nella realtà etnica del luogo ed è per questo che io e Simona Ottolenghi la mia socia fotografa, siamo andate in avanscoperta, per poi organizzare e lanciare il primo workshop di foto-reportage alle Seychelles. Ed è già work in progress: dal 23 aprile al 2 maggio del prossimo anno si partirà per Mahe alla scoperta anche del Carnevale Creolo.

Vogliamo coinvolgere gli appassionati di fotografia a comprendere e documentare come si vive alle Seychelles e le caratteristiche della popolazione, che sotto la pelle ha almeno quattro nazionalità, in un mix tra Cinesi, Indiani, Africani ed Europei.

La gente ha la pelle di colori diversi e ha differenti credi religiosi: cattolici (per il 60%), anglicani, musulmani e induisti eppure sono tutti figli di un unico passato: la deportazione degli schiavi d’Africa sulle isole delle Seychelles e la loro unione con popolazioni europee: inglesi e francesi colonizzatrici. Ma anche con i mercanti arrivati dall’India e dalla Cina.

E’ una zona in cui si respira grande armonia, in cui il colore non fa la differenza, tutti vivono di comune accordo e riescono a condividere varie esperienze con l’allegria sul volto e con il sole nel cuore.

STREET PARADE

Lo Stadio non è stato l’unico palcoscenico. Lungo le vie centrali di Victoria, attorno alla Torre dell’orologio, copia del Big Ben londinese, si è potuto assistere a due grandi parate da strada, chiamate Pipili e Laserenade.

Dalla terrazza del Cafè dell’Horologe Viaggio Fotografico era insieme alle autorità a godersi le scene, ma proprio non si poteva evitare di scendere in strada a scattare, per catturare i sorrisi, i volti dipinti, momenti di ballo a passi stretti stretti, sul rollio dei tamburi dell’antica musica Mouzya, che risuonano ancora da duecento anni fa.

Una danza proibita dalla Chiesa, un’esplosione di influenze africane, insieme al racconto di leggende, storie, proverbi che ancora testimoniano la vita degli schiavi durante la vita dell’era coloniale. La trasmissione orale della tradizione alle Seychelles è ancora determinante.

IL MATRIMONIO CREOLO

Un altro particolare evento inserito nel Festival Creolo è il ‘Tifin’, la rivisitazione di un matrimonio tradizionale creolo in tutti i suoi aspetti: dalla ricerca degli abiti tipici, alle pietanze della tradizione servite in un ristorante d’epoca coloniale a sposi reali: due turisti tedeschi e a tutti i loro invitati. Invitati figuranti, gente del luogo che, come vuole il rito, accompagnano in corteo gli sposi fino al luogo del ricevimento al ritmo di musica, con violini e tamburi.

Tra loro tante donne, anziane signore corpulente, con grandi cappelli, che lasciavano intravedere grandi occhioni e sorrisi, mentre agitavano ventagli variopinti ed insieme anche le loro forme corpulente in danze di gioia.

 PIC NIC IN SPIAGGIA AL SUD DI MAHE

Mentre a Victoria si festeggia il Festival Creolo, ripercorrendo le antiche vie tra danze e musica, anche sulla spiaggia al sud di Mahe ci si diverte in una ricorrenza ormai diventata un’istituzione per le Seychelles: Il Pic-nic domenicale, che si può vivere tra la gente del luogo in particolare in questo periodo legato al Festival.

Ed è gioia per tutti da 0 a 90 anni. Io e Simona Ottolenghi non abbiamo perso il momento. Salite sul minivan riservato a fotografi e giornalisti della stampa internazionale, abbiamo percorso la costa scendendo verso il sud di Mahe. Pochi kilometri ma tre ore in coda in un traffico a passo d’uomo, per viversi questa usanza locale.

Si tratta di un mega pic nic, un grande momento di condivisione di pietanze, bevande tipiche ma anche di musica assordante nei pick up dove, tra amici, si brinda con bracardi e coca. Si gioca e si balla su un vasto prato, dove si allestiscono decine di stand culinari e d’artigianato tipico, quali lavori con rafia e fibra di cocco.

 

Sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni 70, nella nostra Italia del Sud, quando ci si svegliava presto al mattino per trovare il proprio fazzoletto di erba sui prati o un po’ d’ombra nelle pinete lungo le coste. Dove ci si incontrava da piccoli con le famiglie e si allestivano lunghe tavolate e si aprivano grosse borse con i giochi da condividere all’aria aperta. Da un pallone alle bocce, fino ad un’amaca o ad una tavolozza di legno e due funi da lanciare sui tronchi d’albero e legarle per farne un’altalena.

Così si divertono ancora oggi i Seyschellesi, trascorrono il loro unico giorno libero, la domenica, vicino al mare, dopo aver lavorato tutta la settimana. Le donne apparecchiano esponendo le loro pietanze preparate al mattino presto, ma si preparano anche grigliate di pesce al momento, semplicemente condito con un filo d’olio e tante spezie. Ci sono anche i barbeque e le tipiche banane fritte. Dopo pranzo tutti si sfrenano in balli tradizionali nell’ebbrezza della festa ed ebbri d’alcool. La meravigliosa spiaggia e il mare, di fronte, sono un altro punto di riferimento di centinaia di famiglie per il divertimento in questa domenica del Festival.

Il clima è tropicale, fa sempre caldo, ma la maggior parte di Seychellesi, al bagno, preferisce una passeggiata sulla spiaggia o poltrire sotto una palma, controllando da lontano il divertimento in acqua dei figli.

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