di Lisa di Iorio

TAPPA 3 – LASCIANDO LISMORE

L’indomani, Heidi e Lazuli ci comunicano che non avremmo fatto il turno di lavoro da woofing worker pomeridiano. Si stava avvicinando un temporale estivo e l’intera comunità era in stato d’allerta. Passiamo alcune ore a legare teli attorno alla casa principale, visto che non aveva pareti. Facciamo piazza pulita di tutti gli oggetti che potevano volare via, serriamo con forza la cantina con gli attrezzi da lavoro, copriamo alla meno peggio l’orto di Lazuli. Un uomo alto e magrissimo di nome Jack aveva parcheggiato il suo pullmino hippie nel nostro viale. I suoi stivali da cowboy e il tipico cappello alla Crocodile Dundee lo rendevano simile a una rockstar ai miei occhi; ancor di più mentre si rollava una sigaretta senza filtro appoggiato con la schiena al grosso Ficus nel piazzale. Sarebbe rimasto da noi durante il temporale perché la sua casa era una di quelle a rischio. Guardo il cielo… era minaccioso. Tutti quei preparativi mi facevano sentire agitata.

Anche se rischiavo di non rientrare nella casa principale in tempo, prima dell’inizio del temporale, decido che non potevo lasciare il mio diario lontano da me. Mi incammino verso Ishtar. Neanche il tempo di riuscire che il temporale era iniziato, ed io…rimango intrappolata lì da sola. Mi accovaccio sugli scalini in legno e osservo il paesaggio mutare lentamente. Senz’altro era il temporale più tremendo a cui avessi mai assistito: il cielo bianco e fumoso si era adagiato sulle colline offuscandole, facendole diventare di una tonalità di verde più chiaro. Ogni tanto, in questa immensa distesa di bianco inquietante, serpenti rapidi di luce brillante, scolpiscono sentieri luminescenti dal cielo alla terra. Qualche secondo e la folle rincorsa del fuoco, fa esplodere la bomba. Sussulto. Gli alberi alti e verdi sembrano stringersi fra loro come in un rituale a cui sono abituati. Guardano il cielo come dei bambini che ascoltano il volere dei genitori con reverenziale timore, e la consapevolezza che è per il loro bene. A volte invidio la natura con le sue leggi semplici. Il temporale fa paura, ma gli alberi lo ringraziano perché sanno che è una purificazione necessaria. Il mio viaggio da sola mi faceva paura, ma era l’unico modo per far tornare il Sole dentro di me. Alzo gli occhi, il temporale era passato.

La mia esperienza come woofing worker stava per volgere al termine. Avevo passato venti giorni in quel piccolo angolo di paradiso. Non avevo più bisogno di elettricità per essere in contatto con le persone. Non avevo più bisogno di fare la doccia calda e asciugarmi i capelli con il phon. Non avevo più paura degli insetti, dei serpenti, dei ragni e persino le formiche giganti che mi avevano pizzicato e reso zoppa per quattro giorni, godevano del mio più grande rispetto. Mi sentivo a casa. Per la mia ultima sera lì, decidiamo di fare un falò nel bosco vicino Ishtar. Mentre ceniamo, un pò di amici della comunità si siedono con noi attorno al falò. Improvvisamente mi giro e vedo la sagoma di Heidi uscire dal buio del canneto. Era andata a prendere il suo violoncello. Si dispone su uno sgabello e noi ci stringiamo attorno a lei. Non potevo credere che stava accadendo. Fu un’esibizione surreale e quasi mistica. Eravamo tutti in silenzio. Ancora una volta notai gli occhi di Heidi… in quell’istante, capii che i suoi occhi erano in grado di unire in un’unica cosa la gioia e la tristezza.

woofing worker in Australia

 

Heidi e Lazuli mi avevano accompagnato al centro di Lismore. Era arrivato il momento di partire. Lazuli mi pone un contenitore con un pranzo a sacco come una tenera mamma. Ci abbracciamo. Il pullmino a nove posti con me come unica passeggera, lascia la piccola Lismore e si dirige verso la periferia per portarmi alla fermata del Bus che mi avrebbe condotto a Brisbane. “Dovresti dirlo all’Universo. Se veramente vuoi che accada dovresti comuncarglielo e l’Universo lo porterà da te. Capisci cosa intendo?” Sinceramente non avevo capito ma sorrido annuendo con il capo. Nel frattempo i miei occhi scrutano l’orizzonte nuvoloso e afoso. I lavori della nuova autostrada facevano da perno per una girandola di strade campestri attraversate da camion che per il momento erano costretti a fare “la strada lunga”. Il mio autista era una specie di saggio. Non aveva mai viaggiato al di fuori dell’Australia ma mi dava consigli che parevano aver confutato le loro tesi in anni di esperienze con tutte le razze e le culture. Dave era neozelandese, si era trasferito in Australia alla tenera età di 23 anni e viveva felicemente con la sua mogliettina e ben quattro figli da ormai quarant’anni, a Lismore. “E’ un bellissimo lavoro, mi dà l’opportunità di conoscere tanta bella gente” aveva esordito. “Mangia cose semplici e smetti di fumare. Diventa amica e dopo vacci a letto. Bisogna costruire prima una base. E poi te l’ho detto…dillo all’Universo quello che vuoi, e l’Universo lo porterà da te”.