Dopo l’arrivo a Monaco, continua il viaggio in Germania di Giulia. La seconda tappa è Norimberga

TAPPA 2 – NORIMBERGA

Salgo sul treno, è pieno ma c’è un silenzio incredibile. I bambini sono ordinatamente seduti, nessuno strilla o corre nel vagone. Quelli che strillano sono convenientemente seduti nei salottini insonorizzati che credo essere dedicati alle famiglie. Il giorno di Natale, comunque le persone si spostano. Credevo sarei stata sola. Invece stiamo andando a Norimberga in tanti.

Passo in mezzo alla rurale Germania. I sobborghi sono come me li aspettavo, case basse, colorate, tetti spioventi a prova di neve, una chiesa al centro. Ma sembrano urbanisticamente perfettamente allineati. Sono sobborghi desolanti, siamo a 10 minuti da monaco. Una serie di uccisioni dell’assassino seriale di turno qui sarebbe perfettamente ambientata.

È tutto troppo tranquillo. Ma non così ripetitivo, costretto e alienante come nella campagna inglese che ho visto sul treno verso Bath. Nel senso che questa è campagna in tutto e per tutto, ci sono fattorie e campi da arare, le persone che abitano questi luoghi devono essere semplici.

Invece la sensazione dal finestrino in Inghilterra e quella di una campagna che non è tale per vocazione, ma costrizione. Le persone sono dovute uscire dalla città obbligate dai prezzi che sono saliti alle stelle, ma sono parte di una Middle class impoverita. Le case a schiera continue li imprigionano e il verde è solo un contorno. Questa è un’altra cosa.

Prati, campi, fieno, animali, qualche persona a passeggio con il cane che corre sciolto. Il freddo non è tagliente, ma comunque c’è, rinforzato dal vento. Uscita dalla stazione, seguendo i segni per la vecchia città, mi trovo in una larga strada superate le mura che la circondano e un bastione medievale.

Norimberga

È Natale e si vede, perché tutti i negozi sono chiusi, ma soprattutto, e la cosa mi allibisce, anche tutti i mercatini di Natale lo sono. E proprio tutti, dal primo, fino a quello della settima piazzetta in cui li allestiscono, lo sono. Lo stupore si mischia al risentimento. Ora, che io abbia sbagliato momento è possibile. Ma è altrettanto poco intelligente chiudere ogni negozio, e tutti i mercati di Natale di tutte le cittadine tedesche proprio la vigilia di Natale.

Perché i turisti non hanno alcuna altra ragione per venire qui, se non questa. E a Natale, i turisti vengono in vacanza, essendo una festività. Dunque se vengo per l’ambientazione natalizia e tutto è chiuso: io penserò che tu, tedesco, sei completamente illogico. Perché è oggi che tutto dovrebbe essere aperto, proprio perché, vedete, è Natale. E io per Natale sono venuta, proprio come il gruppo di coreani qui che cammina con me in questa landa desolata.

Non fa niente, mi dovrò accontentare dell’architettura.

Norimberga è una città prettamente medievale, nata intorno all’anno 1000, fiorita intorno al 1200, quando le vennero accordati da Federico II una serie di privilegi: coniare moneta, e la completa indipendenza nella gestione delle tariffe doganali.

A questo si deve l’acquisizione della sua importanza commerciale, aumentata grazie alla strategica posizione nel cuore d’Europa. Una città di artigiani e mercanti, come testimonia la scritta su un antico palazzo: “i prodotti di Norimberga arrivano ovunque”. Con molte chiese, le supero una ad una. Ma è una sola ad impressionare davvero: quella gotica di San Lorenzo. Con questo cielo bianco, il freddo, il vuoto intorno, sembra di vedere un mostro che si scaglia verso il cielo. È enorme, la facciata ricchissima, e scura a contrastare il cielo con forza.

La più famosa è la Frauenkirche, comunque bella, che sorge proprio sulla piazza del mercato, quella centrale, in cui c’è un monumento che attira immediatamente la mia attenzione, tanto è particolare.

Si chiama Schoner Brunnen, ed è una fontana, sempre in stile gotico, slanciata verso l’alto, con le guglie decoratissime, dipinte di rosso, oro, che rappresentano persone. Non so chi siano. Forse re, religiosi, ricchi borghesi.

La guardò come una bambina, sembra scintillante, mentre riflette la luce con la sua pittura dorata. Mi piace camminare in questo posto. Ho dovuto attraversare un ponte per arrivare qui, e sarà anche il fatto che la città e sull’acqua ad influenzarmi, perché qui mi piace. Salgo verso la fortezza, ma è una fatica inutile, perché non è nulla che non possiate trovare in mille altri posti. Ma riscendendo, ecco la piazzetta, la gemma del posto direi, con le sue case così caratteristiche, con le travi di legno. E sembra di stare in una cartolina, o nella pagina di un libro, perché è esattamente come la immaginate, e come la potevo immaginare io.

Nella piazzetta c’è la casa del natío pittore Dürer, di cui non ricordavo alcuna opera. Quindi sono andata prontamente su Google, ed altro stupore. Incarna perfettamente il luogo nei suoi disegni e ritratti, così ricchi, pieni di particolari, e sempre pieni di ombre, stile dell’epoca. Nella sua casa, hanno creato un ristorante, la fame chiama, e io rispondo.

È uno dei pochi posti aperti, ed è adorabile, sono stata fortunata, perché si mangia divinamente. Se siete vegani, forse ve l’ho già detto, la Germania non è il posto per voi.

“Evitiamo la carne almeno per il pranzo” mi dico, e ordino una vellutata di patate, e delle polpette di funghi su foglioline di spinaci, condita con vinaigrette agli agrumi e anacardi.

Ebbene era una delizia, sarà stato il posto così deliziosamente curato e accogliente, o il fatto che nella zuppa c’erano pezzettini di bacon croccante e creme fraiche, e nelle polpette oltre ai funghi, carne di maiale. C’era il trucco ma non l’inganno, una meraviglia.

Finisco il mio pranzo alle 16, pronta per riprendere il treno di ritorno alle 17, con una ciliegina sulla torta. Non so voi, ma gli americani in vacanza in Europa sono come un elefante in una cristalleria. Sono ingombranti, rumorosi, fuori luogo, e non puoi non vederli.

Una signora con accento da deep south, ordina un cappuccino e uno strudel, ma no, sul menù lo strudel non è presente. È qui scatta la rabbia di qualcuno che non riesce a comprendere come sia possibile che “ in un ristorante in Germania possano essersi permessi di non includere il dessert tipico alle mele nel menù”. Pretende di sapere.

Di tutta risposta, la gentile cameriera conclude elegantemente la vicenda:

” Signora, qui non siamo in Germania, siamo in Baviera”