Lo prendi lo strappi lo accartocci lo recuperi lo ami lo odi lo ostenti lo nascondi.

Ripercorri il limite, prevarichi l’impossibile lo circoscrivi nella normalità.

Lo strapazzi lo scuoti lo cerchi lo vuoi. Lo adori e lo schifi.

È quel corpo bramato, sedotto e abbandonato. Ma la rima oggi non conta più. Contano solo quei lembi di carne che ti rimangono addosso dopo aver superato una vita.

Ma che ne sai tu della vita?

 

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?

Questo lo diceva Irvine Welsh in Trainspotting. Era il 1993. Scozia, Edimburgo.

Roma, marzo 2012

Gambe a penzoloni. Sento freddo sotto di me. Ma c’è il primo sole di primavera che mi riscalda e protegge. Il cielo è pulito e le giornate cominciano ad allungarsi. Guardo in alto. Accanto a me campeggia un tizio dalle natiche marmoree in procinto di lanciare un giavellotto. A fianco a lui un altro. E un altro ancora. Osservo questi corpi perfetti. Creazione della mente di Enrico Del Dubbio. Creazione della mente di Mussolini.

Corpi statici, immobili nel tempo. Raccontano la disciplina, lo sforzo fisico, la prestanza, la voglia di saper utilizzare quel corpo con il quale ti ritrovi a vivere per tutta la tua esistenza.

Il sole incoccia, i pensieri si fanno pesanti, non voglio cadere nel melodramma umano che tanto oggi ci propinano ogni giorno. Perché sembra che va tutto male, che hai ancora bisogno della tua lavatrice del cazzo per essere felice.

Sono passati quasi vent’anni da quando Welsh ci ha regalato le sue perle di saggezza. Ma il mondo non si è fermato. Altri corpi generati amati odiati. Ognuno diverso dall’altro. Ognuno con una sua storia e un suo perché.

Lo stadio dei Marmi è davvero un bel posto per riflettere. Si è fatto tardi. Devo tornare al mio computer alla mia scrivania al mio lavoro alla mia vita.

Riprendo possesso del mio corpo scaldato al sole. Mi alzo. Riparto. Alla fine la mia scelta è la vita.

Valentina Diaconale