Le gocce di sangue sporcano il pavimento che sta fissando. La mano gli pulsa come il suo cuore rotto dal tradimento. “Maledetta Fata Verde”, pensa Arthur Rimbaud, non sapendo che le stesse parole saranno scritte dal suo carnefice, un tempo suo amante, durante la prigionia in Belgio.

Paul Verlaine, infatti, darà la colpa del suo gesto disperato all’Atroce Strega. I due colpi di pistola sparati contro Rimbaud sono la conseguenza dell’effetto dell’assenzio. Un episodio che si tramuta in aneddoto per raccontare le peripezie di questa bevanda leggendaria, che nella seconda metà dell’Ottocento raggiunge il suo apice grazie alle vicende e ai capolavori lasciati da uomini come Oscar Wilde, Charles Baudelaire, Edgar Degas e Henri de Toulouse Lautrec.

La nascita dell’absinthe risale al 1792 quando un medico francese, esiliato in Svizzera, prepara una miscela composta da diverse erbe in soluzione alcolica che si supponeva curasse tutti i malanni. Dopo la morte del suo inventore, il dottor Ordinaire, la ricetta passa alle due sorelle che cominciano a distillare il composto in casa fino al 1797, quando vendono il misterioso intruglio al maggiore Dubied. Nel giro di un decennio il genero di quest’ultimo, Henri Louis Pernod, apre la prima distilleria a Couvet nella regione di Pontarlier. Fino alla metà del XIX secolo l’assenzio rimane un liquore tradizionale della regione dello Jura e della Val di Travers in Svizzera. È con la guerra in Algeria (1840) che la storia cambia.

I soldati francesi per curare la dissenteria diluivano un bicchiere d’assenzio con l’acqua e in breve tempo questo liquore invase i locali del nord Africa. Al rientro in patria gli ex combattenti richiedevano sempre di più questa bevanda che spopolò nel paese fino a diventare un fenomeno nazionale. Nasce la cosiddetta “ora verde”, l’antenato del nostro happy hour: l’abitudine francese di bere absinthe come aperitivo dalle 17 alle 19 nei boulevard di Montmartre. L’“erba santa” si diffonde sia tra le teste calde romantiche sia tra quelle ultrasensibili dei decadenti, diventando l’accompagnatrice abituale della vita dei bohèmien. E comincia, come i protagonisti di quella stagione culturale, a dare scandalo. Fino alla sua messa al bando. Dall’inizio del ventesimo secolo, il suo abuso e l’assuefazione che provocava, cominciarono a far sospettare che fosse una sorta di droga allucinogena (tanto che ancora oggi qualcuno crede che sia un liquore contenente oppio). Le dicerie sul suo “principio attivo” (il tuoione) che portava a pazzia e delirium tremens, il forte movimento contro l’alcolismo che attraversò tutta l’Europa dell’epoca, le pressioni dei produttori di vino francesi che temevano la crescente popolarità dell’assenzio, furono gli espedienti per metterlo al bando. Nell’immaginario comune il verde magico che ispirava pittori e poeti si trasformò in un bagliore infernale. Il 28 agosto del 1905 un fatto di cronaca decretò la sua fine. In un cantone svizzero, un contadino, dopo essersi scolato enormi quantitativi di alcol (compresi due bicchieri di assenzio), torna a casa e uccide a colpi di fucile la moglie e i due figli. Il Belgio vieta la produzione di assenzio nello stesso anno, in Italia viene messo al bando nel 1913, ma la sua morte definitiva arriva nel 1915 capitolando anche in Francia.

Arte e leggenda. Ragioni commerciali e genio letterario. Cultura e storia. Alchemici intrecci che fin dall’antichità hanno condizionato le società del globo intero. Spesso si dimentica l’origine e il significato culturale di ciò che oggi siamo abituati a catalogare come droga. Dalle piante di coca, sacre per il Perù e la Bolivia, al peyote dei vecchi sciamani messicani. Ciò che un tempo è stato parte indissolubile di tradizione e religione oggi viene trasformato in mero abuso. Culture manipolate ci vengono proposte come spauracchi del nuovo millennio, dove la paura, o la totale assenza di essa, diventano il timone del nostro tempo. E dove ci si abitua troppo facilmente ad essere trasportati dagli eccessi del “sentire comune” in contrapposizione con il “proprio io”. Per cui o si demonizza o si eccede. Senza riuscire a cogliere quella famosa via di mezzo dove il libero arbitrio dovrebbe diventare il faro del singolo viaggio di ognuno di noi.

Senza perdersi tra fate verdi ma scegliendo liberamente la loro compagnia.

Perché la verità sta nel mezzo. Ed oggi disponiamo di tutti gli strumenti che possono alimentare la ricerca della conoscenza, per accendere quel terzo occhio che aleggia nei nostri sogni. Artificiali e non.