di Marco Cassini
illustrazione dal Pinocchio di Enrico Riposati | enricoriposati.over-blog.it

Nulla di più adeguato che trovarmi in viaggio, a Città del Messico, proveniente da New York e diretto a Oaxaca, mentre scrivo queste parole da mandare alla rivista che me le ha chieste. E, considerato il nome della rivista, nulla di più adeguato, pure, dello stato mentale in cui mi trovo di fatto dall’inizio di questo viaggio, e anche precisamente in questo momento. Oddio, non è che voglia a tutti i costi vestire i panni del gonzo journalist solo perché the trip parla di viaggio e io sono in viaggio, e mi sono seduto al computer con l’intenzione di terminare il mio compito subito dopo aver condiviso birra, tequila e marijuana con alcuni amici di qui. Però la quantità ingerita – non eccessiva, per carità, ma superiore alle mie abitudini – di sostanze più o meno legali mi ha fatto apprezzare il mio primo viaggio in Centro America in maniera senz’altro più completa, o con una prospettiva più ampia di quanto mi ero immaginato prima della partenza.
Uso questo testo anche come promemoria: domattina devo ricordarmi di chiamare la compagnia aerea con cui ho prenotato il ritorno per risolvere il problema dell’eccesso di bagaglio. Ho già riempito di libri un’intera valigia – la seconda, quella che mi porto vuota nei viaggi in cui sono alla ricerca di storie già raccontate in altre lingue, e spesso in altri decenni, da portare in Italia. Di questi viaggi ne ho fatti a decine negli Stati Uniti, quasi sempre a New York, mettendo insieme una tale quantità di narrativa che basterebbe a riempire tutti i giorni della mia vita a venire, se potessi impegnarmi a leggerli con orario d’ufficio, dalle 9 alle 18. Considerando i libri già accumulati e non ancora letti e tutti quelli che continuo a portarmi a casa da ogni viaggio (ora l’interesse si è spostato all’America latina, ed ecco il perché del mio viaggio in Messico) in effetti mi rendo conto solo ora, proprio adesso che lo scrivo, e con una certa tristezza, che molti dei libri che ho a casa non li leggerò mai. Magari perché sono finiti in uno scaffale troppo in alto, o perché col tempo mutano gli interessi e le passioni, o perché me ne sono semplicemente dimenticato. Eppure ognuno di loro era stato scelto, selezionato fra tanti, o addirittura cercato con caparbietà; o invece era stato un incontro fortuito: raccattato sugli scalini di un brownstone a Brooklyn (dove la gente, specie nel weekend, lascia sempre qualcosa di cui vuole liberarsi) o trovato sotto la poltrona di un cinema a Venezia, o ancora se ne stava accanto al libro che stavo cercando davvero ma mi ha distratto dalla ricerca originaria.
In ogni posto dove vado cerco libri: le bancarelle, le librerie, le edicole delle stazioni di provincia o i mercatini dell’usato sono altrettante agenzie di viaggio; come per i viaggi, ci sono libri di vacanza e libri di lavoro, e se non li cerco per passione è per lavoro o viceversa. A volte i libri sono souvenir del posto dove sono stato e li compro con slancio, altre sono acquisti di cui mi pento prima di arrivare alla cassa perché sono un peso in più da portarsi in giro per giorni: ma m’impongo la regola di comprare sempre qualcosa quando entro in una libreria, specie se è la prima volta che ci vado, e specie se sono in una città che non è la mia.
Ho comprato libri a Genova, in Molise, nelle Eolie, a Roma, a Torino, in Lucania, in montagna, nel Gargano, insomma in ognuno dei posti di cui parla questo numero di the trip. E se è vero che ogni libro è un viaggio, ho accumulato miglia sufficienti per fare più volte il giro del mondo. A partire dall’Italia e dalle pagine che seguono.

Marco Cassini ha fondato nel 1993 e diretto per vent’anni la casa editrice minimum fax. Nel 2011 ha fondato le edizioni SUR. Nel 2008 Laterza ha pubblicato il suo Refusi. Diario di un editore incorreggibile.

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