“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte.. magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America”.

Liberty Island, fiume Hudson. Le parole del protagonista di “Novecento” di Alessandro Baricco non potevano essere più appropriate. Perchè questa è la storia di un viaggio nel viaggio. Della traversata che migliaia di  emigranti europei affrontavano nella speranza di un nuovo mondo. Del significato che nei loro occhi si stampava alla vista di quella imponente signora all’entrata di New York. Dello spirito di indipendenza che si respirava negli anni della sua costruzione.

Comincia tutto a Parigi nel 1856. Édouard de Laboulaye, noto politico francese, decide di creare un monumento commemorativo dell’amicizia tra Francia e Stati Uniti. Si avvicinava il centenario della dichiarazione di indipendenza americana e Laboulaye, grazie all’aiuto dello scultore Frédéric Auguste Bartholdi e dell’ingegnere Gustave Eiffel, riesce a realizzare il suo progetto. Una donna, alta 93 metri, vestita con una toga romana, un braccio alzato che brandisce una fiaccola, i piedi nudi che calpestano catene spezzate. Una corona con sette punte e un libro stretto in mano con una data incisa sopra: 4 luglio 1776.

Ci vogliono 1883 scatoloni per imballare tutta la statua e trasportarla con  una nave da guerra francese. Ci vogliono quattordici anni per assemblarla sull’isolotto di fronte Manhattan. E finalmente, il 20 ottobre 1886 – con dieci anni di ritardo – Miss Liberty si presenta al mondo.

E qui comincia il vero trip.

Ma chi è la donna della statua? A chi si è ispirato Bartholdi nei suoi disegni? Cosa significano le sette punte, la torcia e le catene spezzate?

La versione ufficiale ci dice che lo sculture si ispirò ad una rappresentazione del mitico Colosso di Rodi. Che le sette punte della corona rappresentano i sette mari e i sette continenti, le catene spezzate sono il simbolo della liberazione dall’Impero britannico e la fiaccola accesa è il segno della libertà che illumina il mondo.

C’è un piccolo particolare: sia Bartholdi che Eiffel erano massoni. E qui le interpretazioni si sprecano. Si dice che il Colosso di Rodi fosse un scusa e che la vera ispiratrice fu invece la Regina babilonese Semiramide, una guerriera sfrenata e lussuriosa che riuscì a riconquistare la città di Babilonia e i territori degli Assiri. I sette mari e continenti diventano i sette momenti della creazione del mondo. La fiaccola accesa si trasforma nella rappresentazione dei segreti massonici e quindi della conoscenza negata al resto dell’umanità. Sulla fiaccola, in particolare, sono state fatte ipotesi infinite. Una cosa è certa: la stessa fiaccola si trova a Dallas, nella Dealey Plaza, dove fu assassinato Kennedy. E di nuovo la ritroviamo sopra la galleria del Pont de l’Alma, a Parigi, dove è morta Lady D.

È vero che la massoneria negli Stati Uniti ha trovato sicuramente il suo terreno più fertile – pensate solo a Franklin Delano Roosevelt che nel ’33 fece imprimere sulle banconote da un dollaro la piramide priva di vertice rappresentante “l’occhio che tutto vede” simbolo per eccellenza della massoneria nostrana – ma è vero anche che la storia è un enorme puzzle. Si parte dagli angoli per concludere al centro. E se per caso perdi anche solo uno degli infiniti pezzettini che la compongono non avrai mai il quadro completo. Quindi, se vi dicessi che recenti studi vedono nelle origini della Statua della Libertà la riproduzione della “Statua della Libertà della poesia” presente sul monumento funebre di Giovanni Battista Niccolini nella Basilica di Santa Croce a Firenze? Come la prendereste? Vince l’influenza neo-classica del tempo o le interpretazioni dei cosiddetti Illuminati? Ma Lady Liberty, non esiste proprio per questo?

E se New York non vi sembra a portata di mano potete recarvi nella vecchia Parigi. Sulla Senna, rivolta ad ovest per salutare la sua gemella dall’altra parte dell’Atlantico, a pochi km dalla torre Eiffel, dove un tempo sorgeva il laboratorio dello sculture che la creò, ecco una copia esatta di Donna Libertà. Oppure nella baia di Tokio e ancora ad Osaka. In Norvegia nel villaggio di Visnes, a Colmar in Alsazia e fino al ’45 anche ad Hanoi capitale del Vietnam, e molte altre ancora sparse per l’intero globo.

Un vero trip insomma. Il viaggio di un sogno chiamato libertà.