«Ovvero come mi sono ritrovato sposato in Crimea con una Ucraina di 25 anni»

Ne avevo sentito parlare da troppo tempo. Lo avvolgeva un alone di mistero e seducente perversione. Troppo facile non cadere nella trappola di Kazantip. Quanto di vero c’era in quello strano servizio di Vice che trovai su Internet e che lo faceva divenire già leggenda? Come ci si relaziona in un festival organizzato da gente dell’est? Troppe domande. Una sola risposta. Partire.

Dopo i grandi rave europei, i trance parties nelle foreste e nei deserti, le feste techno in Medio Oriente ed in Cina, i concerti rock Aussie e USA, sognavo di raggiungere la Crimea e la Repubblica dell’Amore, ad Est, al confine tra Russia ed Europa geografica. Un anno fa era in territorio Ucraino, donata dal leader sovietico Cruscev nel 1954 e ritornata all’attuale Russia con un referendum popolare nel mese di marzo. C’è una delicata partita identitaria in atto. Fatta di sangue, confini, risorse energetiche e giochi di potere.

Quella storia cercheremo di accantonarla per un attimo, si stava parlando di festival e musica, se non sbaglio.
Che senso ha parlare di Kazantip oggi?

Le energie cosmiche mi portano all’ incontro con il mio insider-man sul bus per Popovka, dopo tre giorni di viaggio ininterrotto, tra Romania, Moldavia, UA e Crimea: Alexei, 35 anni, Ucraino di Kiev, da otto anni cittadino di Kazantip che mi proietta nella storia dell’evento e le sue evoluzioni (mi trova casa, mi fa fare una doccia e mi offre la merenda).

E’ uno dei music festival più longevi del pianeta e conosciuto come uno degli “outdoor beach parties” più grandi del mondo.

E’ il frutto di una utopia, e di un gruppo che si autoproclamò Indipendente. L’articolo 1 della sua costituzione recita: “La Repubbliaca di Kazantip è uno stato mobile, che ha confini, ma non un’area stabile e può occasionalmente cambiare la sua posizione nello spazio”.

È una realtà nomadica. Un festival che grazie al suo DNA mutante riesce a sorprendere se stesso.

Detto ciò, dimenticate la Crimea ed i panzer che oggi la occupano. Kazantip quest’anno si terrà in Georgia, sempre sul Mar Nero, un po’ più a destra.

L’articolo 5 della Costituzione dice che Kazantip è una società di sogno e la sua policy è quella di alzare lo stato di sogno dei suoi cittadini.

I sogni hanno identità multiple e non serve passaporto. A noi purtroppo si.

Tutto nacque nel 1992 da un contest di windsurf vicino una centrale nucleare incompleta. Cinque anni dopo venne l’idea di fare un party chiamato Una notte al reattore. Venivano gettate le basi per la storia del movimento rave Russo e in pochi anni divenne il festival di ogni cosa, con una grande partecipazione di surfisti, dj’s, ravers, giornalisti e stralunati a consacrazione di sesso, mare ed estate (L’articolo 11 sottolinea l’importanza dei Freaks come tesoro nazionale protetto dal Ministero della Cultura). Impossibilitati a raggiungere i rave europei a causa del visto, il Kazantip festival creava una valvola di sfogo per le nuove generazioni dell’Est, che nascevano dalle ceneri della caduta del muro di Berlino e dal crollo dell’ Unione Sovietica letteralmente assetate di (s)ballo. Dal 2000 si decise di cambiare location e da festival divenne Repubblica. Questo fu il salto paradigmatico che ha contribuito al mito di Kazantip.

Voi ora mi direte: «Ma perché ci stai tediando con tutto ciò? Parlaci di Pussy, è per quello che sto leggendo l’articolo!»

http://kazantip-republic.com 

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