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	<title>The Trip Mag &#124;&#124; inviaci il tuo TRIP -&#62; info@thetripmag.com</title>
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	<description>Rivista freepress sui viaggi nel mondo</description>
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		<title>Stefano Mattia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 14:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[pagina del fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[FOTO D&#8217;ARTE: DIVENTA PROTAGONISTA DI QUESTA PAGINA Londra 2008 foto di Stefano Mattia stefanomattia.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>FOTO D&#8217;ARTE: DIVENTA PROTAGONISTA DI QUESTA PAGINA</p>
<p>Londra 2008</p>
<p>foto di Stefano Mattia</p>
<p><a href="http://www.stefanomattia.it/" target="_blank">stefanomattia.it</a></p>
</div>
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		<title>lei più di chiunque altra</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2010/07/28/lei-piu-di-chiunque-altra/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte, musica e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[SCRIVI LA TELEFONATA CHE VORRESTI RICEVERE

Il mondo sta per finire. Lo predicono i Maya ma sotto sotto lo temiamo un pizzico anche noi. Il clima è imprevedibile, le api iniziano a sparire, in famiglia fioccano gli omicidi, le tv non sanno più intrattenere e per la strada la gente corre sorda e spedita verso le proprie solitudini. Quando la filosofia diventa incapace di offrire risposte immediate sull’umana paura di essere insignificanti di fronte al nulla, è all’arte che possiamo rivolgerci con rinnovata speranza in cerca di un senso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marco Costa</p>
<p><strong>SCRIVI LA TELEFONATA CHE VORRESTI RICEVERE </strong></p>
<p>Il mondo sta per finire. Lo predicono i Maya ma sotto sotto lo temiamo un pizzico anche noi. Il clima è imprevedibile, le api iniziano a sparire, in famiglia fioccano gli omicidi, le tv non sanno più intrattenere e per la strada la gente corre sorda e spedita verso le proprie solitudini. Quando la filosofia diventa incapace di offrire risposte immediate sull’umana paura di essere insignificanti di fronte al nulla, è all’arte che possiamo rivolgerci con rinnovata speranza in cerca di un senso.</p>
<p>“Learning to love you more”: questo è l’ultimo lavoro di Miranda July in collaborazione con Harrel Fletcher, un libro che raccoglie e documenta le reazioni del pubblico alle sessantatre proposte creative pubblicate sul sito <a href="http://www.learningtoloveyoumore.com/" target="_blank">learningtoloveyoumore.com</a>. A prima vista potrebbero sembrare inutili e bizzarre queste testimonianze di creatività autoreferenziale &#8211; fai una foto sotto il tuo letto, o ad una coppia di sconosciuti che si tiene per mano, descrivi una litigata, fai il ritratto dell’amico di un amico, passa del tempo con qualcuno prossimo alla morte &#8211; ma non sarà un caso se migliaia di persone hanno partecipato ferventi, inviando i materiali e le parole che hanno infine composto il libro.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>QUESTA PERSONA</strong></p>
<p>Quando dici Miranda July chi la conosce fa: “Quella di <em>Me &amp; You &amp; Everyone we know</em>”, che nell’immaginario collettivo è un piccolo film indipendente del 2005, scritto, diretto e interpretato da questa giovane e affascinante freak girl dai riccioli neri scarmigliati, senza seno, vestita con abiti di seconda mano eccentrici ma distinti, che ha girato il mondo come un virus per spiazzare il nostro comune senso del pudore, riconciliandoci con la semplicità e lo stupore, allargando il sospetto di surrealtà che cova nel nostro vivere quotidiano. Dopo aver vinto importanti riconoscimenti, anche gli scettici più accaniti hanno iniziato ad occuparsi del fenomeno July, scoprendo come quel piccolo origami di film in cui si sfiorano temi indescrivibili in un crescendo di intime epifanie, fosse il frutto di un percorso esclusivo e marginale fatto di performance, scrittura e, perché no, di sesso gioioso.</p>
<p><strong>ENTER THE SECRET PASSWORD </strong><strong> </strong></p>
<p>Per capire di che arte si tratti, basta andare sul sito personale di Miranda (<a href="http://mirandajuly.com/" target="_blank">mirandajuly.com</a>) e subito si viene accolti da una schermata bianca in cui perentoria ci viene chiesta la Password Segreta. Per fortuna due righe più sotto ecco la voce di Miranda che ti dice di pulire la mente e digitare la parola, perché lo sai qual è, sì dentro di te l’hai sempre saputa. Così quando riesci ad entrare nessuno pensa sia un facile trucco, ma un altro minuscolo atto d’amore per ridarci una scintilla di fiducia in più nella nostra incontrovertibile unicità.</p>
<p>Miranda Jennifer Grossinger, vero nome della July, secondo wikipedia è un’artista,  musicista, scrittrice, attrice e regista statunitense, il che suona un tantino pretenzioso ma è più vero del vero. Figlia di editori alternativi e new age, Miranda si è formata in un clima inusuale e scriteriato: “A casa c’era sempre qualche matto borderline che stava scrivendo un libro per mio padre e aveva bisogno di abitare con noi fino al suo completamento”.</p>
<p><strong>ARE YOU THE FAVOURITE PERSON OF ANYBODY?</strong></p>
<p>“Tu più di chiunque altro” è il titolo della sua raccolta di racconti magici e strampalati, una sorta di vademecum della sua poetica. In queste pagine leggere e spiazzanti ci sono storie che nessuno s’azzarderebbe a raccontare. Una ragazza malinconica che dà lezioni di nuoto ad un manipolo di anziani nel suo salotto. Il resoconto di sogni umidi in cui fare l’amore col principe William durante un terribile terremoto. Un cane di nome Patata che scappa alla sua padrona. Un padre che prima di morire insegna alla figlia le sue mosse speciali per far godere una donna. L’universo letterario di Miranda non ha immediati riferimenti, è originale e disinibito, stralunato e minimale, ci insegna con delicatezza e acume a riconciliarci con il mondo e le sue assurdità poiché in fondo i primi ad essere strambi e ridicoli siamo proprio noi esseri umani. Quello che sorprende nel lessico autoriale di Miranda è l’elemento erotico, che trova spazio di fianco alla poesia del quotidiano, e si fa manifestazione di gioia, irrequietezza e riscatto per questi personaggi che nonostante disastri o nostalgie inconsolabili, riescono sempre ad imparare qualcosa in più su di loro, la loro vita, i loro amori: “La gente tende a fare comunella con quelli della stessa taglia perché è più agevole per il collo. A meno che non ci sia di mezzo una storia romantica, nel qual caso la differenza è sexy. Significa: sono disposto a coprire la distanza per te”.</p>
<p><strong>COME FARE UN BOTTONE </strong></p>
<p>Tra i nuovi progetti di questa attivista emozionale, oltre a deliziare il suo fidanzato videoartista Mike Mills e stabilire un rapporto paritario col suo gatto, c’è il ritorno alla regia con un lungometraggio intitolato dapprima <em>Satisfaction</em> quindi <em>The Future</em>, che tratta la crisi di una coppia di trentenni innamorati e sposati, ma di cui si sa ancora poco e niente. Per il resto la troveremo nei più importanti musei e fondazioni in giro per il mondo dove, grazie al cielo, alla sua arte viene offerto lo spazio e l’attenzione che merita. A qualche pignolo concettualista le sue stravaganze potranno forse sembrare calcolate e smancerose, ma se il mondo sta davvero per finire, imparare ad amarci un po’ di più, incoraggiandoci anche solo con una parola confortante scritta sul portellone del nostro frigorifero, mi sembra la più dolce e catartica delle vie d’uscita.</p>
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		<title>pop market</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[moda, tendenza & Co.]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è il Rose Market nella bohemien Fitzroy, dove giovani artisti trovano spazio per offrire la loro arte nella produzione di accessori e vestiti. Non solo dipinti e sculture, ma anche collane, spille, mollette, cuscini e vestitini per bambini. Da vecchie scatole e bottoni ricavano graziosi bracciali e collane, con vecchi vinili simpatici portafoto. Come in un quadro di Warhol gli scaffali e i banchi vengono riempiti in stile pop art.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Iodice</p>
<p>Qui a Melbourne l’arte è qualcosa che si consuma e che fa parte della giornata. Negozi, bar e ristoranti curano i locali con grande attenzione all’aspetto.</p>
<p>L’usato e il vintage sono molto di moda e la domenica mattina ogni sobborgo della città si riempie di mercatini che ripropongono qualsiasi forma li richiami.</p>
<p>C’è il Rose Market nella bohemien Fitzroy, dove giovani artisti trovano spazio per offrire la loro arte nella produzione di accessori e vestiti. Non solo dipinti e sculture, ma anche collane, spille, mollette, cuscini e vestitini per bambini. Da vecchie scatole e bottoni ricavano graziosi bracciali e collane, con vecchi vinili simpatici portafoto. Come in un quadro di Warhol gli scaffali e i banchi vengono riempiti in stile pop art.</p>
<p>Domenica scorsa siamo stati al Camberwell Market nell’omonimo quartiere, dove abbiamo incontrato tre giovani cinquantenni alla ricerca di divertimento e stravaganza. Diana, una di loro, ci ha raccontato come questo mercatino sia eccentrico per questo posto. Lei e le sue amiche vivono lì da quando erano bambine e amano la domenica mattina perché possono stare sedute a bere il caffè in mezzo a mille persone affaccendate nella ricerca di un oggetto o di un vestito insolito.</p>
<p>Camberwell Market è infatti un grande parcheggio dove chiunque può prenotare uno spazio e sostare con la sua macchina per la vendita di vecchi oggetti. Caratteristico lo sportellone del bagagliaio delle auto aperto, utilizzato come bancone o vetrina. La nostra amica ci racconta infatti, che la gente va lì per vendere “garage stuff”, ossia tutte quelle cose che mettiamo in cantina perché non ci servono più. Ancora più interessante è stato incontrare ragazzi che venivano dalla capitale australiana di Canberra solo per trovare un abbigliamento o un accessorio che li rendesse diversi dagli altri.</p>
<p>Tutti gli australiani conoscono bene questo mercato perché è ormai da trent’anni che si ripete nonostante le lamentele dei negozi intorno e la sua atipicità rispetto al luogo. Camberwell è un sobborgo tra la middle e la upper class &#8211; ci dicono ancora Diana e le sue amiche &#8211; ed è davvero una diversità ospitare qualcosa di vecchio e sporco in un posto così ordinato ed elegante. Ma nessuno sa farne a meno, perchè con molto poco riesci a portare a casa borsette e cinture davvero cool.</p>
<p>Noi abbiamo trovato vecchie pentole e vecchi telefoni ma, soprattutto ci ha divertito scovare, tra vecchi dischi, un successo nostrano, San Remo 1967, Little Tony e Cuore Matto! Gli australiani sono pazzi per l’Italia e qualsiasi oggetto la rappresenti diventa un cult.</p>
<p>Le buste per la spesa, le spille da attaccare ai cappotti, il giornale, l’organizzazione di un evento come quello del mercato domenicale, il caffè e il piatto del giorno sono cuore pulsante di un’attività popolare che cerca la scoperta di uno stile e la creazione di uno spazio che arricchisca il valore artistico della città.</p>
<p>Camberwell Market è forse l’unico spazio di Melbourne dove non si vende arte ma dove si comprano strumenti per farne. C’è chi si diverte a venderli e chi a racimolarli. Tutto in un puzzle perfetto, dove la merce è il pezzo necessario per comporre il quadro del folclore urbano. Gli oggetti si sponsorizzano da soli per la loro atipicità, e anche delle vecchie bambole possono essere interessanti per dare colore al dipinto giornaliero. Il mercatino di Camberwell non impegna nessuno, diverte chi vende a fingersi mercante ed entusiasma chi compra, facendolo sentire speciale. L’oggetto viene valorizzato non dal prezzo ma dall’acquisto, dalla capacità di scovare un surrogato di arte popolare.</p>
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		<title>transiberién express</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[sidebar]]></category>
		<category><![CDATA[the chic trip]]></category>
		<category><![CDATA[ferrovia transiberiana]]></category>
		<category><![CDATA[kazakistan]]></category>
		<category><![CDATA[la Miss]]></category>
		<category><![CDATA[stoffe pregiate]]></category>
		<category><![CDATA[trans siberien express]]></category>
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		<description><![CDATA[La mia prima settimana di lavoro è stata divertente. A proposito, sono una “cool hunter”, una cacciatrice di tendenze. Lavoro con una mia amica stilista per una casa di moda (di cui non posso fare il nome perché quelli di “the trip” sono molto fiscali) e il mio ruolo è a dir poco fondamentale: devo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia prima settimana di lavoro è stata divertente. A proposito, sono una “cool hunter”, una cacciatrice di tendenze. Lavoro con una mia amica stilista per una casa di moda (di cui non posso fare il nome perché quelli di “the trip” sono molto fiscali) e il mio ruolo è a dir poco fondamentale: devo scoprire cosa andrà di moda con un paio di stagioni di anticipo.</p>
<p>In teoria dovrei girare per strada con una macchina fotografica ed immortalare qualsiasi cosa mi ispiri. In pratica salvo le foto che più mi piacciono da SartoriaList. D’accordo, non è ortodosso, ma fa troppo caldo in questi giorni per andarsene in giro a fare foto.</p>
<p>Comunque, domani si parte. Primo viaggio di lavoro… con il capo. So solo che andremo a Mosca e a Pechino alla ricerca di stoffe pregiatissime e “suggestioni orientali” (cito testualmente il boss).</p>
<p>Una volta a Mosca, una lunghissima limousine ci accompagna alla stazione e saliamo su un treno magnifico. Sembra di essere in un romanzo di Agatha Christie. Ok, confesso: ho solo visto i film. Quelli in cui c’è Jane Birkin, più bella che mai.</p>
<p>Tavoli di cristallo, tappeti persiani, divani in pelle e la cuccetta in cui vengo scortata da un cortese stuart è una vera e propria camera da letto dotata di ogni comfort.</p>
<p>“Signorina, saremo a Sua completa disposizione a bordo del Trans-Sibérien Golden Eagle durante i venti giorni di…” COSAAAAA?</p>
<p>Non stiamo andando a Mosca e a Pechino. Stiamo andando da Mosca a Pechino. In treno.</p>
<p>Non lo sapevo. Sono quasi certa che il mio capo non ne abbia fatto parola. Estraggo il palmare dalla custodia di Miu Miu e trovo subito tra le e-mail ricevute una comunicazione – non ancora letta – riguardo i dettagli del viaggio.</p>
<p>Fortunatamente ho con me, come sempre, tutto l’armadio. Si parte.</p>
<p>Volgograd. Triste e grigia. Deserto Kara Koum. Pare sia in Kazakistan o qualcosa che finisce per -stan. Il terreno sembra la pelle di Rita Levi Montalcini. Sosta a Khiva: ho letto su Wikipedia che questa cittadina dell’Uzbekistan (tutti uguali questi nomi!) era il centro del commercio tra la Mongolia, la Russia, la Cina e la Persia, per questo inizieremo qui le ricerche. Khiva sembra un enorme castello di sabbia, di quelli che fanno i bambini prodigio. Il mercato è una profusione di colori, le stoffe sono impalpabili e ricche. Questo viaggio inizia a piacermi, ma lo spazio a me concesso è sempre troppo poco (frecciatina al direttore) per raccontarne tutti i dettagli.</p>
<p>Il decimo giorno siamo a Samarcanda – ho evitato accuratamente di cantare “Oh oh cavallo”, ma il motivetto mi assilla – che è incantevole. Patrimonio dell’UNESCO, Samarcanda è sfarzo elegante, discreto, architettura sinuosa, volti in cui si mischiano occhi a mandorla e tratti arabeggianti.</p>
<p>Siamo stanchi, ma a bordo del treno questa sera è prevista una degustazione di cibi e bevande dell’Asia Centrale, a cura di uno chef dal nome impronunciabile.</p>
<p>Passata Almaty, entreremo in Cina, cambiando treno. Lo “Shangri-La Express” avrà comunque i rubinetti dorati?</p>
<p>continua…</p>
<p>La Miss</p>
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		<title>swedish identity</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconto personale]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Il freddo è stimolante. Fastidioso forse, ma stimolante. Di questo sono fermamente convinta. Sono le scuole dei grigi paesi nordici che sfornano in continuazione nuovi talenti creativi, futuri protagonisti della scena mondiale, neanche fosse la cosa più facile del mondo. Sono diventati quasi noiosi. Fra i vari paesi nordeuropei la Svezia è sicuramente un caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il freddo è stimolante. Fastidioso forse, ma stimolante. Di questo sono fermamente convinta. Sono le scuole dei grigi paesi nordici che sfornano in continuazione nuovi talenti creativi, futuri protagonisti della scena mondiale, neanche fosse la cosa più facile del mondo. Sono diventati quasi noiosi.</p>
<p>Fra i vari paesi nordeuropei la Svezia è sicuramente un caso particolare, non perché meno interessante dei vicini, quanto piuttosto perché la creatività svedese è sicuramente dotata di una forte identità. Identità che la rende riconoscibile e unica nel suo genere. Genitori di Ikea e H&amp;M, i biondi svedesi possono vantare il fatto, assolutamente non trascurabile, di aver inventato il design low cost, invadendo il mondo con mobili fai da te e abiti firmati da stilisti del calibro di Viktor &amp; Rolf a prezzi stracciati. Oggi chiunque è in grado di montare una libreria e può di presentarsi ad una cena con un paio di scarpe dalla qualità discutibile ma firmate Jimmy Choo. E tutti possono permettersi un paio di jeans ultra skinny. Quando infatti questa moda generava ancora delle perplessità si è fatto strada Cheap Monday, che oggi vende i suoi jeans dai prezzi abbordabili nelle boutique di tutto il mondo accanto ai pezzi dei designer più famosi. Nato sulla bancarella di un mercatino svedese domenicale (da qui il nome), oggi Cheap Monday firma un’intera linea di abbigliamento sia maschile che femminile, e allo stesso brand fa capo la catena di negozi Weekday. Questa primavera ha visto fra l’altro Ann-Sophie Back diventarne direttore creativo. La designer di Stoccolma, oggi considerata uno di nomi più interessanti del fashion business e paragonata da molti al mostro sacro Margiela, torna a casa dopo dieci anni trascorsi in Inghilterra, dove si è fatta un nome presentando le proprie creazioni sulle passerelle della London Fashion Week e firmando recentemente una linea in collaborazione con Topshop.</p>
<p>La Svezia, nella mentalità comune legata alla creatività abbordabile del gigante H&amp;M, sta cercando di trasformarsi, slegandosi per quanto possibile dall’aspetto puramente commerciale. Le varie fiere sono state aperte a tutti, non solo agli addetti ai lavori, e la Stockholm Fashion Week è stata divisa in due settimane, una dedicata alle sfilate e l’altra orientata al commerciale, come a voler separare formalmente i due aspetti. La moda svedese è oggi caratterizzata da una pluralità di brand più o meno conosciuti ma tutti dotati di una forte personalità e identità. A differenza quindi del passato, quando tutto si riduceva ad una reinterpretazione di qualcosa di già visto, oggi la Svezia vuole affermare la propria originalità. Fra coloro che hanno già raggiunto questo scopo va sicuramente menzionato Acne, collettivo creativo conosciuto in tutto il mondo come marchio di moda, ma che non tutti sanno essere anche molto altro, fra cui un progetto editoriale. Acne Paper è infatti una rivista semestrale di fotografia, moda e arte, frutto del lavoro congiunto di Acne Jeans, Acne Film, Acne Digital e Acne Creative. Nientedimeno. Ciascun numero è creato attorno ad un’idea chiave, un tema senza tempo che è in grado di coinvolgere chiunque lavori in un ambito creativo, indipendentemente dalla cultura, dalla nazionalità o dall’età. Ecco ancora una volta ripetersi, anche se in ambito e contesto assolutamente diversi, il concetto svedese di creatività condivisa e diffusa, in grado di raggiungere chiunque ne sia interessato. Tornando alla moda, Acne, che sta per Ambition to Create Novel Expressions, firma una linea di abbigliamento dalle linee minimali e dal fitting perfetto, caratteristiche che accomunano la maggioranza dei designer suoi connazionali. Funzionalità è la parola chiave.</p>
<p>Altro brand che si sta affermando a livello internazionale è Minimarket, disegnato dalle sorelle Sofie, Pernilla and Jennifer Elvestedt, e premiato nell’ambito degli Elle Awards 2009 come miglior designer. Nato nel 2006 come linea di abbigliamento femminile, il marchio comprende oggi una linea di accessori, in particolare scarpe, e ha lanciato lo scorso autunno la linea Mini for Many, venduta online e in negozi selezionati in Svezia, Finlandia, Danimarca e Spagna.</p>
<p>La lista di designer e brand svedesi è lunga, dai più famosi Filippa K, WeSC, J.Linderberg, Hope, Nudie, Ann-Sophie Back e Acne, a Diana Orving, Odeur, Whyred e chi più ne ha più ne metta. La moda svedese ha tutte le carte in regola per farsi valere sui mercati internazionali e far conoscere al mondo i propri creativi. Per quanto possa risultare troppo ambizioso l’obiettivo di spodestare dal ruolo di bandiera nazionale il mostruoso H&amp;M, gigante che ha invaso la bellezza di trentotto paesi con uno staff di quasi 40.000 persone e che conta sessantasei negozi nella sola Italia, i giovani designer stanno ottenendo l’attenzione che meritano, fatto dimostrato dall’aumento delle esportazioni, che sono addirittura raddoppiate negli ultimi sei anni.</p>
<p>La Svezia vuole affermare la propria identità, un’identità creativa ben definita, caratterizzata da numerosi aspetti che sono allo stesso tempo diversi e complementari, e per questo assolutamente originale e unica.</p>
<p>di <a href="http://www.margretblog.com/wordpress/" target="_blank">Marianna Kuvvet</a></p>
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		<title>l’adolescente  profeta</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2010/07/28/l%e2%80%99adolescente-profeta/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte, musica e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine degli anni Settanta, a Roma, il quartiere di San Lorenzo vive un particolare periodo di fermento artistico animato da pittori e scultori del calibro di Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Bruno Ceccobelli, che occupano studi e spazi comuni dove sperimentare nuove possibilità espressive. All’interno della Nuova Scuola Romana appare una figura femminile molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine degli anni Settanta, a Roma, il quartiere di San Lorenzo vive un particolare periodo di fermento artistico animato da pittori e scultori del calibro di Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Bruno Ceccobelli, che occupano studi e spazi comuni dove sperimentare nuove possibilità espressive. All’interno della Nuova Scuola Romana appare una figura femminile molto particolare, una giovanissima fotografa che condivide col gruppo la ricerca di un nuovo stile creativo. Si tratta di Francesca Woodman, fantasma che ancora aleggia in quei luoghi che a lei furono così congeniali.</p>
<p>Nasce a Denver, in Colorado, il 3 aprile del 1958, da una famiglia di artisti. Il padre è pittore, la madre ceramista ed il fratello si dedica alla video arte, nuova sperimentazione artistica che prende forma proprio negli anni Sessanta. Comincia a fare i primi scatti all’età di tredici anni e, sapendo già perfettamente cosa vuole dalla macchina fotografica, come usarla, quale luce e inquadratura sfruttare, dimostra un’insolita maturità per la sua età.</p>
<p>La prima volta che ho visto le sue fotografie, guardandole una dopo l’altra, mi sono sentita completamente catturata, e la sensazione che ho avuto è stata quella di sfogliare, pagina per pagina, un vero e proprio diario visivo, all’interno del quale, per una strana ragione, diventavo sempre più la protagonista di quello straordinario e coinvolgente viaggio emotivo. L’immedesimazione non è difficile. La Woodman è modella di se stessa, e il suo corpo, spesso nudo, viene collocato in un set fotografico scrupolosamente preparato, quasi completamente vuoto, angusto e claustrofobico, con una luce studiata appositamente per sfaldarne la consistenza. Ne escono immagini di donne che, rese quasi fantasmi, si fondono con l’intonaco dei muri, giocano con la propria ombra, si nascondono tra mobili e oggetti. Quel tipo di tecnica, che oggi può apparire banale, all’epoca rientra in un movimento che effettua una vera rivoluzione nel modo di fare fotografia.</p>
<p>Nel 1975 Francesca s’iscrive alla Rhode Island School of design di Providence, e i “maestri” che la ispirano maggiormente, infatti,  sono Man Ray, Arthur Felling Weegee e Duane Michals. Quest’ultimo è l’esempio più evidente di come si fossero sovvertite le convinzioni sulla fotografia. L’affermazione di Henri Cartier-Bresson: “Attraverso le nostre macchine fotografiche, noi accettiamo la vita in tutta la sua realtà”, diventa obsoleta. Verso la metà degli anni Sessanta Michals usa la macchina fotografica in modo completamente diverso, considerandola il mezzo più adatto per illustrare tutto ciò che invece è invisibile agli occhi. Si entra così nella sfera dell’immaginario, cercando di mettere a fuoco i sentimenti, lo spirito e i sogni. Questa è la strada che cerca di seguire la nostra “adolescente profeta”, come è stata definita dalla critica, una strada che conduce nei meandri dell’inconscio, che smaschera le paure, così come i desideri.</p>
<p>Con la spontaneità tenera e irrequieta dell’età adolescenziale, limbo temporale nel quale Francesca resterà sospesa in eterno, i suoi autoritratti nudi, pur essendo immagini molto forti e intense, non risultano mai volgari, ed il suo corpo a volte celato a volte ostentato non è mai sintomo di narcisismo. Una parte importante della sua produzione artistica è legata al suo periodo romano (1977-78). Le foto sono tutte scattate in interni, case decadenti e vuote, dove la figura femminile sembra esplorare quel vuoto e dialogarci, condividendone la sua intimità.</p>
<p>L’enigma sembra essere più vicino al “dove sono” che al “chi sono”, rivendicando uno spazio soprattutto psichico, sembra quasi che gli ambienti che lei stessa si crea siano gli unici ove ella possa esistere fino in fondo. Nel silenzio di una stanza si materializza il suo regno interiore. La sua figura, a volte conquistata dal sonno o dalla morte abbandonata sul pavimento, dentro una vasca da bagno o sopra una roccia nuda, oscilla continuamente tra la dimensione reale e quella del sogno. Quello che molti scambiano per un’ostinata ricerca d’identità, spesso non è altro che, tramite il suo esistere per dissolvenza e il suo scomparire fondendosi con l’universo che la circonda, una cancellazione di sé.</p>
<p>Nel 1979 Francesca Woodman si trasferisce a New York, dove fa anche da modella per pittori e fotografi. Alla fine del 1980 cade in una profonda depressione che la porterà, il 19 gennaio del 1981,  a buttarsi da un palazzo, scomparendo così per sempre. Le motivazioni del suo suicidio restano più o meno oscure, come quei volti spesso nascosti nelle sue foto, che impedivano così all’obiettivo di poter “fermare” il suo sguardo svelando palesemente la sua anima. Mi piace, semmai,  ritrovarle nelle sue parole: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffé e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.</p>
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		<title>delfini rosa</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconto personale]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;Piranha e anaconde Con un volo da Bogotà sono in un&#8217;ora e mezza a Leticia, principale città colombiana dell&#8217;Amazzonia. All&#8217;aeroporto mi vengono a prendere i miei due host di Couchsurfing. Posiamo le valigie e andiamo a mangiare in motorino a Tabatinga, la città brasiliana che confina con Leticia. In realtà si tratta di un’unica città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;Piranha e anaconde</strong></p>
<p>Con un volo da Bogotà sono in un&#8217;ora e mezza a Leticia, principale città colombiana dell&#8217;Amazzonia. All&#8217;aeroporto mi vengono a prendere i miei due host di Couchsurfing. Posiamo le valigie e andiamo a mangiare in motorino a Tabatinga, la città brasiliana che confina con Leticia. In realtà si tratta di un’unica città separata da una via con la frontiera e i militari di entrambi i paesi. Ma le due parti sono due mondi differenti.</p>
<p>A Tabatinga mangiamo ceviche, il famoso pesce crudo peruviano, buonissimo! La sera andiamo in un bar a tomar aguardiente, liquore tipico colombiano con lo zucchero di canna, e facciamo le sei del mattino.</p>
<p>Il giorno dopo prendiamo in prestito delle canoe e ce ne andiamo tra i mille fiumi che si creano durante la stagione delle piogge. Natura a 360° con scimmiette che saltano sugli alberi sopra di te. Scopro di aver fatto il bagno tra i piranha e le anaconde  solo dopo essere risalito sulla canoa dai miei “premurosi” amici.</p>
<p>Il terzo giorno prendo una barchetta “bus”a motore e mi dirigo a Puerto Narino, un tempo comunità indigena, oggi un gioiellino culturale nel cuore di tenebra dell&#8217;Amazzonia. Una volta arrivato, poso la mia roba e prendo una lunga e stretta barca a motore per andare a caccia “del piatto forte” di questo posto: i delfini rosa.</p>
<p>Il delfino dell&#8217;Amazzonia è uno delle cinque specie di delfini di acqua dolce che si possono trovare nella foresta più grande del mondo. Può arrivare fino a tre metri di lunghezza per 150 kg. Le pinne laterali sono grandi rispetto al corpo, mentre quella dorsale è molto piccola. Le vertebre del collo non sono saldate, permettendogli una maggiore rapidità. Il suo colore, che lo rende così suggestivo, è dovuto alle sostanze naturali che si trovano nelle acque del fiume che, a contatto con la pelle di questo mammifero, schiariscono il suo colore naturale, il grigio.</p>
<p>Mi sembra di rivivere “Cuore di tenebra” mentre la guida mi illustra tutte le piante e gli animali che incontriamo, tra cui un bradipo. Dopo l&#8217;avvistamento di un falco arriviamo in una laguna dove si spostano i delfini nel pomeriggio. Avvistarli non è difficile, fargli una foto invece si. Mi sento come quando si gioca al tiro al piattello. Una frazione di secondo per fare una foto senza sapere da quale parte uscirà il delfino. A volte vedi solo la schiena, altre volte invece esce completamente, e ogni tanto lo vedi saltare.</p>
<p>Come tutti gli animali dell&#8217;Amazzonia anche il delfino è un animale sacro e quello rosato è protagonista di una leggenda molto particolare. Si narra che un guerriero indigeno, invidiato dagli dei per la sua bellezza, fu trasformato in un delfino rosato. Durante le feste però, il delfino si trasformava nuovamente in un bellissimo straniero vestito di bianco con un sombrero di paglia. Nessuna donna era in grado di resistergli e il delfino le portava nel fiume a passare la notte con lui, lasciandole incinta e procreando nove mesi dopo dei bellissimi uomini-delfino.</p>
<p>La verità è che anche l&#8217;Amazzonia è inquinata e ha numerosi bracconieri… e i delfini rosati si stanno sempre più estinguendo.</p>
<p>di Daniele Montemale</p>
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		<title>TRAVELLING AROUND MELT!</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte, musica e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chitarre, beats, industria e natura. Tre giorni non stop immersi nell’affascinante decadentismo postindustriale di Ferropolis, una piccola penisola circondata dalle acque del lago Gremmin a sud di Berlino. Ferropolis &#8211; la città di ferro &#8211; un tempo luogo per l&#8217;estrazione del carbone, oggi oltre ad essere un museo a cielo aperto, è anche la cornice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chitarre, beats, industria e natura. Tre giorni non stop immersi nell’affascinante decadentismo postindustriale di Ferropolis, una piccola penisola circondata dalle acque del lago Gremmin a sud di Berlino. Ferropolis &#8211; la città di ferro &#8211; un tempo luogo per l&#8217;estrazione del carbone, oggi oltre ad essere un museo a cielo aperto, è anche la cornice di uno dei miglior festival in Europa: il Melt!</p>
<p>Tra le bande che hanno contribuito a diffondere la reputazione del festival: Aphex Twin, Underworld, Björk, Franz Ferdinand, Editors, The Streets, Oasis, Bloc Party,  Röyksopp e Michael Mayer, per citarne alcune. Mentre, tra gli 80 artisti che si alterneranno tra i sei palchi della tredicesima edizione del festival: Booka Shade, Chris Cunningham, dj Shadow, dOP, Ellen Allien, Fake Blood, Groove Armada, Hercules And Love Affair, Jónsi,  Kings of Convenience, Massive Attack, Matias Aguayo &amp; Band, Modeselektor, Simian Mobile Disco (DJ set), WhoMadeWho, Yeasayer, The Big Pink, Tobias Thomas. Il festival, che combina alla qualità musicale un ambiente surreale e l’efficienza tedesca, si prepara ad accogliere ventimila visitatori di trenta paesi differenti, per ballare circondati da gigantesche macchine industriali della metà del XX secolo. Cinque enormi escavatori, ognuno lungo fino a centotrenta metri e alto trenta, che totalizzano settemila tonnellate di estetica della storia industriale. Da lontano sembra l’inferno che brucia, e tra il ferro, la gente, le luci e i suoni, dopo il terzo drink crederai di essere in Blade Runner.</p>
<p>Per facilitare l’accesso al festival ed il soggiorno ci sono autobus a disposizione che partono da Berlino, un&#8217;area di campeggio libero e un servizio di noleggio di tende.</p>
<p>Tickets:</p>
<p>Abbonamento x 3 giorni: 94 euro</p>
<p>Abbonamento x 2 giorni: 74 euro</p>
<p>di Anna Mastrolitto</p>
<p><a href="http://www.travellingaroundmusic.com/" target="_blank">travellingaroundmusic.com</a></p>
<p>foto di <a href="http://www.alessialaudoni.com/" target="_blank">Alessia Laudoni</a></p>
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		<title>eventi  dal mondo</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2010/07/28/eventi-dal-mondo-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[BORYEONG (COREA DEL SUD) 17 LUGLIO &#8211; 25 LUGLIO “BORYEONG MUD FESTIVAL” Dei numerosi festival coreani, probabilmente questo è quello che attira il maggior numero di curiosi e visitatori. Oltre ad essere catturati dall’atmosfera unica del luogo, a Boryeona ci si può letteralmente tuffare nel fango, partecipando a lotte e  nuotate in vasche enormi. Chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BORYEONG (COREA DEL SUD)</strong></p>
<p><strong>17 LUGLIO &#8211; 25 LUGLIO</strong></p>
<p><strong>“BORYEONG MUD FESTIVAL”</strong></p>
<p>Dei numerosi festival coreani, probabilmente questo è quello che attira il maggior numero di curiosi e visitatori. Oltre ad essere catturati dall’atmosfera unica del luogo, a Boryeona ci si può letteralmente tuffare nel fango, partecipando a lotte e  nuotate in vasche enormi. Chi è alla ricerca di relax potrà godere degli effetti benefici del fango nella zona massaggi. Le serate invece vengono scandite da musica e fuochi d’artificio, per continuare a festeggiare sulla spiaggia fino all’alba.</p>
<p><a href="http://www.mudfestival.or.kr/english/main.php" target="_blank">mudfestival.or.kr</a></p>
<p><strong>HUNTINGDON (INGHILTERRA)</strong></p>
<p><strong>22 LUGLIO &#8211; 25 LUGLIO</strong></p>
<p><strong>“THE SECRET GARDEN PARTY”</strong></p>
<p>Lontano dalle città e dagli orari, dalle marche e dai confini, l’SGP è una vera e propria comunità temporanea che si riunisce per dare il via libera alla fantasia e alla creatività. Le sue installazioni interattive alla portata di tutti prendono spunto dal progetto del Burning Man. E, oltre all’arte, la musica, le esibizioni e le feste, i partecipanti sono coinvolti in workshop unici e variegati sull’astrologia, lo yoga, la magia, le scienze.</p>
<p>Libero, irriverente e seducente. Farne parte è come rivivere l’esperienza della piccola Mary Lennox nel suo “giardino segreto”.</p>
<p><a href="http://uk.secretgardenparty.com/2010/" target="_blank">uk.secretgardenparty.com</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>TROBRIAND ISLANDS (PAPUA NUOVA GUINEA)</strong></p>
<p><strong>ULTIMA SETTIMANA DI LUGLIO</strong></p>
<p><strong>“MILAMALA FESTIVAL”</strong></p>
<p>Lontana e selvaggia. La Papua Nuova Guinea regala paesaggi di ogni tipo: insenature, isole, arcipelaghi, montagne e foreste pluviali. E proprio la sua morfologia fa sì che la popolazione sia ancora oggi divisa in molte tribù, la maggior parte delle quali vive tuttora molto isolata dal mondo esterno.</p>
<p>Così sopravvivono diverse usanze antiche come il raccolto della “batata” (che non è altro che la patata dolce), celebrato ogni anno con grandi feste, danze e musiche tradizionali.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MAFIA ISLAND (TANZANIA)</strong></p>
<p><strong>1 AGOSTO &#8211; 15 AGOSTO</strong></p>
<p><strong>“MAFIA DANCE FESTIVAL”</strong></p>
<p>Solo qui è possibile ballare, divertirsi e rilassarsi in un’atmosfera pura e selvaggia, di fronte a una spiaggia tropicale ed in mezzo a una foresta di palme! Tutto nel massimo rispetto dell’ambiente. Un contrasto unico quello tra natura incontaminata e musica elettronica. Oltre al main stage e a quello di musica alternativa, trovate un palco dedicato all’Africa ed uno denominato “awareness” (percezione, consapevolezza), dove, tra yoga e meditazione, si può assistere a proiezioni, letture e dibattiti su temi globali come l’ambiente e la spiritualità. Chi vuole può allontanarsi qualche ora per partecipare a dei safari organizzati in giro per l’isola.</p>
<p><a href="http://www.mafiadancefestival.com/" target="_blank">mafiadancefestival.com</a></p>
<p><strong>ROCK CREEK LODGE (MONTANA)</strong></p>
<p><strong>4 AGOSTO &#8211; 8 AGOSTO</strong></p>
<p><strong>“TESTICLE FESTIVAL”</strong></p>
<p>Leggetevi il capitolo &#8220;Il Festival del Testicolo&#8221; contenuto nel libro di Chuck Palahniuk &#8220;La scimmia pensa, la scimmia fa&#8221; e partite per il nord degli Stati Uniti dove ha luogo uno dei festival più bizzarri del pianeta. Detti anche “ostriche delle Rocky Mountains”, più di 15.000 testicoli di toro vengono marinati nella birra, impanati e fritti sempre nella birra. L’entrata è riservata ai maggiori di ventun’anni.</p>
<p><a href="http://www.testyfesty.com/" target="_blank">testyfesty.com</a></p>
<p><strong>LAGO IDANHA-A-NOVA (PORTOGALLO)</strong></p>
<p><strong>18 AGOSTO &#8211; 26 AGOSTO</strong></p>
<p><strong>“BOOM FESTIVAL”</strong></p>
<p>Affacciato su un lago immerso nel verde, il festival concettuale portoghese – dove il concetto è proprio la natura – giunge quest’anno alla sua ottava edizione e si sposta in una location ancora più suggestiva e mozzafiato, oltre che molto più comoda (grazie all’ombra degli alberi ed al terreno piatto dove poter campeggiare). Il tema è l’acqua e l’obiettivo quello di allargare la mente e scoprire le dimensioni più nascoste della natura, attraverso il contatto diretto con la musica e l’arte in tutte le sue forme.</p>
<p><a href="http://www.boomfestival.org/boom2010/" target="_blank">boomfestival.org</a></p>
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		<title>libri</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2010/07/28/libri-4/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Il viaggio: da esperienza autobiografica a virtuosismo letterario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio: da esperienza autobiografica a virtuosismo letterario.</p>
<p><strong><em>Sulla strada</em> di Jack Kerouac</strong></p>
<p>Anno: 1959</p>
<p>Editore: Mondadori</p>
<p>Euro: 9,50</p>
<p>Pagine: 362</p>
<p>Il coast to coast epico, manifesto in “prosa spontanea” della beat generation, voce di quella generazione in attesa, i ribelli senza causa, poeticamente descritti nell’urlo di Ginsberg. Il racconto dell’amicizia tra l’autore e Cassady, approfondita dall’esperienza della strada. Non sapere dove, essere coscienti solo del perché non rimanere. L’impossibilità di adattarsi alla società conformista e borghese che li circonda, la continua ricerca di esperienze sotto l’effetto deformante di alcol e droga, a ritmo di jazz.</p>
<p><strong><em>Le vie dei canti</em> di Bruce Chatwin</strong></p>
<p>Anno: 1987</p>
<p>Editore: Adelphi</p>
<p>Euro: 12</p>
<p>Pagine: 390</p>
<p>In Australia ogni pietra, fiume, collina e bush raccontano la loro storia. Sono le vie dei canti, patrimonio, cultura e tradizione degli aborigeni. Chatwin le riporta così come le ha vissute nella sua esplorazione, che non si limita ad essere una conoscenza del posto, ma diviene una presa di coscienza sul perché del viaggio, e un approfondimento sul nomadismo, oltre ad una critica sull’occupazione selvaggia, sulla guerra e sul non rispetto. Ancora prima di scrivere il suo libro più famoso, “In Patagonia”, già lavorava su questo testo, affascinato dalla geografia totemica e dalla capacità comunicativa di questo popolo.</p>
<p><strong><em>L’arte di viaggiare </em>di Alain De Botton</strong></p>
<p>Anno: 2002</p>
<p>Editore: Guanda</p>
<p>Euro: 13,50</p>
<p>Pagine: 250</p>
<p>Scegliete come compagni di viaggio Hopper, Flaubert, Baudelaire, Huysmans, Wordsworth, Van Gogh. Dalle attese della partenza all’abitudine del ritorno, attraverso i mezzi di trasporto, l’arte non può che aprirci gli occhi ed insegnarci a vivere. Nelle opere d’arte ritroviamo infatti lo stesso processo di semplificazione o di selezione che caratterizza la nostra fantasia. Oltre al dove andiamo, dobbiamo domandarci il come ed il perché. Dobbiamo lasciarci sedurre da piccoli dettagli ricchi di significato e perderci, come i protagonisti dei quadri di Hopper, nell’assenza d’intimità dei luoghi pubblici. Meditare sull’insignificante fragilità umana rivolgendo l’attenzione ai luoghi del sublime e fermarci a pensare, come Pascal, sul perché essere qui, ora, piuttosto che altrove ed allora. “Chi mi ci ha messo?”</p>
<p><strong><em>Conoscerete la nostra velocità</em> di Dave Eggers</strong></p>
<p>Anno: 2002</p>
<p>Editore: Mondadori</p>
<p>Euro: 9,50</p>
<p>Pagine: 396</p>
<p>Il giro del mondo in una settimana. Magari non completo, visto che i primi intoppi s’incontrano già all’aeroporto. Ma se è Eggers a scrivere, potete anche aspettarlo, l’aereo. La sua narrativa, sperimentale, innovativa, geniale è la protagonista di questo romanzo. Un viaggio prima di tutto introspettivo nella mente del protagonista, che tocca in maniera ugualmente poetica picchi di pura scrittura e momenti di estrema ironia. Organizzazione: zero. Soldi: tanti, da spendere assolutamente, addirittura da regalare. Combattere contro l’archivio mentale andando così veloci da non pensare a nulla. Niente capitoli, perché il tempo passa senza pause. Benvenuti nel quarto mondo, dove scegliere di rimanere.</p>
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