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		<title>tutti a bordo dello Scoop Tour!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 15:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ben&Jerry's]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Ben&#38;Jerry’s: tutti a bordo dello Scoop Tour! “Perché farlo, se non è divertente?” è la frase che potreste sentir dire dal buon Jerry Greenfield se vi trovaste in questo momento nel quartier generale di Ben&#38;Jerry’s. Lo spirito goliardico e la voglia di divertire e divertirsi, infatti, sono da sempre tra i principi ispiratori del brand [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben&amp;Jerry’s: tutti a bordo dello Scoop Tour!</p>
<p>“Perché farlo, se non è divertente?” è la frase che potreste sentir dire dal buon Jerry Greenfield se vi trovaste in questo momento nel quartier generale di Ben&amp;Jerry’s. Lo spirito goliardico e la voglia di divertire e divertirsi, infatti, sono da sempre tra i principi ispiratori del brand e delle iniziative organizzate in tutto il mondo.</p>
<p>Anche nel nostro Paese, Ben&amp;Jerry’s è pronto per stupire, coinvolgere ed entusiasmare. Come? Scopritelo dal 7 maggio al 17 giugno con Ben&amp;Jerry’s Scoop Tour, il giro d’Italia più gustoso che ci sia! Un divertente e coloratissimo furgoncino, guidato da un team scatenato, distribuirà risate e squisito gelato di fronte ad atenei, onlus e piazze di 11 città e anche… dove volete voi!</p>
<p>Avete una festa e volete renderla ancora più speciale e divertente? Volete concedervi una pausa golosa con i colleghi d’ufficio? Ben&amp;Jerry’s potrebbe esaudire i vostri desideri, con una consegna gratuita di tanto cremoso gelato!</p>
<p>Grazie ad un’applicazione disponibile sulla fan page Facebook di Ben&amp;Jerry’s Italia, gli utenti potranno infatti restare aggiornati su tutte le tappe dello Scoop Tour e segnalare il luogo in cui vorrebbero far arrivare il furgoncino. La location più votata potrebbe essere raggiunta dal folle mezzo a quattro ruote! La community online, sempre tramite Facebook, potrà decidere quale gusto Ben&amp;Jerry’s sia il più amato dagli italiani.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4081" title="furgone-02" src="http://www.thetripmag.com/wp-content/uploads/2012/05/furgone-02-301x221.jpg" alt="" width="301" height="221" /></p>
<p>Non lasciatevi scappare il furgoncino più pazzo che ci sia: ecco tutte le date del tour!</p>
<p>ROMA, dal 7 al 10 maggio</p>
<p>NAPOLI, dal 12 al 14 maggio</p>
<p>PERUGIA, dal 16 al 17 maggio</p>
<p>SIENA, dal 18 al 19 maggio</p>
<p>FIRENZE, dal 21 al 24 maggio</p>
<p>PISA, dal 25 al 26 maggio</p>
<p>MILANO, dal 28 maggio all’1 giugno</p>
<p>PADOVA, dal 3 al 4 giugno</p>
<p>VENEZIA, dal 5 al 6 giugno</p>
<p>FERRARA, dal 7 all’8 giugno</p>
<p>BOLOGNA, dal 10 al 12 giugno</p>
<p>MILANO MARITTIMA, il 13 giugno</p>
<p>Tappa finale di nuovo a ROMA, dal 15 al 17 giugno.</p>
<p>A scrivere il diario di bordo dello Scoop Tour, con immagini, post e video pubblicati su Facebook e Twitter sarà il Digital Reporter, scelto attraverso un recruitment online. A farvi compagnia in alcune tappe, invece, con ironia ed un pizzico di follia, ci sarà Niccolò Torielli con il suo “Ben&amp;Jerry’s Quiz”: siete pronti a gustare con lui un buon gelato e rispondere alle sue domande a raffica?</p>
<p>Lo Scoop Tour sarà ad Impatto Zero®! Ben&amp;Jerry’s partecipa al progetto di LifeGate, che calcola, riduce e compensa le emissioni generate da persone, mezzi e prodotti. Per compensare la CO2 prodotta durante l’iniziativa, Ben&amp;Jerry’s salvaguarderà oltre 3.000 metri quadri di verde in Madagascar e in Italia, nel Parco Regionale di Veio, area Volusia/Madonnetta.</p>
<p>Per il gran finale a Roma, il furgoncino diventa ancora più sostenibile: per le vie della città girerà un van ibrido bimodale! Su di esso sarà montata una cella frigorifera con tubi eutecnici e centralina elettronica che, rispetto al tradizionale raffreddamento a piastre, consente un risparmio energetico del 28%.</p>
<p>Ben&amp;Jerry’s: il gelato buono davvero con tutti!</p>
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		<title>eventi dal mondo</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/05/03/eventi-dal-mondo-8/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 18:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[AUSTIN (STATI UNITI) 27 APRILE – 29 APRILE “AUSTIN PSYCH FEST” Il festival nasce nel 2008 ad Austin (Texas), per celebrare il luogo natale del rock psichedelico con un evento di musica e arte multimediale. Quest’anno si svolge tra l’Emo’s East e il Beauty Ballroom, due locali nuovi nell’east side della città, collegati da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>AUSTIN </strong>(STATI UNITI)</p>
<p>27 APRILE – 29 APRILE</p>
<p>“AUSTIN PSYCH FEST”</p>
<p>Il festival nasce nel 2008 ad Austin (Texas), per celebrare il luogo natale del rock psichedelico con un evento di musica e arte multimediale. Quest’anno si svolge tra l’Emo’s East e il Beauty Ballroom, due locali nuovi nell’east side della città, collegati da un cortile costellato di negozi di dischi e di vestiti vintage, stand gastronomici e installazioni artistiche. I locali propongono il meglio della musica psichedelica vecchia e nuova  Imperdibile.</p>
<p><a href="http://austinpsychfest.com/" target="_blank">austinpsychfest.com</a></p>
<p><strong>PARKSVILLE</strong> (CANADA)</p>
<p>12 MARZO – 22 APRILE</p>
<p>“BRANT WILDLIFE FESTIVAL”</p>
<p>Dedicato agli studenti e alle famiglie di Parksville e a chiunque voglia venire a godersi la natura di questo paese e le sue usanze. Unica nel suo genere è la Woodcarving Competition, una sfida per i migliori intagliatori chiamati a riprodurre oggetti in legno che abbiano per soggetto animali e pesci. E soprattutto da non perdere le numerose gare all’aperto e il birdwatching, il tutto immerso negli scenari mozzafiato del Canada.</p>
<p><a href="http://brantfestival.bc.ca/" target="_blank">brantfestival.bc.ca</a></p>
<p><strong>SARAGOZZA</strong> (SPAGNA)</p>
<p>31 MARZO – 8 APRILE</p>
<p>“SEMANA SANTA DE ZARAGOZA”</p>
<p>A vederla senza saperne nulla tutto sembrerebbe tranne una processione religiosa. Le ventiquattro confraternite di incappucciati della città sfilano in corteo con tanto di grancasse e tamburi di ogni tipo e dimensione, creando un rimbombo assordante e suggestivo. Una Spagna da non perdere quella della Semana Santa, quando le strade di tutto il paese diventano lo scenario del fervore religioso ma anche di arte, colore e magia.</p>
<p><a href="http://www.zaragoza.es/sedeelectronica/" target="_blank">zaragoza.es</a></p>
<p><strong>LONDRA</strong> (REGNO UNITO)</p>
<p>12 APRILE – 22 APRILE</p>
<p>“ALCHEMY”</p>
<p>Il festival di Southbank Centre torna per il terzo anno consecutivo con l’obiettivo di esplorare i contrasti ma anche le affinità tra il Regno Unito, l’India e il Pakistan. L’atmosfera e la musica sono quelle di Bollywood, ovviamente, ma c’è molto di più: proiezioni di film, sfilate di moda, esposizioni di artisti meticci, serate di poesia, lezioni di yoga, di percussioni e di danza, workshop di calligrafia…</p>
<p><a href="http://ticketing.southbankcentre.co.uk/alchemy-2012" target="_blank">southbankcentre.co.uk/alchemy</a></p>
<p><strong>NEW ORLEANS</strong> (STATI UNITI)</p>
<p>27 APRILE – 6 MAGGIO</p>
<p>“NEW ORLANS JAZZ &amp; HERITAGE FESTIVAL”</p>
<p>Indubbiamente il primo al mondo, se non altro perché si svolge dove il jazz ebbe inizio, a New Orleans. È un evento di grande valore popolare e culturale che mescola diversi tipi di musica (primo fra tutti il jazz ma anche rock e blues), di sapori e di odori con il suo mercatino di artigianato dove poter degustare numerose specialità culinarie diverse e ammirare i numerosi prodotti locali. L’atmosfera è da brividi, gli artisti i più famosi del mondo e gli spettatori cinquecentomila.</p>
<p><a href="http://www.nojazzfest.com/" target="_blank">nojazzfest.com</a></p>
<p><strong>ATENE</strong> (GRECIA)</p>
<p>11 MAGGIO – 13 MAGGIO</p>
<p>ART ATHINA</p>
<p>Giunto alla diciottesima edizione, si tratta dell’evento dedicato alle arti visive più importante della Grecia, che richiama ogni anno decine di migliaia di spettatori. Le gallerie presenti sono quasi tutte provenienti dall’area mediterranea, e sicuramente non è la fiera di arte contemporanea più all’avanguardia, ma è un’iniziativa interessante in un paese in crisi e in piena rivolta, spesso relegato ai margini.</p>
<p><a href="http://www.art-athina.gr/wp/" target="_blank">art-athina.gr</a></p>
<p><strong>REYKJAVÍK</strong> (ISLANDA)</p>
<p>18 MAGGIO – 3 GIUGNO</p>
<p>“REYKJAVÍK ARTS FESTIVAL”</p>
<p>Nato negli anni Settanta, è oggi uno dei festival più validi tra i tanti dei paesi scandinavi con decine e decine di artisti provenienti da tutto il globo che si esibiscono in diverse location sparse per tutto il territorio islandese. Legato soprattutto alle arti performative, l’edizione di quest’anno propone, tra le tante altre esibizioni, Romeo e Giulietta di Hector Berlioz, un concerto del pianista russo Arcadi Volodos e una performance acustica del compositore Yann Tiersen.</p>
<p><a href="http://www.listahatid.is/" target="_blank">listahatid.is</a></p>
<p><strong>VARSAVIA</strong> (POLONIA)</p>
<p>1 GIUGNO – 3 GIUGNO</p>
<p>“URSYNALIA”</p>
<p>Nato come un piccolo evento per studenti, Ursynalia è ormai un festival rock a tutti gli effetti, che quest’anno – tra i tanti altri – presenta Slayer, uno dei “quattro grandi” del thrash metal. Si tratta di uno degli eventi più grandi e conosciuti della Polonia, un paese tutto da scoprire. La sua capitale è una città all’avanguardia in pieno fermento, ricca di giovani e di iniziative interessanti. E questa è un’ottima occasione per andare a conoscerla.</p>
<p><a href="http://ursynalia.pl/" target="_blank">ursynalia.pl</a></p>
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		<title>caro Irvine non mi freghi più</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/caro-irvine-non-mi-freghi-piu/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo prendi lo strappi lo accartocci lo recuperi lo ami lo odi lo ostenti lo nascondi. Ripercorri il limite, prevarichi l’impossibile lo circoscrivi nella normalità. Lo strapazzi lo scuoti lo cerchi lo vuoi. Lo adori e lo schifi. È quel corpo bramato, sedotto e abbandonato. Ma la rima oggi non conta più. Contano solo quei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo prendi lo strappi lo accartocci lo recuperi lo ami lo odi lo ostenti lo nascondi.</p>
<p>Ripercorri il limite, prevarichi l’impossibile lo circoscrivi nella normalità.</p>
<p>Lo strapazzi lo scuoti lo cerchi lo vuoi. Lo adori e lo schifi.</p>
<p>È quel corpo bramato, sedotto e abbandonato. Ma la rima oggi non conta più. Contano solo quei lembi di carne che ti rimangono addosso dopo aver superato una vita.</p>
<p>Ma che ne sai tu della vita?</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho </em><em><a title="Scelta" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Scelta">scelto</a> di non scegliere la vita, ho scelto qualcos&#8217;altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando hai l&#8217;eroina? </em></p>
<p>Questo lo diceva Irvine Welsh in Trainspotting. Era il 1993. Scozia, Edimburgo.</p>
<p>Roma, marzo 2012</p>
<p>Gambe a penzoloni. Sento freddo sotto di me. Ma c&#8217;è il primo sole di primavera che mi riscalda e protegge. Il cielo è pulito e le giornate cominciano ad allungarsi. Guardo in alto. Accanto a me campeggia un tizio dalle natiche marmoree in procinto di lanciare un giavellotto. A fianco a lui un altro. E un altro ancora. Osservo questi corpi perfetti. Creazione della mente di Enrico Del Dubbio. Creazione della mente di Mussolini.</p>
<p>Corpi statici, immobili nel tempo. Raccontano la disciplina, lo sforzo fisico, la prestanza, la voglia di saper utilizzare quel corpo con il quale ti ritrovi a vivere per tutta la tua esistenza.</p>
<p>Il sole incoccia, i pensieri si fanno pesanti, non voglio cadere nel melodramma umano che tanto oggi ci propinano ogni giorno. Perché sembra che va tutto male, che hai ancora bisogno della tua lavatrice del cazzo per essere felice.</p>
<p>Sono passati quasi vent’anni da quando Welsh ci ha regalato le sue perle di saggezza. Ma il mondo non si è fermato. Altri corpi generati amati odiati. Ognuno diverso dall’altro. Ognuno con una sua storia e un suo perché.</p>
<p>Lo stadio dei Marmi è davvero un bel posto per riflettere. Si è fatto tardi. Devo tornare al mio computer alla mia scrivania al mio lavoro alla mia vita.</p>
<p>Riprendo possesso del mio corpo scaldato al sole. Mi alzo. Riparto. Alla fine la mia scelta è la vita.</p>
<p>Valentina Diaconale</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>il nulla va di moda</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/il-nulla-va-di-moda/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[moda, tendenza & Co.]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella fra moda e corpo umano è forse una delle più ovvie e indissolubili delle relazioni. Parlare della sua esistenza sarebbe come intavolare una discussione sulla presenza o meno di un legame fra musica e udito, ossia una perdita di tempo, una banalità. Ma se vogliamo definire, per quanto possibile, il ruolo, o meglio i numerosi ruoli che la moda svolge in relazione al corpo umano, e in quanti e quali modi si rapporta a questo, è tutto un altro discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marianna Kuvvet</p>
<p>Quella fra moda e corpo umano è forse una delle più ovvie e indissolubili delle relazioni. Parlare della sua esistenza sarebbe come intavolare una discussione sulla presenza o meno di un legame fra musica e udito, ossia una perdita di tempo, una banalità. Ma se vogliamo definire, per quanto possibile, il ruolo, o meglio i numerosi ruoli che la moda svolge in relazione al corpo umano, e in quanti e quali modi si rapporta a questo, è tutto un altro discorso. Sicuramente l’abbellimento, il miglioramento estetico è il fine ultimo, ma questo concetto è tanto vasto quanto soggettivo. I designer coprono, eventualmente scoprono, modificano o accentuano le forme, celebrano la femminilità o confondono e mescolano i generi.</p>
<p>Uno fra i tanti, Azzedine Alaia celebra l’armonia del corpo quale fondamento della bellezza, manipolando le forme femminili, sfruttando i suoi studi in scultura per rendere il fisico di una donna un’opera d’arte da ammirare. In questa visione il corpo è indiscusso protagonista, in una società in cui si è sempre più coscienti del modo in cui si appare.</p>
<p>Opposta, ma a mio modesto parere più interessante, la filosofia del giapponese Yohji Yamamoto, filosofia che celebra “l’aria fra il corpo e il tessuto”. Yamamoto irrompe nel mondo della moda negli anni ’80, periodo dominato dalla classe e dall’eleganza dello chic parigino. Provoca una rottura e un’inversione di marcia in quella che era stata fino ad allora la bellezza femminile nell’immaginario comune affermando che “la perfezione è brutta”. Nientedimeno. L’obiettivo del designer è contraddittorio e, almeno apparentemente, quasi utopico: rendere il corpo incorporeo, costruire un abito prescindendo dall’aspetto dell’uomo e della donna, palesando la loro essenza e le loro esperienze di vita. Non è più l’abito ad agire sul corpo umano per modificarlo a piacimento dello stilista, bensì il corpo stesso che definisce il carattere dell’abito, agendo attivamente su di esso. Si trascende non solo il genere ma il corpo in assoluto, si utilizzano nuove dimensioni e nuovi volumi.</p>
<p>L’estetica di Yamamoto è una sorta di bricolage postmoderno composto da influenze occidentali e antiche tradizioni giapponesi, l’eleganza dei kimoni e la precisione degli origami si sposa in qualche modo con la funzionalità pretesa dalla società contemporanea. Sono i drappeggi, le sovrapposizioni e le plissettature che celano le forme comunemente considerate espressione della femminilità e che vanno a scomporre e ridefinire il concetto della stessa. Si utilizzano tessuti quali il lino e il rayon, scelti esplicitamente per la loro superficie irregolare, sinonimo di imperfezioni e cicatrici che vanno ad intaccare la perfezione che per assurdo il designer rifugge, così come orli sfilacciati ed increspature. Si parla di moda che veste e cela l’esteriorità per evidenziare l’interiorità.</p>
<p>A differenza di Alaia ma anche di tanti altri sostenitori della bellezza e dell’armonia estetica del corpo, Yamamoto non crede ad esso, non si fida: “Per me il corpo è nulla. Muta senza tregua. Invecchia in ogni istante, non ci si può affidare ad esso perché non si può controllare il tempo”.</p>
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		<title>il corpo è un diario</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/il-corpo-e-un-diario/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[moda, tendenza & Co.]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sopracciglio, il volto asimmetrico. Non esiste niente di perfettamente simmetrico, la simmetria è un’utopia, è un’invenzione astratta ed umana: ogni cosa è caos, il nostro corpo è caos. Il nostro corpo è fascio di nervi e SANGUE. all’interno di un involucro-membrana filtrante, che noi chiamiamo pelle. Ma come può la pelle descrivere il tumulto interiore che avviene all’esterno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Nike vedi questa doppia piccola cicatrice che hai al lato del sopracciglio? Te lo storce anche, il sopracciglio… Ricordo bene che stavi in braccio a tua madre e ti sporgevi per raccogliere qualcosa sul tavolino di fronte. Ma ti sei sporta male, hai perso l’equilibrio e ti sei ferita con lo spigolo”.</p>
<p>Il sopracciglio, il volto asimmetrico. Non esiste niente di perfettamente simmetrico, la simmetria è un’utopia, è un’invenzione astratta ed umana: ogni cosa è caos, il nostro corpo è caos. Il nostro corpo è fascio di nervi e SANGUE. all’interno di un involucro-membrana filtrante, che noi chiamiamo pelle. Ma come può la pelle descrivere il tumulto interiore che avviene all’esterno? Come può la pelle prepararsi alle infinite piaghe che avverranno, cui dovrà far da specchio? Il corpo è un diario scrivibile in molti modi, autoinflitti o meno. Perché non assecondare il lento svilupparsi del male, spiandone le mosse e esprimendone l’inevitabilità? Questo ci permetterà il riscatto verso un destino inequivocabile. Il destino del mio io che si riflette nel corpo estraneo del mio vicino è il destino della terra, dell’energia vitale che c’è in ogni cosa che ci circonda. La vita stessa è destinata al degrado ed al dolore ma…</p>
<hr /><strong>i racconti della pelle (sul  cuscino)</strong></p>
<p>di Nike Alghisio</p>
<p>foto di Paola Verde</p>
<p>Le bambine si scrutano la fica allo specchio, entrano dentro il loro corpo per scoprirsi… Le donne, si sa, col sangue hanno un dialogo particolare, ci parlano da sempre, lo vedono sgorgare dal loro ventre fin dalla pubertà. Questo è il dono viscerale che noi facciamo alla terra per creare la vita, è il nutrimento che vi regaliamo. I femminili misteri sono i misteri del corpo e del sangue della donna e i misteri della madre e della figlia, sono quelle che chiamo “riscoperte rosa di vagine segrete”.</p>
<p>Ecco, sono dentro la cornice, sono la visione dell’artista che vuole uscire, diventare reale e dar vita ad altre visioni. La coroncina di aghi mi trafigge le carni ma non mi duole: me li levo uno ad uno come deponessi la corona di rovi per completare la beatificazione del vuoto che mi circonda. Tieni vuoto, ti regalo questa corona in modo che tu sia pregno di significato. Ebbene no, non mi deifico in cielo ma in terra e gli annichiliti sguardi voyeuristici della gente attorno a me mi nutrono. Non mi interessa piacervi, non mi interessano le vostre finzioni, adesso siamo nella mia di finzione – mentre sono solo la visione nella mente di qualcuno, ripartorisco me stessa. Dalle vostre accuse nascerà la mia liberazione.</p>
<p>Eppure Nike sei quieta nella dolente tempesta.</p>
<p>Levàti gli aghi i rivoli di sangue tiepidi si fanno mano a mano più intensi, tanto da oscurarmi la vista ma non posso permettermelo: devo dar vita ad altre visioni, io sono il quadro che dipinge il quadro col suo stesso sangue, che nella mia cecità è composto da mille colori. Mi entra negli occhi, mi tinge la vista, mi scivola nel naso e poi dentro la bocca. È tanto e vischioso, dal sapore acre, non so se ingoiarlo o meno allora tengo la bocca socchiusa, in modo che, una volta piena la bocca, trovi di nuovo l’uscita e continui a scendere percorrendo la sua strada: fra i seni, sul ventre ed ancora più giù sino all’ombelico per arrivare al punto d’inizio universale: la vagina.</p>
<p>Ma questo sangue sono io! Sono io che avvolgo me stessa, sono io che mi regalo questo caldo, tiepido abbraccio in una disperata ricerca-richiesta di tenerezza, mascherata dal furore della guerriera amazzone Pentesilea di Von Kleist. Tengo il quadro Asso di Cuori dinanzi a me per completarlo ma la vista annebbiata dagli occhi gravidi del liquido vitale me lo impedisce. Non c’è bisogno di creare altro: le visioni si sono sovrapposte e sono entrate ognuna nell’altra come una matrioska, la fuga ed il rifugio sono momentaneamente comparsi dinanzi a me, ho finito.</p>
<p>Sotto di me una pozza di sangue, più tardi uno straccio se la porterà con se ed io sarò scaricata nelle fogne. Ecco la messa in scena trash, ardita e dark ma pura, scevra di trucchetti e finzioni, che risulta nella sensazione di uno sprofondamento in un brutto acido trovandolo eccellente.</p>
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		<title>un’orgia ormonale</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/un%e2%80%99orgia-ormonale/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il motivo per cui ha deciso di assumere testosterone è esposto chiaramente in un suo libro,“Testo Yonqui” (“Testo Tossico”), in cui racconta la sua esperienza di somministrazione dell'ormone come “droga politica”. “Assumo testosterone per convertirmi in un uomo”, per sfuggire alla stretta visione binaria della società contemporanea che vede l'esistenza delle sole categorie maschile e femminile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gaia Litrico</p>
<p>Cosa succede quando una donna decide di somministrarsi testosterone?</p>
<p>Assume all&#8217;improvviso atteggiamenti mascolini? Le crescono i baffi?</p>
<p>Una donna al proposito dichiara: “Ho iniziato a prenderlo per un elemento di sperimentazione, di trasgressione, quasi un&#8217;orgia ormonale”.</p>
<p>Ci sono dei casi in cui teoria e pratica coincidono. Così è per Beatriz Preciado, quarantuno anni, filosofa spagnola, attivista radicale e ora docente della Sorbonne, che ha sperimentato su se stessa l&#8217;assunzione di testosterone in gel. Una donna che desidera fuggire la normalizzazione dell&#8217;identità sessuale e lo fa al livello teorico, come brillante autrice, ma anche al livello pratico, inaugurando nuove azioni sul corpo.</p>
<p>La Preciado sostiene che quella uomo-donna sia una dicotomia troppo stretta e</p>
<p>incentra la sua indagine filosofica esclusivamente sul corpo, riuscendo a offrirne un&#8217;immagine libera da stereotipi, svincolata da imposizioni normative e per questo il suo pensiero è portatore di una potenza inedita.</p>
<p>Il motivo per cui ha deciso di assumere testosterone è esposto chiaramente in un suo libro,“Testo Yonqui” (“Testo Tossico”), in cui racconta la sua esperienza di somministrazione dell&#8217;ormone come “droga politica”. “Assumo testosterone per convertirmi in un uomo”, per sfuggire alla stretta visione binaria della società contemporanea che vede l&#8217;esistenza delle sole categorie maschile e femminile. Beatriz inaugura un momento di sospensione della sessualità pre-definita, intraprendendo una battaglia contro la norma, contro la costrizione in schemi che tentano di comprendere la realtà sessuale incastrando e fissando in prototipi i singoli individui.</p>
<p>“Non sono né uomo né donna” ha affermato. È chiaro quale sia l&#8217;intento di queste provocatorie affermazioni:  suggerire l&#8217;esistenza di categorie che vanno aldilà del maschile e del femminile, che non sono altro che “riduzioni alle cose di sempre”, e quindi al conosciuto, a qualcosa di controllabile e prevedibile.</p>
<p>Beatriz invece ha posto la sua attenzione proprio in questo piccolo e fragile squarcio, in questa  oscillante e mutevole possibilità che il corpo ha per essere altro da categorie prestabilite. Sembrerebbe esserci un percorso mai avvicinato prima, una via sbiadita, indefinita, una terza via , senza contorni, ma non per questo non percorribile. La terza via, quella dei transgender, pone il corpo in una dimensione di transizione. Maschio e femmina sono solo due estremi, i confini, che delimitano una serie di sfumature e che rifiutano una cristallizzazione dualistica preferendo le soluzioni che sono nel mezzo.</p>
<p>“La sessualità è come le lingue. Tutti possiamo apprenderne molte.” È questa  la frase che Beatriz usa per dare un&#8217;immagine immediata e forte di ciò che è la sua visione del corpo.  Non esistono solo due modi (maschile e femminile) con cui il nostro corpo si esprime, ne esistono innumerevoli, che devono ancora essere scoperti.</p>
<p>Il suo attento sguardo ha saputo intravedere un tragitto che fugge la realtà stereotipata, un mondo aldilà della normalizzazione che non porta più i connotati del maschile e femminile, ma è anche altro. Del resto lo dichiara anche in un&#8217;intervista a El Pais “La filosofia fa questo, produce finzioni che ci aiutano a modificare il modo in cui vediamo la realtà.”</p>
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		<title>gotta sweat!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre le famose indossatrici cavalcano le passerelle dell’alta moda, le body builder si allenano instancabilmente per salire sul palco e conquistare il titolo da loro più ambito: quello di Miss Olympia. Le competizioni alle quali devono partecipare per arrivare a Las Vegas non sono poche, qui in Italia per esempio ci sono le gare IFBB (Italian Federation of Body Builders) Pro Fitness di Rimini, selezione che abitualmente sceglie solo tre concorrenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>il gusto estetico della massa</strong></p>
<p>di Alexandra Rosati</p>
<p>foto di <a href="http://www.blackarchives.it/" target="_blank">Gerald Bruneau</a></p>
<p>Negli ultimi anni, quando si affrontavano argomenti che riguardano il corpo delle donne, i maggiori dubbi che sorgevano, con conseguenti ed invitabili polemiche, vertevano sempre sul peso. Non so più quante volte mi è capitato di leggere articoli a favore delle modelle oversize, che non solo volevano ridare una dignità alle forme femminili, andate tanto di moda in passato, ma che spesso appoggiavano campagne sociali contro l’anoressia. E mentre Lagerfeld controbatte con frasi tipo: “Solo alle grasse non piacciono le modelle magre”, e i fans delle top model si dividono tra Kate Moss e Lizzie Miller, io scopro che esiste anche un’altra realtà come possibile alternativa: il culturismo femminile. Già, il gusto estetico della massa. E con il termine massa non s’intende una moltitudine di gente, bensì la massa muscolare. Di sicuro, di fronte a Miss Muscolo, persino Naomi Campbell, notoriamente attratta dalla lotta libera e che di pesi massimi se ne intende, sarebbe costretta a chinare la testa.</p>
<p>Mentre le famose indossatrici cavalcano le passerelle dell’alta moda, le body builder si allenano instancabilmente per salire sul palco e conquistare il titolo da loro più ambito: quello di Miss Olympia. Le competizioni alle quali devono partecipare per arrivare a Las Vegas non sono poche, qui in Italia per esempio ci sono le gare IFBB (Italian Federation of Body Builders) Pro Fitness di Rimini, selezione che abitualmente sceglie solo tre concorrenti. E per arrivare ai campionati mondiali queste donne sono pronte a tutto. I loro dieci comandamenti sono le sei regole del successo di Arnold (Schwarzenegger, naturalmente): allenamento, alimentazione, integrazione, riposo, recupero, doping. Il loro tempio: la palestra.</p>
<p>In palestra trascorrono la maggior parte della loro giornata, portandosi il cibo da casa, ordinatamente distribuito in contenitori di plastica a più scomparti. Oltre alle calorie, devono consumare almeno cinque pasti al giorno. La dieta da seguire deve sempre essere personalizzata, e prevedere, nella maggior parte dei casi, l’assunzione di albume, pane integrale, riso, verdure e carne. Le atlete devono inoltre bere molta acqua, limitare sale, eliminare il fritto, l’alcol e gli zuccheri. In compenso possono mangiare tanto burro di arachidi e frutta secca. Gli integratori, la maggior parte a base di proteine, li assumono persino prima di andare a dormire, appositamente a rilascio prolungato, per non lasciare mai i muscoli a digiuno. Così tra jerk, snatch, stacchi, panche, squat, military, trazioni, rematori, parallele ed altri esercizi, hanno sempre un bibitone a portata di mano, comprato magari in uno di quegli store che hanno come slogan: “Dimagrire in due mosse: muovi la testa a destra; muovi la testa a sinistra. Ripetere per tre o quattro volte ogni volta che qualcuno ti offre da mangiare”. L’unico errore che non devono mai commettere è di cadere nelle trappole di alcuni siti on line che vendono sostanze dopanti illegali, come il GABA e l’insulina endogena.</p>
<p>La rinuncia più grande che queste signore sono costrette a fare è quella di mettere al mondo dei figli, una gravidanza manderebbe all’aria la loro carriera. Ma loro sono felici così, con i loro bei muscoli sempre in movimento e la possibilità ultima di un’adozione. Alcune di esse non hanno solo esibito i loro corpi cosparsi di sostanze oleose, sotto alle quali ogni tanto fa capolino qualche eruzione cutanea, alle varie gare, ma hanno avuto anche la fortuna di fare le attrici. Ad esempio la campionessa Cory Everson, che oltre a prendere parte a diversi film, ha anche condotto una trasmissione di fitness dal titolo Gotta sweat!.</p>
<p>E quale titolo migliore come inno all’estetica? E allora… buona sudata a tutti!</p>
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		<title>l’elogio della carne</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/l%e2%80%99elogio-della-carne/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 12:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se l’inglese è la lingua comunemente riconosciuta come forma di comunicazione internazionale, il termine body horror non può che riferirsi a un solo regista nella storia del cinema: David Cronenberg, l’uomo che nei suoi film ha esplorato la mutazione del corpo, che ha spinto l’inquadratura a piegarsi oltre i limiti della fisica, indagandone la natura morbosa e complessa di cambiamenti viscerali e sanguinolenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Simone Bracci</p>
<p>Se l’inglese è la lingua comunemente riconosciuta come forma di comunicazione internazionale, il termine body horror non può che riferirsi a un solo regista nella storia del cinema: David Cronenberg, l’uomo che nei suoi film ha esplorato la mutazione del corpo, che ha spinto l’inquadratura a piegarsi oltre i limiti della fisica, indagandone la natura morbosa e complessa di cambiamenti viscerali e sanguinolenti.</p>
<p>L’indagine morfologica contraddistingue questo venerabile maestro che, all’alba dei sessantanove anni, ha compiuto una trasformazione nella struttura dei suoi racconti, passando da un lavoro di concept sulla mutazione corporea ad uno più raffinato ed estetico sul cambiamento della psiche.</p>
<p>Rimanendo però concentrati sul primo aspetto, l’evoluzione della specie nell’idea di Cronenberg assume i contorni di un viaggio alla riscoperta del corpo che, attraverso tre tappe fondamentali (Videodrome, La Mosca e Crash) diventa un percorso di purificazione da quell’elemento naturale, così biologicamente forzato da risultare incontrollabile e insostenibile.</p>
<p>Il corpo al centro di tutto in un elogio della carne e della sua elasticità, opposto al terrore dell&#8217;uomo e alla sua morbosa fascinazione dinanzi alla mutazione, all&#8217;infezione, al contagio che portano nel sottotesto di Videodrome (1983) l&#8217;idea di manipolare le coscienze  attraverso il dominio assoluto del mezzo tecnico. Dove il delirio allucinatorio permette alla mente di indagare la materia e spingere il corpo dei personaggi ad impossibili meccanismi di trasformazione.</p>
<p>DNA, ambivalenza cellulare e perdita di raziocinio umano, invece, sono alla base del film La Mosca (1986), forse il suo lavoro più importante, dedicato alla perdita di una coscienza ai danni di una prevalenza fisica in cui la disintegrazione del corpo si fonde con l’evoluzione dell’essere nuovo, diverso, un ibrido scartato da madre natura che perde ogni contatto con la sua duplice creazione in un processo di evoluzione primordiale che ricorda i primi organismi monocellulari.</p>
<p>La paura, l’orrore, lo sdegno di fronte all’incontrollabile si finalizzano infine nell’opera Crash (1996), in cui la tensione drammatica sfocia in esaltazione erotica: morte, sessualità, eccitazione sono ciò a cui arriva una mente debole una volta toccato con dito il confine ultimo. Quel cambiamento radicale della percezione esistenziale che provoca ogni rischio estremo, superando ogni barriera sensoriale logica in un connubio ossessivo di eccessi oltre i limiti dell’immaginazione: corpo e mente come unico strumento di follia.</p>
<p>Esplorare la paura, spingersi fino ai confini del possibile e superarli, mostrare l’orrore mescolato al cambiamento fuori controllo, unendo l&#8217;elemento psicologico che oltre la barriera antropomorfica abbatte il lato fisico. Questo studio, questa ricerca, sono parte fondante del lavoro di Cronenberg, e nascono dalla curiosità di arrivare oltre la conoscenza comune per riconciliare l’essere umano al suo lato prettamente terreno. Senza filosofia né religione, solo dando al corpo e alla sua trasformazione una seconda occasione. Se migliore rimane tutto da verificare.</p>
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		<title>Ex Cárcel</title>
		<link>http://www.thetripmag.com/blog/2012/04/19/ex-carcel/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 12:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ben&Jerry's]]></category>

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		<description><![CDATA[Da carcere a Parco Culturale Patrimonio dell’UNESCO. Da luogo di costrizione buio e cupo a centro vivace e colorato come le casette che costellano le colline della città. Siamo a Valparaíso, in Cile. Conosciuta come “la piccola San Francisco” e “il gioiello del Pacifico”, ha sempre attratto gli emigranti europei che l’hanno colonizzata prima della Grande Guerra, trasformandola in un gioiellino architettonico a picco sul mare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1978, Ben&amp;Jerry’s conquista i palati dei più golosi grazie a gelati buoni davvero, perché nati rispettando il concetto di sviluppo sostenibile finalizzato a raggiungere obiettivi di miglioramento ambientale, economico e sociale. Ma non solo. Ben&amp;Jerry’s è sempre a caccia di buone idee che migliorino la vita della comunità. Ne è un esempio il Chocolate Fudge Brownie, i cui brownies provengono dalla Greyston Bakery di New York, un&#8217;azienda che cerca di dare una formazione e offre consulenza ai senzatetto, ai disoccupati e agli ex carcerati che necessitano di essere reintegrati nella società civile. Facile essere un gelato buono per tutti, meglio essere un gelato buono CON tutti: a Ben&amp;Jerry’s piacciono le idee che contribuiscono a rendere il mondo un posto migliore. Come quella di Valparaiso&#8230;</p>
<hr />di Francesca Rosati</p>
<p>foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/daflow" target="_blank">Alvaro Alegria</a></p>
<p>Da carcere a Parco Culturale Patrimonio dell’UNESCO. Da luogo di costrizione buio e cupo a centro vivace e colorato come le casette che costellano le colline della città. Siamo a Valparaíso, in Cile. Conosciuta come “la piccola San Francisco” e “il gioiello del Pacifico”, ha sempre attratto gli emigranti europei che l’hanno colonizzata prima della Grande Guerra, trasformandola in un gioiellino architettonico a picco sul mare. Nonostante il grande declino subìto nella seconda metà del secolo scorso, Valparaíso ha sperimentato un nuovo periodo d’oro alla fine degli anni Novanta, quando la Fundación Valparaíso, fondata dal poeta Todd Temkin, ha promosso diversi progetti e lavori di ristrutturazione e sviluppo, ha migliorato le infrastrutture turistiche e ha organizzato festival di musica etnica, jazz e classica.</p>
<div id="attachment_4002" class="wp-caption alignnone" style="width: 341px"><img class="size-medium wp-image-4002" title="Que Calor de Loco" src="http://www.thetripmag.com/wp-content/uploads/2012/04/1_il-cortile-dellex-carcere-Valparaiso-331x221.jpg" alt="" width="331" height="221" /><p class="wp-caption-text">Cortile-dell&#39;ex carcere Valparaiso</p></div>
<p>È in questo secondo risveglio che si colloca il progetto “Ex cárcel”, la trasformazione di una prigione in centro culturale per e da parte della comunità. L’edificio si trova nel centro della città e ha funzionato come carcere per più di centocinquant’anni, fino al 1994, quando il servizio carcerario è stato trasferito e i due ettari di superficie di proprietà dello Stato sono stati affidati all&#8217;Amministrazione Regionale della Segreteria Nazionale dei Beni Architettonici.</p>
<p>Da allora gli abitanti del quartiere hanno chiesto che venisse riaperto come spazio per la collettività, senza però ricevere risposta dallo Stato. È stata quindi fondata l’associazione Corporación de Amigos de la Ex-Cárcel che ne ha occupato gli spazi con l’obiettivo di condurre attività sociali per la città di Valparaíso e per il quartiere. La prigione è stata disseminata di opere d’arte, sculture, dipinti sui pavimenti, marionette, giochi per bambini. Le mura cadenti sono state decorate con enormi graffiti, gli spazi all’aperto trasformati in parchi per bambini, e sono stati organizzati workshop artistici e musicali, eventi culturali, proiezioni di film e concerti per tutti, anche per chi non ha accesso alla rete culturale formale. Un centro di incontro e di scambio, di memoria e di cultura in un luogo singolare dal valore simbolico inequivocabile. E magari nell&#8217;ex cárcel, tra un’esposizione e l&#8217;altra, potrebbe esserci posto per un gelato Ben&amp;Jerry’s.</p>
<div id="attachment_4003" class="wp-caption alignnone" style="width: 341px"><img class="size-medium wp-image-4003" title="2_vista sul porto di Valparaiso" src="http://www.thetripmag.com/wp-content/uploads/2012/04/2_vista-sul-porto-di-Valparaiso-331x221.jpg" alt="" width="331" height="221" /><p class="wp-caption-text">Vista sul porto di Valparaiso</p></div>
<p>Non sono bastati sette incendi e il Piano Urbanistico del 2001, che annunciava lo smantellamento del complesso per la realizzazione di due ettari di residenza, a bloccare il progetto: la Corpraciòn si è mobilitata per la difesa e la conservazione del più antico edificio della città, trascinando con sé artisti, gruppi culturali e organizzazioni sociali che hanno partecipato attivamente a un processo di occupazione, di restauro e di animazione della struttura.</p>
<p>È grazie a questo fervente movimento che la Segreteria ha concretizzato un programma di recupero che ha portato l’ex carcere a diventare Parco Culturale Patrimonio dell’UNESCO. E così il vecchio magazzino per le polveri da sparo è diventato il centro culturale del quartiere, e per gli altri spazi sono avanzate molte proposte di intervento: conversione dell’ex carcere in scuola comunale, ostello per gli studenti, centro culturale, cinema, sala concerti, sala mostre, biblioteca… E oggi non coinvolge più solamente la gente comune ma si è affermato all’interno di gruppi di élite come funzionari di governo e artisti.</p>
<div id="attachment_4004" class="wp-caption alignnone" style="width: 341px"><img class="size-medium wp-image-4004" title="Playa Ancha" src="http://www.thetripmag.com/wp-content/uploads/2012/04/3_Valparaiso-Playa-Ancha-331x221.jpg" alt="" width="331" height="221" /><p class="wp-caption-text">Playa Ancha</p></div>
<p>Gestito da un gruppo di cittadini e di organizzazioni sociali sotto l&#8217;egida del Governo Regionale, il progetto si pone come obiettivo quello di rimanere uno spazio pubblico aperto alla comunità dove fare arte libera promuovendo il patrimonio del luogo e dei suoi dintorni, supportando processi di apprendimento, di educazione e di intrattenimento che siano un’alternativa valida per i bambini e i giovani.</p>
<p>Nel contesto della globalizzazione tutto ciò assume grande valore, perché gli abitanti locali sono coinvolti in prima persona nella ricostruzione del sito che quindi riunisce più settori di intervento: i cittadini, le organizzazioni sociali, i governi, la società.</p>
<p>Non necessariamente sono i colpi di genio a cambiare il corso dei nostri giorni, spesso sono le piccole azioni quotidiane a permetterci di raggiungere quei traguardi e obiettivi che possono farci sentire meglio. Questa la filosofia di Ben&amp;Jerry&#8217;s, la stessa adottata dalla città di Salvador Allende.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/benjerryitalia" target="_blank">facebook.com/benjerryitalia</a></p>
<p><a href="http://twitter.com/#!/benjerryitalia" target="_blank">twitter.com/benjerryitalia</a></p>
<p><a href="http://www.benjerry.it/" target="_blank">benjerry.it</a></p>
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		<title>mamma schiavona</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 12:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[eventi dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sidebar]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo per un giorno, la candelora, la chiesa apre le porte ai femminielli. Omosessuali e transessuali offrono la propria identità al signore rafforzando una tradizione là dove si cerca di negarla, rendendo omaggio a quella madonna che nel tredicesimo secolo salvò dal martirio due giovani ragazzi, rei di essere amanti. Perché la madonna di Montevergine non discrimina. Il Papa si.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Claudia Bena</p>
<p>Sono le tradizioni qualcosa di così legato alla nostra esistenza che spesso ci dimentichiamo di rifletterci su. Le abbandoniamo, le rimuoviamo, le contestiamo, ma poi ci rendiamo conto della loro ineliminabilità. È solo allora che la curiosità si fa più vicina alla ricerca ed allo studio, ma non c’è approfondimento migliore che la partecipazione. In Italia ci sono moltissimi riti, credenze, superstizioni, feste e tanto altro che da una parte uniscono il continente, se si tratta di festività nazionali, dall’altra caratterizzano paesi e località per la loro particolarità. Queste ricorrenze, strettamente legate alla religione cattolica, spesso se ne distaccano talmente tanto da risultare al limite della accettazione della Chiesa, anche se neanche la sua grande potenza è mai riuscita a sradicarle. È per questo che ci si può ritrovare ad assistere a possessioni, rituali magici, flagellazioni, che al giorno nostro provocano le reazioni più disparate. Così come per la discussa santificazione di Padre Pio e la beatificazione di Madre Teresa, spesso è il popolo a scegliere cosa è sacro e cosa non lo è; la Chiesa osserva e accondiscendente accoglie tra le sue grandi braccia il volere del suo gregge. Quest’abbraccio, soffocante come un nodo scorsoio ancora ai giorni nostri, che impedisce il progresso, rallenta la ricerca scientifica e l’avanzamento di paesi meno sviluppati, si trova ora a fare i conti con l’inevitabile processo di secolarizzazione della società italiana, a partire dal libero pensiero. Capita spesso di rimanere interdetti di fronte allo iato evidente tra i grandi teologi e studiosi ecclesiastici e queste antiche tradizioni. Mi avvicino quindi con estrema attenzione, lungi dal volerci capire qualcosa, ma speranzosa di riuscire ad emozionarmi. Non troverò di certo Dio, ma le radici di un paese che ancora non ho capito e le testimonianze dirette di chi ci crede ancora&#8230;</p>
<p>2 Febbraio. Avellino.</p>
<p>Solo per un giorno, la candelora, la chiesa apre le porte ai femminielli. Omosessuali e transessuali offrono la propria identità al signore rafforzando una tradizione là dove si cerca di negarla, rendendo omaggio a quella madonna che nel tredicesimo secolo salvò dal martirio due giovani ragazzi, rei di essere amanti. Perché la madonna di Montevergine non discrimina. Il Papa si.</p>
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