Non si può racchiudere il mondo in una foto ma forse in decine di mostre dei più importanti fotografi contemporanei italiani e stranieri sì. Dal 14 luglio al 2 ottobre torna a Cortona la sesta edizione del festival internazionale di fotografia di viaggio Cortona OnTheMove (link) sotto la direzione artistica di Arianna Rinaldo ed organizzato dall’Associazione OnTheMove. Un appuntamento che ha assunto negli anni un’importanza tale per cui questo piccolo paese della Toscana è ormai conosciuto da giornalisti, appassionati e amanti della fotografia di tutto il mondo. Il festival infatti si rivolge anche ai talenti emergenti a cui offre l’opportunità di esporre accanto ai colleghi più famosi grazie al Circuito Off e di avere un giudizio autorevole sui propri lavori con le letture portfolio.

The Trip, che ancora una volta è partner della rassegna, ha intervistato il direttore esecutivo Antonio Carloni.

© Cortona OnTheMove 2016

© Cortona OnTheMove

Siamo giunti alla sesta edizione di Cortona OnTheMove, cosa ci aspetta quest’anno? Quali saranno le novità?

Sono tante le novità. Quest’anno ci sono un po’ meno mostre ma più dibattiti, workshop, letture portfolio, e soprattutto tanti progetti speciali. Ricordo in particolare la prima retrospettiva europea del fotografo canadese Larry Towell con immagini anche dall’Afghanistan e dalla Palestina.

 

Il festival richiama fotografi professionisti e appassionati da tutte le parti del mondo, qual è il valore aggiunto di organizzare la manifestazione a Cortona?

Sono tre gli elementi fondamentali che caratterizzano e contraddistinguono il festival: la direzione artistica, affidata a Arianna Rinaldo, l’approccio utilizzato dall’associazione culturale OnTheMove per promuovere l’eccellenza della fotografia contemporanea, e il terzo è proprio Cortona. Un paese molto piccolo, a misura d’uomo che però ogni anno in occasione di questo evento si apre e si svela trasformandosi in un salotto naturale. Come spazi espositivi abbiamo recuperato alcune strutture abbandonate come l’ex magazzino delle carni o il vecchio ospedale. Questo ovviamente non senza grandi difficoltà pratiche, sia dal punto di vista della ristrutturazione degli spazi che dal punto di vista organizzativo, ma ne vale la pena.

 

Quali sono le maggiori difficoltà nell’organizzare un evento come questo? Come le superate?

Reperire i fondi è sempre una sfida. Cortona OnTheMove è finanziato per il 30 per cento dal pubblico, per un altro 30 per cento da sponsor privati e il resto viene da biglietteria e servizi. Ogni anno poi cerchiamo di creare connessioni tra i contenuti selezionati dalla direzione artistica e le aziende partner, questo richiede un lavoro ulteriore ma ci permette di rinnovarci di edizione in edizione. Stiamo cercando anche di arricchire il festival con iniziative che permettano di rivolgersi a un pubblico più ampio della sola tribù della fotografia. Il 16 luglio ad esempio, Carlo Petrini, presidente di Slow Food International presenterà a Cortona il progetto “Arca del Gusto” sviluppato insieme a Cortona On The Move il cui fine è quello di creare un archivio fotografico delle biodiversità.

 

Oggi che con uno smart-phone tutti provano ad essere fotografi, cosa caratterizza un professionista?

La fotografia sta vivendo allo stesso tempo il suo momento migliore e il suo momento peggiore. Da una parte infatti non ci sono mai stati così tanti fotografi e così tante immagini, dall’altra questo ha portato a un abbassamento della qualità. Oggi siamo tutti fautori delle nostre immagini, comunichiamo per immagini e possiamo farlo in prima persona. Per questo considero in generale la tecnologia un fattore positivo e da sempre a Cortona abbiamo un occhio di riguardo verso la crowd fotography. Qualche anno fa abbiamo organizzato in collaborazione con una photo editor del New York Times la prima mostra sui grandi fotografi che utilizzavano Instragram.

 

C’è un progetto fra quelli che avete presentato in questi anni a cui sei particolarmente legato?

Due anni fa abbiamo realizzato insieme ad Alessandro Penso, vincitore del World Press Photo 2014 e in collaborazione con UNHCR, il progetto fotografico “The European Dream”: un’esibizione itinerante sul tema dei migranti allestita su un tir che ha viaggiato da Bari a Bruxelles per portare al Parlamento Europeo le storie di coloro che cercano accoglienza in Europa con il sogno di poter vivere in condizioni dignitose. Poi quest’anno c’è il progetto “Europa” realizzato insieme a Magnum Photos e all’associazione spagnola Al-liquindoi Europa.

 

Con il progetto “Europa” l’attualità entra prepotentemente nel Festival. Ce ne puoi parlare?

L’attualità è sempre stata uno dei punti di riferimento utilizzati dalla direzione artistica per la selezione dei progetti. “Europa” è un lavoro dedicato a migranti e richiedenti asilo che si propone di far conoscere il nostro continente attraverso le immagini dell’archivio dell’agenzia Magnum selezionate da Arianna Rinaldo. Europa sarà una delle mostre di Cortona OnTheMove e un libro di 600 pagine, tradotto in 4 lingue (inglese, francese, arabo e farsi) che sarà distribuito nelle aree di accoglienza dei migranti.

 

Cortona On The Move ha da sempre al centro il viaggio inteso non solo come fisico, ma anche come esperienza mentale e onirica. Cos’è per te il viaggio?

I fotografi sono i viaggiatori per eccellenza. Devono spostarsi da un Paese all’altro per lavoro ma soprattutto devono viaggiare con la mente per raccontare attraverso le immagini una storia, anzi due: quella del soggetto ritratto e la loro. È questo quello che mi interessa, non la foto in se ma l’esperienza che c’è dietro. La fotografia è un modo per raccontare il mondo e questo è per me il più bello dei viaggi.

FRANCE. Calais. March 1, 2016. Dismantling of the southern part of Calais jungle.

© Jerome Sessini – Magnum Photos – EUROPA FRANCE. Calais. March 1, 2016. Dismantling of the southern part of Calais jungle.

Quali sono le tre cose che non mancano mai nella tua valigia?

Un libro, pantaloni corti e ovviamente il passaporto

 

Dopo aver girato il mondo, qual è la fotografia di viaggio più bella che conservi nella mente?

Tutti i luoghi sono affascinanti. Ogni posto è meraviglioso perché appena arrivi ti senti spaesato e disorientato, non capisci niente, poi bastano pochi giorni e quello stesso luogo si apre e ti lascia leggere il proprio linguaggio. In quel momento la sensazione è impagabile.