Qualche tempo fa mi sono imbattuta casualmente nel lavoro di una giovane designer, a mio modesto parere un’interessante promessa del mondo della moda. La designer in questione si chiama Éva Nyìri e non viene, come sarebbe più che scontato aspettarsi, da Parigi o da Londra. Eva è ungherese ed ha studiato alla Moholy-Nagy University of Art and Design di Budapest, scuola che non gode certamente della fama internazionale delle prestigiose scuole inglesi ma che, visti i risultati, sarà sicuramente altrettanto valida.

La collezione che Éva ha realizzato come tesi di laurea, dal sedicente nome “Black on Black: versatile women’s jackets”, si compone di quattro avanguardistiche giacche da donna, ovviamente nere. Ciascun pezzo rappresenta in realtà una diversa interpretazione della stessa silhouette, alla quale di volta in volta viene dato un carattere diverso, cambiandone la lunghezza, la chiusura, enfatizzando le zone del corpo più sensibili, come per proteggerle con una corazza. Chiari sono infatti i richiami alle armature dei Samurai o dei robot, ma non solo. La giovane designer ha tratto ispirazione da una miscela di film e musica, da Dune a Blade Runner, da Ghost in the Shell a The City of Lost Children e Terminator, passando per i Portishead. Anche la scelta del colore nero non è casuale, serve infatti a mantenere l’attenzione focalizzata esclusivamente sulle forme e sulla silhouette, senza distrarre e confondere con colori accesi.

Le creazioni di Éva, architettonicamente complesse, sono sicuramente molto femminili, ma al tempo stesso hanno la forza di un guerriero che ha bisogno di proteggere il proprio corpo dalle aggressioni esterne. Sono state proprio la forza e la teatralità di queste creazioni a colpirmi immediatamente. Oltre a questo, oltre al suo lavoro, di Éva mi ha sicuramente incuriosito la nazionalità. Com’è la moda ungherese? Io sinceramente non ne ho mai sentito parlare. Dell’arte neanche. Effettivamente dei personaggi importanti li hanno avuti anche lì, ma considerato che la maggior parte di questi è composta da fisici, matematici o Premi Nobel dai nomi praticamente impronunciabili forse il personaggio ungherese più famoso di tutti i tempi è Houdini. Oltre ovviamente a Ilona Staller.

Da questa mia curiosità è nata l’idea di chiedere direttamente a Éva di dirmi qualcosa di più riguardo l’Ungheria, la sua scena creativa e, ovviamente, il suo stesso lavoro.

Sei nata e vivi tuttora in Ungheria. Io non ci sono mai stata.. perché non mi dici tre motivi per cui dovrei visitare il tuo paese?
Tre buone ragioni per visitare l’Ungheria… Allora: sicuramente il buon cibo, i party fantastici e i club (la gente qui sa come divertirsi!), e ovviamente la bellezza delle nostre città.

C’è invece qualcosa che a te piace in modo particolare?
Ciò che mi piace di più della vita qui è che ovunque si vada si incontrano sempre persone conosciute, facce amiche. Ci si sente sempre a casa.

Pensi che la tua vita da fashion designer sarebbe stata più semplice se fossi nata in un altro paese, magari in Inghilterra a Londra?
Sicuramente se fossi cresciuta e avessi studiato in una città dinamica e stimolante come Londra avrei avuto vita più facile. Non sto dicendo che avrei dovuto lavorare e faticare meno, assolutamente, ma sicuramente una città come Londra mi avrebbe offerto più opportunità.

Secondo la tua opinione, l’Ungheria è un posto interessante dal punto di vista artistico? Assolutamente si! È un paese molto vivo dal punto di vista artistico e molte delle persone che fanno parte della scena ungherese vorrebbero, e meriterebbero, che il loro lavoro venisse riconosciuto in tutto il mondo. L’artista ungherese che preferisco in assoluto è senza dubbio Gabor Miklos Szoke, che fra l’altro per un certo periodo ha studiato anche in Italia, a Milano.

In generale, c’è un designer che ti ha particolarmente ispirato?
Più di uno. Ho sempre amato Viktor & Rolf e Vivienne Westwood.

Qual è secondo te la capitale della moda al giorno d’oggi?
Non credo in realtà che ne esista una. Ogni posto ha la sua bellezza e il suo fascino, è interessante a suo modo. Non riuscirei a scegliere una città in particolare in base a questo o a quell’altro specifico motivo.

Stai prendendo in considerazione l’idea di spostarti e lasciare l’Ungheria?
In realtà non ci ho ancora pensato, ma se mai dovessi farlo sceglierei ovviamente Londra. Ho avuto l’opportunità di vivere e studiare lì per un breve periodo e l’ho semplicemente amata!

Dicci qualcosa riguardo la tua collezione “Black on Black: versatile women’s jackets”.
È senza dubbio una collezione molto importante per me – la più importante finora. Riflette il mio mondo interiore.

Puoi descrivere il tuo lavoro in tre parole?
È molto femminile ma casual… E al tempo stesso ha sempre un non so che di virile.

Come ti vedi fra dieci anni?
Fra dieci anni starò ancora facendo ciò che amo!