intervista di Paola Cambiaghi
crossingemptyquarter.com

Max nasce come sportivo estremo nell’arrampicata e nello sci alpinismo, ma la sua passione è correre da solo in mezzo al deserto, dove le temperature sono proibitive e le condizioni di vita estreme.  Veneto di nascita, vive tra Pordenone, Roma e la Penisola Araba.  Parla, legge e scrive in arabo ed è un profondissimo conoscitore della cultura del Medio Oriente e del mondo islamico in tutti i suoi aspetti. Max Calderan è tra quegli uomini che hanno superato il confine più estremo, quello che ogni giorno impedisce a molti di noi di essere veramente liberi: il condizionamento, la paura, la convinzione di non potercela fare.

Max, tu hai attraversato i deserti di tutto il mondo, e da sempre la corsa è una tua grande passione. Come nasce l’amore per una disciplina  così estrema?
Quello che mi ha spinto a sostenere prove così dure è il desiderio di sperimentare ciò che non è stato ancora tentato e di portare più in là il limite delle capacità umane. Non amo definire sport quello che faccio ma esplorazione estrema, soprattutto dell’anima. Liberare il potenziale della nostra mente significa far esplodere l’energia che è in ognuno di noi. Questa è ora la mia missione: rendere consapevoli quante più persone possibile della loro grandezza e delle loro enormi capacità inespresse.

Hai attraversato a piedi i deserti inesplorati arabi. Quanti chilometri riesci a percorrere e in quanto tempo?
È difficile calcolare una media: la durata di ogni traversata dipende soprattutto dal tracciato. In Oman ho percorso 437 km in novanta ore: per 270 km ho corso su pietraie appuntite, poi per 80 km ho affrontato la sabbia finissima del deserto e infine un terreno misto. Lo scorso dicembre ho percorso 150 km in ventiquattr’ore nel deserto del Sinai, dal Golfo di Suez, dove Mosè divise le acque, fino al Monastero di Santa Caterina: un tracciato non battuto ma fato di pietre, rocce, sabbia e saliscendi molto impegnativi e temperature che nelle ore notturne si avvicinavano a zero gradi.

Che tipo di preparazione segui per poter sostenere prove così impegnative?
Non seguo tabelle di allenamento né uso un cardiofrequenzimetro, non assumo carboidrati e sono contrario a qualunque tipo di integratore. Quando sono in Friuli, tra le mie montagne, corro in pantaloncini corti a petto nudo anche a – 10 gradi e poi mi immergo nelle acque gelide dei torrenti. Occorre avere, innanzitutto, una forte condizione fisica che però va ricercata non solo nell’esercizio, ma anche nella vita di tutti i giorni. Se controlli il tuo corpo puoi andare oltre: la prima vera sfida è quella di superare i condizionamenti e le sovrastrutture che normalmente ci limitano.

Ad accompagnare le tue corse hai solo un GPS per orientarti e nessuna assistenza medica. Ma come fai a nutrirti e a riposarti?
Riesco a correre quasi ininterrottamente grazie a micro cicli di sonno di 20-25 minuti. Mi nutro di farine, latte in polvere, frutta energetica come i datteri e integratori alimentari. Ma soprattutto ricorro a un trucco: sfrutto tutto il potenziale del mio dna. Originariamente, l’uomo riusciva a percorrere chilometri senza cibo né acqua: noi possediamo lo stesso patrimonio genetico, quindi abbiamo un potenziale, inespresso, ma che si trova dentro di noi. Per ottenere determinati risultati basta recuperare la nostra memoria genetica e eliminare tutte le barriere culturali che ci condizionano.

Con l’allenamento e la forza di volontà si riescono a superare sonno, fame e fatica. Ma come si fa a resistere alle temperature torride del deserto che superano i cinquanta gradi?
Io mi sono sottoposto a un test genomico, un esame che permette di individuare i difetti del nostro dna e migliorare il nostro benessere anche con semplici gesti quotidiani. Tutto è nato da un incontro con la ricercatrice Liane Maria Ledwon che vive e opera in Toscana. Il risultato del test? Sono un uomo comune. La differenza sta nella mente: io sfrutto la capacità del nostro corpo di abituarsi a qualsiasi condizione climatica. E questo possono farlo tutti.

Ti è mai capitato di trovarti in difficoltà?
Ovviamente sì, ma io ho eliminato dal mio vocabolario le parole problema, difficoltà, ostacolo, e le ho sostituite con opportunità. Rimanere senz’acqua, trovarsi un serpente dentro il sacco a pelo, vedersi puntare contro un mitra a un check point sono le occasioni più grandi che ci possano capitare nella vita: solo in quei momenti si può comprendere quanto valiamo e quanto poco influenti siano le cose materiali se abbiamo trovato il nostro equilibrio interiore.

A breve partirai per una nuova traversata desertica. Quale sarà il percorso?
Completerò il coast to coast del Sinai, sulle orme del profeta Mosè: la mia prossima traversata vedrà la presenza delle telecamere che documenteranno la vita dei beduini nella loro quotidianità.

Hai dovuto attraversare anche territori segnati da conflitti e con una situazione geopolitica precaria: quali sono gli ostacoli che hai incontrato a livello politico-istituzionale?
Non ho avuto il permesso per entrate nella striscia di Gaza: la politica ha impedito l’accesso a questo territorio. In generale, però, devo dire che sono stato ricevuto con grande accoglienza da tutti i paesi arabi. Ho incontrato capi di stato e delegazioni di varie nazioni, mentre l’Italia, salvo rare eccezioni, si è dimenticata di un italiano impegnato in una traversata, senza fini di lucro, svolta in zone a rischio: un’impresa per quella gente che soffre e che ha tanto bisogno di pace e amore.

Qual è il messaggio che vuoi portare con queste tue imprese?
Io voglio portare l’amore e la pace tra i popoli: nel nome di Dio si ama e non si uccide. Molti mi giudicano un pazzo perché attraverso da solo deserti inesplorati, ma pazzi sono coloro che non fanno nulla per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Non sono un sognatore, sono un uomo che crede.

Quali sono i ricordi più emozionanti delle tue avventure ?
Quelli legati agli incontri con le persone: ciò che mi colpisce maggiormente sono gli sguardi e gli occhi delle persone che ancora nutrono speranze per il futuro, malgrado le sofferenze e le pene che patiscono da anni. La follia di alcuni uomini non ci deve far dimenticare che viviamo tutti sulla stessa terra e che ciò che ci rende forti è l’amore.

Quali sono i prossimi progetti?
Ad aprile uscirà il nuovo libro, “La Forza Dentro”, pubblicato dalla casa editrice Macro e tradotto in quattro lingue, e a dicembre partirò per un’impresa mai tentata prima, la traversata del deserto dell’Empty Quarter (Rub Al-Khali) in Arabia. Si tratta dell’ultimo luogo totalmente inesplorato del nostro pianeta, fatto di sola sabbia e incognite, dove gli stessi beduini, anche con una guida esperta, si rifiutano di entrare. Mi accompagneranno mia moglie Krista, il mio punto di riferimento, e il nostro bambino, il piccolo Aissa che ha cinque mesi. Sarà davvero una grande avventura!