Il Lago Film Fest, Festival internazionale di cortometraggi, documentari e sceneggiature, nasce nel 2005 a Revine Lago, in provincia di Treviso come esperimento per dar voce agli artisti emergenti e si afferma nel giro di pochi anni quale uno degli eventi più interessanti nel panorama del cinema indipendente. Oggi, alla sua decima edizione, il Festival ha portato a Lago più di 5000 pellicole provenienti da 86 Paesi del mondo.
Ne parliamo con Carlo Migotto, direttore generale dell’iniziativa.

Sono trascorsi dieci anni dalla prima edizione. Com’è nato e come è cambiato nel tempo il Lago Film Fest?
Dieci anni fa Lago Film Fest è nato come residenza per giovani artisti provenienti da tutta Europa allo scopo di offrire loro uno spazio per incontrarsi, confrontarsi e collaborare. Fin dall’inizio è stato chiesto loro di interagire con il tessuto urbano e realizzare i propri progetti avvalendosi delle risorse del territorio. Il cinema è stato subito il modo più diretto per avvicinare il pubblico: le prime proiezioni venivano organizzate in riva al lago e presto l’esperimento ha avuto successo.
In occasione della prima edizione ricevemmo 12 corti, alcuni dei quali addirittura in VHS… Oggi il Festival conta migliaia di film che provengono da 86 Paesi del mondo e i nove giorni di evento sono un momento di aggregazione e confronto per artisti italiani e internazionali.

Internazionali, Nazionali, Nuovi Segni, UNICEF e Veneto sono le 5 categorie del Festival. Con quale criterio vengono selezionati i lavori in concorso?
La parte più difficile è proprio la selezione. Il Lago Film Fest non ha la pretesa di offrire il “meglio” della scena cinematografica contemporanea, quindi nella selezione ci lasciamo affascinare dalle belle storie, specialmente per quanto riguarda la categoria “Internazionali”. Sulle pellicole “Nazionali” c’è da fare una premessa: siamo italiani e per quanto tentiamo di ignorare il contemporaneo, vi siamo profondamente immersi… Per cui sì, ci si accusi talvolta di presentare titoli scontati e cliché, ma scegliamo di essere anche un veicolo di denuncia e una fotografia di ciò che accade oggi in Italia.
La categoria “UNICEF” è una selezione di film fruibili dai bambini dai quattro anni in su, i “Veneti” sono chiaramente lavori di artisti locali e “Nuovi Segni” è una categoria dedicata agli emergenti per la quale abbiamo scelto di premiare coraggio e provocazione, senza la pretesa di mostrare al pubblico le nuove frontiere artistiche.

Parlaci della giuria…
La giuria del Concorso Film è composta da Simona Bonaiuto, autrice di Blob, Federico Pucci, giornalista dell’ANSA, Joonas Makkonen, giovane regista finlandese vincitore dell’ottava edizione del Festival e Carlo Gabardini, attore e autore per cinema, radio e tv.
La giuria del “Premio Rodolfo Sonego” per la sceneggiatura è composta da registi, scrittori e sceneggiatori: Mirco Melanco, Antonello Rinaldi, Tommaso Sacchini e Gianfranco Angelucci, presidente di giuria, amico e collaboratore di Federico Fellini.

Revine Lago è un piccolo comune che conta circa 2.200 persone. Durante il festival il paese accoglie circa 15.000 turisti e curiosi da tutto il mondo. Qual è il rapporto degli abitanti con il Festival?
Gli abitanti di Revine Lago hanno da sempre un rapporto di odio/amore con questo aspetto del Festival. C’è voluto tempo per far capire loro COSA facessimo esattamente. Forse all’inizio non abbiamo comunicato molto, ma almeno non siamo stati invadenti. Proiettando negli spazi pubblici, nei cortili e sui muri del paese, ci siamo inseriti in punta di piedi nel tessuto urbano e solo dopo un po’ le persone hanno recepito bene il nostro intento.
Con la campagna di quest’anno, ideata da Alan Chies e realizzata da Marco Pietracupa, abbiamo fatto un passo avanti. Sono stati scelti alcuni anziani abitanti del paese ed è stato chiesto loro di farsi fotografare in modo spontaneo. Le signore, ad esempio, si sono vestite “a festa” per l’occasione ed è stato tutto… naturale. Il risultato è provocatorio ma senz’altro molto vero.

Iniziative collaterali quali “Diciottoocchi” “Posso farlo anche io”, “You can be a frog”, “Take a contemporary nap” coinvolgono il pubblico e permettono di scovare nuovi talenti. Per chi sono pensate?
Si tratta di iniziative pensate per creare contatti. Contatti tra noi e il pubblico, contatti tra gli artisti. Il Festival è infatti anche una piattaforma di sviluppo di progetti creativi che vengono presentati in occasione dell’evento per poi essere elaborati e realizzati nel corso dell’anno successivo. Un caso? Lo scorso anno un grafico, un video maker ed un autore di testi musicali si sono conosciuti a Lago e quest’anno hanno realizzato insieme un video virale che ha contato più di 25.000 visualizzazioni ed è stato mandato in onda da Blob! Senza dubbio un buon esempio di relazioni che portano buoni risultati.

Qualche film/documentario di viaggio da segnalare ai lettori di “the trip”?
Viene subito in mente “We are not here” del canadese Aaron Mirkin: tre storie di provinciale, non ordinario squallore legate dall’ode a una strada in perenne costruzione, un Godot destinato a risolvere e a pacificare; ma anche il viaggio nel deserto della psiche del tedesco “Having krebs”, da affrontare rigorosamente caricandosi in spalla un gigantesco cono gelato; o lo schizofrenico viaggio tra i generi di “Duku Spacemarines”; quello nella pubertà, travagliato e zeppo di unicorni, del messicano “Contrafabula de una nina disecada”; o infine la pura illusione del movimento di “Noah”, col suo intreccio dinamico saldamente confinato sullo schermo di un computer.

Lago Film Fest 

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