di Francesca Rosati
foto di Kartikey Shiva | kartikeyshiva.com

«Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone».

Vandana Shiva è un’attivista politica e ambientalista vegetariana che si batte da decenni per cambiare i modelli e le tecniche dell’agricoltura che servono gli interessi dei potenti a scapito dei piccoli produttori, della biodiversità e della sostenibilità. Dopo essersi laureata in fisica alla University of Western Ontario, Canada, e aver lavorato come ricercatrice all’Indian Institute of Science e all’Indian Institute of Management di Bangalore, abbandona gli studi accademici per fondare, nel 1982, il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, un istituto di ricerca alternativa. Darà poi vita a Navdanya, un movimento delle donne per la protezione della diversità biologica e culturale, dell’agricoltura non-violenta, della Terra e dei piccoli agricoltori, e a Seed Freedom, una campagna globale che sensibilizzi sulla precarietà della nostra provvista di semi.

Navdanya significa “nove semi” ed è una rete di custodi di semi e di produttori biologici sparsi in diciassette stati dell’India. Ha contribuito alla creazione di 111 banche di semi in tutto il paese, ha formato più di 500.000 agricoltori e ha contribuito a impostare la più grande rete di commercio equo e solidale biologica nel paese. Navdanya ha anche istituito un centro di apprendimento sulla conservazione della biodiversità, Bija Vidyapeeth, e un’azienda agricola biologica di quarantacinque ettari in Doon Valley, Uttarakhand (India del Nord). Finora ha conservato più di cinquemila varietà di piante tra cui tremila di riso, centocinquanta di grano, centocinquanta di fagioli rajma, quindici di miglio e diverse varietà di legumi, verdure, piante medicinali e molto altro.

Nel 1993 Vandana Shiva ha ricevuto il Right Livelihood Award, un premio che ogni anno viene assegnato davanti al parlamento svedese alla vigilia dell’assegnazione del Nobel per la Pace, e che riconosce lo sforzo di quelle persone o di quei gruppi che si battono per un mondo migliore e un’economia più sostenibile. È anche vicepresidente di Slow Food.

Che cosa si intende per Rivoluzione Verde e quali sono stati i suoi effetti sul tuo paese?

La Rivoluzione Verde avrebbe dovuto essere una rivoluzione ecologica dell’agricoltura. Tragicamente, è il nome che è stato utilizzato per diffondere l’agricoltura chimico / industriale in paesi come l’India. Non era verde. Non era rivoluzionaria. Ha circoscritto l’agricoltura indiana in un’unica regione, il Punjab, limitandola a due raccolti, riso e grano. La diffusione delle monocolture ha aumentato la produzione di questi cereali, ma ha causato il crollo di tutte le altre – miglio, legumi, semi oleosi, ortaggi, frutta. La biodiversità è stata distrutta, e con essa le diete sane e nutrienti e la produzione indipendente e famigliare. Lo scienziato statunitense Norman Borlaug ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 1970 per aver sviluppato questo metodo di coltura, eppure il Punjab è diventata zona di guerra nel 1980. Oggi registra un alto numero di suicidi tra i suoi agricoltori, un “treno del cancro” trasporta i malati fuori dal Punjab per andarsi a curare, i suoli sono morti, l’acqua sta scomparendo.

Perché se ne parla così poco?

Così poco si sa sui disastri della Rivoluzione Verde perché la sua storia e il suo falso miracolo sono fondamentali per l’agricoltura industriale e per la diffusione degli OGM e dei prodotti chimici in agricoltura.

Quali ripercussioni sta avendo sul settore agricolo il boom economico e industriale che sta investendo l’India?

La storia della shining India non riflette la realtà della crisi che sta affrontando l’agricoltura di questo paese. 270.000 agricoltori si sono suicidati negli ultimi quindici anni poiché sono rimasti intrappolati nel debito prendendo prestiti per semi e prodotti chimici costosi. Il 95% dei semi di cotone è ora controllato da Monsanto, una multinazionale di biotecnologie agrarie.

Il governo ha revocato gli acquisti dagli agricoltori per il Sistema di Distribuzione Pubblico. Come risultato un indiano su quattro è affamato, e un bambino su due è distrutto dalla fame. E milioni di tonnellate di grano stanno marcendo nei depositi.

Cosa è sopravvissuto del movimento no global?

Il movimento no global non è finito, ha assunto nuove espressioni: Earth Democracy, Rights of Mother Earth, Indignados, Occupy.

Di cosa ti stai occupando in questo momento?

Mi sto occupando di Freed Seedom, in modo che ogni agricoltore sia sovrano e non dipenda dai semi OGM brevettati da Monsanto. Sto creando una democrazia alimentare che dia a tutti il diritto di un cibo sicuro, sano, sostenibile.

Vandana Shiva, un mondo migliore è ancora possibile?

Sì. Perché non vi è alcuna certezza che questo sfruttamento, questo sistema non sostenibile possa perdurare. Perché io, insieme a milioni di altri, coltivo una speranza attraverso alternative come il movimento Freed Seedom, Gardens of Hope.

seedfreedom.in

navdanya.org