Istruttore di Sleddog-Mushing (disciplina sportiva che vede protagonisti i cani che trainano slitte sulla neve) e addestratore di cani, Ararad Khatchikiàn ha percorso con la sua muta migliaia di chilometri in luoghi inospitali, compiendo imprese che solo in pochissimi sono riusciti a portare a termine. Forse il suo destino era già scritto: in lingua armena il suo nome significa “dove nasce il sole”.
Ararad, tu sei nato in Africa a Khartoum (Sudan), da madre italiana e padre armeno. Dall’età di nove anni vivi in Italia in Friuli Venezia Giulia: quando e come nasce la tua passione per lo sleddog?
Tutto inizia nell’estate del 1983 quando mio fratello Armen compì la sua prima esperienza avventurosa assieme ad un amico goriziano-sloveno, Tomaz Devetag, percorrendo in canoa il maestoso fiume Yukon, tra il Canada e l’Alaska. Durante quel viaggio di sessantasei giorni conobbe moltissimi conducenti di slitte e decise di partecipare alla “Iditarod”, una gara di 1600 km con cani da slitta, dall’oceano Pacifico al Mare di Bering. All’epoca io frequentavo la Facoltà di Medicina a Trieste e il mio sogno era quello di attraversare l’Europa con la mia bicicletta. Nessuno dei due aveva le risorse finanziarie necessarie, così partecipammo ad un concorso organizzato da un famoso brandy: in palio c’erano ottantaquattro milioni in gettoni d’oro per realizzare i propri desideri. Armen vinse quella somma e il suo sogno divenne anche il mio! Imparammo ad allenare ed addestrare i cani da slitta di razza Alaskan husky e nel 1985 fondammo, insieme a nostra sorella Arminè e a un gruppo di nostri allievi, la prima Scuola Italiana Sleddog a Ponte di Legno – Tonale (BS). Dopo alcuni anni, decisi di tornare nella nostra regione di adozione, lo splendido Friuli Venezia Giulia, a Tarvisio (UD) dove, assieme a mia moglie Monica, creai la Scuola Internazionale Mushing, che è oggi un’associazione sportiva riconosciuta dal Coni nonché centro federale di riferimento della Federazione Italiana Musher Sleddog Sport.
Lo sleddog è uno sport affascinante, a contatto con la natura e con i cani, praticato da bambini e adulti; alcune volte, però, può diventare una prova di sport estremo, di grande agonismo e coraggio, come nel tuo caso.
Lo Sleddog si basa sull’armonia profonda che si instaura tra il musher (conducente di una slitta trainata da cani) e la sua muta! Questa attività sportiva, che richiede il massimo affiatamento con i propri cani, è disciplinata da ferrei regolamenti internazionali: non è consentito assolutamente l’uso di alcun tipo di strumento coercitivo nei confronti dei cani, ma al contrario bisogna rivolgersi alla propria muta con tono pacato e con comandi di direzione e andatura esclusivamente vocali. Sia a livello agonistico che ricreativo, si tratta di un’attività comunque molto appagante e affascinante: sembra di tornare indietro nel tempo, all’epoca dei cercatori d’oro del Klondike, le cui storie sono state raccontate splendidamente da Jack London in “Zanna Bianca” e “Il richiamo della foresta”.
Lo Sleddog piace moltissimo ai bambini che, già dall’età di 6 anni, possono guidare, con la sola supervisione di un istruttore, una slitta trainata da uno o due cani su percorsi semplici e sicuri. Per gli adulti, poi, è un’esperienza assolutamente indimenticabile. Nel momento in cui i musher come me affrontano sfide importanti di svariate centinaia di chilometri in ambienti assai remoti, il tipo di impegno richiesto e il livello di difficoltà aumentano notevolmente. Le condizioni climatiche sono spesso estreme, a causa del freddo polare e del vento impetuoso; tuttavia, il bravo musher affronta queste prove con grande prudenza e coscienza, per garantire la propria incolumità e quella dei cani.
Nel 1996 e nel 2004 hai corso la mitica “Iditarod sleddog race” di 1600 km da Anchorage a Nome, in Alaska: un’impresa che pochi sono riusciti a compiere.
L’ “Iditarod” è senz’altro la regina di tutte le competizioni di sleddog al mondo: potrebbe essere definita una sorta di Parigi-Dakar fatta però con slitte, cani e senza alcun tipo di aiuto e assistenza. Il musher deve gestire la sua squadra di cani in completa solitudine, durante le tappe e le varie soste di riposo e rifornimento viveri. I suoi 1600 km di percorso sono un tributo alla straordinaria epopea dei corrieri postali dell’Alaska che, con le slitte e i loro cani, garantivano il trasporto e la consegna di posta, medicinali e merci di ogni genere, nello sterminato territorio dell’ultima frontiera dell’Alaska. Parteciparvi e concluderla è un privilegio unico che un musher può realizzare, assieme alla sua muta, solo con notevoli sacrifici e nel pieno rispetto della natura.
Nel 2003 hai partecipato alla “Serum Run”, “La Corsa del Siero” da Nenana a Nome, un’impresa di 1200 km che si è svolta in Alaska. Che cosa ti rimane di quell’avventura?
Moltissimi bambini e i loro genitori hanno visto il film a cartoni animati “Sulle orme di Balto”, diretto dal grande Steven Spielberg. La pellicola racconta una storia vera accaduta nel rigido inverno del 1925 in Alaska: venti corrieri postali, con slitte e indomiti cani, hanno trasportato per 1200 km, a tempo di record, una cassa contenente il vaccino necessario per salvare un’intera comunità di bambini e adulti, colpita da una tremenda epidemia di difterite. Balto era il capomuta dell’ultima squadra di cani che effettuò la consegna del farmaco salvavita all’ospedale di Nome, sul Mare di Bering. Nel 2003, settantotto anni più tardi, ho percorso assieme ai miei dodici fedeli husky lo stesso itinerario, rievocando quei miti e quelle leggende, incontrando perfino alcune persone sopravvissute grazie a quell’incredibile episodio di solidarietà umana e animale. Con le splendide immagini dell’amico cameraman friulano Gianni Fachin è stato realizzato un film documentario Rai e anche un libro – diario di viaggio, “Sulle Orme di Balto”, pubblicato nel 2005 da Rai Eri e distribuito da Mondadori. È stata senz’altro una delle esperienze e avventure più toccanti che io e i miei cani abbiamo mai effettuato!
Che tipo di allenamento bisogna affrontare per prepararsi ad un’impresa del genere?
San Francesco diceva saggiamente “mens sana in corpore sano”, ovvero la mente è sana quando il corpo è sano. Anche io applico questa regola, praticando ogni giorno dell’esercizio fisico: mi piace molto camminare, correre, andare in bicicletta e nuotare, e anche i miei cani seguono con me delle tabelle di allenamento progressive. A fine estate, su erba e con l’ausilio di un quad (una moto a quattro ruote che funge da slitta), sono in grado di allenare anche 12 – 16 cani alla volta. Si parte con allenamenti blandi da 5 km per arrivare a percorrere anche 100 – 200 km con accampamenti notturni, in inverno, prima degli appuntamenti importanti. Il tutto viene svolto sempre e rigorosamente nella dimensione di un grande gioco e senza forzature, per mantenere alto il desiderio di correre dei miei cani. Ma l’alimentazione è indubbiamente un aspetto molto importante, se non decisivo, per la resa di un team musher e dei suoi cani durante le gare. Io sono un accanito sostenitore delle dieta mediterranea e divoratore di frutta e verdura, mentre i miei cani si cibano di crocchette di alta gamma, carni crude di manzo, pollo, agnello, tacchino e pesce (salmone dello Yukon e aringa di fiume). Sia io che i miei cani facciamo uso di integratori di sali minerali e vitamine.
Come scegli i cani che compongono la tua muta?
Una delle mie passioni è la musica e la mia muta è come un’orchestra di cui io sono il direttore. Per questo, affinché l’esecuzione riesca alla perfezione, devo poter scegliere tra elementi molto affiatati, che lavorino allo stesso ritmo ma che, soprattutto, provino un grande piacere e divertimento nello svolgere il loro compito. Sono tutte caratteristiche che i cani manifestano da soli fin dalle prime sedute di addestramento e allenamento, all’ età di 6 – 7 mesi. Alcuni di loro, poi, ci fanno capire subito le loro capacità di guidare l’intera squadra: sono gli insostituibili leader, ovvero i capomuta. Sono loro che imprimono il ritmo all’intero team e soprattutto eseguono immediatamente gli ordini vocali impartiti dal musher che, alle volte, nel caso di mute di 14 – 16 cani, si trova a più di quindici metri di distanza da loro! Il vero musher vive per godere della profonda armonia e simbiosi tra sé e la sua squadra di cani, che non abbandonerebbe mai e per nessuna ragione al mondo.
Cosa ti spinge a compiere queste imprese?
Probabilmente l’ansia genuina di scoprire ciò che esiste dietro una collina o una curva. Una smania di esplorare territori alle volte molto remoti assieme ai più fedeli amici, anche se a quattro zampe. Mi piace conoscere altre persone che condividono queste emozioni e poterle trasmettere ai neofiti tramite la nostra Scuola Internazionale Mushing di Tarvisio (UD). (ararad.net.)
Quanto può essere rischioso affrontare prove così impegnative?
Dico sempre a mia madre che per me è più rischioso guidare un’auto che affrontare 1600 km in slitta assieme ai miei cani in ambienti sub-artici. Lei non mi crede, ma per me è assolutamente vero. Ovviamente ci sono problemi reali e oggettivi che quelli come me devono saper affrontare e risolvere adeguatamente: situazioni critiche quali, ad esempio, l’assai subdola e letale ipotermia, lo stress da carenza di sonno, il ghiaccio che può cedere sotto il peso della slitta, la carica di un alce imbizzarrito che può essere pericolosissimo con le sue corna. Con la giusta preparazione si possono affrontare queste difficoltà e godere così delle meraviglie che la natura e il mondo animale riescono a regalarci.

intervista di Paola Cambiaghi

Istruttore di Sleddog-Mushing (disciplina sportiva che vede protagonisti i cani che trainano slitte sulla neve) e addestratore di cani, Ararad Khatchikiàn ha percorso con la sua muta migliaia di chilometri in luoghi inospitali, compiendo imprese che solo in pochissimi sono riusciti a portare a termine. Forse il suo destino era già scritto: in lingua armena il suo nome significa “dove nasce il sole”.

Ararad, tu sei nato in Africa a Khartoum (Sudan), da madre italiana e padre armeno. Dall’età di nove anni vivi in Italia in Friuli Venezia Giulia: quando e come nasce la tua passione per lo sleddog?

Tutto inizia nell’estate del 1983 quando mio fratello Armen compì la sua prima esperienza avventurosa assieme ad un amico goriziano-sloveno, Tomaz Devetag, percorrendo in canoa il maestoso fiume Yukon, tra il Canada e l’Alaska. Durante quel viaggio di sessantasei giorni conobbe moltissimi conducenti di slitte e decise di partecipare alla “Iditarod”, una gara di 1600 km con cani da slitta, dall’oceano Pacifico al Mare di Bering. All’epoca io frequentavo la Facoltà di Medicina a Trieste e il mio sogno era quello di attraversare l’Europa con la mia bicicletta. Nessuno dei due aveva le risorse finanziarie necessarie, così partecipammo ad un concorso organizzato da un famoso brandy: in palio c’erano ottantaquattro milioni in gettoni d’oro per realizzare i propri desideri. Armen vinse quella somma e il suo sogno divenne anche il mio! Imparammo ad allenare ed addestrare i cani da slitta di razza Alaskan husky e nel 1985 fondammo, insieme a nostra sorella Arminè e a un gruppo di nostri allievi, la prima Scuola Italiana Sleddog a Ponte di Legno – Tonale (BS). Dopo alcuni anni, decisi di tornare nella nostra regione di adozione, lo splendido Friuli Venezia Giulia, a Tarvisio (UD) dove, assieme a mia moglie Monica, creai la Scuola Internazionale Mushing, che è oggi un’associazione sportiva riconosciuta dal Coni nonché centro federale di riferimento della Federazione Italiana Musher Sleddog Sport.

Lo sleddog è uno sport affascinante, a contatto con la natura e con i cani, praticato da bambini e adulti; alcune volte, però, può diventare una prova di sport estremo, di grande agonismo e coraggio, come nel tuo caso.

Lo Sleddog si basa sull’armonia profonda che si instaura tra il musher (conducente di una slitta trainata da cani) e la sua muta! Questa attività sportiva, che richiede il massimo affiatamento con i propri cani, è disciplinata da ferrei regolamenti internazionali: non è consentito assolutamente l’uso di alcun tipo di strumento coercitivo nei confronti dei cani, ma al contrario bisogna rivolgersi alla propria muta con tono pacato e con comandi di direzione e andatura esclusivamente vocali. Sia a livello agonistico che ricreativo, si tratta di un’attività comunque molto appagante e affascinante: sembra di tornare indietro nel tempo, all’epoca dei cercatori d’oro del Klondike, le cui storie sono state raccontate splendidamente da Jack London in “Zanna Bianca” e “Il richiamo della foresta”.Lo Sleddog piace moltissimo ai bambini che, già dall’età di 6 anni, possono guidare, con la sola supervisione di un istruttore, una slitta trainata da uno o due cani su percorsi semplici e sicuri. Per gli adulti, poi, è un’esperienza assolutamente indimenticabile. Nel momento in cui i musher come me affrontano sfide importanti di svariate centinaia di chilometri in ambienti assai remoti, il tipo di impegno richiesto e il livello di difficoltà aumentano notevolmente. Le condizioni climatiche sono spesso estreme, a causa del freddo polare e del vento impetuoso; tuttavia, il bravo musher affronta queste prove con grande prudenza e coscienza, per garantire la propria incolumità e quella dei cani.

Nel 1996 e nel 2004 hai corso la mitica “Iditarod sleddog race” di 1600 km da Anchorage a Nome, in Alaska: un’impresa che pochi sono riusciti a compiere.

L’ “Iditarod” è senz’altro la regina di tutte le competizioni di sleddog al mondo: potrebbe essere definita una sorta di Parigi-Dakar fatta però con slitte, cani e senza alcun tipo di aiuto e assistenza. Il musher deve gestire la sua squadra di cani in completa solitudine, durante le tappe e le varie soste di riposo e rifornimento viveri. I suoi 1600 km di percorso sono un tributo alla straordinaria epopea dei corrieri postali dell’Alaska che, con le slitte e i loro cani, garantivano il trasporto e la consegna di posta, medicinali e merci di ogni genere, nello sterminato territorio dell’ultima frontiera dell’Alaska. Parteciparvi e concluderla è un privilegio unico che un musher può realizzare, assieme alla sua muta, solo con notevoli sacrifici e nel pieno rispetto della natura.

Nel 2003 hai partecipato alla “Serum Run”, “La Corsa del Siero” da Nenana a Nome, un’impresa di 1200 km che si è svolta in Alaska. Che cosa ti rimane di quell’avventura?

Moltissimi bambini e i loro genitori hanno visto il film a cartoni animati “Sulle orme di Balto”, diretto dal grande Steven Spielberg. La pellicola racconta una storia vera accaduta nel rigido inverno del 1925 in Alaska: venti corrieri postali, con slitte e indomiti cani, hanno trasportato per 1200 km, a tempo di record, una cassa contenente il vaccino necessario per salvare un’intera comunità di bambini e adulti, colpita da una tremenda epidemia di difterite. Balto era il capomuta dell’ultima squadra di cani che effettuò la consegna del farmaco salvavita all’ospedale di Nome, sul Mare di Bering. Nel 2003, settantotto anni più tardi, ho percorso assieme ai miei dodici fedeli husky lo stesso itinerario, rievocando quei miti e quelle leggende, incontrando perfino alcune persone sopravvissute grazie a quell’incredibile episodio di solidarietà umana e animale. Con le splendide immagini dell’amico cameraman friulano Gianni Fachin è stato realizzato un film documentario Rai e anche un libro – diario di viaggio, “Sulle Orme di Balto”, pubblicato nel 2005 da Rai Eri e distribuito da Mondadori. È stata senz’altro una delle esperienze e avventure più toccanti che io e i miei cani abbiamo mai effettuato!

Che tipo di allenamento bisogna affrontare per prepararsi ad un’impresa del genere?

San Francesco diceva saggiamente “mens sana in corpore sano”, ovvero la mente è sana quando il corpo è sano. Anche io applico questa regola, praticando ogni giorno dell’esercizio fisico: mi piace molto camminare, correre, andare in bicicletta e nuotare, e anche i miei cani seguono con me delle tabelle di allenamento progressive. A fine estate, su erba e con l’ausilio di un quad (una moto a quattro ruote che funge da slitta), sono in grado di allenare anche 12 – 16 cani alla volta. Si parte con allenamenti blandi da 5 km per arrivare a percorrere anche 100 – 200 km con accampamenti notturni, in inverno, prima degli appuntamenti importanti. Il tutto viene svolto sempre e rigorosamente nella dimensione di un grande gioco e senza forzature, per mantenere alto il desiderio di correre dei miei cani. Ma l’alimentazione è indubbiamente un aspetto molto importante, se non decisivo, per la resa di un team musher e dei suoi cani durante le gare. Io sono un accanito sostenitore delle dieta mediterranea e divoratore di frutta e verdura, mentre i miei cani si cibano di crocchette di alta gamma, carni crude di manzo, pollo, agnello, tacchino e pesce (salmone dello Yukon e aringa di fiume). Sia io che i miei cani facciamo uso di integratori di sali minerali e vitamine.

Come scegli i cani che compongono la tua muta?

Una delle mie passioni è la musica e la mia muta è come un’orchestra di cui io sono il direttore. Per questo, affinché l’esecuzione riesca alla perfezione, devo poter scegliere tra elementi molto affiatati, che lavorino allo stesso ritmo ma che, soprattutto, provino un grande piacere e divertimento nello svolgere il loro compito. Sono tutte caratteristiche che i cani manifestano da soli fin dalle prime sedute di addestramento e allenamento, all’ età di 6 – 7 mesi. Alcuni di loro, poi, ci fanno capire subito le loro capacità di guidare l’intera squadra: sono gli insostituibili leader, ovvero i capomuta. Sono loro che imprimono il ritmo all’intero team e soprattutto eseguono immediatamente gli ordini vocali impartiti dal musher che, alle volte, nel caso di mute di 14 – 16 cani, si trova a più di quindici metri di distanza da loro! Il vero musher vive per godere della profonda armonia e simbiosi tra sé e la sua squadra di cani, che non abbandonerebbe mai e per nessuna ragione al mondo.

Cosa ti spinge a compiere queste imprese?

Probabilmente l’ansia genuina di scoprire ciò che esiste dietro una collina o una curva. Una smania di esplorare territori alle volte molto remoti assieme ai più fedeli amici, anche se a quattro zampe. Mi piace conoscere altre persone che condividono queste emozioni e poterle trasmettere ai neofiti tramite la nostra Scuola Internazionale Mushing di Tarvisio (UD). (ararad.net.)

Quanto può essere rischioso affrontare prove così impegnative?

Dico sempre a mia madre che per me è più rischioso guidare un’auto che affrontare 1600 km in slitta assieme ai miei cani in ambienti sub-artici. Lei non mi crede, ma per me è assolutamente vero. Ovviamente ci sono problemi reali e oggettivi che quelli come me devono saper affrontare e risolvere adeguatamente: situazioni critiche quali, ad esempio, l’assai subdola e letale ipotermia, lo stress da carenza di sonno, il ghiaccio che può cedere sotto il peso della slitta, la carica di un alce imbizzarrito che può essere pericolosissimo con le sue corna. Con la giusta preparazione si possono affrontare queste difficoltà e godere così delle meraviglie che la natura e il mondo animale riescono a regalarci.

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