di Gaia Litrico

Cosa succede quando una donna decide di somministrarsi testosterone?

Assume all’improvviso atteggiamenti mascolini? Le crescono i baffi?

Una donna al proposito dichiara: “Ho iniziato a prenderlo per un elemento di sperimentazione, di trasgressione, quasi un’orgia ormonale”.

Ci sono dei casi in cui teoria e pratica coincidono. Così è per Beatriz Preciado, quarantuno anni, filosofa spagnola, attivista radicale e ora docente della Sorbonne, che ha sperimentato su se stessa l’assunzione di testosterone in gel. Una donna che desidera fuggire la normalizzazione dell’identità sessuale e lo fa al livello teorico, come brillante autrice, ma anche al livello pratico, inaugurando nuove azioni sul corpo.

La Preciado sostiene che quella uomo-donna sia una dicotomia troppo stretta e incentra la sua indagine filosofica esclusivamente sul corpo, riuscendo a offrirne un’immagine libera da stereotipi, svincolata da imposizioni normative e per questo il suo pensiero è portatore di una potenza inedita.

Il motivo per cui ha deciso di assumere testosterone è esposto chiaramente in un suo libro,“Testo Yonqui” (“Testo Tossico”), in cui racconta la sua esperienza di somministrazione dell’ormone come “droga politica”. “Assumo testosterone per convertirmi in un uomo”, per sfuggire alla stretta visione binaria della società contemporanea che vede l’esistenza delle sole categorie maschile e femminile. Beatriz inaugura un momento di sospensione della sessualità pre-definita, intraprendendo una battaglia contro la norma, contro la costrizione in schemi che tentano di comprendere la realtà sessuale incastrando e fissando in prototipi i singoli individui.

“Non sono né uomo né donna” ha affermato. È chiaro quale sia l’intento di queste provocatorie affermazioni: suggerire l’esistenza di categorie che vanno aldilà del maschile e del femminile, che non sono altro che “riduzioni alle cose di sempre”, e quindi al conosciuto, a qualcosa di controllabile e prevedibile.

Beatriz invece ha posto la sua attenzione proprio in questo piccolo e fragile squarcio, in questa oscillante e mutevole possibilità che il corpo ha per essere altro da categorie prestabilite. Sembrerebbe esserci un percorso mai avvicinato prima, una via sbiadita, indefinita, una terza via , senza contorni, ma non per questo non percorribile. La terza via, quella dei transgender, pone il corpo in una dimensione di transizione. Maschio e femmina sono solo due estremi, i confini, che delimitano una serie di sfumature e che rifiutano una cristallizzazione dualistica preferendo le soluzioni che sono nel mezzo.

“La sessualità è come le lingue. Tutti possiamo apprenderne molte.” È questa la frase che Beatriz usa per dare un’immagine immediata e forte di ciò che è la sua visione del corpo. Non esistono solo due modi (maschile e femminile) con cui il nostro corpo si esprime, ne esistono innumerevoli, che devono ancora essere scoperti.

Il suo attento sguardo ha saputo intravedere un tragitto che fugge la realtà stereotipata, un mondo aldilà della normalizzazione che non porta più i connotati del maschile e femminile, ma è anche altro. Del resto lo dichiara anche in un’intervista a El Pais “La filosofia fa questo, produce finzioni che ci aiutano a modificare il modo in cui vediamo la realtà.”

Beatriz_Preciado