Inviati n.5

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Alessandra Iodice

da Melbourne

Aussie rules Se dall’altra parte del continente la domenica ci si ferma per il calcio qui a Melbourne il weekend è paralizzato dal footy: dal venerdì sera fino alla domenica almeno sedici squadre si incontrano per il campionato di football australiano. Melbourne ne è il cuore. La maggior parte dei team infatti prende il nome dai suoi quartieri, solo sei squadre hanno i colori di altre città. Oltre a calcoli e numeri, questo sport è caratterizzato da una forte passione che accomuna tutti. Non esistono curve, i tifosi sono mischiati e tra una birra e uno hot-dog si ritrovano a scambiare commenti sulle proprie squadre. Tutti aspettano la gran finale a fine stagione per partecipare alla parata che vede sfilare giocatori e allenatori. L’ultimo giorno, però, è soprattutto un modo per riunirsi intorno al barbecue per festeggiare l’evento più australiano che ci sia. Non esistono colori, ma l’idea di sentirsi per una volta appartenenti ad un’unica razza, quella degli Aussie.

Arianna Spagnolo

da Sao Paulo

l'asilo delle mamme di San Vito Una tarantella canticchiata da Antonio, il più anziano. Un rimprovero che arriva da donna Maria, la ultra novantenne responsabile dei pomodori da tagliare, salare e collocare a raggiera sulla pasta per focaccia, prima che cresca troppo. Un circo di storie e leggende che si consumano come il colletto ormai logoro della camicia di Matteus, uno dei discendenti di Polignano a Mare, oggi direttore della “ficazza”. A San Vito sa tutto di armonico e fedele, come se si facesse improvvisamente parte di un patto col divino, di un atto di fede, di un voto, di un amore centenario mai tradito. Da oltre novant’anni in quella fabbrica dell'amore ci si sente scoppiare la vita dentro e tutto il resto, ciò che si consuma fuori dalle sue calde mura perde d'importanza. Perché se gli occhi di uno solo di quei centotrenta bambini potesse si posassero su di voi, vi assicuro che vi sentireste minuscoli e insignificanti, ma anche forti ed invincibili nello stesso istante.

Cecilia Gatti

da Buenos Aires

tra la foresta e mille colori Se dicessi Argentina pensereste subito alla Patagonia. Ma se invece dicessi Salta? Niente? Beh, è una delle regioni più belle del Paese! Posta a nord, è un po’ lontana da Buenos Aires, ma l’aereo risolve tutto (o, se siete coraggiosi, un giorno e mezzo di bus). I pittoreschi pueblos salteñi sono abitati dai discendenti dei popoli indigeni. Molti vi offriranno calze, capellini, borsette e strani maglioni (tutto di lama!), mentre i bambini vi seguiranno sorridenti per una caramella o per darvi peluches a forma di vigogna fatti con le loro mani. Ma la cosa più spettacolare di questo luogo è il paesaggio: montagne che superano i quattromila e che sembrano dipinte di tutti i colori: vedrete rocce verdi, viola, rosse e gialle. E se vi spostate di soli dieci chilometri vi ritroverete nel mezzo di una foresta selvaggia come l’Amazzonia. Il mio consiglio? Date un’occhiata a questa regione: non resterete delusi!

Gianmaria Schönlieb

da San Francisco

Haight Ashbury Giovedi mattina, passeggiata per Haight Ashbury. Paradiso di vintage clothing e accessori, è senza alcun dubbio la strada più hippy della città. Barboni che suonano la chitarra ai lati dei marciapiedi, turisti, ragazzine in cerca del vestito indie per la serata, ragazzotti americani, soliti hipster dal look volutamente trascurato. Vetrine dai colori accesi, vecchi hippie tatuati, negozietti di vinili ed un leggero odore di marijuana nell'aria. Si entra così da Wasteland, per poi passare dal più raffinato Villains. Un salto nel negozio di abiti anni '60 al lato opposto della strada, ed una piccola sosta nel negozietto a fianco alla ricerca di un nuovo cappello. Luna sta cercando un vestito a palloncino, io vorrei un tuxedo azzurro. Nel frattempo, prendo uno smoothie alla fragola e mango. Consigliato vivamente di giorno ai migliori shopaholic, di sera agli affamati di musica live.

Ginevra Foderà

da Madrid

la Noche en Blanco Una notte l’anno i madrileni sono “giustificati” dal tornare a casa. Si tratta dell’11 settembre, la Noche en Blanco (anche se un madrileño su tre passa la notte in bianco tutti i weekend). Un fiume di gente che partecipa al centinaio di proposte artistiche organizzate da più di duecento istituzioni. “Dal tramonto all’alba – assicura il Comune di Madrid – la magia conquisterà la strada: una luce a fine estate, torna La Noche en Blanco”. L’attrazione principale sarà il collettivo Basurama (basura = spazzatura): dieci anni di progetti artistici realizzati con la spazzatura. Le sue molteplici possibilità creative, nella società di consumi in cui ci troviamo, trasformeranno le strade di Madrid nella notte più lunga dell’anno. Il tema? “Il Gioco” come maniera di reinventare la forma di relazionarci con la città. “Fate il vostro gioco”, in tempi di crisi, è il motto della Notte Bianca 2010: un messaggio di positività e ottimismo.

Luis Ignacio Villa

da Santa Cruz de la Sierra

la pista d’atterraggio degli UFO L’immaginazione di un bambino corre veloce quando a scuola si parla di El Fuerte e degli UFO che vi atterravano. Ma poi arriva mamma che si scompiscia dalle risate e dice che è solo una leggenda metropolitana: El Fuerte de Samaipata è un sito archeologico e religioso così lungo, piatto e ben scolpito che è semplicemente il candidato perfetto per una scena favolosa come quella degli UFO. Posta proprio sull’orlo dell’autostrada che porta al piccolo paesino di Samaipata, quest’enorme pianura rocciosa è patrimonio dell’UNESCO per le sue venature a zigzag incise meticolosamente per tenere traccia dei passaggi planetari, per le sue fosse cerimoniali che sembrano vasche idromassaggio e per i portici usati come calendari. I visitatori potevano una volta camminarci sopra e intorno, sedersi sui troni cerimoniali scolpiti nella roccia, e toccare le forme incredibili intarsiate su tutta la superficie. Oggi rimane un sito da non perdere sia per gli amanti dell’archeologia, sia per bambini affamati di curiosità. A child’s imagination runs wild when everyone in school talks about El Fuerte and how UFO’s occasionally landed and launched from it. And here comes mom cracking up on the way home as she says that that’s some good small-town nonsense talk. El Fuerte de Samaipata, she tells me, was an archeological religious site so long, flat, and perfectly carved, that it is an irresistible candidate for such a fabulous scene. Sitting right off the brink of the highway leading to the small town of Samaipata, this massive rock-flat was named a World Heritage Site by UNESCO for it’s meticulously carved zigzagged lines meant to track planetary passages, it’s jacuzzi-like ceremonial pits and for the porticos used as calendars. Uncared for until ten years ago, visitors were once able to walk on and around it, sit on the carved ceremonial thrones, and touch the fascinating shapes engraved all over it. Now it is protected by international organizations, thanks to which tourists can enjoy a better structured experience. If you are visiting Santa Cruz, you shouldn’t miss visiting this site that will fascinate both grown-up archeological enthusiasts and kids with starving curiosities.

Tim Smit

da Bruxelles

Bruxelles – Luxembourg Scrivendo della vita mondana di Bruxelles, non ci si può dimenticare di Place de Luxembourg o Place Lux, come lo chiamano in genere (oppure “Plux”, invenzione ancora più recente). Questa piazza vicina alle istituzioni europee è il ritrovo per eccellenza di tutti gli eurocrati che vanno a prendersi un “apéro” o una birra a fine giornata. Ed è qui - praticamente accanto al Parlamento Europeo - che la trovi, uomini tutti incravattati e donne in tailleur, la gioventù europea che si rilassa tra drink costosi e chiacchiere su temi che a Milano non sfigurerebbero. Perché tanto di soldi questa gente ne ha tanti. Lavorando alla Commissione, inizi da tremila netti al mese. Infatti anche io sono andato a fare il “concours” per entrarci, chiamami scemo. Un recente sondaggio dice che la Commissione è uno dei più graditi datori di lavoro sul mercato europeo. E infatti, con quattromila e passa al mese, una birretta a otto euro non è certo un problema.

Tyler Andre

da Portland

all’aria aperta Portland è vivibile tutto l’anno, ma il mio periodo preferito è l’autunno. Il tempo è ancora bello, la città è meno affollato, le foglie iniziano a cadere e, soprattutto, le birrerie e i ristoranti sfruttano i sapori deliziosi di questa stagione. Una delle cose migliori da fare a settembre o a ottobre è fare una gita fuori città. Dirigetevi verso le montagne e, sulla strada, a meno di un’ora di macchina, incontrerete il Columbia River Gorge o le cascate di Multnomah, o potrete fare un’escursione alle cascate di Punch Bowl. Se preferite la sabbia, andate verso la costa. Lo stesso giro in macchina tra le foreste del Redwood e le fattorie ha molto da offrire. Qualsiasi sia la direzione che scegliete, fermatevi in un’azienda vinicola: il vino non sarà come quello italiano, ma ha il sapore unico della costa pacifica settentrionale, e merita decisamente un assaggio.

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