Il Giardino di Daniel Spoerri

testo di Damiano Mencarelli | foto di Luciana Massaro

Da piccolo mi dicevano sempre: «Ricorda! Chi va piano va sano e lontano». Sinceramente, non ho mai trovato un valido motivo per non crederci. In un detto popolare si nasconde sempre qualche verità, almeno quella che riusciamo a vedere riflessa su di noi. In questo in particolare, però, mi è sempre sembrato che mancasse qualcosa. Perché mai dovrei andare piano, dopo tutto?

È una vita che vado piano, faccio ogni cosa lentamente. A tavola, mentre io sono ancora al primo, gli altri stanno già finendo il secondo. C’è qualcosa di diabolico o di romantico in tutto questo e ho bisogno di capire che cos’è.

Ho deciso di partire a piedi, così sarò costretto ad andare piano e avrò tutto il tempo per interrogarmi.

Mi dirigo verso Nord con l’idea di arrivare in un posto che mi hanno sempre consigliato. Si trova da qualche parte nella Val d’Orcia: dicono sia un giardino misterioso, pieno di opere d’arte realizzate da un artista insieme ai suoi amici. Mentre cammino lungo questa strada che non conosco la mia mente si perde nella progettazione di quello che potrebbe essere il mio giardino. Sono lì a discutere con i miei compagni su come e dove posizionare quell’enorme scultura a forma di sasso. Io la vorrei più a destra mentre per gli altri è perfetta esattamente lì dove si trova. Chissà come sarebbe stato bello poterlo fare veramente. Continuo a camminare e li visualizzo tutti impegnati in animate conversazioni, un po’ geniali, un po’ ubriachi, comunque intenti ad affrontare problemi.

Usiamo il ferro per la struttura?
No, io direi piuttosto il legno….
Non dimentichiamoci di mettere del Neon!
Ottimizziamo questa luce.

La differenza è simbolica, spesso minima, in base alla materia, al singolo effetto o a seconda della sensazione di chi osserva. Ma sono i dettagli che contraddistinguono un’opera, che la rendono unica.

luciana-massaro-giardino-daniel-spoerri-via-francigena-the-trip-magazine (2)Quando si parla di arte, la collocazione di un pezzo in un posto preciso non è facile da ideare perché in genere, quando siamo immersi nel nostro processo creativo, non pensiamo mai al luogo dove poi la nostra opera verrà esposta. Siamo in continuo movimento, da un luogo a un altro, e non troviamo mai il tempo di fermarci.

Mi domando quanto avranno impiegato per realizzare quel giardino, chissà se sono andati lentamente oppure se tutto è stato progettato e realizzato in un lampo.

Sono quasi giunto a destinazione quando mi fermo ad ammirare una quercia. La chiamano la quercia delle cecche, che qui in Toscana sono le gazze. Ha quattrocento anni. È davvero bellissima, enorme, tutta allungata. Dev’essere cresciuta anche lei pianissimo.

Proseguo, ormai il giardino è vicino. Lascio le indicazioni della Via Francigena per seguire quelle di Seggiano, mi guardo intorno e mi sento dentro il paesaggio che scorre davanti a me. Respiro odori diversi, sento suoni diversi: sto andando piano e riesco a gustarmi tutto.

Poi leggo un cartello con su scritto Giardino di Daniel Spoerri, finalmente questa strada ha portato a un nome, ed entro. Mi guardo intorno e rimango estasiato: con un colpo d’occhio vedo le montagne, un tappeto infinito di ulivi e, in lontananza, il mare che brilla. «Si sono fatti fregare – penso – il panorama deve averli stregati e non hanno combinato più nulla» concludo, mentre il cancello dell’artista svizzero si chiude alle mie spalle. Ma non è così: sulla mappa inizio a individuare le centrotré creazioni dei cinquanta artisti che dagli anni Novanta hanno lavorato alla realizzazione delle opere sparse nel giardino e mi sento attratto da tutto, proprio come un bambino.

Vedo delle oche di pietra che corrono verso di me, poi mi giro e resto incantato da un grande disegno di Nazca riprodotto sul terreno. Poco lontano, sculture di bronzo brillano illuminate dai raggi del sole, mi riposo su un divano imbottito di ferro e ricoperto d’erba mentre alcuni tubi suonano attraversati dal vento. Il giardino è grande e ti fa sentire un esploratore: ogni cosa va scoperta, toccata, ammirata, il panorama ti distrae ma poi scopri un’altra creazione ancora e tutto ricomincia.

Tutto sembra sia stato generato naturalmente, senza l’intervento dell’uomo, e mi chiedo se sia un’opera anche lo stagno d’acqua che incontro. Spoerri e i suoi amici hanno fatto breccia dentro di me, insegnandomi come ogni luogo meriti di essere non solo curato e preservato ma anche usato, con rispetto e creatività.

Andare piano è l’approccio indispensabile per poter avere attenzione, passione, sensibilità, estro e la possibilità di realizzare veramente qualcosa senza doverla semplicemente rincorrere.

Oggi me ne sono reso conto.

TAPPA N.14 DA SAN QUIRICO D’ORCIA A RADICOFANI

Acqua e punti di ristoro sono a Bagno Vignoni e Gallina (bar a 500 m dal tracciato, sulla Cassia).
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la tappa numero 14 da San Quirico d’Orcia a Radicofani | deviando per Seggiano si arriva ai GIardini di Daniel Spoerri

Lunghezza Totale (km): 32.7
Percorribilità: A piedi, in mountain bike
Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 7.15
Dislivello in salita (m): 908
Dislivello in discesa (m): 532
Quota massima (m): 790
Difficoltà: Impegnativa
Strade pavimentate: 44%
Strade sterrate e carrarecce: 56%
Mulattiere e sentieri: 0%
Ciclabilità: 99%

 

 

 

Per raggiungere il Giardino dalla Via Francigena si parte da Bagno Vignoni si prende la strada (SR323) per Castiglione d’Orcia. Dopo 14 km si arriva a Seggiano. Qui si continua sulla stessa strada, in direzione di Castel del Piano. Dopo 500 metri si gira a sinistra per Pescina, campo sportivo, Il Giardino di Daniel Spoerri. L’entrata al Giardino si trova dopo circa 600 metri sulla sinistra, di fronte al campo sportivo.

danielspoerri.org