da Gambassi Terme a San Miniato

testo di Claudia Bena | immagini di Ilaria Di Biagio 

«Ogni passeggiata è piena di incontri, di cose che meritano d’esser viste, sentite. Di figure, di poesie viventi, di oggetti attraenti, di bellezze naturali brulica letteralmente, per solito, ogni passeggiata, sia pur breve. La conoscenza della natura e del paese si schiude piena di deliziose lusinghe ai sensi e agli sguardi dell’attento passeggiatore, che beninteso deve andare in giro ad occhi non già abbassati, ma al contrario ben aperti e limpidi, se desidera che sorga in lui il bel sentimento, l’idea alta e nobile del passeggiare» *

Questa è la storia di una libraia (che sarei io), del suo collega biologo naturalista e del suo ex collega scrittore che decidono di andare da Gambassi Terme fino a San Miniato percorrendo la Via Francigena. Le passeggiate che sto facendo per questo tratto di strada riscuotono molto interesse, ed eccomi quindi in partenza ancora una volta con un nuovo gruppo e sette ore di cammino davanti. Siamo partiti da dieci minuti e i miei compagni di viaggio già mi hanno abbandonato per inseguire un fagiano. Ecco la prima delle tante cose che ho imparato in questa giornata: ci sono aziende faunistico venatorie che allevano i fagiani per poi farli cacciare nelle stesse tenute dove hanno imparato a vivere senza timore dell’uomo. Voglio solo sperare che non abbiano avuto paura, un secondo prima dello sparo, ma che gioia vederne alcuni scorazzare ancora liberi nelle vicine aree protette. Vi siete salvati, non siete poi tutti fagiani!

Ho imparato che tra le zolle smosse dagli aratri si trovano una quantità di conchiglie, coralli e tanto altro che in passato apparteneva al mare. Ho imparato perché si alternano coltivazioni di leguminose tra le lunghe file dei vitigni e perché all’inizio di ogni fila si pianta una rosa.
Ho imparato che gli uomini all’incirca ogni dieci minuti devono discutere di calcio ma non si vergognano a parlare di matrimonio né di chinarsi per annusare un fiore, o emozionarsi scoprendo tra l’erba un’orchidea selvaggia.
Ho ritrovato il piacere di chiedere cos’è a ogni singolo verso ascoltato in natura e ho scoperto che quello che mi serve è sempre una sfida: non avrei mai camminato sette ore se non fossi stata obbligata, eppure l’ho fatto. 

Federico, l’ex collega scrittore, dice che “sta cosa”, come non ha mai smesso di chiamarla dalle prime e-mail che ci siamo scambiati fino alla fine del percorso, è molto bella ma che probabilmente la rifarà tra dieci anni.
Michele, con le gambe doloranti forse per il continuo chinarsi invano sopra ogni singola pozza d’acqua alla ricerca dei tritoni, piccoli anfibi a quanto pare difficili da scovare, si muove come se fosse nel suo habitat naturale ed è una meraviglia osservare con quale entusiasmo studia la natura, come se ogni volta scoprisse qualcosa di nuovo. Il suo è un approccio sicuramente molto contagioso e io sto già ipotizzando altri percorsi da affrontare in futuro. 

Se vi aspettavate di vedere foto della flora e della fauna locali avete capito male. Ho pensato che tanto, potendo farvi solo immaginare i profumi e i rumori, allora riuscirò anche a raccontare i colori che ho incontrato passeggiando verso San Miniato. 

Immaginate colline di un verde intenso, l’erba alta mossa dal vento e i campi puntinati di giallo. Immaginate il blu e il viola della borragine pelosa, il marrone chiaro della terra ancora da arare alternato alle zolle scure della terra nuova, con il suo acre profumo.
Il grigio della creta solidificato dal sole cosparso di conchiglie dello stesso colore, un leggero strato di polvere bianca che ricopre il tutto e che ti resta appiccicata alle dita quando la curiosità ti spinge a staccare dal suolo alcuni di quei frammenti. I fiori delle fave come tanti piccoli occhietti che ti guardano curiosi. Il polline giallo portato dal vento insieme ai versi dei fagiani, delle pernici, delle tante gazze, al rumore di un trattore in lontananza. Le voci di tre amici che non smettono mai di parlare e il suono cadenzato di sei piedi che si spostano nella stessa direzione. I saluti fatti ai tanti pellegrini incontrati durante il percorso. 

E poi la foresta, il sottobosco con i suoi ciclamini, e finalmente l’asfalto quando, dopo tanta fatica, arriviamo a San Miniato.

* L’introduzione è tratta da La passeggiata di Robert Walser, Adelphi 

 TAPPA N.8 DA GAMBASSI TERME A SAN MINIATO

Gli unici punti di ristoro e di rifornimento idrico sono a Calenzano e una trattoria a 500 m dalla Pieve di Coiano, verso Castelnuovo d’Elsa (fuori dal nostro percorso).

tappa numero otto da Gambassi Terme a San Miniato

tappa numero otto da Gambassi Terme a San Miniato

Lunghezza Totale (km): 23.7
Percorribilità: A piedi, in mountain bike
Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 6.00
Dislivello in salita (m): 406
Dislivello in discesa (m): 231
Quota massima (m): 305
Difficoltà: Impegnativa
Strade pavimentate: 37%
Strade sterrate e carrarecce: 62%
Mulattiere e sentieri: 1%
Ciclabilità: 99%