di Luca Giordano
illustrazione di Nicolò Pellizzon | fauces.com

Nel mio palazzo, all’ultimo piano, abitava un mago.
Come lavoro vero lavava i bagni pubblici del mercato di Porta Palazzo, che è quel mercato così grosso che ci passa un mondo attraverso, che c’è così tanta gente che lavare i bagni pubblici non doveva essere divertente. Così io, quel mago, lo vedevo sempre con il suo grembiule blu e il carrellino dove teneva i detersivi e le carte con cui faceva le magie. Le scope e gli stracci. Aveva capelli lunghi che sembravano spaghetti al nero di seppia, borse sotto gli occhi e mani grosse.
Fin troppo grosse.
Era un mago gentile, un mago che salutava sempre. Anche me, che ero piccolo e un po’ avevo paura di quel mago che sembrava più che altro un bidello.
Di cognome faceva Francia e Mago Francia era anche il suo nome d’arte.
Il Mago Francia, oltre a esser mago e a lavare i bagni pubblici del mercato, era triste. Gentile ma anche molto triste. Era sempre triste perché quand’era giovane e aveva una moglie e un figlio, il Mago Francia un giorno li aveva accompagnati al cinema e il film era un film francese che parlava di un uomo che portava sfiga ovunque andasse.
La Capra. S’intitolava La Capra e la moglie aveva insistito tanto per vederlo.
Il Mago Francia quel giorno li aveva accompagnati e lasciati lì perché lei lo voleva tanto vedere, quel film, ma lui doveva lavorare anche se ancora non lavava i bagni e non era nemmeno un Mago. E quel giorno in cui era andato a lavorare e aveva lasciato moglie e figlio al cinema a vedere il film che parlava di quest’uomo che portava sfiga, La Capra, quel giorno il cinema andò a fuoco e le uscite di sicurezza erano chiuse con un lucchetto.
Probabilmente fu proprio quello il momento, quello in cui arrivò lì davanti che era troppo tardi, quando i pompieri aprirono le porte del cinema vicino a Corso Francia, e c’era da vedere solo il fumo che usciva e tutto il nero che c’era dentro, la puzza di bruciato e i corpi di sessantaquattro uomini, donne e bambini, proprio in quel momento il Mago Francia cominciò a esser triste.
E forse anche a esser Mago.
Che se io rivedo quella scena, con tutto quel fumo e la puzza di bruciato, io ripenso a quei giorni in cui il Mago Francia organizzava qualcosa in casa sua che sembravano esperimenti o magie strane.
Probabilmente il Mago Francia era anche l’Alchimista Francia e nessuno lo sapeva, ma noi nel nostro palazzo sentivamo la puzza di bruciato e vedevamo il fumo, ma non chiamavamo i pompieri perché tanto ci dicevamo che era lui con i suoi esperimenti, le sue magie, bianche e nere che fossero. E lo lasciavamo fare.
Al massimo, chiudevamo le finestre per non sentire la puzza di bruciato.
Così, io l’esoterismo a Torino non lo collego alle scritte sui muri delle cantine, al cane trovato impiccato a un albero sotto casa, alle storie nere di statue che si animano, alla porta dell’inferno, ai triangoli e via dicendo. Lo collego alla puzza di bruciato che c’era in quei giorni nelle scale del mio palazzo, che era la stessa di un cinema bruciato. E lo collego a un mago sempre triste che sembrava un bidello, un mago con le mani grosse che salutava sempre.

L’illustrazione è tratta dal libro di Nicolò Pellizzon Lezioni di Anatomia, edizioni GRRRzetic, pagine 192, euro 22
grrrzetic.bigcartel.com

Luca Giordano è nato a Torino nel 1985. Si è diplomato in sceneggiatura al Centro Sperimentale di cinematografia. Con Isbn edizioni ha pubblicato il suo primo romanzo Qui non crescono i fiori (giugno 2013). www.isbnedizioni.it/libro/266