di Pierfrancesco Rescio
Topografia antica, Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, Napoli

Dal 1913, cioè da quando gli archeologi Ashby e Gardner iniziarono le loro ricerche sulla via Traiana, pochissimo si conosce su questa strada di epoca romana ricordata solamente dai numerosi cippi miliari presenti lungo il suo percorso. La via, in partenza proprio da Benevento per giungere a Troia e poi a Canosa, Bari e Brindisi lungo la costa pugliese, toccava alcuni insediamenti conosciuti sia in letteratura sia dalle ricerche topografiche condotte negli ultimi tempi a cui si deve la raccolta sistematica di un lungo itinerario che si distribuisce per quasi trecento cinque chilometri. In realtà di questo percorso vi erano due varianti soprattutto nel contesto della Peucetia, dove all’altezza di Bitonto si divideva per un percorso costiero e per uno più interno. Solo alcuni anni fa gli archeologi se ne sono occupati e fra questi meritano di essere menzionati il prof. G. Ceraudo e il prof. A. Russi.

È da constatare, però, come moltissimi archeologi e storici abbiano sempre menzionato questa strada la cui unica descrizione, con molti refusi, risale al XVIII secolo ad opera del viaggiatore A. Pratilli. Per questo motivo, di comune accordo con la Casa Editrice Schena di Fasano e con la forte partecipazione dei Lions di Puglia, abbiamo deciso di intraprendere una descrizione precisa, puntuale e strutturata di questa strada che, partendo da Benevento, in moltissime località è riconoscibile o, a tratti, ricostruibile (Rescio P., Via Traiana. Una strada lunga duemila anni, Fasano 2013, rist. 2014). Passando da Benevento attraverso l’arco di Traiano, la strada si inerpicava fra le colline di Paduli (Forum Novum), Buonalbergo e Casàlbore passando per un piccolo e quasi sconosciuto vicus romano nei pressi di Ariano Irpino in località S. Eleuterio, l’antica Aequum Tuticum menzionata da Cicerone in una lettera indirizzata all’amico Attico nel 50 a.C. Da qui si entrava in Daunia in località Taverna-Tre Fontane, corrispondente forse alla statio di Aquilo, come accennano l’Itinerarium Antonini, l’Itinerarium Burdigalense, la Tabula Peutingeriana e l’Anonimo Ravennate, sino a giungere ad Aeca (nel Medioevo chiamata poi Troia, con la sua splendida Cattedrale). Dall’antico luogo che divenne anche territorio di conquista dei Normanni la via Traiana passava per Herdonia, Cerignola e Canosa per poi passare in Peucetia, ovvero la Terra di Bari, dove – come si è detto – si divideva in due, in quanto ricavata da percorsi molti più antichi.

Di certo nei suoi circa trecentocinque chilometri la strada appare quasi del tutto ricostruibile, dimostrando come solo in alcuni casi passasse all’interno delle città (Aequum Tuticum, Troia, Ruvo, Bitonto ed Egnazia), mentre nelle altre rasentava l’abitato come una specie di “tangenziale” da cui partivano altri diverticoli.

Cosa c’è di nuovo in questo lavoro? Nulla di eccezionale, se si pensa che è la prima volta nella storia dell’archeologia che si raccolgono tutti i dati per poterla ricostruire al completo, dall’inizio alla fine, come per accompagnare il visitatore a ripercorrerla. Incredibile a dirsi, ma in Italia meridionale le menzioni sulla via Traiana, anche se sono tutte attendibili o pseudo-attendibili, sono soprattutto letterarie, artificiose ed elucubrate. Ma poiché abbiamo il dovere di difendere questa strada, che si presenta come un vero e proprio parco trasversale, ora vi è la necessità di adottare una nuova concezione di sito archeologico. Il sito non è solo la concentrazione di reperti, ma quell’insieme di luoghi storicizzati (detti anche non-siti) con una caratteristica multitemporale e latente che comprende numerose culture e problematiche e possibilità di indagine oltre ogni pensiero propriamente archeologico.

Insieme all’operazione editoriale è stata improntata una nuova metodologia di diffusione della cultura archeologica con la realizzazione del percorso ricostruito con file in formato .kml e .kmz, su base IGM e su Google Earth in modo da rintracciare la strada nei suoi minimi dettagli e nelle minime variazioni, così da lasciare un segno indelebile non solo per gli addetti ai lavori, ma per chi avrà il compito di tutelare questo antico tragitto. Si pensi che di recente, nel sito archeologico di Egnazia (presso Fasano, provincia di Brindisi) un nuovo saggio di scavo ha messo in luce per intero la strada basolata perfettamente conservata. Per fortuna il terreno restituisce ancora i suoi documenti più belli e suggestivi per le generazioni future.

Via Traiana. Una strada lunga duemila anniPierfrancesco_Rescio_la_via_Traiana_the_trip_magazine (1)
di Pierfrancesco Rescio
2013, Schena Editori