di Maria Celeste Meschini

foto di Patrizia Lungonelli

Sono dentro ad un cestino di vimini. L’aria calda mi avvicina al sole ancora dormiente. Sopra la mia testa arcobaleni che vibrano nel cielo. Palloni. Palloni colorati che vanno su e giù nell’etere dipinto di rosa. Mi affaccio dal mio cestino. Il mondo sotto ai miei piedi non è reale.

Accanto a me compare Jacques Ètienne Montgolfier che mi racconta del suo primo volo. Parigi, 19 ottobre 1783. Ancorato a terra, insieme al fratello Joseph Michel, meraviglia i parigini con la loro invenzione. Quella che ancora oggi porta il loro nome.

Ma io non sto sorvolando Parigi. E al mio fianco non ho lo scienziato che riuscì a sfruttare per primo la combustione del propano.

Sono incastrata in questo sogno che si fa sempre più reale. Abbagliata da strane architetture naturali che raccontano millenni di storia.

In molte cartine questo luogo non viene neanche menzionato. Non si tratta di una delimitazione politica in quanto tale, ma piuttosto di una regione storica che comprende porzioni di varie province: la Cappadocia.

Nella stessa epoca in cui si formava in Europa la catena alpina, circa 60 milioni di anni fa, nasceva la catena montuosa del Tauro nell’Anatolia meridionale (al centro dell’attuale Turchia). La formazione della cordigliera del Tauro ha creato molti burroni e depressioni in Anatolia centrale. Dieci milioni di anni fa queste depressioni sono state riempite da magma e altri materiali provenienti dai numerosi vulcani in eruzione, in particolare i vulcani Erciyes, Keciboyduran, Develi, Göllü Dagi e Melendiz.

Gradualmente, le depressioni andarono scomparendo, trasformando la regione in un altopiano. Tuttavia il minerale che colmava la depressione, non essendo molto resistente all’azione erosiva del vento, della pioggia, dei fiumi e alle escursioni termiche, ha contribuito alla creazione delle numerose valli della Cappadocia.

È Alim che mi racconta tutto questo. Con sguardo fiero punta il dito verso il basso. Il vento ci culla sopra gli innumerevoli funghi di roccia, un tempo rifugio di popolazioni eremite che scavarono le loro abitazioni nel tufo. Fin dal IV secolo a.C. queste terre incantate sono state abitate prima dagli anacoreti poi dai romani. In epoca bizantina – continua entusiasta Alim – l’intera regione si trasforma in uno straordinario universo rupestre con quasi quattrocento edifici tra chiese, case e monasteri.

Torri, canyon, crepacci, pinnacoli, villaggi dai colori che vanno dal rosso all’oro, dal verde al grigio. È la valle di Göreme, oggi parco nazionale e dal 1985 patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO.

Ed è qui che si scorgono verso il nostro continuo dondolare i Camini delle Fate. Un luogo incantato dove non c’è più bisogno della fantasia. Perchè il reale sovrasta qualsiasi immaginazione. E la migliore fiaba diventa il mio viaggio.

DETTAGLI DI VIAGGIO

–        Göreme: cittadina di circa 2.000 abitanti si trova nella provincia di Nevşehir nell’Anatolia centrale, 12 km dall’omonima capitale

–        Una parte della serie Guerre Stellari è stata girata nel paesaggio lunare di Göreme in Cappadocia.

–        Il villaggio di Uchisar offre un panorama unico dalla sua piazza principale su tutta la valle intorno fino ad Avanos

–        Derinkuyu: la città sotterranea a 9 livelli nella valle di Zelve