di Francesco Zingoni

Alla fine degli anni ’70, il visionario architetto Yu Zi progettò un villaggio vacanze “retrofuturista” a Taiwan. Mai completato (a causa di misteriosi incidenti) né abitato, divenne famoso come la “UFO ghost town” di San Zhi. Francesco Zingoni racconta queste rovine (definitivamente demolite nel 2010) con uno spin-off del suo romanzo, “Demian Sideheart”, che vede il protagonista vagare nell’isola di Taiwan, alla ricerca di una donna scomparsa.

Corro lungo la Fu-Hai, distretto di San Zhi. Il tramonto mi abbaglia.

Mettiamo in chiaro una cosa, ragazzo: sono un vagabondo. E vivo in una casa abbandonata. Non vorrei che arrivassi fin qui e ti spaventassi.

Così gracchia la voce, una chiamata a mio carico. La moto scollina sul vuoto.

Il posto è in riva all’oceano, sulla punta nord di Taiwan.

Ed eccolo, l’oceano, oltre le creste della foresta.

Li riconoscerai subito

Si, ora li vedo

sono grossi baccelli metallici

appesi a grappoli, scintillanti nella penombra

a grappoli, come disegni di molecole

o forse televisori di design anni ’60

noi occupanti le chiamiamo case-UFO.

Freno davanti alla recinzione in ferro battuto, slittando sulla ghiaia. Il cancello è aperto. Il giardino appare curatissimo ed elegante. “San Zhi Luxury Residences” recita un cartello tra le bouganville.

A me piace pensarlee come scialuppe di salvataggio, appese agli alberi di un veliero interstellare…

…naufragato sottoterra. Sì, molto romantico.

Dietro il cancello, una Lamborghini Gallardo è la prima di una fila di supercar, parcheggiate sul vialetto di ghiaia bianca.

Ripeto: non t’impressionare quando arrivi.

Un villaggio di lusso per Raeliani in vacanza? Un po’ inquietante lo è davvero.

Lascio la moto e costeggio la piscina, spettralmente illuminata da una fila di faretti subacquei.

Vive in una casa abbandonata, ha detto. Forse una baracca sulla spiaggia, dietro queste lussuose case-ufo? Non ho idea del perché mi abbia cercato. Al telefono non mi ha voluto anticipare nulla, a parte il fatto di aver trovato uno dei volantini segnaletici con la tua foto.

Davvero farai questo, per lei?

Sul vialetto non c’é un’anima. È ora di cena e sono tutti chiusi nelle loro eccentriche casette: dietro gli schermi retroilluminati li vedo muoversi, mangiare, ridere, versarsi da bere, immersi nel brusio rilassato della vacanza.

Unica nota stonata, un signore anziano, solo, seduto con le braccia molli. La testa rugosa fuoriesce dalla camicia come una pesante appendice del collo, l’osso occipitale piatto come la nuca. Ha lo sguardo fisso sul tavolo vuoto. Si volta verso di me, mi vede, agita la mano. Ha qualcosa di inspiegabilmente familiare quest’uomo… sembra la versione maschile e invecchiata di mia madre.

Mi mostra il foglio che sta fissando. Lo gira lentamente verso di me.

È la tua foto. Ma non quella del volantino segnaletico: è una foto che posso avere solo io.

Avverto nei timpani un lieve sfasamento di pressione.

Ora devo chiudere gli occhi.

Quando li riapro – forse dopo ore – vedo le rovine.

È un peccato che tutto sia finito così. Ma sai, gli operai morti… e i guai finanziari… e quella “cosa”, che appariva sulla spiaggia! Ciò che vedi ora ne è l’ovvia conseguenza: lo scheletro di una civiltà futura, morta prima di aver visto la luce.

I dischi sono tutti sventrati e corrosi – resti di un immane cataclisma avvenuto ieri o tra un milione di anni.

La porticina azzurra si spalanca davanti ai miei piedi.

È da qui che si parte? chiedo.

Sì, risponde l’uomo-tartaruga.

Varco la soglia.

Dietro c’è un tunnel. Si curva in avanti, sempre più ripido.

Sul fondo intuisco le acque scure dell’Oceano. Ne sento lo sciabordio ovattato e l’odore. Pesci d’ombra guizzano in aria, lasciandosi dietro scintille immaginarie. Il buio ha la stessa consistenza di due palpebre chiuse.

Ora l’acqua gelida mi arriva ai fianchi.

***

Non è solo un sogno.

Nuoto fino a cancellarmi le impronte digitali.

Mentre trattengo il respiro l’apnea è accecante – nelle spiagge stellari, nei mari lattei attraversiamo muri d’acqua nera – si lava via il nostro nome come sabbia

Ti sto inseguendo oltre la direzione del tempo, amore mio

ma ho paura che esistere e raggiungerti non possa più accadere insieme

Il mio inizio, la tua fine

Il tuo inizio, la mia fine