Di Daniel Mazza

Stelle e strisce. Ho sempre avuto un debole per le bandiere e quella degli Stati Uniti d’America diciamo la verità, ha un fascino particolare. Preparo il mio zaino, ho le bandiere di quasi tutti i Paesi visitate cucite sulla superficie. Quella americana è in bella vista, nella parte superiore. Si parte.

Arrivo a San Francisco. La scritta “Welcome to the United States” fa davvero effetto, ti senti un supereroe. Arrivo nel tardo pomeriggio. C’è nebbiolina e un vento freddino. Faccio un giro di sera, mi trovo vicino ad Union Square e proseguo verso la City Hall. È meravigliosamente colorato d’arcobaleno, è di questo colore la mia prima notte americana.

Vado a dormire con una voglia assurda di vedere di più, vedere tutto. Così mi metto all’opera e inizio a mangiarmi completamente la città: vedo le Painted Ladies, le case vittoriane color pastello, poi arrivo fino al Golden Gate. Da vicino toglie completamente il fiato. Attraverso tutta la città, con le sue mille salite e discese, arrivo a Lombard street con le sue curve in super pendenza e poi mi allungo fino al 2640 di Steiner Street. C’è la casa di Mrs Doubtfire, non posso perdermela. Per terra le mille dediche dei fans per il compianto Robin Williams. San Francisco è altissima, tra i suoi mille grattacieli, tra i misteri di Alcatraz che riesco a spiare dal Pier 39, tra uno sbadiglio e l’altro dei suoi leoni marini letteralmente “spiaggiati” in relax a pochi passi dal molo.

San Francisco Civic Center

San Francisco Civic Center

Ma la California è fatta per macinare chilometri e ho deciso che la Highway 1 sarà la mia compagna di avventure per le prossime ore, per il prossimo centinaio di chilometri, o miglia, come dicono qui. Monterey, Carmel e Pebble Peach. Tre stupende cittadine da non perdere, distanti una dall’altra di una manciata di minuti di auto. Ah, l’ex sindaco di Carmel è un certo Eastwood. Fa Clint di nome. La Highway 1 è immensa, ma il suo panorama la rende infinita. Ogni cento metro sei fermo per scattare una foto. Riparti e poi ne scatti un’altra. Così ogni due chilometri. Impossibile non fermarsi ad ammirare il Big Sur. L’Oceano, le coste, il ponte, il vento fra i capelli e poi il nulla più assoluto, ma che in quel momento per te è tutto. Dopo il Big Sur continui, arrivi all’Hearst Castle, a pochi chilometri da San Simeon. Un Castello fiabesco nel bel mezzo della natura. Ci si può arrivare solo con visite guidate e con una navetta appositamente messa a disposizione dai gestori. Chilometri e chilometri di cemento, una striscia gialla, la radio che non prende nemmeno una frequenza. Di fronte a te una strada infinita, al tuo fianco l’immensità dell’Oceano. Ogni tanto c’è una rientranza con qualche macchina parcheggiata. Decine di persone si fermano, scattano foto e sorridono. Poi si rimettono in macchina, ma solo fino alla prossima rientranza. Questa strada, la Highway1, è infinita, ma rendere indimenticabili questi istanti attraverso decine e decine di foto la rende immensa. E ti fa sentire totalmente libero. LIBERO.

Daniel Mazza blogger di MondoAeroporto

Daniel Mazza blogger di MondoAeroporto

Dopo San Simeon si scende sempre di più. Morro Bay, Santa Barbara e Santa Monica le prossime tappe lungo la costa. Ho visto il camion della Coca Cola, quello lungo lungo e colorato di rosso, che si vede solo nelle pubblicità. Ho visto un poliziotto in moto vestito come Poncharello. Ho visto un mezzo inseguimento in autostrada che mi sembrava di essere su DMAX. Sì, sono davvero in America. A Santa Barbara sul Molo trovi il ponte di legno più antico della storia degli Stati Uniti, a Santa Monica invece il Molo è una delle attrazioni principali, proprio lì dove finisce la famigerata Route 66. Santa Monica, il Pier più famoso degli Stati Uniti, con il suo Pacific Park a pochi passi dalle spiagge dove veniva girato Baywatch. Ma di Pamela Anderson nemmeno l’ombra. Sto iniziando ad appassionarmi a tutti questi Pier americani tanto che passo del tempo a fotografare quello di Redondo Beach, coloratissimo, prima di fare una capatina nella frizzantissima Venice Beach, che con i suoi murales e la sua energia non ha da invidiare nulla a nessun altro posto nel mondo!

Santa Monica Pier

Santa Monica Pier

Ancora qualche chilometro e.. “Hey Hey! I’m in LA!” Sono arrivato a Los Angeles. Lo si nota dal traffico, dalle stelle della “Walk of fame” sulla Hollywood Blvd, dalla scritta “Hollywood” che spunta tra gli alberi mentre stai guidando.

Se avete bisogno di qualcosa di più “wild”, spingetevi lungo il deserto. A due ore da LA troverete il Joshua Tree National Park. 80 kilometri di Parco Nazionale immerso nel deserto, 45 gradi, pochissime macchine che hanno incrociato il mio cammino. Il Joshua Tree è stata una tappa stupenda. Camminare per quei sentieri rocciosi con il timore di perdersi nel nulla. Nessun distributore d’acqua, cellulare senza campo. Cartelli di pericolo ovunque e dei panorami che nessuna foto può raccontare. Soltanto te stesso e il sole che picchia forte. E tutto attorno a te un rumorosissimo silenzio. Che spettacolo. A mezzoretta di auto dal Joshua troverete Pioneertown e anche qui, tappa obbligatoria. Ho scoperto una cittadina che vive ancora ai tempi dell’Old Wild West. Fu fondata nel 1946 da alcuni hollywoodiani per creare un set cinematografico per creare delle scene western. E così è rimasta tutt’oggi, nella magia di un film che dura ormai da 70 anni.

California

 

Ho vissuto la California in fretta e furia, in poco più di una settimana, con la macchina a mille, gli occhiali da sole e il gomito sporgente, proprio come i videoclip girati in queste zone insegnano, no?

Io non lo so cosa mi succede quando viaggio. Io non so perché non riesco mai a lasciare un posto senza che mi venga una specie di magone. Perché queste esperienze le vivo con così totale trasporto? Perché ogni città che ho sfiorato la sento già un pochino mia? Ho amato San Francisco, anche con il suo vento gelido della sera e con i suoi sbandati di Union Square. Ho amato i suoi arcobaleni a colorare ovunque la città. Come fai a non amare una città con tutti quei saliscendi, con il Golden Gate, con le Painted Ladies e le curve di Lombard Street? Mi sono perso tra i chilometri infiniti di asfalto che mi hanno portato lungo la costa. La strada era infinita, ma la voglia di fotografare quei paesaggi oceanici la rendeva fantasticamente ancora più eterna. Mi sono affezionato a Santa Barbara, alla sua storia e alle sue Chiese. Sono poi arrivato a Los Angeles e mi sono perso nella sua stravaganza, nonostante l’odio totale per il suo traffico che faceva impazzire anche il mio gps. Mi sono innamorato del mio cognome che magicamente ad ogni check-in di ogni hotel diventava “Moosa”. Avrei voluto passare più tempo al Parco del Joshua Tree e dormire in mezzo al deserto, addormentandomi mentre contavo le stelle. Mi sento fortunato, perché da oggi riempirò quelle pagine del libro della mia vita che erano rimaste ancora bianche, con nuovi ed emozionanti racconti. Punto. A capo, lettera grande. Si inizia un nuovo capitolo.

 

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