di Silvia Boschetti

L’idea era vacanze europee. Dopo venti ore di aereo per l’Australia Giampaolo ed io non avevamo l’impellente desiderio di un altro lungo volo. Ma una notte, cercando un volo per Madeira ad un prezzo accettabile, abbiamo visto lampeggiare una delle solite offerte “New York a 400 euro”. Sguardo d’intesa e biglietti acquistati.

New York – CONTEA DI SUFFOLK

Inizia un’altra avventura americana. Quest’anno niente parchi, selvaggio west e città trasgressive, ma un viaggio attraverso la storia e le istituzioni. Ritiriamo l’auto, attraversiamo Manhattan nel pieno della vivacità di un sabato newyorchese e davanti a noi si apre un paesaggio verde, morbido ed elegante che ci conduce nella contea di Suffolk. Alloggiamo in una bella casa di legno bianco con un grande camino che fa venire voglia di accoccolarsi nonostante fuori ci siano più di trenta gradi. Veniamo catturati dai racconti dei proprietari: un’ex-poliziotta del Bronx lei, e un costruttore edile vittima di un grave incidente lui, che si sono rifugiati qui, alla ricerca di tranquillità, costruendo questo posto con le loro mani.

Prima giornata tra relax sulla spiaggia e esplorazione dell’Orient Beach State Park. E’ un posto selvaggio, una lunga distesa incontaminata di sabbia e bush. Verso sera ci spostiamo a Greenport, piccolo villaggio di pescatori pieno di negozi di antiquariato e cianfrusaglie, dall’atmosfera vivace e pittoresca. Mangiamo da Claudio, pietra miliare della ristorazione locale, l’”Oldest Same Family Owned Restaurant in the United States” secondo la National Restaurant Association.

Contea di Suffolk – HAMPTONS

Il mattino dopo destinazione Hamptons. Sbarcati nel porticciolo di Sag Harbour facciamo una breve sosta nel centro storico del villaggio ma la curiosità ci porta veloci a East Hampton. È carina come ce l’aspettavamo con le boutique di lusso che fanno capolino nelle vie del centro, le eleganti residenze affacciate sull’oceano, l’aspetto sornione della campagna e quell’aria un po’ snob dei film “Sabrina” o “Tutto può succedere”. Le spiagge sono incredibili: distese di sabbia bianca senza fine dove di sera, quando tutti lasciano il mare, si può godere di una magnifica solitudine.

Nel pomeriggio visitiamo Montauk e il suo faro. In questa zona si trovano anche le Walking dunes, affacciate sulla baia e alte fino a venticinque metri. Peccato siano tanto amate dalle zanzare.

Siamo in una nota zona vinicola e ne approfittiamo per visitare alcune cantine. Dopo un paio di degustazioni abbandoniamo però la strada del vino per evitare l’arresto per “drunk driving”. Cerchiamo un posto tranquillo per goderci il sole: le placide acque di Cutchogue.

Hamptons – NEWPORT

Dopo un paio di giorni, a mezzogiorno, partiamo per Newport, Rodhe Island, lo stato più piccolo d’America. Famosa per aver lanciato l’Americas’ Cup, è un posto incredibile: ci si trova catapultati in una strana combinazione tra l’eleganza dell’Inghilterra vittoriana e l’estrosità della Loira francese. Qui i ricchi newyorchesi a fine ‘800 hanno fatto a gara per costruire le ville più eccentriche e impensabili che si possano immaginare.

Il taxista che ci riporta al wharf racconta qualche aneddoto sulla città e indica con orgoglio la chiesetta dove si sono sposati John Kennedy e Jacqueline Bouvier.

Newport – BOSTON

Boston in estate è caldissima e umida. Affrontiamo l’afa per le “culle” della cultura (Harvard e il Massachusetts Institute of Technology) per finire a Beacon Hill, il quartiere più esclusivo di Boston. Anche qui, case vittoriane e cottage catturano i nostri occhi lungo le storiche Mount Vernon Street e Chesnut Street. E poi ancora la stretta e acciottolata Acorn Street, dove un tempo vivevano cocchieri e servitori, e dove oggi si respira un’aria d’altri tempi, come nella deliziosa Louisebourg Square con il giardino riservato ai soli residenti.

Da Beacon Hill attraversiamo il Public Garden verso il Freedom Trail, una linea rossa che ci porta a spasso tra gli oltre tre secoli e mezzo di storia di Boston, attraverso chiese, cimiteri, quartieri ed istituzioni fino a condurci al North End, un malfamato quartiere di marinai, che a metà ‘800 è diventato la casa di immigrati irlandesi e italiani.

Boston – WASHINGTON DC

Atterriamo a Washington DC. Area di istituzioni. Niente grattacieli né palazzi all’europea. Iniziamo l’esplorazione dal National Mall, dove si trovano i monumenti principali, e dal Tidal Basin, un lago artificiale incorniciato da alberi di ciliegio donati dal governo giapponese nel 1912. Affittiamo le bici (la città è troppo grande per andare a piedi) e proseguiamo con le visite classiche (il Roosvelt Memorial, il Jefferon Memorial, il Washington Monument e la Casa Bianca), senza perderci il Lincoln Memorial, per ammirare la bianca e imponente statua di Abramo Lincoln e l’obelisco del Washington Monument specchiarsi, come in Forrest Gump, nella Reflecting Pool.

Washington DC – Philadelphia

Arriviamo a Philly dopo quasi due ore di treno e davanti a noi si apre il classico skyline americano. Immagini familiari, viste innumerevoli volte in Cold Case, uno dei miei telefilm preferiti.

Qui la crisi si è fatta sentire più che a Boston e a DC e i senza tetto sono ad ogni angolo di strada. Andiamo a pranzo al Reading Terminal Market, un grande “suk urbano” con banchetti di tutte le cucine del mondo.

Old City, con le sue gallerie e i negozi originali, era il nucleo originario di Philly. Elfreth’s Alley, una piccola stradina acciottolata e fuori dal tempo, dove si affacciano casette dalle pareti in mattoni e dalle imposte di brillanti colori, è considerata la più antica strada americana abitata.

Philadelphia – NEW YORK

Saliamo sul treno per New York e in poco meno di due ore siamo di nuovo nella Grande Mela. Il cielo è denso di nuvole e fa freddo. Il nostro appartamento è in Madison Avenue con vista su Central Park. Lasciamo i bagagli e ci infiliamo da Whole Foods a caccia di ingredienti per una deliziosa cenetta casalinga.

Le giornate qui, le ultime della nostra vacanza, saranno libere da programmi.

Ci svegliamo con molta calma accolti da una pioggerella fitta e insistente. Le cattive condizioni meteorologiche ci costringono allo shopping. A fine giornata torno al Moma per sperimentare qualche scatto fotografico in un contesto affollato e in movimento.

Secondo giorno. Sempre grigio. Ci spostiamo a Soho. Questo quartiere con i palazzi di mattoni, le vecchie scale antincendio, gli ex magazzini trasformati in spaziosi loft, le improbabili gallerie e boutique aristochic è da sempre il mio preferito. La sera ci troviamo con due amici per un aperitivo al Gramercy Hotel seguito da una cena alla Gramercy Tavern.

La stanchezza di due settimane da girovaghi si fa sentire. Giampaolo dichiara che la sua mattinata sarà dedicata a J&R, il regno della tecnologia. Io ne approfitto per visitare il Whitney Museum, sede della Biennale Americana. C’è una temporanea di Oldenburg, lo stesso del tanto discusso Ago e Filo a Milano. Si sente già aria di casa.

Ultimo giorno. L’aereo parte alle 16.30: chiudiamo i bagagli, salutiamo la città e saliamo in taxi. Il cielo si sta di nuovo coprendo di nuvole, come il mio umore.

Contraddizioni a Harvard

Harvard è l’università più antica del mondo, dove hanno studiato ben sette presidenti americani e alcuni dei più autorevoli personaggi politici e del mondo economico Ma la statua di John Harvard è conosciuta come la statua delle tre bugie: Harvard non fu il fondatore ma solo il finanziatore principale dell’università, la data riportata sulla statua è sbagliata e ad essere riprodotto non è il vero Harvard ma un modello sconosciuto. A lasciarci “a bocca aperta” è però la storia delle donne. Solo nel 1879 è stato creato il Radcliffe College per l’istruzione femminile. Ed è rimasto separato da Harvard fino al 1943 quando, a causa della guerra che aveva portato una drastica riduzione degli iscritti, i corsi diventarono comuni. Solo nel 1972 le donne sono state ammesse ai dormitori maschili e la prima laureata ad Harvard è addirittura del ’99, anno in cui i due college sono diventati un’unica istituzione.