foto di Matteo Bellisario

Una volta c’era il mare. Certo stiamo parlando di cinquecento milioni di anni fa, ma è davvero strano immaginare quella che oggi viene chiamata la Valle della Morte un caldo e accogliente lido. Il parco nazionale degli Stati Uniti si estende tra la Sierra Nevada in California e lo stato del Nevada.
Perché si chiama Death Valley? Rassicuratevi subito. Le persone che ci hanno rimesso la pelle si contano sulle punte delle dita. Non è sicuramente il luogo adatto dove costruirsi un’allegra fattoria ma quando arrivarono i vecchi pionieri del Far West vi trovarono le popolazioni degli antichi nativi americani chiamati Timbisha – popolo della valle.
L’origine del suo nome però è tutta un’altra storia. Nel 1849 il richiamo dell’oro portò l’ennesimo gruppo di ricercatori ad attraversare il pavimento salato della Valle della Morte per arrivare in California. Con a seguito le proprie famiglie, senza mappe adeguate, seguivano la catena montuosa del Panamint. Il Telescope Peak padroneggiava a poche miglia di distanza ma non riuscivano a raggiungerlo perdendosi nel Canyon. Passarono un mese in fondo alla valle, poi due giovani esploratori riuscirono a trovare la via d’uscita verso ovest e portarono in salvo il gruppo. Solo una persona morì. Ed era anziana e malata. Ma la storia divenne leggenda grazie alle parole di William Lewis Manly, proprio uno dei due esploratori, che intitolando la sua biografia “Death Valley in ‘49”, ribattezzò la valle da lui conosciuta come Deep Valley.
Il parco nazionale si può considerare un deserto. Ma sono decisamente diversi gli scenari ai quali si può assistere. Badwater, il punto più basso degli Stati Uniti. Il cartello sulla parete della montagna segnala che il bacino è sprofondato di 86 m sotto il livello del mare. Il cratere Ubehebe, formatosi più di duemila anni fa.

Il castello di Scotty che prende il nome da un altro avventuriero, questa volta meno eroico, che durante la corsa all’oro imbrogliava imprenditori e ricercatori fino a convincere un magnate del tempo a costruire il lussuoso castello. Telescope Peak, Dante’s View, Darwin Falls sono solo alcuni nomi da dove lo sguardo può perdersi tra dune infinite e tramonti da brivido.
A Racetrack però succede qualcos’altro. In questo campo di fango, che d’estate assomiglia ad un pavimento a specchio, ci sono massi di mezza tonnellata che avanzano misteriosamente sulla sabbia asciutta e inaridita.
Nessuno li ha mai visti muoversi, né i Rangers né il dott. Sharp che nel 1969 prese in esame venticinque di queste rocce delle quali controllava la posizione. Una di esse lasciò una traccia dietro di sé lunga 64 m. Ma lui non vide nulla. Ancora oggi non ci sono spiegazioni scientifiche conclamate sulle “moving rocks”. Alcuni geologi conclusero che la ragione dello spostamento era data da particolari condizioni atmosferiche dove la pioggia fitta, la nebbia o la rugiada rendono il pavimento scivoloso e bagnato e i venti spingono le rocce in giro. Ma perché due rocce vicine prendono percorsi diversi? Perché una si muove ad anello, l’altra a zig zag e un’altra ancora rimane ferma? Non ci è dato sapere.
Per ora.
Quello che sicuramente sappiamo è che nello stesso anno, esattamente nel 1913, nella Death Valley, venne registrata una temperatura minima di -9° C a gennaio e una massima di 57° C a luglio. È vero che il clima sta cambiando ma la Death Valley detiene ancora il record di uno dei luoghi più caldi del pianeta.