Non si può venire a Hanoi senza visitare il mausoleo e museo dedicati a Ho Chi Minh. Soprattutto perché anche se qualcuno non sapesse chi era, girando per il Vietnam sono talmente tante le sue riproduzioni, minimo una gigantografia davanti all’ingresso di ogni scuola, che anche il più svampito non potrebbe finire dopo qualche tempo per domandarsi chi era quell’omino minuto e elegante che campeggia a ogni angolo del paese. Ho Chi Minh è stato forse l’unico leader rivoluzionario marxista-leninista veramente degno di governare un paese, uno che pensava e agiva coerentemente con quanto diceva e oltretutto con grande acume e realismo politico e profonda umanità. La venerazione che gli tributano i vietnamiti non è una forma di sudditanza culturale, penso che tutti appena conoscono un po’ più approfonditamente la sua biografia finiscono per riconoscerne la statura morale e politica – To reap a return in 10 years, plant trees. To reap a return in 100, cultivate people (1969). Il suo mausoleo è un luogo serio e maestoso. Quello che ti aspetta andando a visitarlo è un terribile mix tra i controlli di sicurezza di Heathrow e il rispetto cerimoniale di quando incontri il Papa, con in più una forte irreggimentazione comunista, che si traduce in niente vestiti inappropriati, camminare al ritmo da loro stabilito, assolutamente non fermarsi davanti alla teca di vetro ma neanche andare troppo veloci (e che palle!), non parlare per carità, non fare rumori, e neanche tenere le braccia conserte anche se lì dentro fa un freddo boia… che mettessero allora il tapis rulant come ha fatto la Regina davanti ai suoi gioielli! Tutto questo per il corpo di un uomo imbalsamato che aveva espressamente scritto nel suo testamento di voler essere cremato e che non voleva che la sua tomba occupasse la terra destinata alle coltivazioni del suo popolo! Naturalmente mi indispettisco nel giro di dieci secondi, ma quando finalmente accedo alla camera gelata e vedo la teca con il piccolo grande uomo steso, mi coglie una improvvisa tenerezza per questo popolo e il suo amore per Ho Chi Minh. La visita continua alla dimora tradizionale e molto semplice che Uncle Ho si fece costruire nel recinto presidenziale: il palazzo usato fin allora dal governatore francese era troppo lussuoso per lui. E poi il museo, anche questo un enorme e imponente edificio che davvero contrasta con la sua vita contraria alla pomposità del potere. Qui è raccontata la storia politica del leader con una raccolta cronologica tra cui un archivio fotografico davvero interessante e una serie di reperti tra cui mi colpiscono i suoi sandali e i suoi vestiti, consumati sui polsi e sui colletti! E’ pieno di visitatori, non solo turisti stranieri, ma moltissimi vietnamiti e classi scolastiche di tutte le età.







Proprio vicino alla residenza presidenziale vi è un altro luogo di culto davvero importante per gli abitanti di Hanoi. Il cosiddetto Tempio della Letteratura è racchiuso in un recinto in cui si susseguono cortili verdi che ospitano quella che è considerata la prima università vietnamita, un centro di studi fondato nel 1076 e dedicato a Confucio. Qui si coltivava l’istruzione dei futuri mandarini, con cicli di studi da 3 a 7 anni alla fine dei quali si teneva l’esame Dình, cioè reale poiché era il re stesso a porre le domande e decidere le votazioni. Entrando nei cortili mi incuriosisce vedere che ci sono gruppi di ragazze vestite eleganti che posano per farsi le foto. Scopro che sono studentesse universitarie e che questo sarà l’ultimo anno in cui seguono le lezioni all’università poiché parte degli studi consiste in stages dislocati presso sedi e aziende. Questo è il momento che considerano ideale per farsi le foto insieme prima di separarsi, innanzitutto perché il clima è perfetto per fare le foto e non morire di caldo, e poi perché a fine gennaio saranno tutti concentrati nell’esame finale per completare questa prima parte degli studi. Sono deliziose, allegre e rumorose e ovviamente finiscono per chiedermi di farmi le foto con loro. Quando arrivo al vero e proprio tempio, che è davvero una profusione di pigmento rosso laccato steso su tutte le superfici disponibili, incontro un altro gruppo di studenti, questi dichiaratamente tali perché indossano delle toghe anche queste rosse! Quando hanno terminato di pregare, fare offerte e fotografarsi mi impiccio e scopro che hanno terminato un PHd in storia dell’arte e sono venuti a ringraziare Confucio per il bon esito dell’esame finale, che bravi!
Mi rimetto in cammino, diretta verso un altro museo. Camminando per una delle strade trafficate della zona mi accorgo che c’è uno strano assembramento di persone davanti a me. Un uomo purtroppo è appena morto in un incidente stradale con il suo motorino e giace a terra sul marciapiede, coperto con un telo. Quello che succede è che tantissime persone che passano per la strada, dove il traffico è piuttosto congestionato, fermano il proprio motorino e scendono a deporre dei soldi sul corpo del defunto. La scena è piuttosto toccante naturalmente, soprattutto perché percepisco che in questi gesti si cela una premura tutta spirituale: infatti scopro che offrendo del denaro si scongiura la presenza di spiriti negativi intorno all’anima del morto, proprio per la repentinità con cui è accaduto l’incidente. Nella tragicità della morte, è bello osservare il gesto degli sconosciuti che, passando, si arrestano a compiere questo atto di compassione. Arrivo al Museo di Storia che è molto interessante e qui mi colpisce una teca con un bacino di monete del III secolo rintracciate in un contesto funerario. Ecco come la tradizione dell’offerta di denaro si è tramandata e trasformata nel contesto contemporaneo.













