Uluru & Kata Tjuta

Per chi ama i paesaggi, il viaggio in macchina da Alice Springs a Uluru è molto suggestivo, attraverso il territorio semi-desertico dell’outback pochissimo popolato di gente e meno di automobili. Dopo chilometri avvistiamo la grande Mount Connor che ci fa presagire l’emozionante forma di Uluru. Ci sistemiamo in albergo, l’unico punto di accoglienza subito fuori dal parco di Uluru e Kata Tjuta, che è un centro ospitalità per tutte le tasche e sistemazioni, dalla tenda alla stanza d’albergo, e in più qui c’è anche un supermercato, alcuni negozi e una pompa di benzina, quest’ultima attività di grande valore perché per la strada i distributori sono davvero pochi. Il resort è organizzato molto bene e smista in pratica tutta la popolazione che visita il sito, perché è difficile arrivare e andare via in giornata, tanto è distante da tutto il resto del mondo. Restare almeno due notti qui è fondamentale per avere il tempo “minimo” di visitare e davvero cogliere l’atmosfera di questo luogo, il cui isolamento sicuramente contribuisce a renderlo un posto davvero magico. Istituzionalmente il parco è di proprietà della popolazione aborigena degli Anangu che ha dato formalmente in concessione al governo per 100 anni la gestione del posto. Questa strana formula è in realtà la soluzione pacifica e esemplare della convivenza tra australiani di origine europea e aborigeni. Le popolazioni aborigene (che abitano il territorio australiano da circa 50-80 mila anni!) per tradizione si considerano custodi della terra in cui vivono. Ciascuna tribù è discendente delle divinità ancestrali che hanno creato il mondo nelle forme in cui appare, e loro compito è restare nelle terre di origine, proteggerle e tramandarne la storia delle origini alle generazioni. Per questo motivo la conoscenza degli anziani è molto rispettata e i giovani, maschi e femmine, vengono iniziati ai miti dell’origine, la Tjukuritja, attraverso storie, canti, danze e cerimonie. Dato che le popolazioni aborigene australiane non costruiscono architetture stabili, preferendo radunarsi nelle grotte e negli abbrivi naturali, nell’Ottocento fu piuttosto banale per gli inglesi avallare la teoria giuridica della terra nullius, ovvero che la terra non apparteneva a nessuno, e appropriarsene senza considerazione alcuna per questa cultura antichissima e il fragile rapporto che le popolazioni avevano conservato con la terra. Soltanto negli Anni’90, dopo anni di battaglie legali Eddie Koiki Mabo riuscì a vincere in un tribunale australiano una causa legata alla terra della sua tribù, la Murray Island, e a far riconoscere il diritto dei nativi a possedere la terra, diritto considerato ora precedente l’arrivo dei colonizzatori europei, detto Native Title. Uluru e Kata Tuja, neanche a dirlo, sono due luoghi sacri per la tribù Anangu. Quando la proprietà del parco è stata formalmente restituita a questa tribù, il nome Ayers Rock precedentemente attribuitogli è tornato l’originario aborigeno Uluru e per suggellare la riconciliazione il parco è oggi gestito in collaborazione tra il governo e la tribù. Bisogna avere una macchina o utilizzare uno dei tour che offre anche l’albergo perché le dimensioni di questo posto sono così vaste che non è nemmeno pensabile andare a piedi: soltanto per arrivare a Uluru dall’entrata ci sono 20 chilometri, 50 per Kata Tjuta.

Prima di avventurarsi nell’incontro con le montagne è consigliabile visitare il centro culturale del National Park, un percorso realizzato dagli aborigeni per spiegare e trasmettere le storie sacre legate al sito e insegnare a noi le modalità con cui si tramandano queste tradizioni orali. Le narrazioni mitologiche che sono raccontate dagli anziani ai giovani iniziati alla vita degli adulti, trasmetteno insieme alle storie, gli insegnamenti fondamentali per la conoscenza della vita e la sopravvivenza nel deserto. Di base le donne imparano a cacciare piccoli animali e sopratutto a raccogliere e conservare bacche e erbe, mentre gli uomini si dedicano alla caccia di animali più grandi come i canguri e gli emu, una specie di struzzo locale. Qui si possono leggere i miti di creazione di Uluru, mentre le storie collegate a Kata Tjuta non sono rese pubbliche poiché talmente sacre che vengono trasmesse in modo esclusivo ai maschi della tribù.

E’ possibile scegliere tra vari percorsi intorno alla montagna, si può fare anche il giro completo, mentre gli Anangu chiedono il rispetto di non salirci sopra. Ma tutto sommato con questo caldo se ti viene lo schiribizzo di scalare Uluru sei un po’ picchiato di testa… e oltretutto appena si comincia la passeggiata alla sua base si prova una sensazione di pace così profonda che non si chiede altro che poter essere lì, senza frustrazione o eccitazione di dover invadere, solo la sorpresa estasiata di osservare e riempirsi gli occhi. I colori sono incredibili, il rosso della roccia che si mescola con il verde della vegetazione e il blu del cielo, le forme sono stupefacenti. Uluru è il più grande monolite che esiste sulla superficie terrestre, alto 350 metri e si pensa profondo nel suolo fino a tre chilometri. E’ normale che qui si senta un’energia fortissima. E poi questi buchi, queste ferite nella roccia che è viva, ognuna ha una sua storia nella mitologia aborigena. Noi camminiamo lungo il percorso Lungkata Walk e arriviamo alla fonte Mutitjulu. L’acqua, preziosissima per la vita degli animali e degli umani nel deserto, si raccoglie in questo bacino dove regna un’atmosfera molto dolce. Ritorniamo alla macchina giusto in tempo per andare a Talinguru Nyakunytjaku e osservare da qui il tramonto. Questo posto è una scelta meno popolare poiché il sole cala dietro Uluru anziché davanti, cosicché la parte visibile di montagna è più scura mentre il resto del paesaggio si illumina dei colori caldi del tramonto. Rientriamo in albergo, domani ci aspetta un’altra lunga giornata.

Ci svegliamo prima dell’alba e partiamo con la macchina. Stamattina andiamo a vedere l’alba su Kata Tjuta che è più distante. Lo spettacolo ripaga in abbondanza ogni sforzo di essersi svegliati presto. Riprendiamo la macchina e ci avviciniamo a questo complesso di rocce che a differenza di Uluru è costituito da diversi elementi. Cominciamo la passeggiata del circuito completo e mano mano che ci addentriamo restiamo sempre più sorpresi dalla grandiosità di questo posto. Le formazioni rocciose sono così imponenti e anche così tanto diverse da Uluru dove avevamo sentito insinuarsi la purezza della dolcezza, mentre qui ci assale un senso di maestosità assoluta. Se dovessi distinguere non potrei che attribuire a Uluru il carattere della tenerezza e della cura femminile, a Kata Tjuta il potere e il vigore maschile. E non penso sia a caso che questo sia il luogo dell’iniziazione degli uomini della tribù aborigena. Sono sorpresa e estasiata, queste giornate sono incredibilmente piene di emozioni così come è incredibile semplicemente camminare in un luogo e sentire delle sensazioni così forti e sapere che ti vengono trasmesse direttamente dalla Terra. Il percorso questa volta è completamente diverso: ci si addentra tra le montagne, in parte scavalcandole, e appena si raggiunge la parte interna ci si rende conto che è un luogo ricchissimo di vegetazione, poiché nonostante l’aspetto, questo rocce sono piene di minerali e questo permette il rigoglio inaspettato di verde. Il giro completo, di 7.5 chilometri, è una passeggiata meravigliosa, che consiglio davvero a tutti quelli in grado di farla. Noi per fortuna la facciamo la mattina presto, perché oltretutto più tardi le temperature superano i 36 gradi e viene chiusa per evitare malori. Riprendiamo la macchina e andiamo a fare la passeggiata del Walpa Gorge più breve (per fortuna!) ma bellissima anche questa, che si insinua in una gola tra le rocce. Ritorniamo infine in albergo e ci andiamo a riposare. Nel pomeriggio torniamo a Uluru e camminiamo per la Mala Walk fino alla fonte Kantju Gorge.

Al tramonto andiamo al punto di osservazione più famoso: ovviamente qui c’è molta più gente rispetto a ieri ma c’è da dire che Uluru regala uno spettacolo da cartolina, con le sue rocce rosse che cambiano colore in un modo così armonioso insieme al paesaggio che la circonda. La sensazione che sia un elemento vivo davanti ai nostri occhi è davvero forte. Siamo riempiti da questo scenario e tanto tanto grati di essere venuti qui in questo posto davvero magico dove auguro a tutti di poter venire!

About Eleonora Pecorella

Sono nata e cresciuta a Roma dove ho studiato storia dell'arte e dopo laurea e scuola di specializzazione ho lavorato nel campo dell'arte contemporanea. Nel 2008 sono andata a vivere a Londra dove ho iniziato a dedicarmi completamente alla fotografia. Qui ho studiato alla St. Martins School of Arts.
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2 Responses to Uluru & Kata Tjuta

  1. Veronica says:

    ti leggo sempre!!!

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