Nelson & Kaikoura

Finalmente siamo arrivati all’asciutto della costa nord. Questa parte dell’isola è rinomata per essere un posto piuttosto soleggiato e questo è esattamente quello che ci vuole per asciugare l’umidità accumulata negli ultimi giorni. Nelson, dove arriviamo e ci fermiamo, è una piccola e vivace cittadina sul mare fondata nell’Ottocento che conserva una serie pittoresca di case vittoriane. Di fatto è la più antica cittadina dell’isola sud della Nuova Zelanda. La mattina un bus ci viene a prendere in albergo per portarci all’Abel Tasman National Park. Per la strada l’autista ci intrattiene con delle notizie locali raccontate al microfono. Roberto si addormenta dopo pochi minuti e io rimango sola a annoiarmi ascoltando storie infinite e dettagliatissime sulle mele coltivate nella regione. Finalmente arriviamo a Kaiteriteri Beach dove saliamo sul catamarano per fare la gita di una giornata. Dopo una ventina di minuti di navigazione entriamo nel vero e proprio parco dedicato a Abel Tasman, il primo esploratore europeo, olandese, ad arrivare sulle coste della Nuova Zelandia e della Tasmania che appunto a lui deve il proprio nome. Il Parco è costituito da una serie di verdi montagne che affacciano su delle spiagge dorate e un mare intenso e celeste. Qui abitano una colonia di foche e vari tipi di uccelli. Le temperature non sono alte al punto da farci tentare nel bagno, comunque lo spettacolo del mare e del sole sono rassicuranti. Ci dispiace solo di aver prenotato tutta la giornata in barca, mentre ci rendiamo conto che fare il percorso a piedi che costeggia il mare lungo queste montagne verdi deve essere proprio molto bello. Tra l’altro si sarebbe potuto combinare un andata e ritorno mescolando i piedi e la navigazione perché abbiamo visto che da Kaiteriteri Beach partivano dei water-taxi diretti al parco. Sarà per la prossima volta…. Oltrepassiamo la famosa roccia spaccata perfettamente in due, simbolo del parco, scendiamo in spiaggia per pranzare, navighiamo su e giù, e questa giornata di totale relax presto finisce.La mattina ripartiamo diretti sulla costa est dell’isola, destinazione Kaikoura. La strada ancora ci sorprende per la sua bellezza: dopo aver oltrepassato la zona di Blenheim coltivata a vigneti, e tante pittoresche e morbide colline verdi punteggiate di animali, arriviamo sulla strada costiera, dove sulle lunghissime spiagge, spalleggiate da montagne che sembrano cascare in mare, spumeggia il mare e batte un bel vento. Nel primo pomeriggio arriviamo alla nostra meta, ci sistemiamo in albergo e andiamo a fare una passeggiata sulla penisola che aggetta nel mare oltre il piccolo paese di Kaikoura. Qui si dipanano due passeggiate parallele, una lungo la costa e l’altra sull’alto della scogliera che vi si affaccia. Noi cominciamo percorrendo la prima per poi tornare indietro dalla seconda, camminando tra strane forme di rocce calcaree dove abitano una colonia di gabbiani che stanno nidificando e delle foche. Qui incontro anche da vicino queste enormi piante marine che battezzo “le fettuccine di mare” perché sembrano proprio delle enormi fettuccine marroni. Questa passeggiata è strepitosa: si mescolano alla luce calda del tardo pomeriggio il blu del mare, i bianchi e i grigi delle rocce, il verde delle alghe e il giallo delle spighe e viola dei fiori, insomma è tutto un susseguirsi di colori morbidi e forme bizzarre. Quando poi saliamo sopra la scogliera lo stesso paesaggio assume forme e colori ancora più sorprendenti e quando ci avviamo per tornare indietro ecco che si apre davanti a noi lo scenario delle montagne che corrono lungo la costa alle nostre spalle. Torniamo in albergo davvero colmi di questi spettacoli naturali.Il motivo per cui siamo venuti a Kaikoura però non è questo, ma sono le balene. Qui infatti, a poche miglia dalla costa, c’è un canyon marino profondo tre chilometri che con il contributo di forti correnti che ne rigenerano continuamente la vita, determina la presenza stanziale dei capodogli. Queste gigantesche balene sono lunghe fino a 18 metri e pesano circa 60 tonnellate, e per il fatto di poter andare fino a 3000 metri sott’acqua e restare a cacciarvi anche fino a due ore, sono l’ultimo anello della ricca catena alimentare del canyon di Kaikoura. Io sono davvero molto felice di poter andare a vedere da vicino questi animali meravigliosi, e abbiamo prenotato al centro che gestisce le visite una barca che parte la mattina. Per arrivare fuori dalla costa dove riposano le balene tra un’immersione e l’altra bisogna infatti a percorrere un tratto di circa 45 minuti su una barca molto veloce, come un aliscafo, su cui al solito ci intrattengono con notizie scientifiche sulle balene e gli altri animali che vivono questa costa (per lo meno non sono storie di mele!). Quando arriviamo, avvistiamo finalmente un capodoglio, immobile a filo d’acqua: quello che in verità emerge è solo una piccola porzione del suo gigantesco corpo, soprattutto la parte frontale, enorme, rimane sempre immersa nell’acqua. Poco dopo un’altra di queste barche veloci si avvicina, e poi in alto arriva un elicottero con il rumore inquietante delle sue pale, e poi un aereo da diporto… insomma sembra di essere in uno scenario di guerra piuttosto che a godere di uno spettacolo naturale e restiamo molto delusi da questo tipo di sfruttamento delle risorse naturalistiche che ha dei tratti quasi ridicoli. Il capodoglio pacificamente nuota per qualche minuto, poi lentamente si immerge e sparisce sotto il filo dell’acqua.

Torniamo di nuovo sulla terraferma e decidiamo di consolarci andando a fare una passeggiata nell’entroterra. Ci addentriamo in uno dei tanti percorsi che salgono e si addentrano verso le montagne. Così drogati da tutti queste tonalità di verdi che ci avvolgono come in un sogno e dal rumore degli insetti, ci dimentichiamo degli elicotteri e degli aerei che trasformano l’armonia silenziosa e la pace che le balene ci potrebbero insegnare, in un superficiale e rumoroso incontro fatto dall’alto.

About Eleonora Pecorella

Sono nata e cresciuta a Roma dove ho studiato storia dell'arte e dopo laurea e scuola di specializzazione ho lavorato nel campo dell'arte contemporanea. Nel 2008 sono andata a vivere a Londra dove ho iniziato a dedicarmi completamente alla fotografia. Qui ho studiato alla St. Martins School of Arts.
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