Arriviamo direttamente dalle nuvole di Hong Kong al sole di Perth. E’ domenica, la città sembra piuttosto calma. Ne approfittiamo per fare una passeggiata sul riverside e subito entriamo nella Tower Bell, una costruzione moderna che conserva campane antiche australiane e persino inglesi: con l’occasione mi capita di suonare le campane di Saint Martin in the Fields a Londra…chi l’avrebbe mai detto! Con un taxi andiamo sulla collina a ovest del centro città, a Kings Park, dove c’è un orto botanico molto bello. Qui camminiamo moltissimo, è pieno di famiglie e amici che fanno picnic e è il primo contatto con le piante, i fiori e gli uccelli australiani. In albergo ci convincono a prendere una macchina 4×4 per partire, noi ci affidiamo. Così la mattina ci avviamo con questo bidone di macchina per la Brand Highway, l’autostrada costiera che volendo arriverebbe fino al nord del paese, ma a noi non interessa perché ci fermiamo prima. La prima tappa è “a soli” 220 chilometri da Perth, il Nambung National Park dove c’è il Pinnacles Desert. Quando arriviamo alla biglietteria la signora ci spiega che si può fare un percorso a piedi o in macchina nel deserto. Noi non vediamo l’ora di sgranchirci le gambe e quindi optiamo per la passeggiata. In pratica nel mezzo di questo deserto di sabbia gialla si innalzano migliaia di questi “pinnacoli” di calcare dalle forme varie, la maggior parte sono molto falliche! Questo che oggi è un deserto un tempo era la costa marina e le rocce calcaree ne testimoniano l’origine, e con i cicli di piogge e il vento che ne copre e scopre delle parti, la loro formazione è tuttora in atto.



Percorriamo ancora 250 chilometri e ci fermiamo dormire a Geraldton, una piccola cittadina sulla costa. Ho l’impressione che le distanze abbiano un altro valore rispetto alle nostre abitudini. Questa strada ovviamente offre dei paesaggi indimenticabili, con pochissimi centri abitati, poche automobili, soprattutto autotreni lunghissimi fatti di tre elementi. La protagonista è la vegetazione che varia man mano che procediamo, eucalipti, cespugli e la terra con sfumature incredibili di rosso. La mattina riprendiamo il nostro bidone e ripartiamo diretti verso nord. Dopo altri 260 chilometri finalmente entriamo vittoriosi a Shark Bay, un’area dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per il suo valore naturale. Shark Bay è una penisola che si distacca a ovest e corre parallela verso nord. Iniziamo subito con Hamlin Pool, un tratto di costa dove abitano le Stomatoliti, una grande e antica colonia di Cianobatteri. In Australia e alle Bahamas ci sono le uniche colonie viventi di questi batteri, discendenti degli organismi unicellulari omonimi che hanno iniziato a abitare il nostro pianeta 3,5 milioni di anni fa. Ho vaghe reminiscenze scolastiche, ma ricordo che recentemente ho letto un libro in cui si citavano proprio queste colonie, come il primo esempio di organismi unicellulari, cioè autosufficienti, che si è aggregato in colonie, primo passo verso l’evoluzione degli organismi pluricellulari, in cui le cellule svolgono specifiche funzioni anziché essere completamente autonome, e questo a sostegno di una tesi anti-darwiniana dell’evoluzione….sto dirazzando! Mentre percorro la pedana che porta al mare e raggiungo la colonia (su cui ovviamente non si può camminare!) sono molto emozionata perché mi sembra di assistere in diretta a un film antichissimo, quando nessuno di noi ancora esisteva e le stomatoliti si davano da fare a immettere l’ossigeno nell’atmosfera, proprio quello che respiriamo oggi, perché sono piante che fanno la fotosintesi. Sono entusiasta delle stomatoliti!
Iniziamo a addentrarci nella penisola e raggiungiamo la nostra prossima tappa, Shell Beach. L’acqua molto salata di queste acque, che ha permesso la sopravvivenza delle Stomatoliti, ha anche generato la proliferazione di un tipo di piccola conchiglia, mentre i suoi predatori non tolleravano le condizioni di questo luogo. Così si sono accumulate per circa 4000 anni qualcosa come una spiaggia di 60 chilometri di queste piccole conchiglie con una profondità che va dai 7 ai 10 metri! L’effetto arrivando è quello della spiaggia dei sogni, meravigliosamente bianca e candida, il mare cristallino, e poi camminando e infine sedendosi su questo letto non si può non restare totalmente stupiti dall’incredibile quantità di conchiglie ti circondano. Riprendiamo il cammino verso l’agognata meta finale: Monkey Mia. Dopo aver percorso 850 chilometri da Perth finalmente siamo arrivati.




























































































































































































































































































































