reportage fotografico di Albertina D’Urso | albertinadurso.com

Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam sono paesi molto diversi tra loro e spesso perfino contrapposti l’uno all’altro, eppure sono legati da un comune denominatore: il fiume Mekong. Il più lungo e importante dell’Indocina, è un fiume vitale per l’economia degli stati che tocca e in parte è anche linea di confine naturale tra essi. Nonostante le sue sponde siano state teatro di atroci guerre e attualmente le sue preziose acque siano al centro di violenti contrasti geopolitici per via dello sfruttamento dell’energia idroelettrica, il Mekong è da sempre un’importantissima fonte di comunicazione tra i popoli che vivono nel suo bacino. I milioni di persone la cui vita è legata ad esso sono accomunate, infatti, non solo dalla dipendenza dalla pesca, dalla coltivazione del riso e da uno stile di vita simile ma anche da continui scambi, resi molto più semplici dalla presenza del fiume rispetto a quelli con altre popolazioni che, pur appartenendo allo stesso paese, sono separate da montagne e da strade lunghe, tortuose e difficilmente percorribili.

China, Burma, Thailand, Laos, Cambodia, and Vietnam are countries that are very different from each other, and are often even in conflict, yet they are linked by a common denominator: the Mekong River. The longest and most important in Indochina, the river is vital to the economy of the countries that touch it, partly forming a natural boundary line between them. Although its banks have been the scene of terrible wars and its precious waters are currently at the center of fierce geopolitical conflicts related to hydroelectric power, the Mekong has always been an important source of interaction between people who live in its basin. The millions of people whose lives are connected to it are joined not only by dependence on fishing, cultivation of rice, and a similar way of life, but also by continuous exchanges, made much easier by the presence of the river compared to those with other populations, which despite belonging to the same country, but are separated by mountains and roads that are long, winding, and difficult to pass.

 

Albertina D’Urso Si dedica da anni a reportage sociali e umanitari in giro per il mondo. I suoi lavori trovano riscontro in numerosi concorsi, tra i quali: “Premio Canon Giovani Fotografi”,“Lens Culture International Exposure Award”, “Deeper prespecive photographer of the year” ai Lucie Awards. Ha esposto: Insa Art Center a Seoul, 291 Gallery a San Francisco, Speos Gallery a Parigi, VII Gallery a New York, “MIA- Milan Image Art Fair”, “Festival Fotografico Italiano”, “New York Photo Festival”, “Angkor PhotoFestival”, Forma Centro Internazionale di Fotografia a Milano, Centro Nazionale di Fotografia a Padova. Pubblica il libro “TI MOUN YO, Children of Haiti”, Contrasto, che viene proclamato “Documentary Book of the Year” agli “International photography Awards”. I suoi lavori sono pubblicati regolarmente su testate come Marie Claire, Vanity Fair, Panorama, L’Espresso, IL, Foto 8, Vision, Private, Burn…