Due sorelle che si ritrovano nella stessa città a pochi mesi di distanza: San Pietroburgo.
Per Valentina, la maggiore, si tratta della penultima tappa di un lungo viaggio con il fidanzato, cominciato tra i fiordi della Norvegia. Per Claudia, minore di due anni, si tratta di lavoro: è infatti l’accompagnatrice ufficiale di un gruppo di musicisti che fanno riferimento alla compagnia per cui lavora. Tutto spesato naturalmente.
Per la prima è un viaggio avventuroso con i soldi contati, per la seconda è un viaggio avventuroso ma senza limiti di budget.
Due punti di vista che partono da presupposti completamente diversi tra loro. Due sorelle con modi e aspetto simili ma con due personalità opposte.
Due occhi per la stessa città. Due angolazioni parallele e distanti.
la partenza
Valentina
Dalla stazione di Helsinki partono solo due treni al giorno per San Pietroburgo. Fare questo tragitto sui vagoni, passando per il confine tra Finlandia e Russia, è il modo migliore per rendersi conto dell’enorme differenza tra i due paesi. Lasciandosi alle spalle le terre finlandesi con le case precise, piccole, colorate e ben curate anche in aperta campagna, il territorio russo appare come un’immensa steppa semideserta, dove incontrare anima viva durante il tragitto è davvero raro.
I militari invece sono ovunque. Il passaggio alla dogana lascia una profonda inquietudine. Berretti verdi contornati da stelline si rivolgono a te esclusivamente in russo, con fare duro e inquisitorio. Anche se sai di avere tutti i documenti necessari, anche se il tuo passaporto è nuovo di zecca e il tuo visto perfettamente in regola, anche se, insomma, non hai nulla da nascondere, non puoi esimerti dall’avere una paura fottuta.
Stazione Finlandia
La “Stazione Finlandia” è la stazione dove Lenin, nel 1917, dopo diciasette anni di esilio all’estero, rimette piede nella sua patria e pronuncia il famoso discorso dal tetto dell’autoblindo sulla piazza, dove oggi sorge la sua statua. La folla che lo ascoltava aveva solamente sentito parlare di lui senza averlo mai visto prima. Ciò che non si sa è che Vladimir Ilich Uljanov zoppicava vistosamente per un’unghia incarnita che lo faceva soffrire ormai da tre anni.
Claudia
L’aereo parte puntuale dall’aeroporto di Roma Fiumicino alle 10.00 del mattino. Uno scalo di un’oretta a Francoforte al fresco di un’aria condizionata impeccabile e con un drink ghiacciato in mano, per arrivare nella città di Pietro il Grande alle 18:50 spaccate. La nostra guida Svetlana ci aspetta al ritiro bagagli. Ne hanno smarrito uno così ci viene immediatamente assegnato il trattamento vip. In men che non si dica spuntano diversi facchini che, sfrecciando tra valigie e beauty, caricano tutti i nostri bagagli sul pullman che aspetta fuori. In venti minuti siamo in hotel.
cambio soldi
Valentina
Appena usciti dalla stazione con gli zaini sulle spalle e la guida in mano, riusciamo tramite il tipico gesticolare italiano a farci indicare un piccolo ufficio cambi. Che in realtà è proprio di fronte a noi. Definirlo ufficio è quasi un eufemismo. Diciamo una stanzetta fatiscente in mezzo alla strada con dentro una grassa signora che, bofonchiando in russo, ci strappa dalle mani gli ultimi euro rimasti e ci restituisce in cambio, dopo pochi minuti, una pallottola accartocciata di rubli.
Claudia
La compagnia per cui lavoro mi ha incaricato di effettuare il pagamento di tutti gli eventi ai quali dobbiamo partecipare in contanti ed in loco: cene, concerti, mostre e tour per la città. Sbrigate tutte le pratiche doganali comodamente sul pullman, raccolgo le varie quote dei miei associati, ritrovandomi alla fine con più di trentamila euro in mano da convertire in rubli. La mia guida Svetlana mi dice che la borsa è chiusa e che quindi ho solo due soluzioni: aspettare il giorno dopo oppure cambiare il denaro in maniera, diciamo così, ufficiosa.
Dopo una telefonata in russo, di cui naturalmente non capisco nulla, mi dice che sta per chiamare una macchina privata specificandomi che è più affidabile del taxi ma solo se conosci la cooperativa per cui lavora. La macchina in effetti arriva.
Dopo 20 minuti che attraversiamo la città, e lo scenario si fa sempre più periferico, ci fermiamo ad un incrocio buio accanto ad una fabbrica abbandonata. Un’altra macchina ci affianca. Svetlana mi dice di darle i soldi. Sarebbe andata lei a cambiarli. A questo punto ho solo un pensiero che mi passa per la mente: “se questa entra nell’altra macchina e si dà alla fuga, io come faccio a dire al mio autista di seguirla visto che qui parlano solo russo?”.
Svetlana scende dalla mia macchina, entra in quella di fronte e dopo poco torna con più di centomila rubli. Respiro di sollievo!
hotel
Valentina
Un taxi ci carica di fronte alla stazione dove abbiamo appena cambiato i soldi. Un simpatico vecchietto con solo due denti ancora sani spiccica qualche parola di italiano misto a spagnolo. Di inglese, chiaramente, neanche a parlarne.
Gli mostriamo il biglietto dove ho trascritto il nome russo del nostro albergo e lui ridendo ci chiede l’equivalente di venti euro per portarci a destinazione. Sappiamo che siamo un po’ fuori dal centro della città e parecchio lontani dalla stazione. Ci sembra un ottimo prezzo e accettiamo di buon grado. Il vecchietto sembra particolarmente entusiasta. Il giorno dopo capiamo che praticamente gli abbiamo lasciato una fortuna.
taxi driver
Dovete sapere che i taxi in Russia sono una vera e propria attrattiva. Ovunque tu sia, stai sicuro che non rimarrai mai a piedi! Perché?
Perché chiunque si improvvisa tassista. Dall’avvocato all’imprenditore, dall’impiegato statale al panettiere, appena vedono una mano alzata sul ciglio della strada si fermano senza remore, ti caricano in macchina e ti portano a destinazione. Anche se hanno appena finito il loro turno di lavoro, anche se devono portarti dall’altra parte della città, anche se poi dovranno ripercorrerla tutta per tornare alla propria casa, quei miseri rubli in più a fine giornata fanno comunque una vistosa differenza. Questo perché la povertà è ancora sovrana in tutti gli strati sociali del paese.
Nel tragitto passiamo all’interno della città. E qui comincia lo spettacolo. San Pietroburgo non è solo bella, è semplicemente pazzesca. Ovunque ti giri, le guglie delle cattedrali spuntano dorate tra l’acqua dei canali e la maestosità di edifici dell’epoca staliniana. Ma è facile dimenticarsi che una volta questa era Leningrado, che Stalin temeva l’aristocrazia moderna e filo-occidentale della città e che più di un milione di abitanti morirono per fame quando i tedeschi si ritirarono alla fine della seconda guerra mondiale. Questa è la città degli zar dove l’impronta del suo fondatore Pietro rimane indelebile. Un luogo dove storia, arte, bellezza e povertà si respirano ad ogni angolo di strada.
Arrivati a destinazione scopriamo che il nostro mini- hotel, il “Domik v Kolomne”, si trova a ridosso di uno dei mille canali che caratterizzano la zona. Siamo a ovest del centro storico di San Pietroburgo, dove il Teatro Mariinsky padroneggia sulla rete di canali che unisce la città alla zona del porto. Un tempo la famiglia Puškin, proprietaria del palazzo, affittava camere in questa casa. Il grande appartamento oggi è diventato un piccolo alberghetto che nelle guide viene contrassegnato sotto la voce “per spendere poco”.
L’arredamento della camera è in tipico stile sovietico. Le pareti sono rivestite di stoffa pesante, i termosifoni hanno grandezze spropositate, i letti sono piccoli e stretti ma è tutto molto accogliente, soprattutto grazie alle splendide ragazze della hall. Le uniche che abbiamo incontrato che parlassero un po’ di inglese.
Claudia
Mi sembra di essere arrivata alla reggia di Caserta!
Il “Grand Hotel Europe”, cinque stelle naturalmente, è a dir poco spettacolare, anche se, secondo i più raffinati, il migliore della città è il “Four Seasons”.
Grazie ai lavori di restauro ancora in corso di una parte dell’hotel, abbiamo usufruito dell’upgrade e cioè di un livello superiore di stanza rispetto a quella prenotata. Finiamo al Piano storico, ristrutturato com’era nella sua costruzione originale nella prima metà del ‘900. La mia camera è grande almeno 60 mq con un pianoforte a coda nel bel mezzo della stanza, un letto di quasi tre piazze e l’immancabile lampadario di cristallo che padroneggia su tutta la camera.
All’intero dell’albergo, esclusi i due bar per chi volesse uno stuzzichino veloce, ci sono “solamente” tre ristoranti a disposizione della clientela, con tre tipi di cucine diverse.
Il “Grand Europe” affaccia su una delle vie principali di San Pietroburgo, la Nevsky Prospekt (la Prospettiva Nevsky), dove si trova anche il centro commerciale più noto e in della città. Viene sconsigliato lo shopping, in questa città dai trecento ponti. Budapest è addirittura migliore come qualità. La verità è che tutto viene disegnato e prodotto per l’idea di una donna… diciamo oggetto.
tour
Claudia
Va bene l’albergo a cinque stelle, va bene il lussuoso ristorante dove ho portato i miei trenta musicisti, vanno anche bene le più disparate lamentele o richieste del contrabbasso o violoncello di turno. È il mio lavoro, ci mancherebbe altro. Ma l’idea di rimanere in fila ore e ore per vedere a stento qualche opera russa all’interno dell’Hermitage mi getta nello sconforto più nero. Soprattutto perché so che il museo più famoso del mondo è composto da cinque edifici diversi e il solo Palazzo d’Inverno conta 1057 sale e 117 scaloni. Un’esperienza che eviterei molto volentieri.
Questi sono i miei pensieri mentre il ragazzotto dalle guance baffute mi strappa trenta biglietti all’entrata principale del museo.
Quattro ore dopo non voglio andare più via.
La sterminata collezione all’interno del palazzo progettato e costruito dall’architetto Rastrelli in stile rococò racchiude in sé una sorta di storia dell’arte occidentale. Dalle ceramiche dell’alto Egitto ai gioielli dell’Età di bronzo. Artisti come Rembrandt, Rubens, Picasso e Matisse riempiono le infinite sale dove una volta risiedevano gli zar.
Quando mi ritrovo dall’altra parte della Neva, ammirando la facciata del Palazzo d’Inverno che da proprio sul fiume, mi accorgo di quanto a volte pregiudizi e pigrizia impediscano di ammirare la potenza della bellezza acclamata in tutto il mondo. Non vi interessano i vasi orientali o di Sassonia? Forse vi interessa sapere che nel 1918, nel primo anniversario della Rivoluzione, migliaia di persone arrivarono in città per un convegno di contadini, la maggior parte dei quali furono ospitati all’interno del Palazzo e che questi, in segno di disprezzo per i precedenti proprietari e per tutto ciò che avevano rappresentato, riempirono proprio quei vasi di escrementi fino all’orlo.
Non basta comprarsi una guida per scoprire aneddoti o curiosità. Non è sufficiente ascoltare il racconto di qualche amico per credere di sapere tutto su un qualcosa di quasi scontato come l’Hermitage. Vi assicuro che trovarsi circondati dal barocco italiano, l’opulenza zarista e lo splendore di un quadro di Leonardo è un’esperienza unica e irripetibile.
Valentina
Il mio ragazzo mi sta scattando la quindicesima fotografia di fronte al Palazzo d’Inverno, l’entrata principale dell’Hermitage. La mia visita turistica, per quanto riguarda l’immenso museo, finisce qui.
Prima di partite mi sono avidamente documentata sulle attrattive puramente artistiche della città e ho scoperto che all’ultimo piano del Museo di Antropologia ed Etnografia esiste una sala chiamata “Kunstkamera”. In questa stanza dal soffitto verde sono collezionati feti deformi, gemelli siamesi e vari altri errori della natura. Tutto nasce dalla collezione privata di Pietro il Grande acquistata da un olandese, studioso di anatomia. I russi erano famosi per la loro superstizione così Pietro, che amava circondarsi di nani e gente dalle più strambe forme, decise di esporre la collezione al pubblico per educare il suo popolo dimostrando loro che queste malformazioni non erano dovute alla stregoneria o al malocchio ma a paure e credenze della madre durante la gravidanza che provocavano danni interni. E che quindi bisognava trattare queste persone considerate “diverse” come esseri umani, non come scherzi della natura da eliminare. Tanto era la sua convinzione che addirittura lo stesso zar allestiva dei banchetti all’esterno del museo dove offriva cibo e vodka al popolo per convincerlo ad entrare. Ai contadini che avessero dato alla luce dei figli deformi e li avessero portati al museo per essere esposti, veniva addirittura promessa una generosa ricompensa.
Trovarsi di fronte ad un barattolo di vetro con dentro un feto di un bimbo con tre teste immerso in una soluzione liquida, non è certo uno spettacolo rilassante. Ma vere o no che siano, queste creature dimostrano l’enorme modernità del pensiero del fondatore di Pietrogrado.
curiosità
Claudia
Premessa dovuta: i teatri in Russia sono pubblici e non possono essere privati. In realtà il principale teatro a San Pietroburigo è il Mariinsky, una delle più importanti strutture teatrali al mondo, risorta grazie al direttore d’orchestra Valeriy Gergiev.
Il Mikhailovski è una struttura molto più piccola che 20 anni fa era in completo disfacimento, quando un imprenditore di banane decise di devolvere i suoi guadagni per la ristrutturazione del teatro.
Il soffitto è tornato ad essere quello originario. I balconcini e la platea si rivelano accoglienti sia per il pubblico che per chi esegue.
La struttura di questo posto riesce ad abbattere la quarta parete. Ti predispone alla performance teatrale.
Valentina
La città che sorge sul delta della Neva, il più giovane tra i grandi fiumi d’Europa, formatosi solo circa quattromila anni fa, conta più di trecento ponti. Uno per ogni suo anno di vita. San Pietroburgo fu fondata nel 1703 da Pietro il Grande. Per chi ammira la suggestiva struttura urbanistica della città, che con i suoi ponti unifica diverse isole, un consiglio: durante i mesi estivi, alle due di notte, tutti i trecento ponti vengono alzati per permettere il passaggio della grandi navi mercantili. Questo significa che se vi trovate nella parte est di San Pietroburgo e il vostro albergo ad esempio si trova al nord dovete sbrigarvi a tornare a destinazione perché rischiate di rimanere incastrati in un angolo di città fino alle sei del mattino. Questo spiega anche il grande fermento notturno nell’ex capitale russa.
la corte delle meraviglie di Pietro il Grande
Pietro beveva grandi quantità di alcol e passava buona parte del suo tempo con i membri della società segreta da lui fondata, la cosiddetta “Assemblea degli Ubriachi”. Ne facevano parte tutti gli intimi dello zar, sua moglie, il suo migliore amico (il principe Menshikov), nani, giganti, gobbi e persone con varie deformità. All’interno del gruppo, Pietro, che naturalmente era il Re, nominava un “Principe Cesare” al quale si rivolgeva con l’epiteto di sua Maestà, e un “Principe Papa” – una caricatura del Pontefice.
Una delle riunioni più famose fu tenuta nel palazzo Menshkov nel 1710, quando tutti i nani dell’impero furono convocati nella capitale per partecipare ad un matrimonio di nani.
conclusione
“Alla fine sei riuscita ad andare all’Hermitage?”. Claudia si rivolge alla sorella soffiando sul suo caffè bollente.
“No, Claudi, sono stata solo tre giorni e ho preferito fare altre giri”.
“Peccato, ti sei persa un vero spettacolo”. Commenta Claudia sorseggiando.
“Ma lo sapevi che stando in piedi sulla riva della Neva, nella spiaggetta sottostante la Fortezza di Pietro e Paolo, si prende la miglior abbronzatura del mondo?”. Valentina ha appena versato due gocce di latte nel caffè preparato da sua sorella.
La mente di entrambe ripercorre quei pochi giorni trascorsi nella stessa città.
“La prossima volta andiamo insieme!”. Conclude Claudia.
testo di Valentina e Claudia Diaconale
foto di Pavel Borisovich

Due sorelle che si ritrovano nella stessa città a pochi mesi di distanza: San Pietroburgo.
Per Valentina, la maggiore, si tratta della penultima tappa di un lungo viaggio con il fidanzato, cominciato tra i fiordi della Norvegia. Per Claudia, minore di due anni, si tratta di lavoro: è infatti l’accompagnatrice ufficiale di un gruppo di musicisti che fanno riferimento alla compagnia per cui lavora. Tutto spesato naturalmente.Per la prima è un viaggio avventuroso con i soldi contati, per la seconda è un viaggio avventuroso ma senza limiti di budget.Due punti di vista che partono da presupposti completamente diversi tra loro. Due sorelle con modi e aspetto simili ma con due personalità opposte.Due occhi per la stessa città. Due angolazioni parallele e distanti.

La partenza

Valentina

Dalla stazione di Helsinki partono solo due treni al giorno per San Pietroburgo. Fare questo tragitto sui vagoni, passando per il confine tra Finlandia e Russia, è il modo migliore per rendersi conto dell’enorme differenza tra i due paesi. Lasciandosi alle spalle le terre finlandesi con le case precise, piccole, colorate e ben curate anche in aperta campagna, il territorio russo appare come un’immensa steppa semideserta, dove incontrare anima viva durante il tragitto è davvero raro.I militari invece sono ovunque. Il passaggio alla dogana lascia una profonda inquietudine. Berretti verdi contornati da stelline si rivolgono a te esclusivamente in russo, con fare duro e inquisitorio. Anche se sai di avere tutti i documenti necessari, anche se il tuo passaporto è nuovo di zecca e il tuo visto perfettamente in regola, anche se, insomma, non hai nulla da nascondere, non puoi esimerti dall’avere una paura fottuta.

Stazione Finlandia

La “Stazione Finlandia” è la stazione dove Lenin, nel 1917, dopo diciasette anni di esilio all’estero, rimette piede nella sua patria e pronuncia il famoso discorso dal tetto dell’autoblindo sulla piazza, dove oggi sorge la sua statua. La folla che lo ascoltava aveva solamente sentito parlare di lui senza averlo mai visto prima. Ciò che non si sa è che Vladimir Ilich Uljanov zoppicava vistosamente per un’unghia incarnita che lo faceva soffrire ormai da tre anni.

Claudia

L’aereo parte puntuale dall’aeroporto di Roma Fiumicino alle 10.00 del mattino. Uno scalo di un’oretta a Francoforte al fresco di un’aria condizionata impeccabile e con un drink ghiacciato in mano, per arrivare nella città di Pietro il Grande alle 18:50 spaccate. La nostra guida Svetlana ci aspetta al ritiro bagagli. Ne hanno smarrito uno così ci viene immediatamente assegnato il trattamento vip. In men che non si dica spuntano diversi facchini che, sfrecciando tra valigie e beauty, caricano tutti i nostri bagagli sul pullman che aspetta fuori. In venti minuti siamo in hotel.

Cambio soldi

Valentina

Appena usciti dalla stazione con gli zaini sulle spalle e la guida in mano, riusciamo tramite il tipico gesticolare italiano a farci indicare un piccolo ufficio cambi. Che in realtà è proprio di fronte a noi. Definirlo ufficio è quasi un eufemismo. Diciamo una stanzetta fatiscente in mezzo alla strada con dentro una grassa signora che, bofonchiando in russo, ci strappa dalle mani gli ultimi euro rimasti e ci restituisce in cambio, dopo pochi minuti, una pallottola accartocciata di rubli.

Claudia

La compagnia per cui lavoro mi ha incaricato di effettuare il pagamento di tutti gli eventi ai quali dobbiamo partecipare in contanti ed in loco: cene, concerti, mostre e tour per la città. Sbrigate tutte le pratiche doganali comodamente sul pullman, raccolgo le varie quote dei miei associati, ritrovandomi alla fine con più di trentamila euro in mano da convertire in rubli. La mia guida Svetlana mi dice che la borsa è chiusa e che quindi ho solo due soluzioni: aspettare il giorno dopo oppure cambiare il denaro in maniera, diciamo così, ufficiosa.Dopo una telefonata in russo, di cui naturalmente non capisco nulla, mi dice che sta per chiamare una macchina privata specificandomi che è più affidabile del taxi ma solo se conosci la cooperativa per cui lavora. La macchina in effetti arriva.Dopo 20 minuti che attraversiamo la città, e lo scenario si fa sempre più periferico, ci fermiamo ad un incrocio buio accanto ad una fabbrica abbandonata. Un’altra macchina ci affianca. Svetlana mi dice di darle i soldi. Sarebbe andata lei a cambiarli. A questo punto ho solo un pensiero che mi passa per la mente: “se questa entra nell’altra macchina e si dà alla fuga, io come faccio a dire al mio autista di seguirla visto che qui parlano solo russo?”.Svetlana scende dalla mia macchina, entra in quella di fronte e dopo poco torna con più di centomila rubli. Respiro di sollievo!

Hotel

Valentina

Un taxi ci carica di fronte alla stazione dove abbiamo appena cambiato i soldi. Un simpatico vecchietto con solo due denti ancora sani spiccica qualche parola di italiano misto a spagnolo. Di inglese, chiaramente, neanche a parlarne.Gli mostriamo il biglietto dove ho trascritto il nome russo del nostro albergo e lui ridendo ci chiede l’equivalente di venti euro per portarci a destinazione. Sappiamo che siamo un po’ fuori dal centro della città e parecchio lontani dalla stazione. Ci sembra un ottimo prezzo e accettiamo di buon grado. Il vecchietto sembra particolarmente entusiasta. Il giorno dopo capiamo che praticamente gli abbiamo lasciato una fortuna.

Taxi driver

Dovete sapere che i taxi in Russia sono una vera e propria attrattiva. Ovunque tu sia, stai sicuro che non rimarrai mai a piedi! Perché?
Perché chiunque si improvvisa tassista. Dall’avvocato all’imprenditore, dall’impiegato statale al panettiere, appena vedono una mano alzata sul ciglio della strada si fermano senza remore, ti caricano in macchina e ti portano a destinazione. Anche se hanno appena finito il loro turno di lavoro, anche se devono portarti dall’altra parte della città, anche se poi dovranno ripercorrerla tutta per tornare alla propria casa, quei miseri rubli in più a fine giornata fanno comunque una vistosa differenza. Questo perché la povertà è ancora sovrana in tutti gli strati sociali del paese.
Nel tragitto passiamo all’interno della città. E qui comincia lo spettacolo. San Pietroburgo non è solo bella, è semplicemente pazzesca. Ovunque ti giri, le guglie delle cattedrali spuntano dorate tra l’acqua dei canali e la maestosità di edifici dell’epoca staliniana. Ma è facile dimenticarsi che una volta questa era Leningrado, che Stalin temeva l’aristocrazia moderna e filo-occidentale della città e che più di un milione di abitanti morirono per fame quando i tedeschi si ritirarono alla fine della seconda guerra mondiale. Questa è la città degli zar dove l’impronta del suo fondatore Pietro rimane indelebile. Un luogo dove storia, arte, bellezza e povertà si respirano ad ogni angolo di strada.
Arrivati a destinazione scopriamo che il nostro mini- hotel, il “Domik v Kolomne”, si trova a ridosso di uno dei mille canali che caratterizzano la zona. Siamo a ovest del centro storico di San Pietroburgo, dove il Teatro Mariinsky padroneggia sulla rete di canali che unisce la città alla zona del porto. Un tempo la famiglia Puškin, proprietaria del palazzo, affittava camere in questa casa. Il grande appartamento oggi è diventato un piccolo alberghetto che nelle guide viene contrassegnato sotto la voce “per spendere poco”.
L’arredamento della camera è in tipico stile sovietico. Le pareti sono rivestite di stoffa pesante, i termosifoni hanno grandezze spropositate, i letti sono piccoli e stretti ma è tutto molto accogliente, soprattutto grazie alle splendide ragazze della hall. Le uniche che abbiamo incontrato che parlassero un po’ di inglese.

Claudia

Mi sembra di essere arrivata alla reggia di Caserta!
Il “Grand Hotel Europe”, cinque stelle naturalmente, è a dir poco spettacolare, anche se, secondo i più raffinati, il migliore della città è il “Four Seasons”.
Grazie ai lavori di restauro ancora in corso di una parte dell’hotel, abbiamo usufruito dell’upgrade e cioè di un livello superiore di stanza rispetto a quella prenotata. Finiamo al Piano storico, ristrutturato com’era nella sua costruzione originale nella prima metà del ‘900. La mia camera è grande almeno 60 mq con un pianoforte a coda nel bel mezzo della stanza, un letto di quasi tre piazze e l’immancabile lampadario di cristallo che padroneggia su tutta la camera.
All’intero dell’albergo, esclusi i due bar per chi volesse uno stuzzichino veloce, ci sono “solamente” tre ristoranti a disposizione della clientela, con tre tipi di cucine diverse.Il “Grand Europe” affaccia su una delle vie principali di San Pietroburgo, la Nevsky Prospekt (la Prospettiva Nevsky), dove si trova anche il centro commerciale più noto e in della città. Viene sconsigliato lo shopping, in questa città dai trecento ponti. Budapest è addirittura migliore come qualità. La verità è che tutto viene disegnato e prodotto per l’idea di una donna… diciamo oggetto.

Tour

Claudia

Va bene l’albergo a cinque stelle, va bene il lussuoso ristorante dove ho portato i miei trenta musicisti, vanno anche bene le più disparate lamentele o richieste del contrabbasso o violoncello di turno. È il mio lavoro, ci mancherebbe altro. Ma l’idea di rimanere in fila ore e ore per vedere a stento qualche opera russa all’interno dell’Hermitage mi getta nello sconforto più nero. Soprattutto perché so che il museo più famoso del mondo è composto da cinque edifici diversi e il solo Palazzo d’Inverno conta 1057 sale e 117 scaloni. Un’esperienza che eviterei molto volentieri.Questi sono i miei pensieri mentre il ragazzotto dalle guance baffute mi strappa trenta biglietti all’entrata principale del museo.
Quattro ore dopo non voglio andare più via.La sterminata collezione all’interno del palazzo progettato e costruito dall’architetto Rastrelli in stile rococò racchiude in sé una sorta di storia dell’arte occidentale. Dalle ceramiche dell’alto Egitto ai gioielli dell’Età di bronzo. Artisti come Rembrandt, Rubens, Picasso e Matisse riempiono le infinite sale dove una volta risiedevano gli zar.Quando mi ritrovo dall’altra parte della Neva, ammirando la facciata del Palazzo d’Inverno che da proprio sul fiume, mi accorgo di quanto a volte pregiudizi e pigrizia impediscano di ammirare la potenza della bellezza acclamata in tutto il mondo. Non vi interessano i vasi orientali o di Sassonia? Forse vi interessa sapere che nel 1918, nel primo anniversario della Rivoluzione, migliaia di persone arrivarono in città per un convegno di contadini, la maggior parte dei quali furono ospitati all’interno del Palazzo e che questi, in segno di disprezzo per i precedenti proprietari e per tutto ciò che avevano rappresentato, riempirono proprio quei vasi di escrementi fino all’orlo.Non basta comprarsi una guida per scoprire aneddoti o curiosità. Non è sufficiente ascoltare il racconto di qualche amico per credere di sapere tutto su un qualcosa di quasi scontato come l’Hermitage. Vi assicuro che trovarsi circondati dal barocco italiano, l’opulenza zarista e lo splendore di un quadro di Leonardo è un’esperienza unica e irripetibile.

Valentina

Il mio ragazzo mi sta scattando la quindicesima fotografia di fronte al Palazzo d’Inverno, l’entrata principale dell’Hermitage. La mia visita turistica, per quanto riguarda l’immenso museo, finisce qui.Prima di partite mi sono avidamente documentata sulle attrattive puramente artistiche della città e ho scoperto che all’ultimo piano del Museo di Antropologia ed Etnografia esiste una sala chiamata “Kunstkamera”. In questa stanza dal soffitto verde sono collezionati feti deformi, gemelli siamesi e vari altri errori della natura. Tutto nasce dalla collezione privata di Pietro il Grande acquistata da un olandese, studioso di anatomia. I russi erano famosi per la loro superstizione così Pietro, che amava circondarsi di nani e gente dalle più strambe forme, decise di esporre la collezione al pubblico per educare il suo popolo dimostrando loro che queste malformazioni non erano dovute alla stregoneria o al malocchio ma a paure e credenze della madre durante la gravidanza che provocavano danni interni. E che quindi bisognava trattare queste persone considerate “diverse” come esseri umani, non come scherzi della natura da eliminare. Tanto era la sua convinzione che addirittura lo stesso zar allestiva dei banchetti all’esterno del museo dove offriva cibo e vodka al popolo per convincerlo ad entrare. Ai contadini che avessero dato alla luce dei figli deformi e li avessero portati al museo per essere esposti, veniva addirittura promessa una generosa ricompensa.
Trovarsi di fronte ad un barattolo di vetro con dentro un feto di un bimbo con tre teste immerso in una soluzione liquida, non è certo uno spettacolo rilassante. Ma vere o no che siano, queste creature dimostrano l’enorme modernità del pensiero del fondatore di Pietrogrado.

Curiosità

Claudia

Premessa dovuta: i teatri in Russia sono pubblici e non possono essere privati. In realtà il principale teatro a San Pietroburigo è il Mariinsky, una delle più importanti strutture teatrali al mondo, risorta grazie al direttore d’orchestra Valeriy Gergiev.Il Mikhailovski è una struttura molto più piccola che 20 anni fa era in completo disfacimento, quando un imprenditore di banane decise di devolvere i suoi guadagni per la ristrutturazione del teatro.Il soffitto è tornato ad essere quello originario. I balconcini e la platea si rivelano accoglienti sia per il pubblico che per chi esegue.
La struttura di questo posto riesce ad abbattere la quarta parete. Ti predispone alla performance teatrale.

Valentina

La città che sorge sul delta della Neva, il più giovane tra i grandi fiumi d’Europa, formatosi solo circa quattromila anni fa, conta più di trecento ponti. Uno per ogni suo anno di vita. San Pietroburgo fu fondata nel 1703 da Pietro il Grande. Per chi ammira la suggestiva struttura urbanistica della città, che con i suoi ponti unifica diverse isole, un consiglio: durante i mesi estivi, alle due di notte, tutti i trecento ponti vengono alzati per permettere il passaggio della grandi navi mercantili. Questo significa che se vi trovate nella parte est di San Pietroburgo e il vostro albergo ad esempio si trova al nord dovete sbrigarvi a tornare a destinazione perché rischiate di rimanere incastrati in un angolo di città fino alle sei del mattino. Questo spiega anche il grande fermento notturno nell’ex capitale russa.

La corte delle meraviglie di Pietro il Grande

Pietro beveva grandi quantità di alcol e passava buona parte del suo tempo con i membri della società segreta da lui fondata, la cosiddetta “Assemblea degli Ubriachi”. Ne facevano parte tutti gli intimi dello zar, sua moglie, il suo migliore amico (il principe Menshikov), nani, giganti, gobbi e persone con varie deformità. All’interno del gruppo, Pietro, che naturalmente era il Re, nominava un “Principe Cesare” al quale si rivolgeva con l’epiteto di sua Maestà, e un “Principe Papa” – una caricatura del Pontefice.Una delle riunioni più famose fu tenuta nel palazzo Menshkov nel 1710, quando tutti i nani dell’impero furono convocati nella capitale per partecipare ad un matrimonio di nani.

Conclusione

“Alla fine sei riuscita ad andare all’Hermitage?”. Claudia si rivolge alla sorella soffiando sul suo caffè bollente.

“No, Claudi, sono stata solo tre giorni e ho preferito fare altre giri”.

“Peccato, ti sei persa un vero spettacolo”. Commenta Claudia sorseggiando.

“Ma lo sapevi che stando in piedi sulla riva della Neva, nella spiaggetta sottostante la Fortezza di Pietro e Paolo, si prende la miglior abbronzatura del mondo?”.
Valentina ha appena versato due gocce di latte nel caffè preparato da sua sorella.
La mente di entrambe ripercorre quei pochi giorni trascorsi nella stessa città.

“La prossima volta andiamo insieme!”. Conclude Claudia.