di Paolo Valoppi e Lapo Sermonti

foto di Cesar Rodriguez

Dicono che in Messico viaggiare di notte sia pericoloso. Me lo ricordano in tanti tra  conoscenti e parenti, così io e i miei amici tracciamo l’itinerario cercando di evitare tragitti notturni. Città del Messico, Playa del Carmen, Puerto Escondido, giriamo il Messico in lungo e in largo ma gli unici “cattivi” sembrano essere i poliziotti, che tra minacce di multe e finti controlli trovano sempre il modo di spillarci dei soldi. La prossima tappa sarà ad Acapulco, vogliamo vedere i famosi “clavadistas della Quebrada”,  tuffatori professionisti che si esibiscono diverse volte al giorno tuffandosi da altezze vertiginose, fino a trentacinque metri, in un’insenatura larga pochi metri e profonda ancora meno. Appena arriviamo a La Quebrada, uno strapiombo situato nel piccolo fiordo dell’Oceano Pacifico, ci dicono che i clavadistas stanno per esibirsi e, come per ogni esibizione che si rispetti, dobbiamo sbrigarci per assicurarci i posti migliori. Da una parte del crepaccio, su un sentiero protetto, ci sono numerosi locali, un ristorante tipico messicano, molti negozi di souvenir e artigianato, ma soprattutto una piccola cappella dedicata alla Vergine Maria, alla quale spesso i tuffatori si rivolgono prima del vertiginoso salto nell’acqua. Scendiamo il sentiero, la folla è adunata, sulla parete rocciosa gli spericolati tuffatori calcolano attentamente il flusso del mare. Il riflusso marino varia costantemente le profondità e un tuffo effettuato al momento di bassa marea potrebbe essere fatale.

Lo spettacolo è suggestivo, i giovani ragazzi messicani sembrano angeli in caduta libera. Una volta terminata la perfomance, i tuffatori, giovani sorridenti, gentili e disponibili, passano tra di noi per essere ringraziati ma ancora di più, per ricevere un’offerta in denaro che, per chi vuole, può essere ricambiata con una foto ricordo. Dopo l’esibizione ci mangiamo qualcosa, ormai è quasi ora di cena. Mentre ordiniamo il proprietario del ristorante ci dice che il momento migliore per assistere all’esibizione è durante la notte, di solito intorno alle dieci: le luci poste sulla scogliera rischiarano l’intera insenatura e la performance viene illuminata da torce infuocate che i clavadistas trattengono anche durante il salto, rendendo l’impresa ancora più unica ed emozionante. Alla fine restiamo e assistiamo all’esibizione notturna, l’atmosfera è suggestiva e affascinante e dopo i tuffi si leva un lungo e fortissimo applauso. Per concludere la serata, prima di andare e raggiungere la città, ci beviamo un drink in uno dei locali vicini. Ci sono molti turisti, alcuni italiani, scambiamo due chiacchiere e chiediamo un consiglio su dove dormire ad Acapulco. Si è fatto tardi, è ora di andare. Prima di salire in macchina facciamo la conta per scegliere il guidatore. Non tocca a me, per fortuna. Mi piazzo sul sedile davanti e in un attimo mi addormento. Mi sveglio di colpo, all’improvviso, uno dei miei amici mi scuote mentre l’altro è fuori dalla macchina che parla con un tipo dall’aria poco raccomandabile. Non capisco, mi sento ancora rintronato, mentre scendo dalla macchina vedo il mio amico dare le chiavi al signore, che senza chiedere niente entra nell’abitacolo e mette in moto. A quel punto comincio ad inveire, contro i miei amici, contro il signore. La situazione mi è ancora poco chiara, entro in macchina e tento di riprendere possesso delle nostre chiavi. In un attimo ho il cuore gelato e una pistola a tamburo che mi preme sulla fronte. Ora è tutto tremendamente esplicito. Adesso è il signore che comincia a gridare, io non parlo, l’unica  cosa che riesco a dire è “scusa”. I miei amici mi tirano per la maglietta sperando di rivedermi tutto intero, l’uomo abbassa la pistola, mette in moto e si allontana con la nostra macchina. Rimaniamo così, nella notte, infradito e calzoncini, senza un telefono né soldi per chiamare. Ci avviamo verso i locali per chiedere aiuto a qualcuno, e mentre in testa ripercorro l’accaduto, guardo i miei amici e dico “ci facciamo un tuffo?”.