testo di Daniele Montemale | foto di Leonide Principe

Con un volo da Bogotà sono in un’ora e mezza a Leticia, principale città colombiana dell’Amazzonia. All’aeroporto mi vengono a prendere i miei due host di Couchsurfing. Posiamo le valigie e andiamo a mangiare in motorino a Tabatinga, la città brasiliana che confina con Leticia. In realtà si tratta di un’unica città separata da una via con la frontiera e i militari di entrambi i paesi. Ma le due parti sono due mondi differenti.

A Tabatinga mangiamo ceviche, il famoso pesce crudo peruviano, buonissimo! La sera andiamo in un bar a tomar aguardiente, liquore tipico colombiano con lo zucchero di canna, e facciamo le sei del mattino.

Il giorno dopo prendiamo in prestito delle canoe e ce ne andiamo tra i mille fiumi che si creano durante la stagione delle piogge. Natura a 360° con scimmiette che saltano sugli alberi sopra di te. Scopro di aver fatto il bagno tra i piranha e le anaconde  solo dopo essere risalito sulla canoa dai miei “premurosi” amici.

Il terzo giorno prendo una barchetta “bus”a motore e mi dirigo a Puerto Narino, un tempo comunità indigena, oggi un gioiellino culturale nel cuore di tenebra dell’Amazzonia. Una volta arrivato, poso la mia roba e prendo una lunga e stretta barca a motore per andare a caccia “del piatto forte” di questo posto: i delfini rosa.

Il delfino dell’Amazzonia è uno delle cinque specie di delfini di acqua dolce che si possono trovare nella foresta più grande del mondo. Può arrivare fino a tre metri di lunghezza per 150 kg. Le pinne laterali sono grandi rispetto al corpo, mentre quella dorsale è molto piccola. Le vertebre del collo non sono saldate, permettendogli una maggiore rapidità. Il suo colore, che lo rende così suggestivo, è dovuto alle sostanze naturali che si trovano nelle acque del fiume che, a contatto con la pelle di questo mammifero, schiariscono il suo colore naturale, il grigio.

Mi sembra di rivivere “Cuore di tenebra” mentre la guida mi illustra tutte le piante e gli animali che incontriamo, tra cui un bradipo. Dopo l’avvistamento di un falco arriviamo in una laguna dove si spostano i delfini nel pomeriggio. Avvistarli non è difficile, fargli una foto invece si. Mi sento come quando si gioca al tiro al piattello. Una frazione di secondo per fare una foto senza sapere da quale parte uscirà il delfino. A volte vedi solo la schiena, altre volte invece esce completamente, e ogni tanto lo vedi saltare.

Come tutti gli animali dell’Amazzonia anche il delfino è un animale sacro e quello rosato è protagonista di una leggenda molto particolare. Si narra che un guerriero indigeno, invidiato dagli dei per la sua bellezza, fu trasformato in un delfino rosato. Durante le feste però, il delfino si trasformava nuovamente in un bellissimo straniero vestito di bianco con un sombrero di paglia. Nessuna donna era in grado di resistergli e il delfino le portava nel fiume a passare la notte con lui, lasciandole incinta e procreando nove mesi dopo dei bellissimi uomini-delfino.

La verità è che anche l’Amazzonia è inquinata e ha numerosi bracconieri… e i delfini rosati si stanno sempre più estinguendo.