testo di Veronica Gabbuti
foto e video di Tommaso Martelli (tommasomartelli.it)

Cinquanta chilometri di terra che separano due oceani. Circa millecinquecento che tengono insieme due Americhe: quella della Coca-Cola e di Martha Stewart e quella di salsa, merengue e narcotraffico. A guardarlo sul planisfero sembra che stia lì lì per spezzarsi, il Panamà. Per sua natura geografica è crocevia di mondi e di culture. L’ultimo crocevia del mondo, come azzardò lo scrittore belga George Simenon.

Un viaggio a Panamà è una porta che conduce a un tempo che non è passato né presente, ma semplicemente diverso, sospeso. Panamà è un ventaglio immenso di scenari degni di un colossal hollywoodiano, a Panamà ogni luogo è un set perfetto, ogni personaggio un protagonista. Esistono storie vere, molto lontane dalla magia fatta d’oro e di sangue dei Maya e degli Aztechi, che vale la pena di raccontare.

La Peregrina

L’arcipelago di Las Perlas, nel golfo di Panamà, è composto da più di duecento isole dalla vegetazione rigogliosa, spiagge bianchissime e acque che ricordano i colori dei Caraibi, più che del Pacifico. Il nome dell’arcipelago fu scelto nel 1513 dal conquistador spagnolo Vasco Núñez de Balboa (il primo europeo che, attraversato l’istmo, avvistò il Pacifico) e si riferisce al fatto che in queste acque si trovassero molte perle, tra le più grandi e belle del mondo. Nei secoli a seguire Las Perlas divennero per questa ragione una destinazione ambita dai pirati che infestavano quei mari. L’Isla Contadora, isola della contabilità, oggi meta turistica per eccellenza dell’arcipelago, era il luogo in cui gli spagnoli facevano la conta delle perle trovate dagli schiavi africani su queste coste. Uno di essi, in un giorno fortunato, si guadagnò la libertà trovando La Peregrina, la perla più grande del mondo. 50,6 carati immediatamente inviati al Re di Spagna Filippo II per essere donati alla futura moglie Bloody Mary Tudor, Regina d’Inghilterra. Dopo la sua morte, La Peregrina rientrò in Spagna, per essere sottratta da Napoleone Bonaparte nel 1808. Per molti anni si persero le tracce del gioiello, finché venne ritrovato, si dice, tra i cuscini di un divano di Buckingham Palace, perso probabilmente in occasione di un ballo. La Peregrina, appartenuta anche all’attrice Liz Taylor, oggi vale 11,8 milioni di dollari.

Il Natale Kuna

Nella comarca di Kuna Yala, sul versante caraibico del Panamà, sopravvive una comunità autoctona composta da circa ventimila persone che vivono per la maggior parte nelle isole dell’arcipelago di San Blas, vero e proprio paradiso terrestre. I Kuna sono un popolo di pescatori diviso in cinquanta tribù guidate dai sahila, sciamani leader che detengono il potere amministrativo e spirituale e mantengono i rapporti con le istituzioni panamensi. L’economia dei Kuna è quasi totalmente basata sul commercio di aragoste, noci di cocco e molas, tipici prodotti di artigianato locale. I prezzi sono imposti dai capi delle tribù, così come le tasse. Nessuno è ricco, nessuno è povero, nessuno può permettersi privilegi. Ma si dice che ci sia un giorno di festa, il Natale dei Kuna, che cade solo una volta ogni tanto, senza avvento, senza preavviso, senza cenone né regali. La posizione di San Blas, a cavallo tra Panamà e la Colombia, è al centro delle rotte dei narcotrafficanti colombiani che portano la cocaina fino in Messico alla volta poi degli Stati Uniti. Si tratta di droga purissima in quantitativi enormi trasportata in casse di legno cui sono legati sacchi di sale: in caso di intercettazione da parte delle autorità i trafficanti gettano le casse in mare, per poi attendere, grazie allo scioglimento del sale, che queste tornino a galla. È in quel frangente che i Kuna, a bordo delle loro barchette ricavate dai tronchi degli alberi della foresta pluviale, remano a più non posso per aggiudicarsi il bottino prima del ritorno dei trafficanti. I Kuna non hanno mezzi per portare la droga fino alle città allo scopo di rivenderla, quindi la tengono per sé. A San Blas non nevica mai, ma in quel giorno tutto si riempie di neve bianca, come a Natale.
E i Kuna fanno festa per tutta la notte.

Darièn gap

La strada Panamericana, che inizia in Alaska e finisce in Cile, si interrompe per un centinaio di chilometri all’altezza della cittadina coloniale di Yaviza, nella provincia del Darièn. Lo chiamano Darièn Gap, un vuoto di giungla e paludi, il territorio degli indigeni Embera-Wounaan che separa la Panama civile dal confine colombiano. Oltre a essere una zona difficile da attraversare, poiché priva di strade e vie di comunicazione, il Darièn Gap è considerato estremamente pericoloso a causa della presenza di guerriglieri come le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) o di paramilitari come le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). In conflitto tra loro – i primi insurrezionalisti, i secondi di estrema destra – questi gruppi sono spesso coinvolti nel narcotraffico e utilizzano il rapimento di stranieri come fonte di finanziamento per le proprie operazioni.
Nel 2003 un gruppo AUC rapì il giornalista Robert Young Pelton mentre era in missione per National Geographic Adventure in compagnia di Tom Hart Dyke, appassionato di orchidee selvatiche. Il rapimento, durato dieci giorni trascorsi in marcia nella giungla del Darièn tra torture, abusi e insetti, è terminato con la liberazione dei due ostaggi in seguito al rifiuto del pagamento di un riscatto pari a tre milioni di dollari. Lasciati in mezzo alla giungla, i due hanno ritrovato la strada solo dopo tre estenuanti giorni di cammino.
Robert Pelton ha in seguito definito il Darièn Gap “una specie di Everest del backpacking, uno degli ultimi luoghi selvaggi del mondo”.

Panama APT from TM on Vimeo.

PAESE PANAMÁ / VISTO NON NECESSARIO PER TURISMO FINO A 90 GIORNI DI PERMANENZA / VACCINI FEBBRE GIALLA CONSIGLIATA PER CHI INTENDE VISITARE SAN BLAS E IL DARIÈN / DOVE DORMIRE IN UNA DELLE CASE COLONIALI RISTRUTTURATE NEL CASCO VIEJO A PANAMÁ CITY / CONSIGLI PRIMA DI ANDARE A SAN BLAS, ACQUISTATE UN PACCO DI GALLETAS MARIA PER LA COLAZIONE: I KUNA MANGIANO RISO STRACOTTO E PESCE FRITTO A QUALSIASI ORA