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	<title>**DALL’ALBA AL TRAMONTO BLOG** by thetripmag.com</title>
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		<title>BURMESE DAYS</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 05:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06685.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-332" title="Bella lì!!!" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06685-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Ed eccoci qua, indecisi se comprare il biglietto andata e ritorno per Yangon&#8230;andare o non andare, andare o non andare&#8230;mmmmmh&#8230;sono moltissimi i pro ma l&#8217;unica ragione che ci rende dubbiosi se comprare questo benedetto biglietto aereo ha davvero un forte peso. Il paese, come certamente saprete, è oppresso da un&#8217;odiosa quanto crudele dittatura militare, ed il pensiero che i nostri soldi possano finire nelle mani del governo ci riempie di disgusto. Inoltre, ogni tipo di comunicazione con l&#8217;esterno del paese è bloccata; nè Internet nè i cellulari funzionano e anche l&#8217;invio di e-mail viene spesso interrotto dall&#8217;ossessionante censura del governo. Avremmo voluto confrontarci con altri viaggiatori ma non siamo riusciti ad incontrare molta gente che avesse visitato il paese prima di noi, un pò a causa della dittatura, un pò a causa dell&#8217;errata convinzione che il Myanmar sia un paese estremamente pericoloso.</span></div>
<p><span style="font-size: small;">La decisione non è semplice ma riusciamo a raggiungere un compromesso tra l&#8217;angioletto ed il diavoletto appoggiati sulle nostre spalle: andremo in Myanmar ma solo per 2 settimane, senza allontanarci troppo dalle aree turistiche e cercando di limitare l&#8217;afflusso di soldi nelle tasche del governo Burmese.</span></p>
<p>Qualche giorno prima della nostra partenza scopriamo che in Myanmar accettano esclusivamente dollari americani praticamente immacolati, senza nessuna macchia, senza nessuna piega e solamente con data successiva al 2006. Andiamo quindi alla ricerca di banconote nuovissime, un pò negli uffici di cambio di Bangkok, un pò scambiandole con altri viaggiatori, stile figurine Panini&#8230;.inoltre, non essendo riusciti a trovare banconote dall&#8217;aspetto impeccabile, Luca trascorre la sera prima della partenza a stirarle tutte<strong>&#8230;</strong>risultato eccezionale!!!</p>
<p>Arriviamo a Yangon ed iniziamo a visitare quella che pensiamo essere la capitale del Myanmar&#8230;ah già, perchè dovete sapere che adesso la capitale è un piccolo villaggio chiamato Naypyidaw, nell&#8217;area centrale dello stato. Infatti, da quanto ci racconta un cameriere della nostra guesthouse, nel 2005,<strong> </strong>a causa della nefasta previsione di un indovino che prevedeva la caduta del regime se non avesse spostato la capitale più a nord,<strong> </strong>il governo decise di muovere tutti i propri uffici nella piccola cittadina, allora abitata da solamente 40.000 persone<strong>.</strong> Da quel momento sono stati costruiti grandi palazzi, moderni alberghi, ampi viali, un&#8217;autostrada a 8 corsie e, addirittura, un&#8217;area dedicata all&#8217;intrattenimento con eleganti ristoranti e locali alla moda. Peccato che la popolazione della nuova capitale, seppur notevolmente aumentata, sia composta solamente da circa 100.000 persone, per la maggior parte burocrati e famiglie che si muovono in taxi o air-con bus, contribuendo a creare una sorta di città fantasma; bar, ristoranti, negozi ed alberghi sono pressochè deserti, e anche per strada è difficile incontrare qualcuno. Centinaia di milioni di dollari sono stati spesi per la costruzione della nuova capitale, mentre la stragrande maggiornaza della popolazione del paese vive sotto la soglia della povertà. Pensate che stanno anche costruendo un moumento identico alla Shwedagon Pagoda presente a Yangon, addirittura un pò più alto, di modo da dare risalto alla capitale. La follia di questo governo supera di gran lunga la nostra immaginazione!!!</p>
<p>Andiamo a cambiare i nostri strapuliti, stranuovi e strastirati dollaroni al mercato di Yangon. Il cambio illegale è decisamente più favorevole rispetto a quello applicato dalle banche (si parla di circa il doppio, mica bruscolini), bisogna solo fare attenzione a non farsi fregare e contare 2 o 3 volte i soldi ricevuti prima di terminare la transazione. Altra alternativa, cambiare negli ostelli od hotel, il tasso non è buono come al mercato ma il rischio di fregature è molto basso. Controllate su questo sito il tasso di cambio reale, non considerate quello ufficiale che trovate su Internet, potreste avere brutte sorprese una volta arrivati in Myanmar: <a href="http://www.irrawaddy.org">www.irrawaddy.org</a></p>
<div><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07429.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-333" title="Bimba Burmese" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07429-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Girando per Yangon rimaniamo subito colpiti dall&#8217;aspetto della gente burmese; le donne, infatti, sfoggiano uno strano make-up che copre soprattutto le guance. Sembra quasi argilla. Inizialmente pensiamo sia un trucco per qualche celebrazione particolare ma, chiacchierando qua e là, comprendiamo che è una mistura naturale che serve a proteggere dai raggi solari. Alcune donne se la spalmano a caso sul viso mentre altre, solitamente le più giovani e/o vanitose, creano fantasiosi disegni e composizioni sulla propria pelle. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07661.jpg"></a>Anche i bambini solitamente hanno il viso spalmato con questa crema, mentre non sono molti gli uomini che la portano. Gli uomini, invece, vestono tutti delle lunghe gonne e masticano continuamente tabacco che poi sputano ovunque; questa pratica è talmente popolare che le strade cittadine hanno ormai assunto la rossa tonalità del tabacco, forse disgustoso ma assolutamente caratteristico.</span></div>
<div><span style="font-size: small;"> </span></div>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07661.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-334" title="Strade in Yangon" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07661-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Yangon è decisamente più moderna di quanto ci aspettassimo. Nelle nostre menti immaginavamo il Myanmar un pò come le aree rurali del Laos o della Cambogia. Invece qui ci sono strade, palazzi, tante macchine e motorini, anche se molto molto vecchi e malandati, e addirittura alcune fabbriche. Sembra quasi che la corsa alla modernizzazione del Myanmar fosse sulla giusta rotta ma qualcosa d&#8217;improvviso l&#8217;abbia irrimediabilmente interrotta, lasciando la sua popolazione in una sorta di limbo tra povertà estrema e sviluppo. Ciò si riflette anche nella mentalità della gente burmese, desiderosa di progresso ma ancora estremamente superstiziosa e naive.</span><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p>A Yangon visitiamo la bellissima e gigantesca Shwedagon Pagoda,<strong> </strong>98 mt di stupa completamente ricoperta d&#8217;oro. La stupa è poi circondata da aree di preghiera e stupe minori, anch&#8217;esse ricoperte d&#8217;oro. E&#8217; certamente uno dei monumenti più belli ed impressionanti che abbiamo mai visto. Per chi la visiterà, consigliamo di prendersela con calma e godersi l&#8217;atmosfera mistica che si respira in questo posto, rilassarsi al riparo dal sole sotto una delle decine di nicchie, farsi coinvolgere dal ritmo delle preghiere dei monaci, godere della bellezza dei mosaici che ricoprono i muri, apprezzare il sollievo offerto dal fresco tocco dei pregiati marmi che ricoprono i pavimenti della Shwedagon Pagoda.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06608.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-335" title="Shwedagon Pagoda" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06608-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Nonostante sia uno dei monumenti principali del Myanmar non abbiamo incontrato molti turisti e, anzi, molta gente locale osservava curiosa i pochi occidentali presenti, scattando loro foto di nascosto e cercando di scambiare qualche parola. Siamo rimasti sorpresi dalla curiosità della gente burmese e dalla loro voglia di sapere come sia il mondo al di fuori del Myanmar&#8230;ci fa ancora sorridere la divertente chiacchierata che abbiamo intrattenuto con un giovane monaco che affermava che Aga fosse uguale a Jannifer Lopez!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Probabilmente l&#8217;unica persona occidentale che avesse mai visto, magari su un video clip o sulla copertina di qualche giornale.</p>
<p>Noi abbiamo trascorso lì un&#8217;intera giornata e ci sarebbe piaciuto tornarci nuovamente, se non fosse per il biglietto d&#8217;ingresso di 5 US$ che, con tutta probabilità, finiscono nelle tasche del governo anche se dovrebbero servire per il mantenimento dell&#8217;area religiosa.</p>
<p>Lasciamo Yangon con un bus notturno, direzione Inle Lake. Arriviamo ad Inle verso le 4.00 di mattina. Il pullman ci scarica a circa 6 km dalla cittadina. Ci tocca prendere un taxi, anche perchè fa molto freddo e non riusciamo a riscaldarci nemmeno dopo un tè bollente comprato in uno dei piccoli ristorantini a bordo strada. Mentre aspettiamo che la nostra camera sia pronta, ci aggiriamo per le vie della piccola cittadina e osserviamo gruppetti di giovani monaci che, nonostante il freddo, scalzi e coperti solamente dal caratteristico telo rosso porpora, vanno in giro a raccogliere le donazioni della gente che deposita alimenti, cosmetici per la cura del corpo, denaro e quant&#8217;altro all&#8217;interno delle urne che i giovani monaci tengono tra le mani. Davvero molto suggestivo osservare queste figure silenziose che si muovono rapidamente per la città alle prime luci del giorno.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06894.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-337" title="Stupa in Inle" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06894-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Anche qui ad Inle vi sono innumerevoli stupe ed il tempo è scandito dalle preghiere dei monaci che riempiono l&#8217;aria a diverse ore del giorno, soprattutto la mattina presto e la sera poco prima del tramonto. Come dice Aga, ci si accorge di essere in Myanmar se ovunque si volga lo sguardo si osservano almeno un paio di templi. Ed è vero, infatti gli edifici religiosi sono incredibilmente numerosi, e la quantità di monaci che è possibile incontrare è molto superiore rispetto a tutti i paesi in cui siamo stati fin&#8217;ora.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06915.jpg"></a>La vita ad Inle sembra trascorrere ad un ritmo delizioso, tranquillo, come le placide acque del gigantesco lago su cui si affaccia e da cui dipende. Per visitare il lago è sufficiente contattare uno delle decine di barcaioli che si trovano nelle prossimità del ponte e, per pochi dollari, potrete prenotare un tour di una giornata all&#8217;interno del lago. Vi consigliamo di unirvi ad altri viaggiatori. in quanto ogni barca può trasportare fino a 6 persone<strong>, </strong>di modo da abbassare notevolmente il costo del tour e limitare l&#8217;impatto ambientale dato che le imbarcazioni sono a benzina. Noi ci siamo uniti ad una coppia israeliana, conosciuta in giro per la città. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06859.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-339" title="Long Neck in Inle" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06859-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il tour è decisamente turistico, però potete richiedere di saltare le fermate alle botteghe artigiane e soffermarvi maggiormente nei villaggi galleggianti, negli orti galleggianti (ancora non abbiamo ben capito come cavolo abbiano fatto a crearli) o in altre zone meno battute, a vostra scelta. Comunque sia, in qualunque modo decidiate di visitare il lago, siamo sicuri che nessuno di voi rimarrà deluso dalla sua esotica bellezza.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06818.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-340" title="Inle Lake" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06818-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07121.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-342" title="Bimbi in Inle" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07121-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06989.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-343" title="Orti galleggianti" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06989-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Terminato il tour facciamo due chiacchiere con il barcaiolo e sua sorella Barbara che parla un inglese perfetto e ci invita a pranzo a casa sua il giorno successivo; dice che ci preparerà alcune specialità burmesi&#8230;non vediamo l&#8217;ora, anche perchè non è molto comune essere invitati a casa di gente locale qui in Myanmar; in gran parte del paese è addirittura vietato far entrare stranieri in casa propria. Qui ad Inle le autorità sembrano un pochino più elastiche ma ci sentiamo comunque dei privilegiati a poter andare a pranzo in una casa burmese.</p>
<p>La sera andiamo a vedere uno spettacolo tradizionale di marionette in un minuscolo teatrino ai margini della cittadina. Siamo gli unici due spettatori. Il gentilissimo marionettista<strong> </strong>ci offre il thè, si siede a chiacchierare con noi per una decina di minuti e poi inizia lo spettacolo che si rivelerà incredibilmente affascinante e divertente. Lo spettacolo dura 30 minuti, ma sono davvero minuti coinvolgenti che trascorriamo con un indelebile sorriso stampato sulla faccia&#8230;è impossibile rimanere impassibili davanti alla bravura del maestro ed alle acrobazie delle marionette. Non pensavamo che uno spettacolo di marionette potesse essere così divertente. Questo spettacolo è accompagnato da una voce registrata che, tra un atto e l&#8217;altro, spiega i significati dei balli e dei personaggi che prendono parte allo show. E&#8217; sicuramente un modo diverso e coinvolgente per iniziare a conoscere la cultura birmana contribuendo, nello stesso tempo, a mantenere viva un&#8217;antica tradizione che sta pian piano scomparendo. Assolutamente raccomandato!!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07145.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-344" title="Lezioni di cucina per Aga" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07145-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ci presentiamo a casa di Barbara per il pranzo, insieme ai<strong> </strong>nostri amici israeliani. Qui, riparati dalle mura di casa,è possibile parlare di un pò di tutto, anche di politica, ma sempre con molta cautela. Scopriamo che, come in tutti gli altri paesi asiatici in cui siamo stati, i birmani sono molto tradizionalisti. Il principale obiettivo di un giovane è quello di raggiungere una stabilità economica per poi mettere su famiglia e vivere una vita dignitosa. Non sta bene per le ragazze avere diverse relazioni sentimentali, ci si dovrebbe fidanzare con qualcuno solamente quando si sia sicuri di poter poi convolare a nozze, altrimenti è meglio stare da sole per poi non rischiare di venir additata come una donna di facili costumi e rimanere zitelle a vita. Per quanto riguarda la politica, Barbara ci dice che, ovviamente, nessuno è contento della dittatura, però la stragrande maggioranza della gente non si interessa di politica; è meglio così, si evitano tanti problemi. Inoltre, per chi lavora in campo turistico come lei, le proteste che ogni tanto scoppiano nelle grandi città sono più un danno che altro, in quanto i turisti si spaventano e non visitano più il paese. Lei preferisce badare alla sua attività, assicurarsi un futuro (cosa davvero difficile in Myanmar) evitando di impicciarsi in cose più grandi di lei.</p>
<p>Comunque sia, il pranzo era buonissimo, anche se poi entrambi abbiamo accusato un pò di problemini, forse a causa dell&#8217;eccesso di cipolla; il menu era il seguente:</p>
<p>Pesce ripieno: per 4 persone, utilizzate 20 cipolle.</p>
<p>Insalata mista: per 4 persone, utilizzate 6 cipolle.</p>
<p>Totale, sempre per le stesse 4 persone, la bellezza di 26 cipolle, vale a dire 6,5 cipolle a persona!!! Maronna benedetta di Foggia e di Barletta&#8230;direbbe Lino Benfi!!!</p>
<p>Giudicate voi&#8230;pensate anche che appena finito di mangiare ci aspettava un viaggio di 11 ore in autobus&#8230;senza bagno!!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> &#8230;Tralasciamo i dettagli va&#8230;</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07280.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-345" title="I Blu Taxi" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07280-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Arriviamo a Mandalay e qui ci uniamo ad altri 3 turisti per affittare uno dei tipici Blue Taxi che affollano la città per visitare 4 bellissime antiche città nei dintorni: Inwa, Amarapura, Sagaing e Mingun. </span></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span>Qui è possibile visitare una grande quantità di templi ed incontrare centinaia e centinaia di monaci. La gente locale è assolutamente ospitale e simpatica e cerca in ogni modo di stabilire una relazione con noi. I burmesi sono davvero un popolo incredibile, nonostante tutte le difficoltà che si trovano costretti ad affrontare quotidianamente, conservano un forte orgoglio nazionale ed un naturale buon umore. Inoltre adorano cantare&#8230;il nostro viaggio in Myanmar è sempre stato accompagnato da una sorta di colonna sonora, gentilmente offerta dai passanti che incrociavamo per strada, dalle donne delle pulizie delle nostre guesthouse, dai camerieri dei ristoranti in cui mangiavamo, dai tassisti, etc etc&#8230;dovreste poi sentire le band ed i cantanti birmani, sono davvero eccezionali.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07274.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-346" title="Il ponte di legno più lungo del mondo" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07274-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></span></span></span></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07303.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-347" title="Stupe nei dintorni di Mandalay" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07303-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07338.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-348" title="Strade in Mandalay" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07338-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Qui a Mandalay la povertà ed il degrado sono molto più evidenti rispetto a Yangon ed alla piccola Inle. Era dall&#8217;India che non ci trovavamo ad affrontare questo tipo di povertà, quella cittadina, ben diversa da quella meno degradante delle zone rurali incontrata in Laos e Cambogia. In città, infatti, è assolutamente lampante la differenza di stato sociale tra individui, ed i nullatenenti affollano le strade mendicado e frugando tra i rifiuti. L&#8217;impressione è che il paese sia allo stremo; le strade sono malandate e sporche, i palazzi decadenti, i vecchissimi veicoli che circolano in città tossiscono fumate nero carbone dalle marmitte, rendendo l&#8217;area spesso irrespirabile.</p>
<p>Chiacchierando con la gente la sentiamo spesso lamentarsi della difficile situazione in cui sono costretti a vivere, per poi cambiare velocemente argomento e tornare a farci domande sul nostro mondo. A volte gli scappa addirittura qualche battuta sul governo ma poi sembrano immediatamente pentirsi&#8230;qui non si scherza, è pieno di agenti in borghese che si aggirano tra la folla in cerca di dissidenti&#8230;</p>
<p>A Mandalay abbiamo conosciuto Zibi, un meraviglioso signore polacco sulla sessantina che, ormai da cinque anni, ogni inverno lascia la Polonia e va in viaggio per il mondo per circa 6 mesi. Pensate che non aveva mai viaggiato prima di cinque anni fa, ed ora è un travel-addicted, non può fare a meno di andare ad esplorare il mondo. Zibi è una persona davvero positiva, dotato di una gioia di vivere estremamente contagiosa. Da quando ci ha incontrato a Mandalay ha deciso di proseguire il viaggio con noi, modificando tutto il suo piano di viaggio e perdendo anche un pò di soldi delle prenotazioni degli alberghi che aveva già riservato. Con lui è scoccata immediatamente la famosa scintill,a e sin dal primo momento abbiamo tutti compreso che una profonda amicizia stava rapidamente nascendo.</p>
<p>Con lui abbiamo speso il nostro soggiorno a Mandalay per poi andare a Bagan, utilizzando il treno, questa volta. Sfortunatamente i treni sono di proprietà del governo, quindi vi sconsigliamo di utilizzarli. Purtroppo sia il bus che la nave dirette a Bagan non erano disponibili per il giorno in cui volevamo partire. Abbiamo quindi cercato di limitare i danni prendendo solamente biglietti di classe inferiore, costo 4 €, invece di quelli di classe superiore, costo 10 €. Però dobbiamo ammettere che è stato il viaggio più divertente della nostra vita. E&#8217; stato come stare su di una giostra per 10 ore. Ok, non abbiamo chiuso occhio tutta la notte, ma non credo dimenticheremo mai questo viaggo. Non eravamo al corrente prima d&#8217;ora che un treno potesse ballare così tanto&#8230;abbiamo saltellato su e giù per il treno per l&#8217;intero viaggio. Ancora non comprendiamo come sia possibile che il mezzo non sia uscito fuori dai binari. Il treno prima oscillava a destra e sinistra, poi rimbalzava su e giù, e poi entrambi i movimenti contemporaneamente, facendoci scontrare in aria con i compagni di scompartimento&#8230;un viaggio davvero incredibile!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07631.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-349" title="Girando per Bagan" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07631-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Bagan è semplicemente stupenda!! Non credo esistano parole in grado di descriverla!!E&#8217; qualcosa che ognuno dovrebbe vivere personalmente!!! Si può facilmente girare in bicicletta tra i suoi 2200 templi fermandosi a visitare quelli più interessanti. Pensate che Zibi, pur di stare insieme a noi, ha affittato una bicicletta e ha pedalato con noi tutto il giorno&#8230;erano 40 anni che non sedeva du un sellino&#8230;allora è proprio vero, è una cosa che non si dimentica mai!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Grande Zibi!!!</p>
<p>Anche qui bisogna prendersela con calma, dedicare almeno un paio di giorni a godersi la tranquilla atmosfera che si respira da queste parti. I templi sono bellissimi, ma ancora meglio sono le vedute che si possono godere dalla sommità di alcuni di essi, soprattutto all&#8217;alba ed al tramonto. Non sarebbe uno scandalo se Bagan entrasse a far parte della lista delle meraviglie del mondo. Eccezionale!!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07619.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-350" title="Noi in Bagan" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07619-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07628.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-351" title="Monaci nei templi di Bagan" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC07628-768x1024.jpg" alt="" width="640" height="853" /></a></p>
<p>Supersoddisfatti delle nostre 2 settimane in giro per il Myanmar, facciamo ritorno a Yangon dove ci aspetta l&#8217;aereo che ci riporterà in Thailandia. Entrambi abbiamo già una gran voglia di tornare qui in Myanmar, però aspetteremo che cessi questa terribile dittatura, se mai arriverà, anche perchè abbiamo potuto verificare personalmente che è quasi impossibile non consegnare soldi al governo; in ogni città d&#8217;interesse turistico si è costretti a pagare un biglietto d&#8217;ingresso di circa 10 $ che vanno interamente nelle casse governative. D&#8217;altro canto non rimpiangiamo il fatto di essere venuti fino a qui; la gente burmese semplicemente adora vedere turisti a spasso per le proprie città e ama stabilire un contatto con persone provenienti da altri paesi. E&#8217; l&#8217;unico modo che hanno per conoscere il mondo e per sapere che il mondo è a conoscenza della loro esistenza e della loro difficile condizione&#8230;per chi non ha nessuna certezza, ricevere la conferma di esistere, significa tantissimo!!!</p>
<p>Consigliamo a tutti di andare a visitare il Myanmar, anche se comprendiamo le ragioni di coloro che preferiscono boicottare. E&#8217; una scelta non facile&#8230;ma per coloro che andranno forniamo un paio di informazioni utili per limitare i danni:</p>
<p>&gt; dormire nelle guesthouse meno care e MAI negli hotel governativi (il governo prende una percentuale da tutti gli hotel e guesthouse del paese. Ma dalle guesthouse più economiche prende percentuali minime, quindi meno pagate meno date al governo)</p>
<p>&gt; non servirsi di compagnie di trasporti governative: autobus, treni, barche e aerei&#8230;chiedere alla gente locale per maggiori info</p>
<p>&gt; spendete i vostri soldi in attività famigliari e acquistate beni dai piccoli produttori&#8230;il mercato solitamente è un buon posto dove fare acquisti!!</p>
<p>&gt; evitate le grandi marche; il governo guadagna grosse percentuali sulle importazioni. Comprate e consumate prodotti locali, anche per quanto riguarda le barrette di cioccolato o le bevande che consumate.</p>
<p>Ok, ora sta a voi decidere se visitare il Myanmar o no!!!</p>
<p>Nel mentre noi si va all&#8217;altro capo del mondo&#8230;Dall&#8217;Alba al Tramonto Tour continua!!!! Ci si vede in Sud America!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Hasta pronto entonces!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutte le foto su Facebook: &#8220;Luca ed Aga&#8230;.vagabondi!!&#8221;: <a href="http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=133440970004412">http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=133440970004412</a></p>
<div><span style="font-size: small;">Luca &amp; Aga.</span></div>
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		<title>SULLE RIVE DEL MEKONG&#8230;CHIRO VILLAGE!!!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 05:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendiamo dal bus alla stazione di Kampong Cham, a circa 6 km dal villaggio di Chiro, ed il nostro amico Cedric è già qui ad aspettarci, abbronzatissimo e sorridente. Abbiamo avuto il piacere e la fortuna di conoscere Cedric durante uno &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/sulle-rive-del-mekong-chiro-village">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05807.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-315" title="Cedric" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05807-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Scendiamo dal bus alla stazione di Kampong Cham,<strong> </strong>a circa 6 km dal villaggio di Chiro,<strong> </strong>ed il nostro amico Cedric è già qui ad aspettarci, abbronzatissimo e sorridente. Abbiamo avuto il piacere e la fortuna di conoscere Cedric durante uno dei nostri fugaci soggiorni a Bangkok e, una sera tra una chiacchiera e l&#8217;altra, ci aveva raccontato di questo tranquillo villaggio sulle rive del Mekong, in cui lui era stato sino a qualche mese prima. Nemmeno mezz&#8217;ora era trascorsa che avevamo già dato la parola a Cedric che saremmo sicuramente passati dal villaggio per qualche giorno.</p>
<p>Incredibilmente le nostre strade si incrociavano nuovamente; che sorpresa trovarlo qui. E pensare che era partito per il Giappone, sicuro di fermarsi a lavorare per almeno un anno. Non è durato più di una settimana, gli mancava troppo il piccolo villaggio di Chiro. Scopriamo che sono ormai 4 mesi che è qui ed ha imparato Khmer sufficientemente bene da poter intrattenere una conversazione senza grossi problemi. Una manna dal cielo per noi!! Senza di lui la nostra esperienza sarebbe sicuramente stata molto più difficile e molto meno interessante. Grazie alla sua conoscenza della lingua abbiamo avuto la possibilità di apprendere rapidamente usi e costumi locali, raccogliere tantissime informazioni e inserirci velocemente nella vita della comunità.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05948.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-316" title="Family Time" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05948-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non so se saremo in grado di trasmettervi l&#8217;importanza che queste due settimane trascorse qui a Chiro Village abbiano rappresentato per noi. Sono state il momento più importante ed intenso del nostro viaggio, sino a questo momento. Abbiamo instaurato un legame profondo con la gentilissima famiglia che ci ospitava; è come se avessimo una seconda famiglia qui in Cambogia: abbiamo una mamma ed un papà, 5 fratellini e 2 sorelline. E&#8217; stato così difficile lasciarli e partire&#8230;non c&#8217;è dubbio che torneremo il prima possibile a trovarli.</p>
<p>Troppe cose interessanti sono accadute in queste settimane per raccontarvele tutte, ed è altresì impossibile stilare un racconto con un unico filo conduttore, bisognerebbe tralasciare alcuni eventi che per noi invece hanno grande valore. Sarà quindi meglio raccontarvi degli spezzoni di vita a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, di modo che possiate avere un&#8217;idea più completa di ciò che per noi queste due settimane a Chiro abbiano significato.</p>
<p>Sophal, il fratello di &#8220;Ma&#8221;, cosi chiamavamo amichevolmente la nostra mamma cambogiana, lavora per un&#8217;ONG che si occupa di inserire centinaia di ragazzini, provenienti da famiglie economicamente svantaggiate, in corsi di formazione professionale, prevalentemente nel settore dell&#8217;accoglienza turistica. Per accedere a questi corsi i ragazzini devono superare alcune selezioni, tra cui una prova d&#8217;inglese. A questo proposito, Sophal ha attivato nel suo villaggio un corso d&#8217;inglese con l&#8217;intenzione di fornire una conoscenza di base della lingua ai bambini di Chiro, aumentando quindi le chance di superare le selezioni. Il corso è gratuito e l&#8217;unico insegnante viene pagato grazie alle offerte che i turisti, in crocera sul Mekong, lasciano durante la loro breve sosta a Kampong Cham; i bambini, che seguono anche un corso di musica tradizionale Khmer, offrono un divertente spettacolo di musiche e balli ai turisti che attraccano una volta a settimana, ricevendo in cambio le donazioni. Nonostante il progetto sia ancora in fase embrionale si iniziano ad osservare già alcuni risultati positivi; lo scorso anno, per esempio, 3 ragazzine sono riuscite a superare le selezioni e ad accedere ai corsi di formazione; speriamo siano solo le prime di una lunga serie. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05766.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-317" title="Danze e musiche in Kampong Cham" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05766-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Il corso di inglese si tiene il primo pomeriggio, una sorta di dopo-scuola. Al momento vi sono 4 classi, ognuna formata da una ventina di bambini, ma le richieste sono in continuo aumento. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05845.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-319" title="Teacher" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05845-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Il problema è che le donazioni dei turisti non sono quasi mai sufficienti per pagare il maestro d&#8217;inglese, tanto che Sophal ha dovuto spesso versare soldi di tasca propria. Dato che un insegnante da solo non è oggettivamente in grado di seguire 4 classi, l&#8217;apporto dei volontari è molto apprezzato, soprattutto se si ha la possibilità di fermarsi per lunghi periodi, al contrario di quanto abbiamo fatto noi due, per poter effettivamente contribuire allo sviluppo ed alla riuscita del progetto. Comunque sia la gente di Chiro è ben contenta di accogliere viaggiatori anche solo per mezza giornata, anche solo per un paio d&#8217;ore; non avendo alcuna possibilità di viaggiare nè di ricevere informazioni attraverso televisione ed Internet, gli unici contatti con il mondo esterno li hanno grazie ai pochi turisti che si avventurano nei pressi del villaggio. Se avrete mai la fortuna di passare da queste parti rimarrete certamente sorpresi dalla loro accoglienza e dalla loro curiosità.</p>
<p>Se foste interessati a ricevere maggiori informazioni sul villaggio e sulla possibilità di trascorrere un periodo di volontariato a Chiro, potete contattarci su Facebook &#8220;Luca ed Aga&#8230;Vagabondi&#8221;, dove potrete trovare molte più foto del nostro viaggio, oppure dare un&#8217;occhiata al profilo dell&#8217;associazione, sempre su Facebook &#8220;Organisation for Basic Training&#8221;; è ancora in via di aggiornamento ma speriamo di poterlo arricchire maggiormente una volta rientrati in Europa. Tra l&#8217;altro, nei prossimi mesi si vorrebbe attivare un programma di Home-Staying, di modo che chiunque fosse interessato a visitare il villaggio, possa soggiornare a casa di una delle gentilissime famiglie che vivono a Chiro.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05886.jpg"><img class="size-medium wp-image-321 alignright" title="case in chiro" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05886-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Raggiungiamo Chiro in sella ad una piccola motocicletta, nel tragitto incrociamo decine e decine di persone che rispondono ai nostri sguardi curiosi con un sincerissimo sorriso. Le case sono tutte in legno e bambù, sollevate da terra di circa 2 o 3 metri; sì perchè qui almeno per una paio di mesi all&#8217;anno l&#8217;acqua invade tutta l&#8217;area ed è possibile girare solamente a nuoto o in piccole imbarcazioni a remi. Anche gli animali vengono portati in una zona collinare, circa 30 km più nell&#8217;entroterra, oppure sistemati su dei cumuli di terra che non potranno abbandonare sino a quando l&#8217;acqua non si ritirerà, poveretti. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05886.jpg"></a></p>
<p>Solitamente le case sono formate da un unico stanzone dove dorme tutta la famiglia. Non vi sono letti o altro, si dorme sul pavimento fatto di robuste canne di bambù; i più abbienti possono permettersi delle stuoie e dei cuscini. Noi siamo fortunati, per noi hanno preparato un materasso sufficientemente grande per ospitarci entrambi, sistemato sotto una grande zanzariera per proteggerci da tutti gli insetti e anche dai topi che gironzolano ovunque indisturbati non appena cala la notte. La casa in cui siamo ospiti è una delle più grandi del villaggio. Ci sembra che la nostra famiglia sia una delle più benestanti; riceve elettricità per circa 3 ore al giorno e possiede un televisore ed un lettore dvd, che rappresentano il principale intrattenimento per tutto il vicinato che si raccoglie qui ogni sera a guardare i video musicali e cantare gli ultimi successi di cantanti cambogiani. Hanno addirittura un bagno in muratura ad una decina di metri dalla casa, costruito giusto giusto un paio di mesi fa, mentre il resto del villaggio deve servirsi della vicina boscaglia. Aga ha trovato davvero un pò di tutto in quel bagno: ragni di dimensioni terrificanti, scorpioni e serpenti&#8230;addirittura un serpente che penzolava dal soffitto con ancora mezza rana che gli usciva dalla bocca. <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05823.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-322" title="La nostra casa!!!" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05823-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05688.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-323" title="Colazione di Palika" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05688-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Qui al villaggio la vita ha tutto un altro ritmo. Non esistono orologi, il ritmo è scandito dal sole. La giornata inizia poco prima dell&#8217;alba; ci si sveglia già verso le 4.30, ci si lava velocemente, si cucina la colazione, solitamente composta da una zuppa di riso, si dà da mangiare agli animali e poi si va a scuola o a lavorare. La gente termina il turno nei campi poco prima del tramonto, si fa una rapida doccia, mangia e, al più tardi alle 9 di sera, si va tutti a dormire. Ok, noi non ci alzavamo propriamente alle 4.30, però quasi mai dopo le 6.00, anche perchè la signora di fronte cucinava una zuppa di riso spettacolare e bisognava presentarsi molto presto per non rimanere a bocca asciutta.</p>
<p>La vita del villaggio è molto dura, soprattutto per le donne che si dividono tra la cura dei figli ed il lavoro nei campi. Anche i bambini, una volta rientrati da scuola, danno il loro contributo aiutando i genitori. Alcuni di essi hanno la possibilità di studiare e frequentare dei corsi extrascolastici, a pagamento e quindi non accessibili ai più, e si fermano a scuola sino a sera. Gli altri assistono i genitori nelle loro attività, come la cura degli animali, la pesca o l&#8217;agricoltura; qui l&#8217;infanzia è molto breve e, in un modo o nell&#8217;altro, bisogna da subito contribuire al bene della famiglia.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05691.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-325" title="cicchettin" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05691-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Molti uomini, invece, non lavorano e trascorrono le giornate a bere e fumare con i propri amici; iniziano molto presto e anche Luca si è trovato più volte a bere l&#8217;alcolicissimo vino di riso di produzione locale ad orari impensabili, anche prima delle 7 di mattina. Eh si , perchè è maleducazione rifiutare un goccetto, bisogna quindi farsi almeno un paio di bicchierini in compagnia per non risultare offensivi. Durante queste allegre &#8220;riunioni&#8221; al vino si accompagna sempre qualche cosa da mangiare, molto spesso carne di cane. Si usa la carne di cane perchè alle donne non è permesso mangiarla nè tantomeno bere alcolici, in quanto perderebbero la protezione degli dei, quindi per non consumare altro cibo, che invece può essere consumato da tutta la famiglia, gli uomini sgranocchiano ottimi stuzzichini di cane durante le loro sbevazzate. Anche noi, ovviamente, non abbiamo potuto sottrarci dall&#8217;assaggiarla&#8230;non è niente male, anche se non andremo a caccia di cani una volta rientrati a casa, promesso!!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05976.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-328" title="Luca climbing" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05976-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Oltre ai beoni, trascorrevamo le giornate con i bambini più piccoli, dai 2-5 anni, ancora troppo giovani per andare a scuola e per aiutare i propri genitori. Le ore volavano in loro compagnia e, ancora una volta, come ci era già successo in India, rimanevamo colpiti dalla libertà e dalla spensieratezza di quei bambini. Lasciati soli per gran parte del giorno senza la supervisione di alcun adulto, se non qualche nonno che stancamente osservava da lontano che nessuno si facesse eccessivamente male, trascorrevano le giornate torturando gli animali, arrampicandosi su di noi, sugli alberi, sui bisonti e sulle mucche, facendo la lotta, rincorrendosi su e giù per il villaggio, cantando, gridando, e tutto ciò che gli passasse per la testa. Momenti assolutamente indimenticabili ed unici. Vedere quei bambini cosi felici ed allegri, mai annoiati, in totale armonia con la natura, rincorrersi nudi e sporchi per il villaggio, saltare nelle pozzanghere, mangiare qualunque cosa trovassero per terra, faceva affiorare nella nostra testa non poche domande sull&#8217;effettiva bontà dello stile di vita che seguiamo nelle nostre moderne società, così artificiale ed innaturale. Dobbiamo ammettere che un pochino d&#8217;invidia l&#8217;abbiamo provata nell&#8217;osservare quei bambini, assolutamente liberi, assolutamente felici. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05831.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-326" title="Bambini in Chiro" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC05831-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Durante la nostra permanenza era periodo di matrimoni in Cambogia, abbiamo quindi avuto la fortuna di assistere ai preparativi di una sposa per il giorno del suo matrimonio. La giovane, infatti, sotto la severa supervisione della mamma, doveva trascorrere intere giornate seduta all&#8217;ombra a farsi cospargere di creme sbiancanti e ingurgitare un pò di tutto, per accumulare più grasso possibile. Durata del trattamento, tre settimane circa. L&#8217;esatto contrario di ciò che succede da noi dove sia uomo che donna fanno di tutto per perdere più chili possibile e si ammazzano di solarium!!! Qui i canoni di bellezza sono estremamente diversi dai nostri; per essere bella una ragazza deve avere la pelle chiara e qualche chiletto in più. Possiamo comunque dire che a lei è ancora andata bene, pensate che fino a qualche tempo fa le giovani ragazze venivano rinchiuse in casa subito dopo il loro primo ciclo sino alla data del matrimonio, di solito 3 mesi più tardi, al riparo dalla luce del sole, di modo che la pelle si schiarisse, e le veniva insegnato tutto il necessario per diventare una perfetta donna di casa.</p>
<p>Dopo circa 10 giorni al villaggio, anche la nostra amica Simona ha deciso di raggiungerci. Sfortunatamente dopo qualche giorno non si è sentita molto bene, con tutta probabilità a causa delle scarse condizioni igeniche e del diverso cibo che si mangiava al villaggio. Così, un pò per curiosità, un pò per incoscienza,<strong> </strong>si è sottoposta ad un trattamento di medicina locale chiamato COPCHOL (non siamo proprio sicuri se si scriva così&#8230;). Secondo le credenze locali, il corpo umano è attraversato da delle correnti d&#8217;aria, a volte accade che del vento rimaga intrappolato all&#8217;interno del corpo e per questa ragione ci si ammala. Il Copchol serve per liberare il vento intrappolato e farlo uscire dal nostro corpo. E&#8217; una terapia decisamente dolorosa in quanto consiste nella rottura dei capillari tramite l&#8217;utilizzo di una moneta. Ecco a voi il risultato: <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06006.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-327" title="copchol" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/04/DSC06006-768x1024.jpg" alt="" width="640" height="853" /></a></p>
<p><font size="3">C&#8217;è da dire che il giorno dopo La Simo si è sentita molto meglio&#8230;Comunque sia, i segni le sono rimasti sul corpo per circa una decina di giorni. <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Durante una delle nostre serate al villaggio in compagnia della nostra famiglia, arrivò un ospite importante. Alcuni degli uomini comprarono un paio di casse di birra e invitarono anche Cedric e Luca (Aga no perchè, come abbiamo già detto, alle donne non è permesso bere). Durante la serata furono toccati diversi argomenti tra cui lo sterminio compiuto dai Khmer rossi che aveva mietuto numerose vittime anche da queste parti. Quasi tutti avevano perso qualche caro a causa della follia di quei criminali. Solamente uno dei presenti non aveva perso nessun familiare in quanto aveva fatto parte dell&#8217;esercito dei Khmer rossi!!! Per noi era inconcepibile, stavamo bevendo in compagnia di uno dei Khmer rossi&#8230;di una di quelle bestie di cui avevamo tanto letto sui libri e sui documenti storici&#8230;e mentre le storie degli orrori e dei crimini perpetuati dall&#8217;esercito di Pol Pot si susseguivano, cresceva in noi l&#8217;incredulità che vittime e carnefice potessero sedere fianco a fianco, come se nulla fosse accaduto. A quanto poi siamo riusciti a comprendere, la gente del villaggio non lo ha certo perdonato, però l&#8217;idea comune è che anche lui sia stato in qualche modo vittima della dittatura in quanto, se si fosse rifiutato di obbedire ad un qualsiasi ordine, sarebbe stato ucciso insieme alla sua famiglia. Nonostante queste spiegazioni rimaniamo ancora increduli a ciò che abbiamo assistito.</p>
<p>Come potete osservare sono innumerevoli le differenze che contraddistinguono il nostro ed il loro stile di vita e che traspaiono da questi pochi episodi che abbiamo riportato. Speriamo di aver acceso in voi un pò di curiosità in più e che vogliate, un giorno, mettervi alla prova ed andare di persona a conoscere la bellissima gente di Chiro e la nostra gentile famiglia cambogiana.</p>
<p></font></span></p>
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		<title>L&#8217;orrore ed i tesori della Cambogia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 10:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraversiamo il confine cambogiano mentre il sole cala, come un sipario, sul nostro spettacolare, anche se bagnaticcio, soggiorno vietnamita&#8230;anche noi adesso, come John Rambo, potremo dire di essere stati in Vietnam!!! La Cambogia si presenta come una gigantesca distesa di &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/lorrore-ed-i-tesori-della-cambogia">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attraversiamo il confine cambogiano mentre il sole cala, come un sipario, sul nostro spettacolare, anche se bagnaticcio, soggiorno vietnamita&#8230;anche noi adesso, come John Rambo, potremo dire di essere stati in Vietnam!!!</p>
<p>La Cambogia si presenta come una gigantesca distesa di campi coltivati e risaie tra le quali, di quando in quando, sorgono piccole capanne di bambù. A giudicare dal paesaggio sembra che sia un incrocio tra Laos ed India, ma è ovviamente solo un&#8217;impressione superficiale dato che non abbiamo ancora messo il naso fuori dal nostro air-con bus.</p>
<p>Phnom Phen non è molto diversa dalle altre città asiatiche in cui siamo stati. Carina ma nulla di eccezionale. Il palazzo reale si trova giusto a ridosso del fiume. Sfortunatamente era chiuso nei giorni in cui eravamo li, quindi non possiamo esprimerci a riguardo. Turisti ed expats (stranieri che vivono in città, per lo più per motivi di lavoro) si ritrovano nei locali a ridosso del fiume,a pochi passi dal palazzo reale. Qui c&#8217;è la possibilità di scegliere tra una grande varietà di pub, club e ristoranti, anche se a farla da padrone sono locali con nomi come Pussy-cat o Beer &amp; Girls, pieni di provocanti e giovani ragazzine in cerca di occidentali ricchi e frustrati. La solita tristezza insomma&#8230;</p>
<p>Gironzolando per la città o perdendosi in uno dei suoi numerosi mercati, mai deludenti in Asia, è difficile non notare la giovanissima età della popolazione cambogiana. A quanto pare l&#8217;età media dell&#8217;intera popolazione è di appena 22 anni&#8230;.hei, nemmeno alla mia università c&#8217;era una media così bassa, contando che è pieno di trentenni che devono ancora terminare la triennale (ogni riferimento a cose, persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale) <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Alla base del fatto che il 70% del paese sia sotto i 30 anni vi è una delle pagine più buie della storia del ventesimo secolo, il genocidio commesso dai Khmer Rossi contro la loro stessa popolazione. Quanto avvenuto qui in Cambogia, appena poco più di 30 anni fa, sembra impossibile; la furia e l&#8217;idiozia dei Khmer Rossi ha sterminato un quinto della popolazione cambogiana nel delirante tentativo di attuare la più radicale rivoluzione della storia, trasformare la Cambogia in una gigantesca cooperativa agraria, completamente indipendente dal resto del mondo. L&#8217;idea era quella di creare una popolazione di ubbidienti soldati in grado di riporare la Cambogia agli antichi fasti dell&#8217;impero Khmer. Per far ciò, secondo Pol Pot ed i suoi seguaci, era necessario cancellare ogni collegamento con il passato ed ogni traccia di opposizione, oltre ad eliminare ogni tipo di influenza con il mondo esterno, capitalista e, perciò, malvagio. Portare un orologio od indossare gli occhiali, erano già motivi sufficienti per essere torturati ed uccisi. Chiunque possedesse un qualsiasi titolo di studio, incluso medici ed infermieri, veniva ucciso; anche parlare una lingua straniera era ragione sufficiente per essere giustiziati. La Cambogia era diventata un immenso campo di concentramento. Tutta la popolazione, inclusi i bambini, era obbligata a lavorare nei campi dalle 8 alle 14 ore al giorno, tutti i giorni e con ogni condizione climatica, per poter vendere riso alla Cina in cambio di armi. Gli anziani, i disabili e chiunque non fosse in grado di lavorare o di tenere i disumani ritmi lavorativi, era d&#8217;intralcio alla rivoluzione ed andava eliminato. Tutte le città, inclusa Phnom Phen, erano diventate delle vere e proprie città fantasma; l&#8217;intera popolazione era stata trasferita nei campi. Contro gli abitanti delle città si accaniva maggiormente la furia dei Khmer Rossi; era giunto il momento di pagare lo scotto degli anni vissuti nell&#8217;agio delle città, mentre la maggior parte della popolazione faticava ogni giorno lavorando nei campi. Oltre due milioni di persone hanno perso la vita tra l&#8217;aprile del 1975 ed il gennaio del 1979, quando l&#8217;esercito vietnamita ha finalmente liberato la Cambogia dalla tirannia di Pol Pot e dei suoi uomini.</p>
<p>Per chi volesse meglio approfondire questo argomento, consigliamo due libri, entrambi molto toccanti ed impossibili da dimenticare: Killing Fields, di Dith Pran, e First They Killed My Father, di Loung Ung (sfortunatamente siamo in grado di fornirvi solo i titoli in inglese, ma le librerie potranno procurarvi facilmente l&#8217;edizione italiana).</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC05633.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC05650.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" title="Tuol Sleng Museum" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC05650-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>A Phnom Phen bisogna visitare il Tuol Sleng Museum; una volta questa era una scuola superiore, successivamente trasformata dai Khmer Rossi in una prigione conosciuta col nome di S-21. Al suo interno venivano detenuti e torturati, prima di essere uccisi, coloro sospettati di tramare contro la rivoluzione. Oltre 100 persone al giorno venivano massacrate fino alla morte; i Khmer Rossi, per risparmiare sui proiettili, non sparavano alle loro vittime ma le uccidevano dissanguandole, oppure a colpi di martello o con altri attrezzi agricoli. I neonati ed i bambini più piccoli venivano spesso uccisi di fronte ai propri genitori, per convincerli a confessare le loro colpe e fare i nomi dei loro complici. Intere famiglie hanno perso la propria vita qui dentro o nei vicini Killing Fields (Campi di sterminio). Pensate che, quando l&#8217;esercito vietnamita ha liberato la prigione, al suo interno vi erano 17000 detenuti e solamente 7 erano ancora in vita. Ad oggi solamente 3 sono ancora vivi. Durante la nostra visita alla prigione, abbiamo avuto la fortuna di incontrare uno di essi, il Sig. Chum Mey, che ci ha raccontato la sua incredibile esperienza, rendendo ancora più vivo e forte il nostro sdegno ed il nostro dolore. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC05662.jpg"><img class="size-medium wp-image-302 alignright" title="Sig. Chum Mey" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC05662-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Grazie ad un traduttore che seguiva una squadra di rugby australiana in tournee in Cambogia, siamo riusciti a comprendere le parole dei suoi racconti, ma i suoi occhi, che ancora si riempiono di lacrime al ricordo dei familiari e degli amici scomparsi, la sua voce, che trema per la paura che ancora lo perseguita, non hanno bisogno di nessuna traduzione. Avevamo entrambi una gran voglia di abbracciarlo. Cosi piccolo e minuto nella sua statura, apparentemente indifeso, eppure talmente forte da essere sopravvissuto all&#8217;orrore ed essere riuscito ad andare avanti, talmente forte addirittura da perdonare i propri carnefici. Non riusciamo proprio a capire come sia possibile perdonare&#8230;per noi sarebbe impossibile, probabilmente.E&#8217; estremamente importante ascoltare le testimonianze direttamente dalla viva voce dei sopravvissuti, sono più incisive ed istruttive di qualsiasi libro o lezione di storia.</p>
<p>Come ulteriore smacco a questa povera gente, si aggiunge la lentezza della giustizia nel perseguire i colpevoli delle atrocità perpetrate dai Khmer Rossi, con il silenzioso benestare dei governi che si sono succeduti alla testa del paese, in qualche modo sempre collegati con personaggi di spicco alla guida dell&#8217;esercito di Pol Pot. Pensate che i primi processi contro alcuni capi dei Khmer Rossi sono iniziati solamente tre anni fa, ed esclusivamente a carico di un esiguo numero di persone, mentre tutti gli altri l&#8217;hanno ormai fatta franca. L&#8217;attuale governo ha inoltre dichiarato di non essere più interessato a continuare la ricerca di altri colpevoli, volendo voltare per sempre la più nera pagina della recente storia cambogiana, facendo tirare un bel sospiro di sollievo a tutti i criminali che hanno preso parte al massacro durante quei terribili anni e che sono ancora in circolazione.</p>
<p>Un&#8217;amica di Simona, Brigitta, che lavora per una ONG qui nella capitale, ci spiega alcuni aspetti della cultura di questo popolo. Nonostante siano tutti gentili e sorridenti, i cambogiani, almeno quelli di città, sono molto diffidenti. E&#8217; estremamente difficile stringere rapporti di amicizia, ricevere un invito ad andare a casa di qualcuno, oppure farsi raccontare qualcosa del proprio passato o delle proprie famiglie. Questa è una naturale conseguenza della diffidenza e della paura che attanagliava tutti i cambogiani durante gli anni della dittatura di Pol Pot. Per avere qualche minima chance di sopravvivenza era necessario rimanere nell&#8217;ombra, non farsi notare e, soprattutto, non confidarsi con nessuno, per evitare i frequenti tradimenti da parte di vicini ed amici. Le persone non scambiavano nemmeno più informazioni con i propri parenti dato che meno si sapeva e meno si poteva comunicare agli aguzzini in caso di cattura e di tortura.</p>
<p>Ci fidiamo del giudizio di Brigitta che è qui ormai da oltre un anno anche se, come prima impressione, i cambogiani ci sono sembrati molto aperti ed ospitali. Vedremo se gli incontri che faremo in giro per la Cambogia nelle prossime settimane ci aiuteranno a farci un&#8217;idea più precisa riguardo la povera e ancora sofferente popolazione di questo martoriato paese.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06154.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-309" title="Angkor" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06154-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La nostra seconda tappa è Siem Reap dove andremo a visitare una delle Sette Meraviglie del mondo, anche se alcuni dicono che sia l&#8217;ottava&#8230; comunque sia, i templi di Angkor sono davvero una meraviglia. Il biglietto d&#8217;ingresso è un pò caro, 20 $ a persona per un giorno, ma ne vale assolutamente la pena. Iniziamo il nostro tour dei 400Km quadrati che compongono l’area archeologica di Angkor quando è ancora buio; non possiamo proprio perderci il momento in cui il sole lentamente va a prendere il suo posto nel cielo spuntando proprio alle spalle del tempio simbolo della Cambogia. A causa del buio (consigliamo di portare una piccola torcia elettrica) fatichiamo un pochino a raggiungere il laghetto ai piedi del tempio. Aspettiamo circa trenta minuti prima che il sole inizi a schiarire lentemente il cielo, colorando di blu lo sfondo dietro Angkor Wat, il tempio visto tante volte in televisione ed in fotografia, che ora prende forma minuto dopo minuto davanti ai nostri occhi. Le fotografie si sprecano, perchè ad ogni istante le sfumature di colori regalateci da una bellissima alba sembrano essere sempre più perfette. Quando il sole è già alto, noi ci soffermiamo ancora un pò ad ammirare la bellezza del tempio, prima di addentrarci ed esplorare il suo interno.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06100.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-304" title="Angkor Wat" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06100-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a>Dopo aver visitato Angkor Wat, ci dirigiamo verso gli altri templi; i più impressionanti, a nostro parere, sono Bayon, con le centinaia di facce sorridenti, raffiguranti il re Avalokiteshvara, che osservano i turisti da ogni angolo, e Ta Phrom, forse il più bello di tutti, dove la natura mostra la sua forza ricoprendo ogni mattone di un sottile strato di muschio, creando una suggestiva aurea verde brillante, e facendo &#8220;colare&#8221; giganteschi alberi sulle mura del tempio che, come fossero giganteschi boa, avvolgono la costruzione in un silenzioso e distruttivo abbraccio.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06291.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-305" title="Ta Phrom" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06291-768x1024.jpg" alt="" width="640" height="853" /></a><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06357.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-306" title="Bayon" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06357-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06445.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-307" title="Angkor What?" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/02/DSC06445-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La sera stessa andiamo a fare baldoria nella zona turistica di Siem Reap, nella cosiddetta Pub Street. Qui è possibile trovare una gran quantità di locali, alcuni anche molto carini. Dopo una giornata ad Angkor Wat, perchè non trascorrere la serata ad Angkor What?, un locale dove è possibile fare due salti ed incontrare altri turisti ed expat. Occhio solo se fate le ore piccole perchè la città si svuota e rimangono in giro solo giovani ragazzini in cerca di soldi facili; hanno cercato di derubarci più volte, aprendo borse e zainetti e cercando di allungare le mani nelle tasche e verso qualunque cosa di valore. Non vi agitate, non sono pericolosi, però possono rappresentare lo spiacevole epilogo di una bellissima giornata.</p>
<p>Ora andiamo per un paio di settimane a vivere con una famiglia in un piccolo villaggio sulle rive del Mekong, insegnando inglese ai piccoli bambini provenienti da famiglie molto povere. Sarà un pò dura, senza elettricità ed acqua corrente&#8230;ma in questo modo avremo, finalmente, l&#8217;opportunità di osservare da vicino come vive la stragrande maggioranza della popolazione cambogiana, oltre a metterci nuovamente in gioco, pronti ad affrontare un&#8217;altra piccola sfida personale.</p>
<p>A presto!!! Luca &amp; Aga</p>
<p>P.S. se volete vedere più fotografie: Luca ed Aga vagabondi&#8230;su Facebook!! Ciao</p>
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		<title>WET WET WET!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 11:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lasciamo Hanoi, ricoperta da un cielo grigio che promette una bella scarica di pioggia, comodamente sdraiati nei piccoli letti del nostro sleeping-bus, direzione Hue. Felicissimi di andare a Sud, a visitare alcuni siti Unesco ed a godere dell&#8217;esotica bellezza delle &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/wet-wet-wet">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;">Lasciamo Hanoi, ricoperta da un cielo grigio che promette una bella scarica di pioggia, comodamente sdraiati nei piccoli letti del nostro sleeping-bus, direzione Hue. Felicissimi di andare a Sud, a visitare alcuni siti Unesco ed a godere dell&#8217;esotica bellezza delle stupende spiagge vietnamite. Già dopo poco più di un&#8217;ora ci troviamo in mezzo ad un temporale. Dopo circa un&#8217;altra oretta la pioggia è ancora lì a farci compagnia, ma siamo positivi, siamo ancora a Nord, giù fa caldo, c&#8217;è il sole!!!! Niente da fare, non ci liberiamo della perturbazione nemmeno quando arriviamo a destinazione. E&#8217; ancora presto, troviamo rapidamente una buona guesthouse e crolliamo tutti e tre sfiniti dal viaggio e dalle poche ore di sonno. Ci svegliamo dopo qualche ora e decidiamo di visitare la città ugualmente, anche sotto l&#8217;acqua che non sembra aver intenzione di smettere di cadere dal cielo. Come tre fantasmi, avvolti nelle nostre lunghe mantelline, ci dirigiamo verso la città vecchia. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05096.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-286" title="Hue" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05096-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il centro storico di Hue è circondato da delle alte mura ancora ben conservate, mentre il resto della città è andato distrutto dal trascorrere degli anni e dalle bombe americane. All&#8217;interno delle mura vi è la Città Proibita, così chiamata perchè era riservata al Re, alle sue mogli ed alla servitù, nessun altro era autorizzato ad accedervi. Al suo interno si possono ancora osservare alcuni templi ed altri edifici storici, mentre al di fuori c&#8217;è ben poco da vedere<strong>.</strong> Ulteriori siti d&#8217;interesse sono sparsi lungo il fiume Song Huong,<strong> </strong>sarebbe quindi consigliabile fare un giro in barca, fermandosi a visitare le tombe dei re ed i bei templi che sorgono sulle sue sponde. Purtroppo la pioggia non ci ha dato mai tregua, fiaccando la nostra voglia di visitare la città; abbiamo quindi preferito spendere le giornate tra il mercato coperto e le varie Bakery che sfornano torte e dolci ad ogni ora del giorno.</span></div>
<p><span style="font-size: small;">Chiacchierando con la gente del posto scopriamo che questa è la stagione delle piogge nel Cento-Sud Vietnam (porca miseria!!!) quindi sarà davvero improbabile trovare bel tempo. Ci viene però detto che più a Sud la perturbazione non dovrebbe essere ancora arrivata e dovrebbe essere bello; decidiamo così di partire alla volta di Hoi An, nuovamente con uno sleeping-bus. Ah, ricordatevi che fa un freddo bestia la notte, per via dell&#8217;aria condizionata sempre accesa, quindi portatevi una maglia pesante, una sciarpa o qualcosa per coprire il collo e, magari, del nastro isolante spesso per tappare i diffusori dell&#8217;aria.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05103.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" title="Hoi An" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05103-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Alle 4.00 di notte veniamo bruscamente strattonati da uno dello staff del pullman, è la nostra fermata. Cavoli, piove ancora, e di brutto!! Tempo 5 secondi ed il bus si ferma; non è che possono avvisare qualche minuto prima, di modo che si possa recuperare i propri averi con un minimo di calma&#8230;avere gente intorno che ti mette fretta, parlando una lingua di un altro pianeta, quando si è ancora con la mente totalmente appannata dal sonno, non è sicuramente il modo più delicato per iniziare la giornata. Comunque, sia io che Aga abbiamo avuto un ottimo training sin da piccoli, entrambi &#8220;grazie&#8221; ai nostri papà. Il mio entrava in camera e tirava su le serrande ad una velocità supersonica, creando un rombo che dallo spavento faceva appiccicare me e mio fratello al soffitto, oltre a venire brutalmente accecati dalla luce del sole&#8230;se non c&#8217;era il sole e noi ci riaddormentavamo, oltre ad accendere la luce,ci stringeva il ditone del piede fino a che non ci svegliavamo per bene&#8230;la giornata da li in poi non poteva che migliorare!!! Ad Aga, invece, suo padre le toglieva semplicemente la coperta, lasciandola congelare nelle gelide temperature polacche&#8230;oppure, se non era cosi freddo, la prendeva per una gamba e la trascinava fuori dal letto!! Ci provassi io credo mi farebbe volare dalla finestra, senza nemmeno avere la cortesia di aprirla!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05109.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-288" title="Pissing down" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05109-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Comunque sia, ci lasciano in mezzo ad una strada statale appena fuori le mura della città. Decidiamo di aspettare che sorga il sole e che smetta di piovere (illusi) in un piccolo caffè a bordo strada. Spendiamo lì<strong> </strong>circa 3 ore, seduti all&#8217;unico tavolino che si affaccia all&#8217;interno del piccolo appartamento dei proprietari, ascoltando musica tecno e giocherellando con le 3 piccole figlie che si preparano ad andare a scuola. Data l&#8217;insistenza della pioggia, decidiamo di prendere un taxi sino alla guesthouse. Questa volta usciamo subito, sempre avvolti nelle nostre mantelline&#8230;fossimo stati in quattro saremmo potuti essere scambiati per i TeleTubbies.<strong> </strong>Hoi An è davvero bella. Una serie di piccoli vicoli che si snodano tra antiche abitazioni cinesi e templi molto affascinanti, il tutto intorno al fiume Thu Bon, che in quei giorni, data l&#8217;abbondante pioggia, invadeva già buona parte dell&#8217;adiacente via pedonale ed arrivava sino alle porte dei ristorantini e dei bar dall&#8217;altra parte della strada. Se una città riesce a colpirti nonostante il brutto tempo, allora vuol dire che ha davvero qualcosa di speciale. Siamo stati benissimo ad Hoi An, anche se non abbiamo potuto visitare le sue bianche spiaggie a causa del cattivo tempo, ma tra il suo mercato ed i bei localini sparsi nel centro storico, abbiamo trascorso delle piacevolissime giornate. Al mercato è possibile gustare le specialità del posto, come il Cao Lao ed i White Rose, a prezzi bassissimi, mentre molti localini lungo il fiume vendono birra di propria produzione ad un prezzo pericolosamente basso, circa 0,12€ al bicchiere. E qui ad Hoi An non scherzano mica, è una delle birre più buone che abbiamo bevuto sin dall&#8217;inizio del viaggio.</p>
<p>La ragazza alla reception ci dice che piove in tutto il Centro-Sud e che dalle parti di Hue ci sono state esondazioni, però a Saigon e dintorni il tempo dovrebbe essere bello. Decidiamo allora di partire alla volta di Nha Trang<strong>, </strong>cittadina di mare, meta del turismo estivo vietnamita, ad appena qualche ora di macchina da Saigon. Purtroppo ci troviamo costretti a saltare Mui Ne, dove progettavamo di rotolarci giù dalle gigantesche dune di sabbia bianca, pazienza, anche questo fa parte del viaggio!!</p>
<p>Arriviamo a Nha Trang la mattina presto e veniamo accolti da un tiepido sole&#8230;finalmente un pò di tregua!! Grazie al Couchsurfing riusciamo a contattare un ragazzo di origine indiana che vive qui a Nha Trang; lui al momento si trova in Russia per le vacanze, però manda un paio di amici alla stazione dei pullman per consegnarci le chiavi di casa sua, ed eccoci qui, per qualche giorno &#8220;proprietari&#8221; di una bellissima casa sulla spiaggia!! Wow, dopo 6 mesi di viaggio non ci dovevamo sentire ospiti, potevamo godere l&#8217;atmosfera di una casa solo per noi, senza altra gente; non ce ne eravamo resi conto sino a quel momento, però era una sensazione che ci mancava tantissimo. Il tempo di una doccia rapidissima e schizziamo fuori per approfittare della bella giornata. Sfortunatamente il mare è mosso e freddo, non è la stagione adatta per fare il bagno, quindi decidiamo di girare a piedi la città. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05219.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-289" title="Sitting Buddha and sitting Aga" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05219-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Nha Trang non è un gran che, una serie infinita di alberghi uno accanto all&#8217;altro, bar, ristoranti e locali, ricorda un pò il lungo mare di Rimini. Non c&#8217;è molto da vedere, a parte Long Son Pagoda, alle cui spalle è seduto un gigantesco Buddha bianco, proprio in sommità della collina che sovrasta la città. Ci giunge all&#8217;orecchio di un&#8217;interessante mostra fotografica ospitata presso l&#8217;abitazione di un artista vietnamita di nome Long Thanh, affermatosi a livello internazionale per la bellezza degli scatti che catturano momenti di vita quotidiana della sua gente. La mostra è estremamente affascinante. Se passate da queste parti, non perdetevela perchè rappresenta una delle rare occasioni per conoscere la cultura di un popolo da una prospettiva diversa, attraverso gli occhi di una persona locale dotata di una notevole sensibilità artistica. Fa piacere osservare che quasi tutti suoi soggetti sono presenti anche nelle nostre fotografie, anche se la differenza nella qualità dei suoi e dei nostri scatti è abissale.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05335.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-290" title="Floating market" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05335-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Si parte alla volta di Can Tho, cittadina nel bel mezzo del Mekong Delta, famosa per i suoi mercati galleggianti, dopo aver trascorso l&#8217;ultimo giorno a Nha Trang sotto la pioggia. Anche qui il tempo non è a noi favorevole ma, fortunatamente, durante la nostra giornata in barca il sole decide finalmente di mettere fuori il naso. Can Tho non è niente di che; rumorosa, trafficata, senza birrifici (e questo è il peggio del peggio!!!) ma ha dalla sua una bella passeggiata lungo il fiume e la vicinanza ai caratteristici mercati e villaggi gallegianti.<a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05358.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-291" title="gift" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05358-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> La signora che guida la barca è molto gentile e ci pulisce tutta la frutta che acquistiamo al mercato, inoltre crea delle belle composizioni floreali per Aga e Simona con foglie di banano, fiori e frutti raccolti dalle piante che si affacciano sul fiume. Dopo tre giorni a Can Tho prendiamo un bus e ci dirigiamo a Saigon&#8230;dobbiamo correre perchè in pochi giorni il nostro visto scadrà e non abbiamo intenzione di pagare per estenderlo.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05514.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-292" title="traffic in saigon" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05514-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Saigon = Traffico!! Quando, in Good Morning Vietnam, dicevamo che Hanoi è piena di motorini era solo perchè non eravamo mai stati a Saigon (o Ho Chi Minh City, come preferite chiamarla). La quantità di motorini è strabiliante, tanto che si creano immensi ingorghi talmente fitti e disordinati che è addirittura impossibile attraversarli a piedi, quindi ci si trova a stare in coda nel traffico anche se si sta solo passeggiando. Pazzesco!!</p>
<p>Ho Chi Minh City è decisamente più moderna di Hanoi; alberghi di lusso ed eleganti palazzi, sede di uffici di importanti gruppi multinazionali, fanno bella mostra di sè nel centro città, mentre ai loro piedi la quotidiana vita cittadina trascorre freneticamente. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05380.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-293" title="saigon" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05380-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Notiamo che anche il numero delle automobili, molte delle quali di lusso, è molto superiore rispetto alle altre città sin ora visitate. La zona backpacker non è male, anche se costellata da locali e ristoranti superturistici, oltre alle immancabili sale massaggi e sale biliardo dove la prostituzione fa affari d&#8217;oro, grazie ai sempre presenti sfigati provenienti da tutto il mondo &#8220;ricco&#8221;. Nelle viette laterali è comunque possibile trovare posti frequentati anche da vietnamiti&#8230;ma poi scusate, chi vuole venire fino in Vietnam per andare in locali identici a quelli che si possono trovare a casa? Stesso tipo di gente, stessa musica, stesso modo di divertirsi&#8230;Mah??</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05471.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-294" title="Cu Chi Tunnels" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05471-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Nelle vicinanze di Saigon ci sono i Cu Chi Tunnels, chilometri di cuniculi sotterranei<strong> </strong>utilizzati dai Vietcong per effettuare incursioni in territorio nemico, fondamentali per la vittoria dell&#8217;esercito di Ho Chi Minh nella tragica guerra del Vietnam. E&#8217; molto interessante osservare le ingegnose quanto rudimentali tecniche utilizzate dai nord-vietnamiti per portare a termine i loro attacchi; esistevano delle vere e proprie cittadine sotterranee, con tanto di cucine, ospedali ed officine per costruire nuove armi, utilizzando gli scarti ed i resti di quelle sottratte al nemico. Dopo la visita ai tunnel, è anche interessante visitare il Museo dei crimini di guerra (War Remnants Museum), giusto per rimanere in tema, dove sono riportate immagini e documenti dei crimini attuati dai militari americani durante la guerra del Vietnam. Siate pronti ad affrontare qualcosa di estremamente forte.</p>
<div><span style="font-size: small;">E&#8217; un peccato che ci sia stato possibile fermarci a Saigon/Ho Chi Minh City solo per tre giorni. Sicuramente non sono sufficienti per conoscere a fondo una città tanto grande ed importante per la storia recente di questo paese. Speriamo comunque di avere la possibilità, nel prossimo futuro, di tornare nel sud del Vietnam che, un pò per il mal tempo, un pò per l&#8217;imminente scadenza del visto, abbiamo dovuto visitare superficialmente.</span></div>
<p><span style="font-size: small;">Ora andiamo in Cambogia&#8230;prossima destinazione Phnom Penh, o come dice Simona, Sean Penn&#8230;ci sentiamo presto!!</p>
<p>Ah, per chi volesse guardare più fotografie, abbiamo diverse immagini su Facebook, dove potete vedere gli album di tutti i paesi sin ora visitati. E&#8217; sufficiente accedere al gruppo &#8220;Luca ed Aga&#8230;..Vagabondi&#8221;.</p>
<p>Un abbraccio da Luca &amp; Aga.</p>
<p></span></span></p>
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		<title>Vietnam Mare &amp; Monti</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 16:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora eccitati dal fresco ricordo dei magici incontri avvenuti in Laos, ci dirigiamo a Sapa, nel nord del paese, carichi di aspettative ed ansiosi di conoscere le minoranze che abitano le montagne del Vietnam. Aaaah, Sapa è bellissima. Panorami unici &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/vietnam-mare-monti">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04552.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-269" title="Sapa nella nebbia" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04552-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ancora eccitati dal fresco ricordo dei magici incontri avvenuti in Laos, ci dirigiamo a Sapa, nel nord del paese, carichi di aspettative ed ansiosi di conoscere le minoranze che abitano le montagne del Vietnam.<a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04570.jpg"></a> Aaaah, Sapa è bellissima. Panorami unici circondano questa cittadina di montagna, estremamente curata ed accogliente&#8230;è davvero un peccato che sia stato possibile osservarli solamente dalle cartoline che fanno bella mostra all&#8217;ingresso di ogni negozio, a causa della fittissima nebbia che, come un mantello, ha avvolto costantemente il nostro soggiorno. Noi però non ci siamo persi d&#8217;animo; abbiamo ugualmente affittato una moto e siamo andati in cerca delle minorities&#8230;anzi, a dire il vero cercavamo di scollarci di dosso le decine di fanciulle che insistentemente si appiccicano ad ogni turista con l&#8217;intento di rifilargli qualche souvenir. Sapa, infatti, è invasa da donne appartenenti ai vari villaggi della zona che cercano di vendere gli oggetti di loro produzione a tutti i turisti di passaggio. Appena arrivati in città il tutto sembra anche essere simpatico, folcloristico, ma già dopo una giornata ci si è oltremodo stufati di rispondere alle canoniche domande che rieccheggiano nell&#8217;aria: &#8220;Da dove vieni? Come ti chiami? Che bel nome (anche se ti chiami Ajeje Brazorf). Compri qualcosa da me? Magari dopo, ok promesso!!&#8221;.</span></div>
<div><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04570.jpg"><img class="size-medium wp-image-259 alignright" title="Sapa-villaggio-" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04570-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sapa effettivamente è troppo turistica e l&#8217;incontro con le minorities non è così genuino e sincero come invece può essere in Laos. La cosa positiva è che questa gente parla un inglese da far vergognare la regina Elisabetta, è quindi possibile spendere ore a chiacchierare con loro e scoprire aspetti della loro cultura difficilmente raggiungibili con la sola osservazione&#8230;ovviamente poi bisogna comprare qualche souvenir per ripagare la compagnia&#8230;qui non si ottiene niente per niente!!</span><span style="font-size: small;"> </p>
<p></span></p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04554.jpg"></a><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04554.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-260" title="Aga" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04554-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>In motocicletta faceva un freddo bestia; strano, eppure il nostro abbigliamento invernale era pressochè impeccabile: due paia di calzini corti, pantaloni del pigiama sotto un paio di jeans, svariate t-shirt, felpine primaverili, k-way e calzini sulle mani a mò di guanti. <span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04567.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-263" title="Minorities" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04567-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Abbiamo quindi deciso di parcheggiare la moto e continuare a piedi, attraversando diversi villaggi immersi tra le colline e le risaie, costantemente accompagniati da 5-6 ragazzine ed i loro souvenir. Il posto è davvero bello e la gente molto simpatica, nonostante poi arrivi l&#8217;inevitabile &#8220;conto&#8221; da pagare, vale a dire l&#8217;acquisto di qualche oggettino prodotto dagli artigiani locali&#8230;il che non è propriamente piacevole, ma come dire di no??</span></p>
<div><span style="font-size: small;">Il giorno successivo, a causa del freddo pungente, facciamo conoscenza con il vino locale. Avevamo sentito che Sapa è famosa per la produzione di un ottimo vino di miele, così decidiamo di andare ad assaggiarlo. Ok, magari le 10.00 di mattina può sembrare un pò presto, però dai ad un buon bicchiere di vino è difficile dire di no. Facciamo colazione in uno stand del mercatino di Sapa e poi ordiniamo due bicchieri di vino. La gentile signora riempie due bicchieri con un liquido semitrasparente (probabilmente benzina)contenuto in una bottiglia di plastica, aggiunge un paio di cucchiai di miele, una bella mescolata ed ecco servito il tradizionale vino al miele&#8230;non sappiamo dirvi la gradazione, ma era davvero elevata. Il problema è che, essendo circondati da gente locale, piacevolmente sorpresa nel vederci ordinare il vino, era impossibile rifiutarsi di berlo&#8230;comunque scalda, cavolo se scalda&#8230;ecco, magari non fumate quando siete in prossimità del bicchiere, credo sia altamente infiammabile.</span></div>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04644.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-268" title="Bac Ha" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04644-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un pò per il freddo, un pò per la mezza delusione derivante dall&#8217;incontro con le minorities, decidiamo di spostarci a Bac Ha,<strong> </strong>a circa 5 ore da Sapa. Qui è tutta un&#8217;altra storia. Il posto è bellissimo, forse non così spettacolare come Sapa, ma davvero incantevole. E&#8217; decisamente meno turistico, ed è facile venire avvicinati da gente spinta da un sincero desiderio di scambiare due chiacchiere o bere una birra in compagnia, specialmente quando ci si siede a mangiare in uno dei micro ristorantini a bordo strada. Anche qui abbiamo affittato una motocicletta e siamo andati a zonzo per la zona. Mentre gironzolavamo ci siamo imbattuti nel più bel mercato del mondo&#8230;situato in un posto da favola, più precisamente a Can Cau, su di un&#8217;altura circondata da verdissime montagne. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04679.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-270" title="Mercato" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04679-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Questo mercato è una vera e proria esplosione di colori, un miscuglio di odori ed un sovrapporsi di suoni; è impossibile non rimanere affascinati dall&#8217;insieme degli elementi: un panorama spettacolare, gente vestita in coloratissimi e particolari abiti tradizionali, merce artigianale di rara bellezza, frutti e verdure esotiche mai viste prima. Non è il mercato più grande della zona, nemmeno il più facilmente accessibile, però è sicuramente il più bello e coinvolgente; vale davvero la pena fare un pò più di strada per arrivare sin qua su. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04674.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-271" title="Mercato 2" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04674-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Donne e uomini provenienti da ogni villaggio della zona si ritrovano qui settimanalmente per fare affari e acquistare beni di prima necessità. Questo è il posto adatto dove comprare regali e ricordi a prezzi estremamente vantaggiosi, consegnando i soldi direttamente nelle mani degli artigiani, anche di quelli che non hanno la possibilità di vendere i propri prodotti in città e nelle aree turistiche, contribuendo così a distribuire maggiormente un pò di benessere.</p>
<p></span></p>
<p>Dopo un paio di giorni a girovagare tra le montagne di Bac Ha decidiamo di rientrare ad Hanoi, giusto il tempo per recuperare la nostra amica Simona, anche lei in viaggio per qualche mese nel Sudest Asiatico, prima di dirigerci ad Halong Bay. Ve la ricordate Simona no?? La nostra amica di Londra (da dove tutto ha avuto inizio) che ci ha ospitato prima della nostra partenza per l&#8217;India. Ebbene, eccola qui&#8230;visiterà con noi il Vietnam e la Cambogia&#8230;sarà sicuramente un mese molto interessante.</p>
<p>Tanti turisti acquistano già ad Hanoi pacchetti di 3 giorni per visitare Halong Bay e dintorni. I prezzi partono dai 40$ US, incluso trasporto,pernottamento e pasti, sino ad alcune centinaia di dollari, se si vogliono fare escursioni o avere qualche comfort in più. Noi, come al solito, abbiamo deciso di viaggiare in autonomia, senza servirci di nessuna agenzia turistica. Non credete a chi vi dice che è impossibile raggiungere la baia senza l&#8217;assistenza di un tour operator, è possibile ed è anche estremamente semplice. Vi raccomandiamo prudenza in quanto abbiamo sentito decine di storie di turisti rimasti fregati, costretti a pagare nuovamente per dei servizi teoricamente già compresi nel pacchetto e/o vittime di soprusi da parte dello staff delle agenzie e delle imbarcazioni. Onde evitare di rovinarci il viaggio e perdere un bel pò di vaini (come si dice a Livorno), decidiamo di partire in treno da Hanoi, direzione Haiphong.<strong> </strong>Bisogna trascorrere qui la notte, dato che in bassa stagione i trasporti via mare sino ad Halong Bay latitano<strong>. </strong>Dato che in città vi sono solamente hotel che vanno dalla media categoria in su, pernottiamo nell&#8217;economico hotel della stazione; carino, un pò russia anni &#8217;70&#8230;ma poi che parliamo a fà, chi ci è mai stato in Russia&#8230;e poi negli anni Settanta, vabbè&#8230;comunque ce la immaginiamo così, insomma!!! <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04914.jpg"></a>La mattina successiva prendiamo la barca che ci porta a Cat Ba, un&#8217;isoletta nel mezzo della baia. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04914.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-274" title="Tramonto" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04914-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Appena mettiamo piede sulla terra ferma, decine di persone ci offrono camere a buon prezzo, decidiamo di seguire un giovane ragazzo che ci propone una camera per 9 dollari in tre&#8230;decisamente ottimo. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04914.jpg"></a>La vista della baia dal nostro balcone era davvero stupenda. Non ci siamo persi un tramonto durante il nostro soggiorno&#8230;chissà quando ci sarebbe ricapitato di poter godere di una vista del genere!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-275" title="Boat trip" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05002-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il primo giorno lo trascorriamo rilassandoci in spiaggia (nulla di che e l&#8217;acqua era pure gelida, quindi niente bagno) e cercando il modo migliore per visitare Halong Bay in barca, evitando fregature. Così decidiamo di prenotare il tour direttamente dal nostro hotel, a patto di pagare solamente metà della tariffa in anticipo ed il resto al nostro ritorno, se soddidfatti. Inoltre, in caso il tour non fosse andato come pattuito, avremmo anche potuto rifiutarci di pagare la camera. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05002.jpg"></a>La mattina alle 7.30 ci troviamo al porticciolo con altri turisti e saliamo sulla nostra barchetta di legno&#8230;consigliamo a tutti di non richiedere un barca privata esclusivamente per voi; innanzitutto è decisamente meno divertente e poi questi barconi inquinano parecchio, quindi meglio condividerle anche con altra gente, in modo da limitare l&#8217;impatto ambientale. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04938.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-280" title="Pranzo in barca" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04938-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ci siamo davvero diverititi con gli altri passeggeri, è stata una giornata bellissima. Inoltre Halong Bay è magnifica. E&#8217; un susseguirsi di isolotti che rapidissimi fuoriescono dall&#8217;acqua, creando un paesaggio incredibilmente suggestivo, soprattutto con le prime luci del giorno ed al tramonto. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04942.jpg"></a>Nel prezzo del tour (16 $ a persona) è compreso anche il pranzo a base di pesce (BUONISSIMO!!), la visita di una magnifica grotta, ed un giro in kayak nel bel mezzo della baia. Peccato che tutti i kayak fossero per due persone mentre sulla barca eravamo in numero dispari; Simona ha quindi dovuto pagaiare da sola&#8230;non vi dico che risate vederla cozzare continuamente contro le case galleggianti e gli scogli&#8230;era un continuo: &#8220;AAAAAAAAAH&#8221;&#8230;BOOOOOM&#8230;.&#8221;SORRY!!!&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04942.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-276" title="Halong Bay" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC04942-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Al nostro rientro ci attendeva il giovane proprietario dell&#8217;albergo che, felice nel vedere le nostre espressioni soddisfatte, ha deciso di offrirci da bere in uno dei piccoli bar che producono birra artigianale. Ecco, qui la birra era già meglio rispetto a quella di Hanoi. Dopo tre bei boccali, decidiamo di andare a mangiare qualcosa e, approfittando della sua compagnia, ci dirigiamo in uno stand all&#8217;interno del mercato, facendo ordinare lui ovviamente: riso, verdure, pesce e calamari alla griglia. Tutto buonissimo. Questa volta però abbiamo offerto noi, nonostante la sua opposizione&#8230;Dopo mangiato, come da tradizione vietnamita, siamo andati a prendere il thè e poi KARAOKE. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05032.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-277" title="karaoke" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2011/01/DSC05032-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non avete idea di quanto sia popolare il karaoke qui in Vietnam, ma in un pò tutto il sudest asiatico in genere. Comunque sia, Luca odia il karaoke ma, dopo una bottiglia di vino locale (lo chiamano vino ma è circa 30% alc.vol.) nemmeno Fiorello nei tempi migliori avrebbe potuto competere. E&#8217; stata davvero una delle più belle giornate dall&#8217;inizio del nostro viaggio, conclusa in compagnia di una gentilissima persona del posto che speriamo di incontrare nuovamente in futuro.</p>
<p>Il giorno successivo abbiamo affittato un paio di motorini e abbiamo visitato l&#8217;isola ed il suo parco naturale, dove è possibile fare delle belle passeggiate e godere di una stupenda vista di tutta l&#8217;isola.</p>
<p>Ora torniamo ad Hanoi, ma solo per un paio di giorni, prima di dirigerci a sud, fermandoci a visitare alcuni siti Unesco e le belle spiagge vietnamite.</p>
<p>Ciao a tutti&#8230;a prestissimo!!!</p>
</div>
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		<title>GOOOOOOD MORNING VIETNAM!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 20:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi ricordate come Aga ha scelto la primissima guesthouse del nostro viaggio? Proprio la prima, quella di Delhi?? Ecco adesso, con lo stesso criterio, ha deciso da quale frontiera attraversare il confine tra Laos e Vietnam; cito testualmente quanto riportato &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/gooooood-morning-vietnam">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate come Aga ha scelto la primissima guesthouse del nostro viaggio? Proprio la prima, quella di Delhi?? Ecco adesso, con lo stesso criterio, ha deciso da quale frontiera attraversare il confine tra Laos e Vietnam; cito testualmente quanto riportato sulla Lonely: &#8220;Il remoto quanto poco utilizzato e spesso complicato confine tra Na Maew in Laos e Nam Xoi in Vietnam è una delizia per gli avventurieri&#8230;&#8221;, &#8220;&#8230;gli autisti degli autobus possono spennarvi&#8230;&#8221;, e ancora &#8220;&#8230;questo è il passaggio di confine più remoto, in un&#8217;area montagnosa a 175km da Thanh Hoa, in Vietnam, e a 70km da Sam Neua, in Laos&#8230;&#8221;. Niente male direi!! Non c&#8217;è che dire, Aga sa come rendere il viaggio più interessante!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> . Peccato che, quando ci siamo resi conto del &#8220;pericolo&#8221;, eravamo già nei pressi del confine, impossibilitati a modificare itinerario anche a causa del visto in imminente scadenza. Le storie di turisti raggirati o derubati raccontateci dai ristoratori di Sam Neua,  sonnecchiante città di confine, non hanno certamente aiutato a tranquillizzarci&#8230;a quanto pare ad alcuni turisti, nonostante paghino un carissimo biglietto di autobus per attraversare la frontiera, una volta entrati in Vietnam viene richiesto di sganciare denaro extra per terminare la corsa . Chi si rifiuta viene abbandonato nel bel mezzo del niente con il proprio bagaglio, tra le montagne vietnamite, a decine di chilometri da qualsiasi centro abitato. Dopo una nottata semi-insonne nella guesthouse della stazione di Sam Neua (orribile, non dormite qui!!!), saliamo sul nostro bus con le chiappe strette per la tensione, e l&#8217;autista che tamburella sul volante con un lungo coltellaccio non sembra essere per niente di buon auspicio&#8230;AIUTO!!!</p>
<p>Comunque, per non tirarla troppo per le lunghe e tranquillizzarvi tutti, vi possiamo subito dire che il viaggio è andato benone, autista &amp; Co. sono stati molto gentili, ed il famoso coltellaccio è servito solo per sbucciare della frutta che ci è poi stata offerta. Dobbiamo però riportare che il tutto sarebbe potuto finire in tragedia, infatti, autista e staff del bus, appena attraversato il confine vietnamita, hanno iniziato a spipacchiare una discreta quantità di oppio che, gentilmente, ci è stata anche offerta&#8230;Abbiamo rischiato di uscire di strada un paio di volte a causa dell&#8217;eccessiva velocità nelle strette stradine di montagna, tra le risate generali di tutti quelli che avevano sfumazzato. Comunque sia, siamo vivi e ve lo possiamo raccontare, quindi non ci lamentiamo!!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/4.bmp"></a><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04768.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-252" title="traffic in hanoi" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04768-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Arrivati ad Hanoi rimaniamo immediatamente colpiti dall&#8217;incredibile quantità di motorini che invadono strade e marciapiedi; è qualcosa di indescrivibile. Il frastuono di decine di migliaia di marmitte ed il fastidioso suono dei clacson creano la stonata colonna sonora di questa vibrante città! Nonostante tutto ciò possa spesso risultare irritante, è uno dei principali segni distintivi di Hanoi e la rende diversa da ogni altra città visitata da noi sino a questo momento. E poi, attraversare la strada ad Hanoi, questa si che è un&#8217;esperienza&#8230;dovreste provarla almeno una volta nella vita!!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/susie-Co.jpg"><img class="size-medium wp-image-250 alignright" title="susie &amp; Co" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/susie-Co-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Qui ad Hanoi siamo stati ospiti da Susie, una gentilissima ragazza canadese contattata attraverso il mitico sito di Couchsurfing. Oltre a ringraziarla per l&#8217;ospitalità, non la ringrazieremo mai abbastanza per averci comunicato dell&#8217;inaugurazione di un bel locale in centro città in cui ogni tipo di bevanda era gratuita dalle ore 18.00 alle ore 24.00. Noi alle ore 17.55 eravamo già nel locale!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Abbiamo bevuto circa 5 stipendi vietnamiti ciascuno, senza spendere una lira. Couchsurfing è una figata anche per questi motivi; come sarebbe stato possibili per noi, appena arrivati ad Hanoi, venire a conoscenza di una serata del genere? E questo vale per mille altre cose: eventi, mostre, concerti, festival e quant&#8217;altro accade di interessante in ogni città del mondo.</p>
<p>Hanoi è viva. Estremamente viva. Caotica, rumorosa, in alcuni momenti detestabile ma nel complesso piacevole e divertente. E&#8217; bello assaporare le specialità locali seduti su minuscole sedioline a bordo strada o sui marciapiedi; Street Food nel vero senso della parola. Non sprecate tempo a cercare ristoranti ad Hanoi, il cibo migliore è sicuramente quello che trovate nelle centinaia di bancarelle per strada. Inoltre avrete modo di godervi la piacevole compagnia della simpaticissima gente locale. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04457.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-253" title="barber shop" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04457-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I vietnamiti sono davvero spettacolari, sorridenti e molto chiacchieroni!!! Vi consigliamo di provare il Bun Cha: noodle con maiale cotto alla griglia, accompagnati da un brodino di verdure&#8230;Gnam!!! Gran parte della vita dei vietnamiti si svolge per strada; è possibile osservare gente che si rilassa seduta su una sediolina, gente che cucina, gente che si fa massaggiare sdraiata su delle stuoie, gente che gioca a carte o a scacchi, e addirittura gente che si fa tagliare barba e capelli&#8230;incredibile!</p>
<p>Con nostra grande sorpresa scopriamo che in Vietnam si producono una grande quantità di birre, ogni area geografica ha la propria. Ad Hanoi c&#8217;è la Bia Ha Noi; eccezionale, davvero, può tranquillamente competere con le birre europee. E&#8217; inoltre possibile trovare piccoli bar che producono birra per conto proprio. Ok, ammettiamo che non è la migliore del mondo, però a 0,20€ al bicchiere si fa presto a dimenticarselo <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04763.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-254" title="Thai Chi" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04763-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Se siete persone decisamente mattutine, fate una salto al lago Hoan Kiem verso le 5.30 &#8211; 6.00 di mattina, proprio all&#8217;inizio della &#8220;Città Vecchia&#8221; e osservate le centinaia di persone che praticano Thai Chi ed altre attività sportive, è estremamente affascinante. Mette di buon umore guardare sorridenti signore sulla settantina in tuta da ginnastica e retina per i capelli eseguire gli esercizi, ognuna con  il proprio ritmo, nonostante i vani sforzi della voce proveniente dagli altoparlanti di dare un minimo di sincronia al tutto.</p>
<p>Ora andiamo a Nord ma siamo contenti di essere costretti a passare nuovamente da questa città, a causa della rete di comunicazione vietnamita che rende Hanoi il crocevia per ogni altra destinazione&#8230;Tutte le strade portano ad Hanoi da queste parti&#8230;</p>
<p>Ora si va a Sapa e poi ad Halong Bay.</p>
<p>A presto, e tanti auguri di buon Natale e di buon anno a tutti, da Luca e Aga.</p>
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		<title>Minorities Report</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 08:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bus che ci ha portato sino a Luang Nam Tha, quello in cui ci siamo addormentati saltando la nostra fermata, per essere precisi, proseguiva la corsa fino al confine con la Thailandia. Sul pullman vi erano oltre una quindicina &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/minorities-report">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bus che ci ha portato sino a Luang Nam Tha, quello in cui ci siamo addormentati saltando la nostra fermata, per essere precisi, proseguiva la corsa fino al confine con la Thailandia. Sul pullman vi erano oltre una quindicina di turisti e solamente in 3 si sono fermati a visitare il nord del Laos: Luca, Aga ed il matto. Tutti gli altri sono direttamente andati da Luang Prabang alla Thailandia&#8230;Non fatelo!!! Assolutamente!! Non perdetevi la zona più bella del Laos!!! Davvero, non ha senso venire in Laos se non si visita la parte Nord del paese.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04353.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-232" title="Akha" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04353-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Quando Aga era bambina, la nonna, che era thailandese, le raccontava spesso dei gruppi etnici che vivono nel nord della Thailandia (gli stessi gruppi etnici vivono anche nel nord del Laos e del Vietnam) e le raccontava soprattutto storie riguardanti gli Akha&#8230;L&#8217;incontro con questa minoranza è stato per Aga come trovarsi di fronte a Babbo Natale o alle fate&#8230;sai, da piccolo ne senti parlare, ti vengono raccontate tante storie ma non incontri mai questi personaggi&#8230;e invece eccoci qui, a dare un passaggio in moto ad un anziana signora Akha che torna dal campo di riso dove ha lavorato tutto il giorno. Durante uno dei nostri mille giri in motocicletta a visitare i vari villaggi attorno a Muang Sing, abbiamo incontrato un gruppo di donne Akha di rientro dal lavoro; a gesti abbiamo chiesto se qualcuna di loro volesse un passaggio fino a casa, pensando che il villaggio fosse nei paraggi&#8230;addirittura volevamo fare la spola e, un pò per volta, dare un passaggio a tutte. Ingenui!! Ancora non sapevamo che il villaggio si trovava a circa 10 km di distanza da li, appena dietro un paio di colline&#8230;La più svelta a salire sulla piccola motocicletta è stata appunto la signora che ora si reggeva forte ad Aga, la quale non stava più nella pelle dall&#8217;emozione. I panorami erano splendidi ed il sole che iniziava a calare pennellava il cielo con incantevoli sfumature di colore, rendendo il magico incontro tra Aga e gli Akha ancora più fiabesco. Il villaggio a cui siamo giunti è probabilmente il villaggio più bello della zona, anche se, crediamo, il più remoto. Se mai doveste trovarvi da quelle parti, il nome del villaggio è Houayhoy<strong>, </strong>fateci un salto!!!<strong> </strong>La cosa bella è stata che, offrendo il passaggio alla signora, avevamo finalmente una scusa per entrare nel villaggio, non più come turisti o curiosi, bensì come ospiti, rendendo l&#8217;accoglienza ancora piu&#8217;calorosa. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04306.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-233" title="Bambini nel villaggio" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04306-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La signora ci ha poi invitato a casa sua, una minuscola palafitta in legno, ci ha versato del thè e ci ha anche offerto di trascorrere lì la notte, dato che si stava ormai facendo buio. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera, per lo più a gesti, e abbiamo guardato insieme un pò di fotografie; lei ci ha mostrato le poche in suo possesso, tutte incorniciate e a far bella mostra sul muro, come fossero i quadri più preziosi del mondo e, probabilmente, lo sono per davvero, almeno per lei. Sfortunatamente abbiamo dovuto declinare l&#8217;invito a trascorrere lì la notte e, dopo aver gesticolato un pochino anche con decine di bambini del villaggio, ci siamo diretti verso casa, ancora estasiati per l&#8217;esperienza vissuta.</p>
<p>Ok, forse per voi che state leggendo potrà risultare un pò eccessivo questo trasporto emotivo, probabilmente perchè immaginate le minoranze che vivono nel nostro paese e non è che siano chissà quanto diverse rispetto a tutti gli altri. No, qui stiamo parlando di gruppi che vivono quasi completamente isolati dal resto del mondo, hanno le loro tradizioni, il loro modo di vestire, proprie leggi, religioni diverse, diverso cibo e nei loro villaggi sembra che il tempo si sia davvero fermato. A parte qualche televisione e gli onnipresenti telefoni cellulari, non c&#8217;è quasi alcun altro segno di modernità, anche perchè questi villaggi sono molto molto poveri. Si vive parallelamente al resto del mondo, con il quale si hanno sporadici contatti, per lo più limitati a qualche transazione commerciale, e si cerca di non sparire nonostante lo sviluppo e l&#8217;omologazione.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04369.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-234" title="Landscape" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04369-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>In tre giorni, con la nostra piccola motocicletta, abbiamo visitato ben 15 villaggi, attraversandone oltre una trentina. Abbiamo avuto modo di confrontarci con quasi tutti i gruppi etnici della zona, come gli Akha, i Tai Lue, i Tai Neua, i Tai Dam, gli Yao, i Lolo ed i Hmong. I diversi gruppi sono riconoscibili dagli abiti che indossano, anche se in verità non molti li indossano ancora; ormai acquistare abiti dalla vicina Cina è decisamente più economico. Visitare autonomamente quest&#8217;area del Laos è relativamente semplice: è sufficiente affittare una motocicletta e procurarsi una buona mappa che indichi dove sono situati i vari villaggi. Vi è anche un altro sistema per visitare la zona, basta entrare in una delle numerose agenzie turistiche e prendere parte ad un trekking di uno o più giorni, con possibilità di homestay (vale a dire trasorrere la notte nel villaggio, in una delle case tradizionali). Inoltre una percentuale della quota pagata all&#8217;agenzia viene girata ai vari villaggi, contribuendo a migliorare le condizioni di vita degli abitanti. Noi eravamo sinceramente indecisi, all&#8217;inizio, sulla modalità da adottare per visitare la zona al meglio. Sicuramente con le agenzie non c&#8217;è pericolo di rimanere delusi o di non riuscire a stabilire un contatto con le minoranze; le guide che accompagnano i turisti sono gente del posto che può quindi aiutare a superare la barriera linguistica, rendendo possibile comunicare con relativa facilità. Inoltre, le agenzie avvisano i villaggi dell&#8217;arrivo dei turisti, che spesso vengono accolti da danze e musiche tradizionali. Innegabile che tutto ciò sia davvero interessante. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04392.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-235" title="Tai Lua" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04392-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; inoltre innegabile che alla fine possa tutto risultare un pò posticcio. Inizialmente abbiamo optato per il tour &#8220;fai da te&#8221; per una questione economica, in quanto i tour per solo due persone sono decisamente cari e, non essendo la zona molto turistica, era impossibile unirsi ad altri turisti. Alla fine però siamo stati estremamente soddisfatti della scelta. E&#8217;stato bellissimo girare in moto per le strade sterrate che attraverano i panorami da sogno attorno a Muang Sing, incontrare la gente locale, riuscire pian piano a rompere il ghiaccio e a stabilire un contatto del tutto sincero. Non neghiamo che a volte siamo anche stati accolti con freddezza e, comprensibilmente, anche con un pò di fastidio. Bisogna capire che non si è in uno zoo, si sta entrando in casa di gente che, magari, non ha piacere di essere disturbata in quel preciso momento. Questo, probabilmente, è un altro punto a favore del girare con le agenzie; pagando ci si sente moralmente giustificati ad entrare nel quotidiano delle persone&#8230;&#8221;cavoli, ho pagato il biglietto, è normale che sia qui ad osservarti!!&#8221;</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04392.jpg"></a><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04327.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-237" title="DSC04327" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/12/DSC04327-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I nostri tre giorni di visite ai villaggi ci hanno trasmesso mille emozioni contrastanti; visitare i villaggi più poveri infondeva immensa tristezza, soprattutto per il pressante senso di impotenza. Era quasi surreale entrare nei villaggi durante le ore diurne, quando quasi tutti gli adulti si trovano a lavorare nei campi, e osservare solamente piccoli bambini nudi aggirarsi tra le capanne come fantasmi, troppo timorosi per avvicinarsi a noi. Ci infondeva, invece, una grande carica di positività, quando riuscivamo a stabilire una relazione con questa gente e venivamo invitati nelle loro case, magari a mangiare un pasto di banane ed acqua (le sole cose in casa in quel momento), a giocare ad indossare i loro vestiti tradizionali e a scattarsi decine di fotografie.</p>
<p>Sono stati sicuramente i nostri giorni più belli in Laos e non li dimenticheremo mai!!!</p>
<p>Purtroppo il nostro visto è ormai in scadenza e dobbiamo iniziare a dirigersi verso il Vietnam!!!</p>
<p>A prestissimo con l&#8217;ultimo post da questo magnifico paese!!</p>
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		<title>L.P.D.R. = Lao Please Don&#8217;t Rush</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 06:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il viaggio da Phonsavan a Luang Prabang, di appena 6 ore ed apparentemente semplice, si è rivelato invece uno dei più duri e provanti che abbiamo affrontato sin dall&#8217;inizio del viaggio; se si mette insieme una strada stretta e dissestata, &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/l-p-d-r-lao-please-dont-rush">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;">Il viaggio da Phonsavan a Luang Prabang, di appena 6 ore ed apparentemente semplice, si è rivelato invece uno dei più duri e provanti che abbiamo affrontato sin dall&#8217;inizio del viaggio; se si mette insieme una strada stretta e dissestata, piena di curve e tornanti; un autista che pensa di essere alla guida di una Ferrari sul circuito di Monza; una mamma con bambina che soffrono il mal d&#8217;auto, eccovi servito il cocktail perfetto per un viaggio da brivido!!! Dopo appena 5 minuti dalla partenza, la piccola bimba, di circa 3 &#8211; 4 anni, in braccio alla mamma, inizia a sentirsi male ed a vomitare dal finestrino. Schumi, alla guida del minivan, senza nemmeno prendere in considerazionel&#8217;opzione di fermarsi un secondo o, almeno, di rallentare l&#8217;andatura, tira fuori dal cruscotto una pila di sacchettini in plastica e li consegna alla giovane madre. Tempo 2 minuti e la povera ragazza inizia anche lei a stare male e a far ampio uso dei sacchettini. Anche il signore dietro di noi, un turista francese sulla sessantina, inizia a sentirsi male ma, fortunatamente, non si rendono necessari gli ormai onnipresenti<strong> </strong>sacchettini. L&#8217;autista guidava davvero come un pazzo, ed i continui scossoni delle curve ed i sobbalzi delle molte buche ci scuotevano peggio che sul tagadà . Pensate poi che la prima ed unica sosta è stata dopo 4 ore e mezza, in cui le due poverette si sono praticamente prosciugate ed il turista francese ha assunto tutte le tonalità della scala del verde. Quando siamo scesi per il pranzo eravamo a pezzi; io ed Aga ci siamo comunque pappati una bella zuppa di noodle, ed anche la bambina si è mangiata un panino gigantesco. Già mentre lo mangiava noi eravamo sicuri che non sarebbe rimasto molto tempo nel piccolo pancino della bimba; alla terza o quarta curve anche la baguette era ben insacchettata. <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </span></div>
<div><span style="font-size: small;">Arrivati a Luang Prabang triboliamo un pò per trovare una guesthouse con dei prezzi in linea al nostro budget e, una volta risolto il problema della camera, iniziamo a girare per la città tanto osannata da tutti i viaggiatori incontrati durante il nostro viaggio in Laos. Ecco, qui crediamo sia successo esattamente l&#8217;opposto di quanto accaduto per Vientiane; probabilmente avevamo troppe aspettative nei confronti di Luang Prabang dato che tutti, ma proprio tutti, ci avevano parlato superpositivamente dell&#8217;antica capitale del Laos. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04233.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-224" title="Mercato Luang Prabang" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04233-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Oddio, la città è oggettivamente molto carina, estremamente curata, con dei bellissimi negozi e ristoranti ed uno stupendo mercatino notturno. Sembra un pò una piccola cittadina di mare francese, escluso per i numerosi templi buddhisti, ovviamente. Forse è per questo motivo che non ci ha colpito così tanto&#8230;non era niente di nuovo e di così straordinario. Ma ripeto, è solamente un&#8217;opinione personale e, apparentemente, alquanto atipica. Non essendo scattato il colpo di fulmine, dopo appena un giorno avevamo già deciso di partire per l&#8217;estremo nord del paese. Stavamo andando a comprare i biglietti del pullman quando d&#8217;improvviso sfreccia davanti a noi in bicicletta il nostro amico Takash, anche lui deciso a partire la sera stessa. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04189.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-226" title="DSC04189" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04189-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Baci e abbracci, salti e balletti per celebrare l&#8217;incontro del tutto casuale. Decidiamo tutti di fermarci un altro giorno e di andare alle vicine cascate di Kuang Si la mattina seguente, per poi partire il pomeriggio. Essendo le cascate a circa 40km dalla città, si rendeva necessario affittare un tuk tuk per l&#8217;intera giornata; più gente c&#8217;è, meno costa il passaggio in tuk tuk. Ci siamo quindi messi alla caccia di altri turisti per formare un gruppo di 6 e far calare il prezzo. Abbiamo iniziato a chiedere un pò in giro a quelli che ci ispiravano simpatia, e siamo stati bravissimi, nemmeno facendo colloqui per mesi avremmo potuto trovare gente migliore. Eravamo riusciti a reclutare un altro ragazzo giapponese, Ohno, ed una coppia tedesca, Nina e Renè. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04190.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-227" title="Good team" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04190-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La giornata alle cascate era stata stupenda, così abbiamo deciso di posticipare la partenza di un altro giorno e di trascorrere l&#8217;ultima sera tutti insieme, anche perchè sarebbe stata l&#8217;ultima volta che avremmo visto Takash, essendo il suo visto in scadenza. La serata è stata memorabile, anche grazie alla presenza di un altro vecchio amico, il Lao Lao!!! <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </span></div>
<p><span style="font-size: small;"></p>
<div><span style="font-size: small;">Ci siamo dati appuntamento per le 20.00 in una piccola vietta all&#8217;interno del mercato notturno, dove servono esclusivamente cibi già pronti e carni alla griglia da consumare tutti insieme su tavolate comuni. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04222.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-229" title="Food Alley" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04222-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Terminata la cena, in cui ci ha raggiunto un altro ragazzo giapponese, Kengi, abbiamo iniziato a giocare con le carte ad un &#8220;drinking game&#8221; imparato in Malesia. Risultato della serata: Arinè, ossia la versione giapponese di Renè, in quanto per i giapponesi sembra impossibile pronunciare correttamente il suo nome tanto che, dopo svariati e vani tentativi, la versione più decente era appunto Arinè, è stato forzato ad abbandonare il tavolo da gioco da Nina perchè evidentemente troppo ubriaco; Kengi si è addormentato su uno dei tavoli del mercato, ormai chiuso da diverse ore; dopo averlo trasportato a spalle alla sua guesthouse, Ohno si è ricordato di essere venuto in bicicletta, solo che non ricordava assolutamente dove l&#8217;avesse parcheggiata. Dopo un&#8217;oretta di ricerche abbiamo gettato la spugna e lui ha dovuto sborsare 50 dollari americani per ripagarla! Comunque, che risate&#8230;e ora siamo ancora più fan dei giapponesi, sono davvero eccezionali!!!</span></div>
<div><span style="font-size: small;">Il giorno seguente, salutato Takash, abbiamo preso il pullman notturno per Luang Nam Tha. Il viaggio avrebbe dovuto durare 7 ore e saremmo dovuti arrivare a destinazione alle 4.00 di notte. I sedili erano davvero scomodi e l&#8217;autista pompava musica ad alto volume, nonostante l&#8217;orario. Non siamo riusciti a chiudere occhio, a parte dalle ore 3.15 alle ore 4.30, giusto il tempo per saltare la nostra fermata. Peccato che la fermata seguente era fissata alle ore 9.00 al confine con la Thailandia. Arrivati li abbiamo dovuto attendere un&#8217;oretta un altro bus che ci ha poi riportato indietro. Morale della favola, da 7 ore il viaggio è diventato di 18 ore. E anche qui un&#8217;altra storia; sul primo bus abbiamo conosciuto un ragazzo (non riportiamo la nazionalità perchè Aga si vergogna troppo <img src='http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> , anche lui diretto a Luang Nam Tha. Durante la notte, quando il bus era fermo alla fermata di Luang Nam Tha, avendo visto che noi dormivamo placidamente ha pensato bene di non scendere, per qualche strana ragione sicuro che noi sapessimo esattamente quale fosse la fermata giusta. Verso le 5.00, una volta compreso l&#8217;errore, ha scaricato ogni colpa su di noi, ritenendoci responsabili del fatto che anche lui avesse saltato la fermata giusta. Ma non è tutto. Durante l&#8217;attesa del secondo autobus, ha deciso di andare a mangiare un boccone in un ristorante dove poi ha dimenticato il suo cappellino. Accortosi della perdita, quando ormai eravamo in viaggio da un bel pezzo, ha iniziato a sbraitare come un matto e a prendere a pugni il sedile davanti a sè, insultando tutto e tutti. Non trovando pace per le prossime ore, ha addirittura intimato all&#8217;autista del bus di recuperare il cappellino, durante il quotidiano giro tra le due città, e di portarlo alla stazione di Luang Nam Tha, perchè lui nei prossimi giorni sarebbe andato a recuperarlo. Il povero autista, non parlando inglese, non ha ovviamente capito un accidente di tutto ciò. A quel punto il ragazzo ha completamente perso la testa, iniziando a riempire tutta la popolazione del Laos di insulti perchè incapace di comprendere una cosa così semplice&#8230;fortunatamente la gente non si è nemmeno resa conto di tutto quello che stava accadendo e ha continuato a sorridere alle sue scenate isteriche come se niente fosse, cosa che lo faceva alterare ancora di più. Davvero esilarante!!</span></div>
<p><span style="font-size: small;">Consigliamo a tutti quanto abbiamo consigliato al ragazzo con la crisi di nervi; il Laos non è il posto ideale per chi ha troppa fretta e pianifica ogni cosa nei minimi dettagli. Gli intoppi sono all&#8217;ordine del giorno, i bus si rompono continuamente costringendo i passeggeri a soste anche molto lunghe, la gente non ha mai fretta e, di conseguenza, i ritardi sono una consuetudine e la percentuale di beccare una coincidenza è la stessa di fare 6 al Superenalotto. Quindi rilassatevi, adeguatevi al lento ritmo del posto e godetevi anche la bellezza dell&#8217;imprevisto, perchè saranno soprattutto le cose non pianificate che vi ricorderete una volta tornati a casa. Inoltre, cosa scontata ma che a volte viene dimenticata, in Laos, come in molti altri paesi, la lingua ufficiale non è l&#8217;inglese, e anche il linguaggio del corpo non è uguale al nostro, quindi non prendetevela se se la gente non vi comprende.</p>
<p>Comunque, appena scesi dal bus siamo riusciti a seminare il nevrastenico. Lasciati i bagagli nella guesthouse e data un&#8217;occhiata ai tour organizzati dalle agenzie di viaggi, abbiamo deciso di provare ad entrare in contatto con le &#8220;minorities&#8221; per conto nostro. L&#8217;indomani abbiamo affittato una moto e siamo partiti per Muang Sing, un piccolo paesino al confine con Cina e Birmania, da cui vi scriviamo adesso. Non vediamo l&#8217;ora di conoscere meglio questi gruppi etnici ed osservare il loro stile di vita e le loro tradizioni.</p>
<p>A pretissimo per un resoconto completo!!!</p>
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		<title>SECRET WAR</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 17:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nove anni di guerra. Una tra le più vaste operazioni militari della storia. Oltre 580 mila missioni e più di 2 milioni di tonnellate di bombe scaricate dal cielo. Una media di una bomba ogni otto minuti. 500 kg di &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/secret-war">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Nove anni di guerra. Una tra le più vaste operazioni militari della storia. Oltre 580 mila missioni e più di 2 milioni di tonnellate<strong> </strong>di bombe scaricate dal cielo. Una media di una bomba ogni otto minuti. 500 kg di bombe per abitante, bambini compresi.</p>
<p>No, non è il Vietnam!!</p>
<p>Benvenuti nella provincia di Xieng Khuang, Laos, l&#8217;area più bombardata al mondo!!</p>
<p>Non sorprendetevi troppo se tutto ciò vi risulta nuovo e apparentemente impossibile; anche noi non ne avevamo mai sentito parlare, prima di mettere piede nel paese; una guerra illegale, crudele, condotta di nascosto dagli occhi del mondo, sotto le false effigi della libertà e della democrazia&#8230;suona familiare??</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC041361.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="Bombe americane" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC041361-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Ma forniamo prima un paio di cenni storici; nel 1954 la Conferenza di Ginevra dichiarò il Laos &#8220;paese neutrale&#8221; per evitare che fosse coinvolto dalle tensioni tra Stati Uniti e Vietnam . Dal momento che un gran numero di munizioni giungevano al Vietnam attraverso il Laos, seguendo l&#8217; Ho Chi Minh Trail, gli Stati Uniti diedero vita ad uno dei più massicci bombardamenti della storia, sfruttando inoltre &#8220;l&#8217;opportunità&#8221; per testare un gran numero di nuove armi (&#8230;per la serie &#8220;e già che dobbiamo fare una cazzata, facciamola bella grossa!&#8221;&#8230;) tra cui diversi tipi di cluster bombs, ossia piccoli ordigni, della grandezza di una pallina da golf che, fuoriuscendo a centinaia da una bomba madre, creano una micidiale sequenza di esplosioni, ognuna potenzialmente letale in un&#8217;area di 200 metri. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04142.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-216" title="Cluster bomb" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04142-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ben il 30% delle bombe sganciate dagli americani non è esplosa, lasciando la popolazione del Laos ancora oggi, a quasi 40 anni dalla fine della guerra, in ostaggio di questi micidiali ordigni che invadono gran parte del paese impedendo ogni tipo di opera edilizia, la coltivazione del riso e l&#8217;allevamento del bestiame. La presenza di queste bombe è talmente diffusa da rappresentare una delle principali cause di povertà per gran parte del paese.</p>
<p>Phonsavan, la capitale della provincia, è una città in costruzione; è impossibile non accorgersi del rapido sviluppo che la città sta vivendo. Sembra si stiano preparando a ricevere un gran numero di turisti; hotel e ristoranti sorgono dall&#8217;oggi al domani ed i lavori non si fermano mai. Davvero incrociamo le dita per loro. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-217" title="Plain of Jars" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04021-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Al momento, però, i turisti non sembrano ancora interessati a spingersi sino a quà, allontanandosi di qualche centinaio di chilometri dall&#8217;itinerario più classico che da Van Vieng conduce direttamente a Luan Prabang, l&#8217;antica capitale. Gli unici turisti che abbiamo incontrato erano venuti sin qui per visitare le Plain of Jars,<strong> </strong>patrimonio dell&#8217;umanità Unesco, vale a dire le immense distese d&#8217;erba su cui giacciono centinaia di urne preistoriche in pietra, alcune di dimensioni superiori ai due metri, miracolosamente sopravvissute ai bombardamenti a tappeto degli americani, le cui cicatrici sono ancora ben visibili sul terreno. Noi invece eravamo esclusivamente spinti dal desiderio di saperne di più su questa drammatica e scoosciuta pagina della storia, di ascoltare la viva voce ed osservare i volti dei testimoni che hanno vissuto la guerra e che ancora oggi si trovano a convivere con la costante minaccia delle bombe. E il fenomeno è molto più vasto di quello che avevamo immaginato; nell&#8217;area operano alcune associazioni, finanziate per lo più dalle Nazioni Unite e dall&#8217;Unione Europea, tra cui l&#8217;inglese MAG (<a href="http://www.maginternational.org/"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; font-size: small;"><span style="color: #0000ff; font-size: small;">http://www.maginternational.org/</span></span></span></strong></a><span style="font-size: small;">) che si occupa della rimozione degli ordigni inesplosi, i cosiddetti UXO = Unexploded Ordnance. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04114.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-218" title="Uno dei centinaia di crateri" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04114-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Nella via principale di Phonsavan potrete trovare un loro ufficio dove è possibile assistere ad alcune proiezioni di filmati ed interviste, tra cui quella di una giovane dottoressa che denunciava il fatto di dover fronteggiare ben più di cento casi di pazienti coinvolti in esplosioni ogni anno, una media di uno ogni tre giorni, di cui la metà bambini. Tenete conto che questa è la testimonianza di una sola dottoressa mentre nell&#8217;area, fortunatamente, operano diversi dottori; di conseguenza il quadro risulta essere terribilmente drammatico. Come se ciò non bastasse, essendo la gente impossibilitata a coltivare la terra, molti riescono a raccimolare un pò di soldi attraverso la raccolta e la vendita del ferro, incluso quello proveniente dalle bombe, di ottima qualità e presente in abbondanza nella zona. Oltre al pericolo derivante dall&#8217;avventurarsi in terreni non bonificati, alcuni si improvvisano artificieri e cercano di disinnescare le bombe da soli per poi vendere il ferro di cui sono composte. Come potrete immaginare gli incidenti sono davvero frequenti.</span></p>
<p>Qui a Phonsavan vi sono moltissime agenzie di viaggi ed hotel che organizzano visite guidate nella regione ma, essendo noi solamente in due, il prezzo risultava eccessivamente caro. Inoltre, come già abbiamo detto, la maggior parte dei turisti preferisce visitare le Plain Of Jars piuttosto che i siti ed i luoghi che testimoniano lo scempio della guerra. Quindi, smentendo un vecchio spost pubblicitario: &#8220;Turista fai da te???&#8230;ahi ahi ahi ahi!!!!&#8221;, abbiamo affittato una piccola motocicletta e siamo partiti alla ricerca di testimonianze per conto nostro. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04149.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-219" title="Fioriera" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/11/DSC04149-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Nei villaggi della zona è possibile osservare come la gente, non avendo i mezzi per comprare altro materiale, utilizzi parti di bombe e missili americani nei modi più disparati, per esempio come rinforzo per le colonne della casa, come abbeveratoio per gli animali, come fioriere, come supporto per un piccolo orticello dove coltivare qualche ortaggio&#8230;Alcuni villaggi sono estremamente poveri e si intuisce facilmente quanto dura e difficile sia la vita da queste parti. Sorprendentemente la gente non sembra aver nessun sentimento di odio o rivalsa nei confronti degli americani, nonostante gli Stati Uniti spendano molti più soldi per aiutare i propri cittadini a cercare i resti dei soldati caduti in battaglia, piuttosto che per liberare il paese dalle bombe che continuano ad uccidere quotidianamente gente innocente ed inerme.</p>
<p>Come avrete sicuramente notato questo post si allontana di molto dai nostri articoli precedenti, sia per il tema che per le informazioni riportate. Per noi era comunque importante farvi conoscere la nostra esperienza e questa vicenda poco nota, soprattutto in conseguenza della richiesta di alcune persone che ci hanno pregato di raccontare nei nostri paesi di quanto visto e sentito, per far si che un giorno questa guerra non sia più segreta e sconosciuta.</p>
<p>Per chi volesse approfondire l&#8217;argomento consigliamo questo articolo, purtroppo in inglese: <a href="http://www.worldpress.org/Asia/2562.cfm"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; font-size: small;"><span style="color: #0000ff; font-size: small;">http://www.worldpress.org/Asia/2562.cfm#down</span></span></span></a></p>
<p><font size="3"><span style="font-size: small;"><font size="3"><font size="3">Ora procediamo verso Nord, Luan Prabang e poi su fino al confine con la Cina, ad incontrare le minoranze etniche che abitano le montagne della zona!</p>
<p></font></font></span> </p>
<p></font></span></p>
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		<title>LAO LAO</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 04:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adoro Starway to Heaven ma in questo momento mi sembra ancora più bella, mentre mi dondolo su un&#8217;amaca in riva al Nam Song, qui a Van Vieng, sorseggiando un bicchiere di lao lao e cola e fumando l&#8217;ultima sigaretta della &#8230; <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/luca/lao-lao">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Adoro Starway to Heaven ma in questo momento mi sembra ancora più bella, mentre mi dondolo su un&#8217;amaca in riva al Nam Song, qui a Van Vieng, sorseggiando un bicchiere di <em>lao lao</em> e cola e fumando l&#8217;ultima sigaretta della serata.</p>
<p>Ma forse corro un pò troppo&#8230;Meglio raccontarvi tutto ciò che ci ha portati sino a questo momento. Noi ci eravamo lasciati a Singapore, ormai molto tempo fa. A proposito, scusate il ritardo ma siamo stati presissimi ultimamente, e non è affatto facile caricare i post in Laos. Ci troviamo quindi costretti a saltare il post riassuntivo della Malesia per recuperare il tempo perso, ma se qualcuno avesse domande a riguardo, come al solito, non esitate ad inviarcele. Promettiamo che ci impegneremo di più e cercheremo di essere più puntuali. Ebbene, dopo Singapore siamo volati a Bangkok, ma non ci siamo fermati molto in Thailandia perchè il desiderio di viaggiare non si placa, nemmeno quando si è in viaggio!! Già durante gli ultimi giorni in Malesia avevamo iniziato a pensare ad una &#8220;piccola&#8221; deviazione del nostro percorso, per visitare anche Laos, Vietnam e Cambogia. Inoltre, una volta arrivati a Bangkok, abbiamo incontrato un gran numero di viaggiatori di ritorno da quell&#8217;area; i loro racconti non hanno fatto altro che alimentare la nostra curiosità. Dopo due rapidi conti abbiamo accertato che, senza fare pazzie, dovremmo riuscire a completare ugualmente il nostro giro del mondo e quindi&#8230;siamo partiti!!!!</p>
<p>Da Bangkok abbiamo preso un treno notturno fino a Ubon Ratchahani, 12 ore di viaggio per appena 5 euro&#8230;ok, noi abbiamo preso la classe più scarsa in assoluto. C&#8217;era anche un treno che partiva 30 minuti dopo il nostro con cuccette, costo intorno ai 30 € a persona&#8230;non male, ma noi siamo davvero a budget super-ristretto al momento, quindi risparmiamo dove possibile, ossia trasporti e guesthouse. Inoltre il viaggio è stato divertente, anche se assolutamente scomodissimo, a causa del sedile rotto che puntualmente crollava ogni volta che riuscivamo a prendere sonno; ma la compagnia della gente locale, sempre simpaticissima e pronta a scambiare due parole, ripaga qualsiasi disagio. Come in India, nei treni c&#8217;è un continuo via vai di venditori ambulanti che vendono qualunque cosa, dai giocattoli per i bambini alla carne alla griglia, dalle sigarette agli alcolici. Tutti i finestrini sono aperti e, insieme ai numerosi ventilatori appesi al soffitto, creano una corrente d&#8217;aria che può creare qualche problema. Consigliatissimo portarsi una maglia o, perlomeno, qualcosa per coprire la gola ed il collo.</p>
<p>Scesi dal treno prendiamo un bus che ci porta oltre confine, a Pakse, la nostra prima destinazione in Laos!!<a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03177.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-199" title="DSC03177" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03177-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Lasciamo le valigie nel dormitorio e iniziamo a girare per la cittadina. Dopo un ottimo Lao Coffee ed un breve giro in città, Aga nota un gruppo di ragazze in abito tradizionale che si scattano fotografie, mentre altri ragazzi in camicia bianca giocano a bocce bevendo birra. Sembrava una festa di studenti. Ci siamo quindi avvicinati per scattare qualche fotografia e, tra una chiacchiera e l&#8217;altra, ci siamo trovati anche noi con le bocce e le birre in mano. Quattro ore e molte birre più tardi eravamo ancora li con loro. Abbiamo poi scoperto che non erano studenti, bensì i dipendenti di una banca che ogni tanto si ritrovano dopo lavoro per rilassarsi e stare un pò insieme.<a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03181.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-200" title="DSC03181" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03181-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Ci hanno anche offerto ripetutamente un pò dei loro snack&#8230;larve e cavallette fritte!! Aga è stata decisamente più coraggiosa di me e ne ha mangiate un pò: &#8220;Le cavallette sono buone, croccanti e salate, mentre le larve non sono un gran che&#8221;.</p>
<p>Comunque, non male come inizio in Laos.</p>
<p>Il giorno successivo siamo partiti per il profondo sud del paese e le sue famose <em>4000 island</em>. Un arcipelago nel bel mezzo del Mekong al confine con Cambogia e Vietnam. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03187.jpg"></a>Dopo un viaggio di 4 ore, in cui il minivan che ci trasportava si è rotto ben 3 volte (il Laos non è come la Malesia), siamo giunti a Don Det, la nostra destinazione. Qui siamo riusciti a trovare una stanza in una piccola guesthouse a gestione famigliare per, udite udite, 1 euro e 30 centesimi&#8230;niente male. Il posto è stupendo e molto molto tranquillo, l&#8217;ideale per chi è in cerca di pace e relax. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03208.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-202" title="DSC03208" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03208-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>E&#8217; possibile affittare biciclette e gironzolare per le isole, fare giri in barca e lunghe camminate immersi tra le risaie, oppure dondolarsi per ore sulle numerose amache in riva al Mekong. Qui a Don Det abbiamo incontrato diverse persone ma l&#8217;incontro più interessante è stato quello con Takash, un particolare ragazzo giapponese ospite nella nostra stessa guesthouse. Gironzolando per il mondo io ed Aga avevamo incontrato pochissimi giapponesi, tutti molto chiusi e riservati, con cui era davvero difficile stabilire qualsiasi tipo di contatto. Takash è invece un ragazzo molto espansivo e divertente e, pur parlando pochissimo inglese, riesce a farsi capire benissimo in ogni modo. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03978.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-203" title="DSC03978" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03978-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sembra davvero un cartone animato. Ci ha spiegato il motivo dell&#8217;apparente riservatezza dei giapponesi incontrati sino a quel momento, il grosso problema è la lingua; i giapponesi non parlano inglese. Inoltre, essendo molto timidi e rispettosi, difficilmente osano avvicinarsi ad altre persone. Noi pensavamo invece che i giapponesi parlassero tutti un ottimo inglese e che non volessero mischiarsi con gli occidentali per via delle forti differenze culturali. Nulla di più sbagliato. Non si smette mai di imparare!!</p>
<p>Una cosa che ci ha colpito particolarmente qui a Don Det sono stati i temporali. Non so se sia sempre così, ma noi abbiamo assistito a due temporali notturni e sono entrambi stati memorabili. Mai visto nulla del genere. I lampi seguono una traiettoria orizzontale, con svariate appendici che raggiungono il terreno, ed il tuono che ne deriva dura un eternità, a volte oltre i 25 secondi. Lo si sente in lontananza avvicinarsi a grande velocità, crescendo d&#8217;intensità, sempre più forte e rumoroso, sino a diventare assordante quando ci raggiunge e scuote il nostro piccolo chalet in legno, per poi proseguire la sua corsa, facendo tremare tutta l&#8217;isola. Non sto esagerando, l&#8217;intera isola tremava, tanto da far cadere gli oggetti appoggiati sul tavolino. E&#8217; come venire colpiti da decine di terremoti uno di seguito all&#8217;altro. Esperienza fantastica!!! Mi viene da ridere se penso a mia nonna che, quando ci sono i temporali a Torino, si sveglia e fa su e giù per il corridoio pregando Padre Pio; chissà cosa avrebbe fatto se si fosse trovata qui a Don Det.</p>
<p>Dopo aver trascorso 4 giorni sull&#8217;isola e percorso decine e decine di chilometri in bicicletta, siamo partiti in direzione nord, verso Vientiane, la capitale del Laos, portandoci dietro il nostro nuovo amico giapponese!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03861.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-204" title="DSC03861" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03861-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Tutti, ma davvero tutti, i viaggiatori che avevamo incontrato ci avevano parlato malissimo di Vientiane; forse proprio perchè le nostre aspettative erano bassissime, a noi è piaciuta molto. Sembra una piccola cittadina di mare, solo che al posto del mare c&#8217;è il sempre presente Mekong. Di dimensioni ridotte, ancora non troppo rumorosa e trafficata, si presta bene ad essere visitata in bicicletta. Ci sono anche sufficienti monumenti ed attività per impegnarvi almeno due, tre giorni. Noi ci siamo trovati benissimo, anche se abbiamo dovuto prolungare il nostro soggiorno di ben 3 giorni per un errore da parte dell&#8217;ambasciata vietnamita nel rilasciare i nostri visti. Sì, perchè per andare in Vietnam bisogna richiedere il visto in precedenza, non si può ottenere il visto all&#8217;arrivo, come per il Laos.<a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03863.jpg"></a> Nei nostri 6 giorni di permanenza nella capitale abbiamo fatto un pò di tutto: siamo andati per musei, vi consigliamo il Lao National Museum che racconta la storia del Laos, concedendo ampio spazio alle lotte combattute dai laotiani contro francia prima ed america poi; siamo andati allo stadio a vedere una partita di calcio; abbiamo visitato praticamente tutti i templi ed i monumenti presenti in città, tra cui la stupa Pha That Luang, che è davvero suggestiva, soprattutto al tramonto, con la sua superficie dorata che riflette la luce del sole e le varie tonalità del cielo; abbiamo purificato anima e corpo partecipando ad una seduta di meditazione con dei monaci buddhisti, per poi farci avvolgere dai caldi fumi di una particolarissima herbal sauna. <a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03863.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-205" title="DSC03863" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03863-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La sauna si trova in una tradizionale casetta in legno, di quelle in cui vive la maggior parte della popolazione del laos, appoggiata a dei pali e sospesa a qualche metro da terra. Sul terreno, in corrispondenza della sauna, vi è un grosso forno in pietra dove vengono fatte bollire alcune erbe balsamiche i cui fumi riempiono la piccola stanza sovrastante, scaldandola e colmandola di benefici aromi. Divertente è stato anche il nostro ingresso alla seduta di meditazione; raggiungiamo in bicicletta un piccolo tempio buddhista immerso in un parco, leghiamo le biciclette con le catene e andiamo a fare una passeggiata. Dopo alcuni minuti Aga si accorge di non avere più le chiavi del lucchetto, iniziamo quindi a cercarle. Dopo poco ci raggiunge un monaco che si offre di aiutarci, dopo un altro paio di minuti un altro monaco si unisce al gruppo, poi un altro, poi un altro ancora&#8230;in tutto 2 bianchi e 6 monaci si aggiravano per il parco a testa bassa per trovare le chiavi di Aga. Uno dei monaci alla fine è riuscito a trovarle. Eravamo sicuri che prima o poi le chiavi sarebbero saltate fuori, era solo questione di tempo&#8230;e dai cavolo, 6 monaci nel team, Dio era ben dalla nostra parte eh!!!! Gli stessi monaci ci hanno poi invitato alla seduta di meditazione, molto interessante ma davvero troppo difficile per me. Bisogna chiudere gli occhi e scacciare ogni pensiero, rimanendo seduti immobili a gambe incrociate. Prima di tutto, sin da piccolo, se mi viene detto di non muovermi state certi che mi verranno tutti i pruriti del mondo, oppure piccoli dolorini muscolari che richiedono una veloce stiracchiata. Non avete idea di quante volte durante le visite mediche ho dovuto ripetere radiografie ed elettrocardiogrammi per questo motivo. E&#8217;più forte di me.</p>
<p>La capitale ha anche un buon numero di bar e locali notturni dove potersi divertire. Solitamente io e Aga trascorrevamo il tempo in piccoli bar frequentati per lo più da gente del posto ma, una sera, siamo usciti con un ragazzo inglese che vive da un anno a Vientiane; ci ha portato in un paio di locali dove abbiamo scoperto un altro aspetto della capitale sino a quel momento a noi sconosciuto. Vi sono alcuni posti, in riva al Mekong, in cui molte giovani ragazze si prostituiscono e vanno a caccia di occidentali di qualunque età. Le vedi sedute ai tavolini a sorseggiare acqua e ghiaccio, lanciando occhiate provocanti a tutti gli uomini presenti nel locale, in attesa che qualcuno le avvicini e le offra un vero drink, troppo caro per gli standard locali, per poi proseguire la notte in qualche camera d&#8217;albergo. Quanto stridente il loro comportamento con quello delle altre ragazze incontrate sino a quel momento, timidissime e spesso imbarazzate, sempre ben coperte e mai provocanti. Siamo rimasti molto sorpresi; eravamo pronti ad imbatterci in simili realtà in Thailandia ed in Vietnam, ma non di certo in Laos, anche in conseguenza delle leggi in vigore che vietano a chiunque di avere rapporti sessuali senza essere stati prima uniti in marimonio, con tanto di pena detentiva o espulsione dal paese. E&#8217;stato comunque importante conoscere anche questo aspetto di Vientiane, per quanto triste e deprimente. Ma devo dire che è davvero difficile trattenersi dall&#8217;alzarsi e rompere il naso al vicino di tavolo, ben oltre i 60 anni, che se la spassa con una ragazzina che potrebbe averne si e no 16!!</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03913.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-206" title="DSC03913" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03913-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Anche la serata successiva è stata molto particolare; rientrati alla guesthouse dopo un lungo giro in bicicletta, decidiamo di berci una birra al tavolino davanti all&#8217;ingresso, quando ci raggiunge il giovane ragazzo che copre il turno notturno alla reception, con un paio di suoi amici. Dato che il gruppo si era notevolmente allargato abbiamo comprato una bottiglia di whisky locale, il Lao Lao, di cui i laotiani vanno estremamente fieri, da poter bere tutti insieme. Durante le ore trascorse a quel tavolino abbiamo parlato di molte cose, approfondendo svariati aspetti della cultura locale. Inoltre, molte persone sono passate a sedersi con noi per fare due chiacchiere, per salutare, per farsi un goccetto, o per semplice curiosità, ma quella che ci ha colpito maggiormente è stato un uomo sulla quarantina che chiedeva l&#8217;elemosina e, visto il Lao Lao, si è seduto a bere con noi. Questo signore ha perso entrambe le braccia cercando di aprire una delle centinaia di migliaia di bombe sganciate dagli americani durante la poco conosciuta e totalmente illegale Secret War, portata avanti dagli Stati Uniti contro il neutrale stato del Laos, quasi 40 anni fa. Il paese è pieno di questi ordigni che rappresentano una delle principali cause di povertà di ampia parte della popolazione, in quanto è impossibile utilizzare gran parte dei terreni per l&#8217;agricoltura o la costruzione di abitazioni a causa della presenza delle bombe (ma approfondiremo maggiormente l&#8217;argomento nel prossimo post). Ebbene, questa gente cerca comunque di guadagnarsi da vivere raccogliendo e vendendo il metallo proveniente dalle bombe, anche a costo di aprire e dissinnescare gli ordigni a mani nude. Il rischio è altissimo e gli incidenti sono molto frequenti. Il Laos non è in grado di fornire nessun tipo di aiuto statale alle persone che non possono lavorare e l&#8217;unico modo per sopravvivere è, appunto, chiedere l&#8217;elemosina. Abbiamo però notato che, fortunatamente, la gente del laos, se può, non si tira indietro nell&#8217;aiutare i bisognosi.</p>
<p><a href="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03944.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-207" title="DSC03944" src="http://www.thetripmag.com/tour/worldtour/wp-content/uploads/2010/10/DSC03944-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dopo Vientiane ci siamo spostati a nord, nella famigerata Van Vieng, famosa per il <em>tubing</em> e per la facilità nel reperire droghe come marijuana e oppio, spesso servite nei bar e nei ristoranti con il nome di Happy Shake, Happy Pizza, Happy Omelette,&#8230;e così via. La città in sè è il paradiso dello sballone: è pieno di ristoranti che trasmettono puntate dei Simpson, dei Griffin e di Friends dalla mattina alla sera; non ci sono sedie, bensì delle aree composte da tavolini bassi e molti cuscini dove è possibile sdraiarsi e trascorrere ore mangiando o sorseggiando birra guardando la televisione. Ma il pezzo forte è il tubing sul fiume che attraversa la città, il Nam Song. Il tubing consiste nell&#8217;affittare una camera d&#8217;aria di un trattore e farsi trascinare dalla corrente del fiume. Oltre alla bellezza dei panorami, la vera chicca è che alle rive del fiume vi sono svariati bar a cui si può attraccare per bere qualcosa durante il percorso e fare baldoria. Non sembra per niente di essere in Laos: è pieno di europei, per la maggior parte inglesi, musica elettronica ad alto volume e tantissimo alcol. Da questi bar è inoltre possibile fare spettacolari tuffi attaccandosi a carrucole o a corde elastiche che ti gettano nel fiume da altezze spaventose. Un gran numero di persone si fa male ogni anno e almeno un paio ci lasciano le penne. Non bisogna esagerare con i drink; il fiume può diventare molto pericoloso e anche i tuffi non sono per niente sicuri, soprattutto se il livello dell&#8217;acqua non è sufficientemente alto. Quindi fate molta attenzione!!!Ok, lo ammettiamo, è davvero una città dei balocchi creata per i turisti, ma noi ci siamo divertiti un casino. Inoltre, se si affitta una bicicletta od un motorino, è possibile allontanarsi dal caos della città e godere dei bellissimi panorami e delle incredibili bellezze naturali di questa zona.</p>
<p><font size="3">Ed eccoci qui, seduti in riva al Nam Song, io, Aga e Takash, dopo un&#8217;intensa giornata di tubing e dopo un bel pò di Lao Lao; per salutarci, dato che Takash ha deciso di rimanere qui a Van Vieng un altro pò, mentre noi proseguiamo verso nord, per scoprire qualcosa in più riguardo alla Secret War. Siamo qui, ad ascoltare Starway to Heaven, in silenzio, perchè Takash non l&#8217;ha mai sentita prima e io gli ho appena detto che è una delle mie canzoni preferite&#8230;sarà l&#8217;alcol, o l&#8217;emozione del viaggio, l&#8217;essere qui in Laos e ricordare tutte le incredibili esperienze vissute fin&#8217;ora in questi 4 mesi, o magari tutto insieme, ma non mi sono mai goduto questa canzone così intensamente come in questo momento&#8230;Amazing, è il commento di Takash una volta terminata la canzone!!!</p>
<p>A presto notizie dalla zona più bombardata al mondo!!!</p>
<p></font></span></p>
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