Dirompente, stimolante ed artefice di una grande sinergia artistica, il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move, curato dalla Direttrice Artistica Arianna Rinaldo, è arrivato alla sua 9° edizione e, anche quest’anno, ci ha offerto un catalogo di mostre itineranti accessibili tutti i giorni nel pittoresco borgo etrusco della Valdichiana dall’11 luglio al 29 settembre.

L’opening del festival avvenuto tra l’11 e il 13 luglio ci ha regalato un programma intenso con talk, workshop, letture portfolio e mostre, questa volta incentrati sul connubio indissolubile tra l’essere umano e il paesaggio, e come ogni anno, con un’attenzione particolare ad una differente zona di frontiera del planisfero geopolitico, focalizzata sul territorio tra gli Stati Uniti e il Sud America.

Una relazione complessa, descritta attraverso una fotografia documentaria senza censure, per riflettere sull’impronta indelebile che l’impatto antropico esercita quotidianamente sull’ambiente, riscrivendo non solo i confini paesaggistici, ma anche quelli culturali e sociali.

L’immagine ufficiale di questa edizione è di Andrea Botto, il quale, attraverso i suoi scatti testimonia l’esecuzione di detonazioni civili programmate, con una tecnica audace: una camera 4×5 per grandi formati che permette un’unica possibilità di scatto. Un artista e documentarista in grado di rapire frammenti di tempo irripetibili, esposti in una grande collezione dal titolo The Explosion of Landscape: Blasting Practice.

Anche in questa edizione antiche dimore storiche sono state trasformate in sedi espositive al fine di valorizzare il patrimonio storico e artistico del piccolo borgo cortonese, obiettivo che è sempre stato parte integrante della mission del festival.

 

PALAZZO CAPANNELI

Questa residenza nobiliare risalente al XIV secolo ospita la maggior parte degli artisti. Qui si compie un viaggio fotografico intorno al mondo, passando per lo scenario de La Caravana della documentarista messicana Ada Trillo la quale, seguendo i migranti in quello che è conosciuto come il viaggio su “La Bestia”, il treno della morte, ha denunciato le conseguenze della politica migratoria Trumpista. Ritraendo un altro dei mille volti del Messico, anche Lara Shipley ci racconta di flussi migratori, in un reportage sul deserto di Sonora intitolato Passersby, palcoscenico di aspettative umane e dominazione coloniale.

Nadia Bseiso con il progetto Infertile Crescent illustra come le trasformazioni geopolitiche abbiano rimodellato il paesaggio della mezzaluna fertile, mentre con l’opera Legitimacy of Landscape, Yaakov Israel riscopre e analizza le sfumature e le intersezioni paesaggistiche e culturali tra le zone Palestinesi e quelle Israeliane.

Dall’altra parte dell’emisfero Forest di Yan Wang Preston, indaga sulla politica legata alla riqualificazione urbana in Cina con l’installazione delle “foreste cittadine”, mentre The Beauty and The Beast del duo fotografico Hahn+Hartung compara la percezione turistica e locale delle zone intorno all’“anello di fuoco”, la zona sismica più attiva di tutta la Terra.

Anche i due vincitori del concorso fotografico New Visions, organizzato in collaborazione con LensCulture, premiati nel 2018, quest’anno espongono i loro due progetti a Palazzo Capannelli: An Elegy For The Death of Hamun di Hashem Shakeri e Hiding from Baba Yaga di Nanna Heitmann.

Ultime due mostre da visitare in questa ex residenza signorile sono i lavori di Beatriz Polo Iañez esposti nella mostra L’illaSanta Barbara di Diana Markosian, vincitrice del premio Happiness On The Move. Due progetti completamente diversi ma dalla equivalente potenza narrativa intima e introspettiva.

EX MAGAZZINO DELLE CARNI

Questo luogo ospita un unico artista, Gideon Mendel con il suo progetto Drowning World, realizzato in quasi 12 anni di peregrinazioni fotografiche. Un lavoro meticoloso sull’impatto che le grandi inondazioni hanno avuto sulla vita quotidiana delle persone, documentato in 12 Paesi del mondo. Un’unica grande istantanea che supera barriere economiche, sociali e culturali.

 

PALAZZO CINAGLIA

Raccontaci una storia è il filo conduttore della 14a edizione del Premio Canon Giovani Fotografi 2019, un progetto, che conferma l’impegno di Canon Italia verso le nuove generazioni di storyteller per immagini. Cinque vincitori per tre categorie: multimediale, fotografica e menzione speciale per la fotografia sportiva. Il primo classificato assoluto è stato Federico Vespignani con Por aquí todo bien, un reportage sulle giovani gang in Honduras, seguono per la sezione fotografica Alisa Martynova con Nowhere near e Ciro Battiloro con il suo Santa Lucia. La menzione speciale per la fotografia sportiva è stata conferita a Federico Guida per il suo lavoro Pugni chiusi , dedicato all’omonimo progetto pugilistico nato nel 2016 e rivolto ai detenuti ospiti nel carcere di Bollate. Alberto Ferretto con About Respect è stato l’unico vincitore della sezione multimediale. Il breve video racconta la storia di un addio tra il protagonista e il suo cane, attraverso uno stile essenziale e commovente. Con un montaggio alternato tra passato e presente il video ci offre una duplice lettura sull’amicizia e su come questa possa essere una bussola di viaggio nel corso delle nostre vite.

A Palazzo Cinaglia espone anche la fotografa italiana Marina Caneve con un’indagine territoriale realizzata sulle Dolomiti sui rischi idrogeologici: Are They Rocks or Clouds? Lavoro vincitore del PhotoBook Dummy Prize 2018.

© Alberto Ferretto

PARTERRE

I giardini pubblici di Cortona diventano scenario espositivo di otto opere appartenenti ai protagonisti di Master of Photography, talent show di Sky Italia, i quali si sono misurati con diversi generi fotografici dalla street photography al ritratto, affrontando tematiche attuali ed eterogenee, con un approccio contemporaneo e originale. Insieme a queste, in occasione del 50° anniversario della University of Georgia Cortona, il progetto Baci from Cortona porta in mostra i ricordi degli scambi culturali tra il piccolo borgo e l’università statunitense.

 

PALAZZO BALDELLI

Qui apriamo un capitolo a parte. Arena – Video and Beyond è la sezione di Cortona On The Move curata da Liza Faktor e dedicata alle opere transmediali, con l’obiettivo di dare visibilità ai nuovi linguaggi narrativi applicati alle nuove tecnologie. Il progetto è sostenuto da Canon Cinema Eos e National Geographic Society.

All’entrata di palazzo Baldelli ci accoglie l’opera di Roland Dahwen, May 35: una videoproiezione a due canali sul massacro di Piazza Tiananmen in Cina del 1989. Il video è anche lo strumento narrativo del regista Elton Gllava che con Albanian Cinema Paradiso esegue un montaggio d’autore su materiale di repertorio appartenente al cinema albanese dagli anni ‘50 agli anni ‘90.

Linda Dorigo con The Missing Tape ci offre un’esperienza visiva sulla vita personale della stessa autrice. La storia di suo padre, lavoratore migrante italiano partito per la Russia verso la fine degli anni ‘80 diventa emblematica per riflettere sul tema dell’emigrazione italiana di quegli anni.

Altre due autrici italiane in mostra sono Sara Ruggeri e Irene Fassini che con Tempo di ritorno ci regalano un’esplorazione audiovisiva sulla memoria storica delle comunità montane dei monti Sibillini colpite dal terremoto del 2016 nell’Italia centrale.

Il Sud America è invece il palcoscenico di Gilvan Barreto con Landscape scars, installazione di grande effetto, dedicata ai traumi paesaggistici e umani del Brasile, tra mutilazioni ambientali e confinamento delle popolazioni autoctone, causati dal mostro dell’industrializzazione e dalle dittature militari, i cui frutti della violenza istituzionale hanno trasformato fiumi e foreste in cimiteri occulti e silenziosi.

Di popolazioni autoctone americane, spostandosi molto più a nord ne parla anche Rena Effendi con Spirit Lake, denunciando la fragilità e il degrado sociale di una piccola comunità di nativi americani contenente circa 2000 anime del Nord Dakota.

L’ultima mostra del piano inferiore è del giornalista britannico Oliver Clasper: The Spaces We Inherit, un racconto realizzato con scatti nudi e silenziosi, luoghi delle violenze razziali negli Stati Uniti tra il 1864 e il 2017. Elementi ambientali apparentemente privi di significato, ma ricodificati al fine di materializzare un messaggio chiaro, con l’ausilio di un sottofondo sonoro creato da registrazioni sul campo provenienti da numerosi siti di linciaggio razziale.

Il piano superiore del palazzo Baldelli invece si conclude con Dominic Bracco II che con My Republic, propone una nuova analisi territoriale tra il Messico e il Sud del Texas, ridisegnando i confini paesaggistici attraverso le sue personali esperienze e relazioni con il territorio.

FORTEZZA DEL GIRIFALCO

A circa 650 mt sopra il livello del mare, la Fortezza del Girifalco si erge in tutta la sua fiabesca maestosità. Assistere al tramonto lungo il corridoio aperto del suo muro di cinta è un’esperienza suggestiva, soprattutto se mentre tenti di immortalarti in un selfie con questo scenario di sottofondo, per caso ti si avvicina uno dei massimi esponenti della fotografia paesaggistica contemporanea e ti chiede: “Serve aiuto?”. Cortona On The Move è anche questo.

Qui ci sono le opere di maggior rilievo. Quest’anno un grande spazio è stato dedicato all’Archivio Publifoto acquistato e preservato da Intesa Sanpaolo, main partner del festival. L’archivio è un patrimonio fotografico sulla memoria storica del Belpaese esposto in una selezione dedicata agli eventi ambientali che hanno investito l’Italia nel corso del secolo passato intitolato Paesaggio umano. L’Italia del ‘900.

Nella corte interna della Fortezza, Claudius Schulze presenta Diversità, lavoro commissionato per Aboca, leader nell’innovazione terapeutica a base di complessi molecolari naturali, un progetto sul recupero della Tenuta Granducale di Montecchio per la tutela della biodiversità del territorio circostante. Un progetto che vede Cortona on The Move protagonista per il terzo anno consecutivo.

Due grandi maestri italiani della fotografia come Marco Rigamonti e Paolo Verzone ci raccontano invece due storie molto diverse. La strada blu. 7458 km di coste italiane è il lavoro che Rigamonti, ex ingegnere nucleare, ha sviluppato nel ritrarre il paesaggio marino di tutto il litorale italiano, lontano dagli stereotipi del turismo di massa del periodo estivo. Artic Zero è invece il reportage che Verzone ha compiuto presso il centro di ricerca internazionale e di monitoraggio ambientale norvegese vicino Longyearbyen, piccola metropoli nel mar glaciale Artico nelle isole Svalbard, che ospita 2.100 residenti provenienti da quasi 50 Paesi diversi. Sempre nella Fortezza del Girifalco Voices in the Wilderness di Ryan Walker attraversa la vita della piccola isola del Mar di Salish, microcosmo di una società autosufficiente e alternativa.

L’ultimo autore in mostra alla Fortezza è Simon Norfolk con Crime Scenes, che convoglia al suo interno 4 differenti mostre. L’autore come un archeologo studia ed analizza gli strati paesaggistici dei territori esplorati, artefatti e testimoni delle atrocità compiute dall’uomo sulla terra. Con Trajectory, Norfolk accosta le immagini degli eccidi del Ruanda documentati personalmente nel 1994,  al fronte delle Somme, una delle più sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale a nord della Francia. Time Taken è invece una raccolta di immagini sulle campagne afgane e il lento ripristino dell’economia locale dopo la guerra. Il percorso di Norfolk si chiude con When I Am Laid in Earth e Shroud (in collaborazione con Klaus Thymann per Project Pressur) due progetti incentrati sulla fusione dei ghiacciai rispettivamente del Monte Kenya e del ghiacciaio del Rodano in Svizzera. Qui una coperta termica lunga chilometri, assorbe il calore del sole e rallenta la fusione glaciale. La visione appare come un lamento drammatico e soffocato del paesaggio.

Un’esperienza artistica eccezionale e da non perdere, focalizzata sul senso più ampio della relazione uomo- paesaggio dove “La fotografia di territorio e di paesaggio – sottolinea la Direttrice Artistica Arianna Rinaldo rileva e interpreta i nostri desideri, le nostre intenzioni e le nostre credenze perché la natura e l’ambiente rispecchiano l’evoluzione dell’essere umano, l’inevitabile e l’evitabile, il progresso e l’errore”.

Non ci resta che darvi appuntamento al prossimo anno con la nuova edizione di Cortona On The Move 2020 e lasciarvi un assaggio fotografico del nostro viaggio stampa.

Leggi il recap delle passate edizioni:

CortonaOnTheMove2017           CortonaOnTheMove2018

 

di Samyra Musleh