di Alessandro Amico

Un viaggio in Armenia è sicuramente una destinazione inusuale, un luogo poco conosciuto ma che ha tanto da raccontare. Amo definirlo un paese inaspettatamente interessante. Voglio scomporre questo diario di viaggio in tre tappe tematiche: la Rivoluzione, la Tradizione e le Persone.

La Rivoluzione:

Sono andato in Armenia esattamente 100 giorni dopo la Rivoluzione di Velluto. Ho deciso di introdurre il reportage con questa foto che, a parer mio, racconta l’unità del popolo armeno, verso una ripresa sociale, economica e morale che unisce trasversalmente tutte le generazioni. Invasioni, genocidi e crisi sono parole ricorrenti nella storia di questo paese che è stato sempre oppresso fino ad un recente punto di svolta, fino alla rivoluzione alla quale ho avuto l’onore di assistere. Il velluto è stato utilizzato per indicare una rivolta che non ha coinvolto scontri armati, dal momento che, tutto il popolo compresa la forza armata, si è ribellato nei confronti di una finta democrazia che da anni costringeva il paese a camminare su un filo steso sopra un  precipizio dittatoriale. Arrivato alla manifestazione, che festeggiava i centro giorni dalla caduta del vecchio presidente, mi sono imbattuto in questo signore anziano completamente assorto dalle parole del nuovo presidente, con un volto intriso di speranza per un paese migliore.

Incrociando i vari sguardi presenti nella Piazza della Repubblica armena, ho notato questo bambino che con ogni parte del suo corpo esprimeva l’orgoglio di appartenere ad una realtà così importante. La genuinità dei suoi occhi e delle sue azioni ha catturato immediatamente il mio sguardo e il mio sentimento.

 

La tradizione:

Voglio mostrarvi altre due foto che non appartengono direttamente alla manifestazione in piazza, ma che considero rappresentative della quotidianità, dal momento che la rivoluzione non riguardava solo una voglia di rinascita, ma anche il desiderio di riaffermazione di una cultura profonda e radicata in tutti, come può esserlo un negozio di tappeti di produzione locale o i frequenti musicisti che suonano musica folcloristica tra le strade della capitale.

Le persone:

I volti delle persone sono storie e la vita stessa è un complesso di storie, tra trame principali e secondarie. A volte quando si viaggia si ha una maggiore attenzione verso l’altro. In Armenia ho conosciute persone di un’intensità a volte inesplicabile a parole. In questi casi la fotografia per me è sempre una soluzione narrativa risolutiva per raccontare ogni incontro ed emozione. Lei si chiama Natia. Le ho parlato veramente poco, eppure mi ha trasmesso tanto. Ho immediatamente percepito la sua bellezza, la sua delicatezza. A volte non c’è bisogno di parlare per mostrare il proprio mondo e lei è una di quelle persone.

 

 

Lui si chiama Lasha. La sera in cui ho realizzato questi scatti l’ho guardato e ho capito che avrei dovuto fotografarlo, in maniera quasi inconsapevole l’ho fatto. Il giorno seguente sempre spinto da una sorta di impulso non estremamente conscio, sono andato a stampare la sua foto e gliel’ho regalata. Lui mi ha guardato, mi ha abbracciato e si è messo a piangere. Aveva bisogno di un regalo, tutto qua.