I MOKEN: una vita a filo d’acqua è un reportage di viaggio su una popolazione del mare delle Andamane.

Tra le isole dell’arcipelago Mergui, al largo delle coste meridionali della Birmania e della Thailandia, vive una tribù di circa 4000 persone, chiamati Moken, o più semplicemente “zingari del mare”. Senza nomi, senza documenti, senza nazionalità, senza tempo. Questo è scandito solo dai venti, dalle onde del mare e dalla luna. Non possiedono un calendario e la maggior parte di loro non conosce neppure la propria età. Sono liberi. Liberi di navigare e adattarsi ai flutti in modo quasi soprannaturale. Piccoli, dal colore brunito, timidi, riservati, ed estremamente vulnerabili, tanto che difficilmente hanno contatti con il mondo esterno. Hanno sempre vissuto in maniera quasi primitiva, procurandosi pesce da barattare con riso, pochi vestiti e attrezzi utili per le loro barche. Tutti uniti da un radicato sentimento di solidarietà e comunità. Questo loro stile di vita libero e anarchico, che non riconosce confini nazionali, è però fortemente minacciato.

Le autorità birmane e thailandesi lo considerano un ostacolo per il turismo, tant’è che hanno cercato di stanziarli all’interno di parchi e villaggi, costruiti appositamente per loro come attrazione per turisti, costringendoli per forza di cose, a perdere la loro identità culturale. Questo però, è un modo di vivere per loro troppo remoto: riprodurre sulla terraferma il loro ambiente naturale nel pieno rispetto delle tradizioni è impossibile. Molti si ammalano, alcuni cadono in depressione, altri ancora si abbandonano all’alcool e alle droghe.

Ma c’è anche chi resiste e si oppone a questa contaminazione, cercando di conservare lo stile di vita tribale che li ha sempre caratterizzati. Sono coloro che continuano a navigare le acque del mare delle Andamane a bordo dei “kabang”. Imbarcazioni che a seconda delle situazioni, sono casa, rifugio, strumento di lavoro. Questi, sono per lo più uomini, quasi totalmente assenti nei villaggi. Le donne invece, sulla terraferma, lavorano per loro, tessendo o riparando le reti necessarie per la pesca. Allevando e accudendo i figli, occupandosi delle questioni domestiche. I Moken vivono in simbiosi con il mare, non hanno legami con nessuna terra in particolare. Possono interrompersi strade o ponti di duro cemento, ma mai si spezzerà il cordone che li lega alle acque. Basta salire su una zattera e aggrapparsi a questo “cordone” per essere trascinati in questo mondo, rimasto sospeso tra terra e mare.

di Natascia Aquilano