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Diffidate dalle imitazioni.

Nella meravigliosa e più grande isola thailandese Phuket, che si affaccia sul mare delle Andamane, gli elefanti asiatici sono un’attrazione turistica molto comune. Ma il maltrattamento che c’è dietro la gestione di queste meravigliose creature è alla base del marketing di molti “Santuari” che si spacciano per tali, ma in realtà offrono delle esperienze al pari di quelle che ancora molte strutture tradizioni riservano ai viaggiatori, gestendo gli elefanti in uno stato di condizionamento e cattività.

Storicamente gli elefanti in questo Paese sono sempre stati considerati animali da lavoro, poi l’impatto turistico ha trasformato la meravigliosa biodiversità di questo posto in un impero commerciale, dove gli animali selvatici in generale spesso vengono sfruttati come attrazioni per i visitatori alla ricerca di esperienze esotiche.

Oltre ai famosi trekking nella giungla, in cui gli elefanti vengono cavalcati loro malgrado, ci sono i terrificanti show circensi dove i pachidermi sono costretti a dipingere o giocare a calcio dopo un addestramento cruento.

Gli zoo sono ancora lontani dall’etica di ripristino e recupero della fauna selvatica, a tal proposito proprio quest’anno ha chiuso quello di Phuket dopo la crisi pandemica, con grande giubilo degli attivisti (me compresa), diventato famoso anche per la sconvolgente inchiesta del PETA.

Se volete visitare un vero Santuario per la protezione degli elefanti, tra l’altro molto sociali e intelligenti, optate per il Phuket Elephant Sanctuary: in 30 acri potete vivere un’esperienza etica di contatto quasi diretto, sostenendo un progetto di vera tutela e conservazione di questa specie.

L‘Asian Elephant Project, invece, è il primo grande progetto di recupero in cui sono accreditati tutti i santuari etici del distretto di Chiang Mai in Thailandia, dove l’approccio d’interazione tra elefanti e turisti si basa su questi tre aspetti:

Se vi aspettate di cavalcare elefanti od occuparvi della loro igiene personale accalcati nelle pozze comuni imponendovi con un invadente contatto diretto, non è ciò che potranno offrirvi. Potrete interagire nel rispetto degli spazi e della routine quotidiana di questi colossi gentili, e ammirarli in un contesto realmente naturale.

di Samyra Musleh
Foto copertina di y JAYAKODY ANTHANAS on Unsplash

 

 

 

 

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Antropologa, divulgatrice scientifica e content manager è caporedattrice per ThetripMag a tempo pieno. Ibrida dalla nascita, metà italiana e metà giordano palestinese, vive rincorrendo la cosa che ama di più: andare a caccia dei vocaboli giusti per raccontare storie che rimangano impresse. Ama la natura ma anche la tecnologia, i contesti multiculturali, il giornalismo d’inchiesta e i libri di fantascienza. È sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da sperimentare e posti nuovi da conoscere. Iperattiva e versatile, prova a reinventarsi ogni giorno per non soccombere alla giungla urbana che la circonda insieme al suo fidato compagno di vita a 4 zampe.