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È passato un po’ di tempo dall’ultimo evento a cui avevo assistito di persona e nutrivo grandi aspettative dagli organizzatori dellLPM, evento pioniero della scena audiovisual di portata internazionale. Ovviamente tutte esaudite.

Il Live Cinema Festival 2020 andato in “scena” dal 9 al 17 ottobre nella capitale ha avuto luogo nel bellissimo Acquario Romano, sede della Casa dell’Architettura a Roma. Un set-up minimale, ma di grande impatto con uno schermo curvo di 5x20m e un potente impianto audio, necessario per godere appieno di un festival audiovisivo immersivo nell’affascinante contesto architettonico.

Ogni serata è stata preceduta da un simposio sull’argomento principale del festival. Un argomento a noi molto caro: “Cos’è la sinestesia?”

Durante i simposi, diversi relatori e artisti audiovisual hanno esplorato il tema della sinestesia da un punto di visto scientifico, antropologico e ovviamente, artistico. Simposi, quelli del 15 e 16 del ottobre dove ho avuto il piacere di essere moderatore, in quanto direttore di Audiovisual City.

AID KID & PAVEL KARAFIAT

Il primo spettacolo è stata una piacevole sorpresa. Amiamo scoprire nuovi artisti. E Quando li scopriamo dal vivo, ancora meglio!
Il produttore di musica elettronica Aid Kid e lo sviluppatore/artista visivo Pavel Karafiát hanno instaurato una collaborazione in constante evoluzione. La loro performance audiovisual è stata caratterizzata da uno stile di intelligent techno martellante e un paesaggio visuale alieno, in costante trasformazione. Hanno offerto uno spettacolo incisivo, colorato e incalzante per il nostro gusto e divertimento.

CF - AidKid & Pavel KarafiatIl duo AV gioca costantemente con la sincronizzazione e l’a-sincronizzazione dei suoni techno e dei pattern video, costruendo lentamente una potente sinestesia in tempo reale.
Sembrava di essere su un’astronave, viaggiando attraverso una galassia audiovisual sconosciuta, popolata da geometrie selvagge, in una spirale di disintegrazione entropica.

AMELIE DUCHOW 

Amelie Duchow ha presentato la sua performance TONSTICH, un tributo al suo background da stilista. Ma per noi non era una new entry, avevamo, infatti, Abbiamo già avuto il piacere di vederla dal vivo allo Splice Festival nel 2018. Ancora una volta, la Duchow ha dimostrato la sua elegante maturità artistica e l’eccezionale qualità tecnica. Un sarto digitale che fabbrica un abito audiovisivo, utilizzando i suoni delle macchine tessili e i modelli visivi del corpo.

Amelie Duchow - TonstichLa struttura visiva è precisa e analitica, esaltata da una potente colonna sonora piena di reminiscenze della prima techno tedesca. Una performace che ci trasporta dentro l’essenza stessa del processo di fabbricazione tessile. Il ritmo AV è incredibilmente intenso e tutti gli elementi della composizione si collegano tra loro attraverso linee, punti e numeri: un vestito fatto di dati, poi trasformato in suoni e immagini.


Amelie lavora incessantemente sul suo vestito offrendo una conversazione digitale senza interruzioni in cui ogni parola è sintonizzata alla perfezione e ci accompagna in un viaggio astratto attraverso forme primarie e suoni ridotti all’essenziale, per mostrare finalmente le macchine da cucire in una rivelazione figurativa inaspettata.

DYLAN COTE & PIERRE LAFANECHERE

Il duo AV francese ha presentato questo progetto unico ed inquietante basato sull’ “hack” estetico di Google Earth. Gli artisti audiovisivi hanno scansionato il progetto totalitario di Google, ricercando glitch di sistema ed estraendo immagini dalla piattaforma. Il risultato è un ambiente inumano, freddo e immersivo, potenziato da un paesaggio sonoro dirompente.

Le immagini provenienti da contesti urbani e naturali sono intervenute digitalmente per creare un paesaggio distopico, popolato da carcasse senza vita provenienti da un mondo digitale compresso. Le città si sciolgono davanti ai nostri occhi mentre la colonna sonora è in continuo crescendo generando un melting-pot estetico informale. Alla fine il glitch prende il sopravvento sull’intera composizione mentre la musica riprende a ritmo 4×4. E il mondo figurativo viene distrutto dall’astrazione totale.

ZAGAR AV EXPERIENCE

Zagar AV Experience è composto da Balázs Zságer e Kati Katona. Il duo AV sfrutta le possibilità artistiche di creazioni spontanee, utilizzando un’integrazione in tempo reale di immagini live combinate con animazioni. La loro performance MIRROR OF MIND presenta musica techno ambient minimale che interagisce con oggetti fluttuanti atmosferici geometrici e monocromatici. Gli artisti audiovisivi esplorano diverse forme e trame durante il processo in tempo reale attraverso un approccio sperimentale alla drammaturgia AV.

PATRIK LECHNER

Un’altra grande sorpresa è stata ORBITOCLAST di Patrick Lechner, artista audiovisivo austriaco all’avanguardia, che dalla metà degli anni 2000 crea contenuti audio e video sperimentali. Patrick Lechner e il suo team, hanno sviluppato un algoritmo di intelligenza artificiale ad-hoc che gli permette di generare e manipolare, oggetti audiovisivi rumorosi e glitch.

ORBITOCLAST rappaudiovisivresenta l’eccesso audiovisivo, la stravaganza. Il ritmo sincopato comunica come l’artista sta domando questa forza audiovisual generata dall’algoritmo. Le sue creazioni sembrano vive, mentre conquistano lo spazio e i sensi del pubblico. Questo blob digitale amorfo animato dal vivo dall‘artista-burattinaio è terribilmente attrattivo.

Ci sembrava come se lo schermo stesse per crollare da un momento all’altro, sotto la manipolazione live. Ai lati dello schermo Lechner mostra i dati su cui sta intervenendo artisticamente, condividendo con noi il proprio spazio di lavoro. I suoni distorti si sovrappongono mentre le immagini scorrono a velocità sbalorditiva, generando un’affascinante combinazione di diverse trame audiovisive.

MAOTIK

Ultimo ma non per ordine d’importanza, l’artista audiovisivo francese Maotik, famoso a livello internazionale per la sua opera d’arte generativa e l’uso creativo degli input di dati. Maotik ha eseguito AERYON LIVE, un viaggio audiovisivo dalla prospettiva di un drone che sorvola un vasto panorama digitale interpretando i dati ricavati da Google Earth.

Il drone esegue la scansione dell’ambiente dei dati sorvolando lo spazio senza fine. Tutti i punti di vista si frammentano mentre le forme si dissolvono e si ricompongono. Stiamo esplorando questo scenario fragile e instabile in cui non è rimasto nulla di umano. Solo la rappresentazione terribilmente affascinante dei dati. Il mondo è interpretato audiovisivamente da una macchina, un effetto ottenuto dall’uso sapiente dell’algoritmo generativo su misura.

Durante la performance, trame audiovisive dall’aspetto naturale riaffiorano dal magma amorfo, comunicando pace effimera mentre la musica si addolcisce. Ma niente può fermare l’enorme oceano di dati che assorbe ogni cosa sul suo cammino. Lo stile di Maotik è maturo e raffinato. Sa perfettamente come tenere il pubblico con gli occhi e le orecchie incollati, durante questo appassionante viaggio AV.

di Marco Savo
Caporedattore di Audiovisualcity.org