Questo diario di viaggio è ambientato in Islanda dell’est.

1. Quella Est è la costa meno abitata dell’Islanda, e lo si capisce già a bordo del piccolo aereo ad elica che dalla capitale Reykjavik vola verso Egilsstadir. Non avevo mai preso un aereo con le eliche. Dal finestrino scorre un enorme e disabitato deserto di ghiaccio. Guardo giù e penso, siamo ancora sulla terra.

finestrino aereo

 

2.Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte, la casa trema. Il vento butta sulla finestra badilate di neve a velocità folle, per un attimo mi sembra che si stia per sollevare il tetto. Penso che questa casetta di legno è qui da anni, e che probabilmente una bufera di questo tipo l’ha già superata almeno una volta. Torno a dormire. La mattina sono chiuso dentro, la porta d’entrata non si apre, i vetri ricoperti di ghiaccio e neve non mi consentono di vedere di fuori. Spingo e prendo a calci la porta così forte che si apre. Spalo la neve nel vento gelato che me la ributta in faccia. Tre giorni consecutivi di neve e vento con raffiche oltre i 60 Km/h. Senza interruzioni. Questa è una bufera di neve in Islanda.
baita innevata Islanda

 

3.Dicembre e Gennaio, il periodo più buio dell’anno. 3 ore e 24 minuti separano l’alba dal tramonto. Il sole sorge dopo le 11 e tramonta prima delle 15. Aggiungendo circa un’ora di luce prima dell’alba e dopo il tramonto arriviamo ad una finestra totale di luce di circa 5 ore. In questo periodo, nelle rare giornate di bel tempo il cielo si colora di tonalità pastello quasi irreali.

cielo Islanda

 

4. Abbiamo incontrato in questi mesi molti cavallini islandesi che vagano liberi per i prati rovistando sotto la neve in cerca di qualcosa da brucare. Sono molto più piccoli e tozzi dei cavalli che siamo abituati a vedere, hanno le orecchie piccoline e un pelo bello ispido. Ho letto che dal 1909 vige l’assoluto divieto di importare cavalli, anche se di razza islandese. Nessuno può tornare in patria una volta sorpassato l’oceano perché si tende a proteggere questa razza, famosa per essere molto resistente e soggetta a poche malattie.

cavallo islandese

 

5. In Islanda ci sono più pecore che persone, i vasti terreni agricoli intorno alla costa ne sono pieni e d’estate vagano ovunque, libere, tra altipiani e montagne. Le pecore islandesi sono una razza rimasta praticamente invariata per più di mille anni, probabilmente la razza di pecore più antica e geneticamente pura del mondo. Quelle di oggi derivano direttamente dalle pecore trasportate qui dai vichinghi e tutti i tentativi di migliorare la razza hanno portato alla creazione di esemplari più deboli e meno resistenti alle malattie, così gli allevatori hanno deciso di mantenere la razza islandese pura. La pecora islandese è leggermente più piccola delle altre razze ed ha un doppio strato di pelo adatto a resistere al clima umido e freddo dell’isola. Lo strato interno è isolante, super leggero e arioso mentre quello esterno è più lungo, forte e idrorepellente. Questi due strati lavorati assieme creano la lana islandese, la lana Lopi, una lana unica per le sue proprietà di leggerezza e resistenzaall’acqua con la quale vengono prodotti i bellissimi (e carissimi!) maglioni islandesi.

pecora islandese

 

6. Fasci di luce verdi si muovevano molto veloci lungo tutto il fiordo. Siamo saliti rapidamente sopra la collina, abbiamo fermato la macchina in mezzo alla strada, siamo scesi e ci siamo persi a guardare increduli i giochi di luce a volte anche violacei che lasciava l’Aurora nel cielo. Dopo 10 minuti abbiamo messo per terra la macchina fotografica e ci siamo fatti una foto. Senza regolarla, senza guardare l’inquadratura, la nostra testa era fissa col naso all’insù.

Aurora boreale Islanda

 

7. Il sole durante i mesi più bui si alza di circa 3 gradi sopra l’orizzonte. Questo vuol dire che anche una piccola montagna è sufficiente a oscurare qualsiasi cosa si trovi ai suoi piedi e proprio per questo motivo molte cittadine islandesi rimangono senza vedere la luce diretta del sole per mesi. Tra queste c’è Seydisfiordur.

città e neve

 

8. La strade che unisce Seydisfjordur a Egilsstadir, la città più vicina, è una tortuosa strada che si inerpica sulla montagna. In inverno spesso è chiusa per il forte vento, e ancora più spesso è in pessime condizioni. Il vento spazza la neve alzandola nell’aria, creando vortici e rendendo la visibilità scarsissima. La strada spesso assume le sembianze di un grosso serpente nero che danza in un atmosfera evanescente. Il cielo e la terra si fondono il un unico ambiente totalmente privo di profondità e contrasto.
via innevata

di Small Shed – Cla&Vale