Capita sempre più spesso, negli ultimi tempi, di sentir nominare Tbilisi. Da più parti si vocifera che stia succedendo qualcosa lì, che la capitale Georgiana stia vivendo un momento di grande fermento. La spinta viene da una nuova generazione vogliosa di connettersi con il mondo, determinata a scrollarsi di dosso le pesanti macerie sovietiche, felice di mostrare il proprio spirito e le proprie tradizioni agli stranieri. Bisogna assolutamente andare a vedere. Cibo, architettura, musica d’avanguardia. Questi sono già tre motivi fondamentali per visitare e approfondire la capitale Georgiana.

Atterro a Tbilisi un martedì di Maggio. Piove. Il driver non parla inglese ma ha la faccia buona e gli occhi vispi, ogni volta che vede una chiesa fa tre volte il segno della croce. Dice che qui si fa così. Inizio a guardare fuori dal finestrino, c’è molta polizia per strada, l’atteggiamento è quello serio, le persone invece hanno un fare molto gentile e curioso. Il mio hotel si trova proprio sotto la città vecchia, lungo il fiume Mt’k’vari, che divide in due la capitale.

Diluvia, è sera, ma la voglia di scoprire è troppa e allora, k-way indossato, inizio a perdermi nella città vecchia. Old Tbilisi è un coacervo di vicoli e viuzze che si arrampicano in salita, caratterizzatI dalle famose “Verande” ( si, come in Italiano ndr), balconi di legno o di ferro dai colori pastello che sbucano ad ogni angolo della strada. Alcune sembrano appena ristrutturate, le più fascinose però sono quelle a cui il passare del tempo ha donato un sapore di vissuto. Alcune sembrano addirittura poter crollare da un momento all’altro, le più fascinose. Mi aggiro silenzioso tra i vicoli bagnati, il rumore dell’acqua che scroscia dalle grondaie si alterna ai suoni domestici che fuoriescono da case con le luci soffuse, tutto ha un sapore calmo e autentico.

Al di là di qualche baretto, Old Tbilisi la sera non è affollata di gente, per cui decido di attraversare il fiume verso un’altra zona della città, dove un amico mi ha consigliato di andare da Fabrika. FabriKa è un nuovo spazio polifunzionale aperto lo scorso anno nel cuore di Tbilisi. Un palazzone pieno di graffiti dalle grandi vetrate con, all’interno, una corte rettangolare.
Ospita un ostello dal tipico taglio nord europeo, alcune residenze artistiche, studi creativi, altri di architettura e, nella corte interna, diversi bar, negozi e anche un barbiere abbastanza hipster. È frequentata perlopiù da giovani Georgiani ed expat. Vengono continuamente organizzati eventi qui a Fabrika e in questi giorni sta per iniziare il Natural wine fest, dove sono presentati i migliori vini biologici Georgiani.

La serata prosegue in giro con due ragazzi turchi che vivono qui da anni, mi accompagnano alla scoperta della Tbilisi by night.L’intrattenimento notturno è uno dei traini principali del risveglio culturale della città.
Arriviamo al Khidi e resto subito a bocca aperta. Un club ricavato dentro le fondamenta di un grande ponte. Tre piani, due dance floor, ottimo impianto, davvero impressionante dal punto di vista dell’architettura industriale e anche l’atmosfera non lascia certo a desiderare. Conosco Tamuna e Johan, i proprietari, sono una coppia Georgiana davvero super, mi accolgono come uno di famiglia e mentre mi mostrano il club mi raccontano come sia complicato ma estremamente stimolante portare avanti un progetto come questo, di totale avanguardia, in un paese come la Georgia. Artisti internazionali ogni week end partecipano ai loro eventi, lo scorso anno hanno invitato addirittura David Lynch per un talk nei loro spazi.
Il Khidi organizza anche l’unico party LGBT di Tbilisi. Credetemi non è assolutamente consuetudine qui, le difficoltà sono molteplici e spesso scoraggianti. Tamuna e Johan sono dei veri pionieri!

Dal Khidi ci spostiamo al Bassiani, il primo club underground che nacque in città, ricavato nella piscina sotterranea dello stadio della Dinamo Tbilisi. Qui l’atmosfera è più carica e sovreccitata, il pubblico più giovane e i buttafuori all’ingresso sembrano non fare tanti salamelecchi. Un grande rettangolo buio si apre davanti a me, luci rosse che scendono verticalmente dall’alto, bmp velocissimi e tanto movimento. Inizio ad aggirarmi per il club, perdendomi nella penombra e attaccando bottone qua e là con ragazzi locali.In generale sono tutti molto gentili e curiosi nei miei confronti. Vogliono sapere da dove vengo e perché ho deciso di visitare Tbilisi, sono felici di vedermi qui. A volte si va sopra le righe con l’entusiasmo, ma credo sia il normale assestamento dopo anni di buio e repressione comunicativa.

©Yan Pouh OLD TBILISI

Alle prime luci dell’alba torno in hotel attraversando i vicoli di Old Tbilisi che iniziano a risvegliarsi. La sensazione che ho, alla fine di questa prima notte di scoperta, è che la città sia pervasa da una genuina voglia di libertà, di aggregazione e di divertimento, che per troppi anni non ha avuto la possibilità di esprimere. Trova nell’intrattenimento notturno un forte traino, un modo per soddisfare la propria necessità di contemporaneo. La rete, i social e la comunicazione giocano un ruolo importante in questa sfida.

Lo scorso anno ad esempio è accaduta una cosa molto significativa.
Un venerdì sera, senza preavviso, le forze dell’ordine hanno chiuso in contemporanea tutti i club della città, con la gente ancora dentro che ballava, attraverso un’azione improvvisa e violenta. L’operazione, letta dall’opinione pubblica come ostentazione di forza da parte della polizia, ha però avuto un inaspettato effetto boomerang. Un tempo l’accaduto sarebbe stato prontamente “silenziato” mentre in questa occasione i tanti video e le foto postate hanno creato immediatamente un grande tam tam mediatico. Il risultato è che i ragazzi di Tbilisi e delle altre città Georgiane si sono riversati davanti al Parlamento, organizzando un vero e proprio rave. Un pacifico rave di protesta che alla fine ha visto più di 50.000 partecipanti e sostegno da ogni parte del mondo. Il presidio è andato avanti alcuni giorni a suon musica e talk. Il mondo dell’intrattenimento ha mostrato la propria solidarietà a livello globale, addirittura gli artisti che erano in quei giorni a Tbilisi hanno fatto a gara per suonare nella piazza del Parlamento. A Tbilisi ballare è stato un atto politico.

La situazione a Tbilisi è chiara, in questa città sta accadendo una vera e propria rivoluzione culturale. Un braccio di ferro tra la nuova generazione che pretende di emanciparsi e lo stantio braccio della vecchia generazione, che cerca di reprimere un processo ormai inevitabile, anche con la violenza. Diritti che a noi sembrano inalienabili qui sono ancora da conquistare e rendersi conto di ciò è piuttosto scioccante e affascinante nello stesso tempo. E la musica? La musica, più in generale la cultura, è uno degli strumenti principali per combattere e vincere questa battaglia.
To be continued…

di L.S.