di Giacomo Federici

Paros e Santorini non credo abbiano bisogno di presentazioni, sono due meravigliose isole facenti parte dell’arcipelago greco delle Cicladi. Paros è la mia prima tappa.
Non appena il traghetto giunge a destinazione e apre il suo grande portello posteriore, vengo travolto da un trionfo infinito di colori e di profumi. L’estate è proprio lì, pronta per essere afferrata e goduta.Vengo anche travolto dagli isolani che cercano di indirizzarmi verso quello o quell’altro appartamento in affitto, ma è tutto parte del “pacchetto avventura” che serve a rendere la permanenza in queste isole ancora più autentica.


Blu. Blu ovunque.
Il blu saturo del cielo, la cui intensità vi garantisco non troverete mai in nessun altro posto del mondo, che si mescola con il blu delle numerose chiesette protestanti sparse un po’ ovunque e che poi scivola e si confonde con il blu di quell’enorme distesa d’acqua che ti circonda, il mare.
Bianco. Il bianco delle nuvole che si accosta perfettamente al bianco che caratterizza le tipiche casette greche. E il rosa-fucsia delle bouganville, che qui trovano il loro paradiso naturale per crescere alte e rigogliose.
Questi sono alcuni dei colori di cui i miei occhi si nutrono giorno dopo giorno, dando per scontato ovviamente un mare che è di una bellezza a dir poco imbarazzante.


E poi viene Santorini, Thera, che se per molti aspetti è simile alle sue sorelle dell’arcipelago, si può dire allo stesso tempo che è anche completamente diversa. E’ un’isola di origine vulcanica, per cui i fondali che rendono cristallino il mare delle altre isole limitrofe, lasciano spazio a dei colori decisamente più scuri, opachi, ma non per questo meno belli.
La leggenda vuole che la vecchia Atlantide fosse sorta proprio in quest’area, ma che ci si creda o meno, sta di fatto che Santorini ha davvero un fascino leggendario.I famosi tramonti di Oia (si pronuncia “la”) lasciano letteralmente a bocca aperta. Una volta che quella palla incandescente color arancio si tuffa al di là dell’orizzonte, gli spettatori non possono fare a meno di concludere con un sonoro applauso.


In tutto questo, come ho conciliato la mia passione fotografica? La risposta è molto semplice: con quei colori così saturi e quei paesaggi, le foto si scattavano da sole, ma ho cercato comunque di dare il mio tocco personale per non portare a casa le solite cartoline, anche se ammetto di essermi lasciato andare anche a dei “classiconi”. La cosa per me più importante dal punto di vista fotografico, è stata la sfida che ho voluto affrontare quando ho deciso di lasciare a casa tutta la mia attrezzatura professionale.Sì, niente full frame Canon con le sue pompose ottiche serie L, per riscoprire una dimensione più leggera attraverso la mia primissima Canon 450d e il 18-55 del kit.
Sorridete vero? Lo so, eppure ne sono uscito davvero tanto soddisfatto, credetemi, ennesima dimostrazione del fatto che alla fine l’attrezzatura non potrà mai sostituire la propria creatività artistica.