di Elisa Pregnolato

Sulla 60 Feet Rd il mezzogiorno è cocente, i clacson minano la quiete e la polvere si addensa in fondo alla gola. Mohammad cammina veloce nel traffico intenso, intrufolandosi dove non si vedono buchi per passare. La sua corsa finisce di fronte ad una porta di lamiera socchiusa, una delle tante. Al suo interno un vecchio televisore trasmette note Bollywoodiane che si scontrano con il rumore frenetico all’esterno. Mentre il fruttivendolo urla vocali altisonanti, il barbiere percuote strumenti di dubbia igiene, e sotto quel sole nessuno sembra prendere fiato nemmeno per un secondo. “È qui che gli abitanti di Dharavi passano il tempo libero” racconta Mohammed, studente di sociologia di giorno e sarto di notte. “Con un paio di Rupie riesci a vedere un classico di Bollywood, in città invece lo paghi 500, a volte 1000 volte tanto”. I suoi piedi scalzi varcano il ciglio d’entrata mentre l’anziano signore seduto all’ingresso ancora ondula la testa sulle sue spalle in segno di ringraziamento.

A Mumbai vivono e lavorano più di 12 milioni di abitanti, il 60% dei quali ancora vive negli slums. Dharavi è uno di questi, un cuore nero pulsante, la più grande baraccopoli asiatica stretta in meno di 2 km2, che ospita ogni giorno 600.000 persone. “Qui siamo al centro, abbiamo due stazioni a dieci minuti a piedi e l’aeroporto un po’ più a Nord. In un’ora puoi raggiungere ogni parte della città, la gente ama vivere qui. Le star di Bollywood vivono a Bandra, il quartiere qui accanto”. Questo polmone abusivo poggia i suoi piedi su di una miniera d’oro, una terra che sul mercato immobiliare vale più di 10.000 dollari al mq, in quella che è la seconda città per importanza nel settore degli investimenti immobiliari. Dharavi è un lembo di terra pericolante ed illegale, minacciato su tutti i suoi lati da ruspe private ed atti governativi che, a partire dal 2004, hanno contribuito alla definizione della “Slum Rehabilitation Authority”, progetto in cui gli abitanti vengono valutati al mq.

Quelle fitte abitazioni di plastica blu, cemento e lamiera sono infatti un hub sociale in cui le persone condividono ritmi e bioritmi permettendosi un affitto, una casa ed un luogo di lavoro assolutamente più economico confronto al resto della città fiorente.

Il reportage fotografico realizzato nell’ombra di quei cunicoli ha lo scopo di ritrarre un ecosistema dall’esistenza tutt’ora incerta, evidenziandone il suo vivido capitale sociale costruito attorno ad un’economia sommersa di 1 miliardo di dollari l’anno. Camminare a Dharavi significa infatti imbattersi non solo in un’industria laboriosa, bensì in un fermento di attività e vite umane esitanti riguardo al futuro che la città di Mumbai riserva a quell’ agognato lembo di terra.