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Era il 1776 e la nave da carico Étoile era pronta a levare gli ormeggi da Rochefort per attraversare l’Atlantico e ricongiungersi alla grande Boudeuse, una vascello di nuova fattura equipaggiato con circa 26 cannoni. L’incontro sarebbe avvenuto sulle coste di quella terra che oggi è chiamata Brasile, e da lì la piccola flotta avrebbe salpato per una spedizione intorno al mondo. Questo era più o meno tutto quello di cui io ero a conoscenza prima di avventurarmi in quel viaggio che durò oltre due anni a fianco di un uomo che non amavo, ma il quale mi avrebbe permesso di compiere un’impresa che a nessuna donna era concessa allora.

L’amore per la botanica era tutto ciò che contava per me e se il prezzo da pagare fosse stato travestirsi e fingere di essere un altro, portando avanti le mie ricerche all’ombra di un uomo dalla salute cagionevole e dagli umori incerti, avrei pagato senza indugio quel prezzo. Monsieur Philibert Commerson era un dotto naturalista, un uomo a cui devo il merito di aver instillato in me la grande passione per la ricerca, ma il nostro legame è sempre stato compromesso da quell’ incolmabile differenza che risiedeva nei nostri diversi status sociali, causa a dir suo anche dell’abbandono dell’unico figlio che io abbia mai avuto e che non potrò mai dimenticare.

A fronte di tutto ciò sono partita con i migliori intenti di perseguire i miei scopi, con una crocchia nascosta in un berretto da mozzo e un joustaucorps a righe che mi faceva apparire un giovane paggetto dai lineamenti effemminati. Ho attraversato lo stretto di Magellano e mi sono imbattuta in una pianta dai colori sgargianti, denominata poi Bougainville in onore del nostro comandante e ho visto l’orizzonte sconfinato nell’Oceano Pacifico approdando ad arcipelaghi esotici, appena contaminati dell’impronta coloniale. La mia attività di raccolta e campionamento si alternava ad un’assistenza sanitaria rivolta a Commerson, il quale tra mal di mare e ulcere venose aveva davvero un’autonomia limitata per svolgere il suo lavoro.

Ovviamente non dico che sia sempre stato facile, attraversare vegetazioni inospitali, interagire con popolazioni indigene e fingere di essere un uomo senza mai cedere alla fatica e al timore di non farcela, nonostante le continue pressioni da parte della ciurma. Potrei rifarlo almeno altre mille volte, come altre mille volte potrei raccontarlo ancora, perchè io sono Jeanne Baret, la prima donna ad aver circumnavigato il globo sotto mentite spoglie.

Liberamente ispirato alla vita di Jeanne Baret

di Samyra Musleh